Giovedì della XVII settimana del Tempo Ordinario (Mt 13,47-53)
47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». 53Terminate queste parabole, Gesù partì di là.
“Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci” (Mt 13,47)
Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere che da dentro la sua santissima umanità uscivano tutte le creature, e tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, guarda il gran prodigio dell’incarnazione.
Come fui concepito e si formò la mia umanità, così facevo rinascere tutte le creature in me; sicché nella mia umanità, mentre rinascevano in me, sentivo tutti i loro atti distinti, nella mente contenevo ciascun pensiero di creatura, buoni e cattivi: i buoni li confermavo nel bene, li circondavo con la mia grazia, l’investivo con la mia luce, affinché rinascendo dalla santità della mia mente fossero degni parti della mia intelligenza; i cattivi poi li riparavo, ne facevo la penitenza, moltiplicavo i miei pensieri all’infinito per dare la gloria al Padre di ciascun pensiero delle creature.
Nei miei sguardi, nelle mie parole, nelle mie mani, nei miei piedi e fin nel mio cuore, contenevo gli sguardi, le parole, le opere, i passi, i cuori di ciascuno, e rinascendo in me tutto restava confermato nella santità della mia umanità, tutto riparato, e per ogni offesa soffrii una pena speciale.
Ed avendoli fatti rinascere tutti in me, li portai in me tutto il tempo della mia vita; e sai quando li partorii? Li partorii sulla croce, nel letto dei miei acerbi dolori tra atroci spasimi, nell’ultimo anelito della mia vita; e come io morii, così rinascevano loro alla novella vita, tutti suggellati ed improntati di tutto l’operato della mia umanità.
Non contento d’averli fatti rinascere, a ciascuno davo tutto ciò che avevo fatto, per tenerli difesi e al sicuro. Vedi che santità contiene l’uomo? La santità della mia umanità mai poteva mettere alla luce figli indegni e dissimili da me; perciò amo tanto l’uomo, perché è parto mio, ma l’uomo è sempre ingrato e giunge a non conoscere il Padre che lo ha partorito con tanto amore e dolore.”
Dopo ciò si faceva vedere tutto in fiamme, e Gesù restava bruciato e consumato in quelle fiamme e non si vedeva più, non si vedeva altro che fuoco, ma poi si vedeva rinascere di nuovo e poi restava un’altra volta consumato nel fuoco.
Onde ha soggiunto: “Figlia mia, io brucio, l’amore mi consuma; è tanto l’amore, le fiamme che mi bruciano, che muoio d’amore per ciascuna creatura. Non fu di sole pene che morii, ma le morti d’amore sono continue, eppure non vi è chi mi dia per refrigerio il suo amore.” (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Ottobre 16, 1921)
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Questa mattina il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio interno in atto di stendere le braccia in forma di croce, ed io restavo distesa insieme con lui; e poi mi ha detto:
“Figlia mia, l’ultimo atto della mia vita fu il distendermi sulla croce e rimanere lì finché morii, con le braccia aperte, senza potermi muovere né oppormi a quello che volevano farmi. Ero io il vero ritratto, la viva immagine di chi vive non della volontà umana, ma Divina.
Quel non potermi muovere né potermi opporre, quell’aver perduto ogni diritto su di me, la tensione orribile delle mie braccia, quante cose dicevano! E mentre io perdevo i diritti, gli altri facevano acquisto della mia vita.
Il primo diritto fu della Volontà Suprema, che facendo uso della sua immensità e onniveggenza prendeva tutte le anime, innocenti e peccatrici, buone e sante, e me le metteva nelle mie braccia distese affinché le portassi al Cielo, ed io non rifiutai nessuno; sicché nelle mie braccia la Volontà Divina diede posto a tutti. Onde la Volontà Suprema è un atto continuato, non mai interrotto, e ciò che fa una volta non lo smette mai.
E sebbene la mia Umanità è in Cielo e non soggetta a patire, va trovando le anime che non si muovono nella volontà umana, ma nella Divina, né si oppongano a nulla, che perdano ogni proprio diritto, affinché essendo tutto suo il diritto, [la mia Volontà] continui il suo atto di mettere nelle braccia di chi si presta a distendersi nel mio Volere tutte le anime, peccatori e santi, innocenti e cattivi, affinché ripeta e continui ciò che fecero le mie braccia distese in croce.
Ecco perché mi son disteso dentro di te, affinché la Suprema Volontà continui il suo atto di portarmi tutti nelle mie braccia. La santità non è formata d’un atto solo, ma di tanti atti uniti insieme.
Un solo atto non forma né santità né perversità, perché mancando la continuazione degli atti mancano i colori e le vive tinte della santità, e mancando questi non si può dare un peso e un valore giusto né della santità né della perversità.
Sicché quello che fa rifulgere e mette il suggello alla santità sono gli atti buoni continuati. Nessuno può dire che è ricco perché possiede un soldo, ma chi possiede possedimenti estesi, ville, palazzi, ecc., ecc.
Così è della santità; e se la santità ha bisogno di tanti atti buoni, sacrifizi, eroismo, ma può andare anche soggetta a vuoti, ad intervalli, la santità nel mio Volere non è soggetta a fasi intermittenti, ma deve associarsi a quell’atto continuato del Voler Eterno che mai, mai smette, ma è sempre agente, sempre operante, sempre trionfante, che sempre ama e mai si arresta.
Sicché la santità nel mio Volere porta nell’anima l’impronta dell’operato del suo Creatore, qual è il suo amore continuo, la conservazione continua di tutte le cose da lui create; non mai si cambia ed è immutabile.
Chi è soggetto a mutarsi appartiene alla terra e non al Cielo; il cambiarsi è della volontà umana, non della Divina; interrompere il bene è della creatura, non del Creatore. Quindi tutto ciò sarebbe disdicevole alla santità del vivere nel mio Volere, perché essa contiene la divisa, l’immagine della santità del suo Creatore.
Perciò sii attenta, lascia tutti i diritti alla Volontà Suprema, ed io andrò formando in te la santità del vivere nel mio Volere.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Luglio 25, 1924)
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Stavo, secondo il mio solito, girando dappertutto per seguire la Volontà Divina in tutta la creazione; ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, com’è sorprendente l’operato dell’anima nella mia Volontà!
Come il Fiat mantiene l’equilibrio in tutta la creazione, essa, facendo eco al mio equilibrio, forma l’equilibrio in tutte le creature e vi stende il Regno della mia Volontà.
Essa è come luce che scende dall’alto e, affissandosi in tutti, stende in tutti il regno dell’amore della mia Volontà, dell’adorazione, della gloria e di tutto ciò che essa possiede.
Ma mentre come luce scende per non farsi nulla sfuggire, come luce sale e porta l’equilibrio di tutti gli atti della creazione, di tutti i tempi, di tutti i cuori, al suo Creatore.
Con l’equilibrio di tutti gli atti umani in cui l’anima ha fatto entrare l’atto della Volontà Divina, [esso], da parte dell’anima, svuota tutti gli atti umani e fa scorrere la Volontà Divina come atto primo, ed essa vi stende il suo regno, perché c’è un’anima che ha preso a petto suo che non c’è atto umano, [in] cui essa non vuole affissare la sua luce, per fare che l’umano fosse atterrato e solo la Volontà Divina ricomparisse in tutte le cose.
Perciò figlia mia, quasi con mano ti faccio toccare tutto; voglio che ti stendi a tutti ed in tutti per farti stendere il Regno della mia Volontà. È questo che io voglio: che in tutto scorra la mia Volontà che come luce, mentre investe tutto, resta sopra a tutti, e tutto diventa Volontà mia.
Però si può dire che qualcuno sfugge da questa luce, come qualcuno sfugge dalla luce del sole. Ciò dice nulla per il sole, perché esso, possedendo l’equilibrio della luce, contiene il suo atto di luce per tutti e per tutto.
Sicché il sole, mentre dà luce a tutti, mantiene l’equilibrio della gloria di tutti gli atti di luce al suo Creatore, perciò esso sta nell’ordine perfetto; esce dall’ordine chi sfugge dalla luce.
Così l’anima, possedendo l’unità della luce del Fiat Supremo, possiede tutti gli atti di luce di essa, perciò può dare agli atti umani il suo atto di luce di Volontà Divina per fare che da parte sua dovunque stenda il suo regno divino.
Se le creature sfuggono, ciò dice nulla, la luce della mia Volontà si diffonde lo stesso; ed io vedo nella mia eletta che il regno mio fa la sua vita, si stende, si stabilisce. Perciò voglio vedere gli atti tuoi nella mia Volontà su ciascun pensiero delle creature, in ogni parola, palpito, passi ed opere, in tutto.
Per ora pensiamo a formare il nostro regno, quando sarà formato, si penserà a chi sfugge ed a chi rimane nella rete della luce della mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Gennaio 9, 1927)
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… Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà e tutta mi abbandonavo nelle sue braccia divine, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:
“Figlia buona, tu devi sapere che la mia Divina Volontà possiede e contiene dentro di sé tutto, tutte le gioie, tutte le bellezze; da essa tutto esce, e senza sperdere nulla, tutto contiene in sé, si può dire che porta tutti e tutto nel suo grembo immenso di luce.
Sicché tutti vivono in essa, [ma] con questa differenza, che chi con tutta sua volontà vuol vivere in essa e si fa soggiogare dal suo dominio, vive da figlia, e come figlia viene costituita ereditiera delle gioie, delle bellezze, dei beni della Madre sua, in modo che questa Madre divina è tutta intenta ad abbellire, arricchire ed a far gioire la figlia sua; invece chi vuol vivere di volontà umana e non si fa soggiogare dal suo dominio, vive in questa Santa Volontà, ma vive non da figlia ma da estranea, e tutte le gioie si convertono per la creatura in amarezza, le ricchezze in povertà, le bellezze in bruttezze; perché vivendo da estranea vive come appartata dai beni che la mia Divina Volontà possiede, e giustamente merita che nulla possiede di bene; il suo volere umano che la soggioga le dà quello che tiene: passioni, debolezze, miserie.
Nulla sfugge dalla mia Divina Volontà, neppure l’inferno, e siccome non l’hanno amata in vita, sono vissute come membra distaccate da essa, ma sempre dentro, non fuori, ora in quelle tetre prigioni le gioie, la felicità, le beatitudini della mia Divina Volontà si convertono in pene ed in tormenti eterni.
Perciò il vivere nella mia Volontà non è nuovo, come alcuni credono; tutti vivono in essa, buoni e cattivi. Se si vuol dire di nuovo, è il modo di vivere.
Chi la riconosce come atto continuo di vita, chi le dà il dominio in tutti gli atti suoi, perché il vivere in essa è la santità d’ogni istante che riceve la creatura, si può dire che cresce continuamente in santità, ma santità imboccata dalla mia Volontà, cresciuta insieme con essa; sicché sente per vita più la mia Volontà che la sua stessa vita.
Invece chi non vive in essa, ad onta che ci sta dentro non la riconosce in ogni atto suo, e vive come se vivesse da lei lontano e non ricevesse l’atto continuo della sua vita, ad onta che la riceve.
In questo modo non si forma la santità del vivere nel mio Volere, ma al più la santità delle circostanze; sicché si ricordano della mia Divina Volontà quando le opprime un bisogno, un dolore, una croce, [allora] le sentite esclamare: ‘Sia fatta la Divina Volontà’.
Ed in tutto il resto della loro vita, la mia Volontà dov’era? Non stava già con loro, contribuendo a tutti i loro atti? Stava, ma non la riconoscevano.
Succede come ad una madre che vive nel suo palazzo, la quale ha dato alla luce molti figli; alcuni di questi se ne stanno sempre intorno alla madre, la quale infonde nei figli i suoi modi nobili, li nutrisce con cibi delicati e buoni, li veste con abiti decenti, affida loro i suoi segreti e li fa ereditieri dei suoi beni.
Si può dire che la madre vive nei figli ed i figli nella madre; si felicitano a vicenda e si amano con amore inseparabile. Gli altri figli vivono nel palazzo della madre, ma non stanno sempre intorno ad essa, trovano piacere a vivere nelle stanze lontane da quella della madre, quindi non imparano i suoi modi nobili, non vestono con decenza; i cibi che prendono fanno loro più male che bene, e se qualche volta vanno alla madre non è per amore, ma per bisogno.
Onde la grande differenza tra l’uno e l’altro di questi figli; ad onta di tutto ciò, nel palazzo della madre vivono l’uno e l’altro. Così è: tutti vivono nella mia Volontà, ma solo chi vuol vivere di essa vive in essa come figli colla Madre sua; tutti gli altri ad onta che vivono in essa neppure la conoscono, altri vivono da estranei, altri la conoscono per offenderla”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Marzo 20, 1932)


