13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

“E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16,18)

Trovandomi fuori di me stessa, mi son trovata vicino ad un giardino che pareva che fosse la Chiesa, vicino al quale ci stavano persone che macchinavano un attentato alla Chiesa e al Papa. Ed in mezzo a questi ci stava Nostro Signore crocifisso, ma senza testa.
Chi può dire la pena, il ribrezzo che faceva nel vedere il suo santissimo corpo in quello stato? E comprendevo che gli uomini non vogliono Gesù Cristo per loro capo, e siccome la Chiesa lo rappresenta su questa terra, perciò cercano di distruggere quello che ne fa le veci. Dopo mi son trovata in un altro luogo, in cui ho trovato altre persone che mi domandavano: “Che ne dici tu della Chiesa?”
Ed io sentendomi una luce nella mente ho detto: “La Chiesa sarà sempre Chiesa, al più potrà lavarsi nel proprio sangue, ma questo lavacro la renderà più bella e gloriosa.”
Quelli nel sentire ciò han detto: “È falso, chiamiamo il nostro dio e vediamo che cosa ne dice.” Onde è uscito un uomo che superava tutti nell’altezza, con corona in testa, ed ha detto: “La Chiesa sarà distrutta, non esisteranno funzioni pubbliche, al più qualcuna nascosta, e la Madonna non sarà più riconosciuta.”
Io nel sentire ciò ho detto: “E chi sei tu che ardisci di dire questo? Non sei tu forse quel serpente condannato da Dio a strisciare la terra? Ed ora ardisci tanto da farti credere re ingannando le genti? Ti comando di farti conoscere per quel che sei.”
Mentre ciò dicevo, da alto si è fatto basso basso, ha preso la forma di serpente, e facendo un lampo è sprofondato; ed io mi son trovata in me stessa. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Febbraio 23, 1903)

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Mi son trovata fuori di me stessa, dentro una stanza dove stava una donna maestosa e veneranda, ma gravemente inferma, dentro un letto con le spalliere tanto alte che quasi toccavano la volta; ed io ero costretta a stare al di sopra di questa spalliera in braccio ad un sacerdote per tenerla ferma, e guardare la povera malata.
Ond’io mentre stavo in questa posizione, vedevo pochi religiosi che circondavano ed apprestavano cure alla paziente, e con intensa amarezza dicevano tra loro: “Sta male, sta male, non ci vuole altro che una piccola scossa”.
Ed io pensavo a tener ferma la spalliera del letto, per timore che muovendosi il letto potesse morire. Ma vedendo che la cosa andava per le lunghe e quasi infastidendomi dello stesso ozio, dicevo a colui che mi teneva: “Per carità, fammi scendere, io non sto facendo nessun bene né dando nessun aiuto, a che pro starmi così inutile, almeno se scendo posso servirla, aiutarla”.
E quello: “Non hai sentito che anche una piccola scossa può peggiorare e succederle cose tristissime? Onde se tu scendi, non stando chi mantiene fermo il letto può anche morire”. Ed io: “Ma può essere possibile che facendo solo questo le può venire questo bene? Io non ci credo, per pietà fammi scendere”.
Quindi, dopo aver ripetuto varie volte queste parole, mi ha sceso sul pavimento ed io, sola senza che nessuno mi teneva, mi sono avvicinata all’ammalata e con mia sorpresa e dolore vedevo che il letto si muoveva. A quei movimenti quella illividiva la faccia, tremava, faceva il rantolo dell’agonia. Quei pochi religiosi piangevano e dicevano: “Non c’è più tempo, è già agli estremi momenti”.
Poi entravano persone nemiche, soldati, capitani per battere l’ammalata, e quella donna così morente si è alzata con intrepidezza e maestà per essere piagata e battuta.
Io nel veder ciò tremavo come una canna e dicevo tra me: “Sono stata io la causa, ho dato io la spinta a [far] succedere tanto male”. E comprendevo che quella donna rappresentava la Chiesa inferma nelle sue membra, con tanti altri significati che mi pare inutile spiegare, perché si comprende leggendo quello che ho scritto. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 5; Ottobre 24, 1903)

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… Onde la donna rappresentava la Chiesa che essendo inferma, non in sé stessa, ma nelle sue membra, e sebbene abbattuta ed oltraggiata dai nemici e resa inferma nelle sue stesse membra, mai non perde la sua maestà e venerazione.
Il letto dove si trovava: comprendevo che la Chiesa mentre pare oppressa, inferma, contrastata, pure riposa con un riposo perpetuo ed eterno, e con pace e sicurezza nel seno paterno di Dio, come un bambino nel seno della propria madre.
Le spalliere del letto che toccavano la volta: comprendevo la protezione divina che assiste sempre la Chiesa, e che tutto ciò che essa contiene, tutto dal cielo è venuto: sacramenti, dottrine ed altro, tutto è celeste, santo e puro, in modo che tra il cielo e la Chiesa c’è continua comunicazione, non mai interrotta.
I pochi religiosi che prestavano cura, assistenza alla donna, comprendevo che pochi sono quelli che a corpi perduti difendono la Chiesa, tenendo come a sé stessi i mali che riceve; la stanza dove dimorava, composta di pietre, rappresentava la solidità e fermezza ed anche la durezza della Chiesa a non cedere a nessun diritto che le appartiene.
La donna morente che con intrepidezza e coraggio si fa battere dai nemici, rappresentava la Chiesa che mentre pare che muore, allora risorge più intrepida; ma come? Con le sofferenze e con lo spargimento di sangue, vero spirito della Chiesa, sempre pronta alle mortificazioni, come lo fu Gesù Cristo. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 5; Ottobre 25, 1903)

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Trovandomi nel mio solito stato, si faceva vedere il cuore del mio dolce Gesù; e guardando dentro di Gesù vedevo il suo cuore in lui, e guardando in me lo vedevo anche in me il suo cuore santissimo.
Oh, quanta soavità, quante delizie, quante armonie si sentivano in quel cuore! Onde mentre mi stavo deliziando con Gesù, sentivo la sua voce soavissima che gli usciva da dentro il suo cuore che mi diceva:
“Figlia, delizia del mio cuore, l’amore vuole i suoi sfoghi, altrimenti non si potrebbe tirare innanzi, specie per chi mi ama davvero e non ammette in sé altro piacere, altro gusto, altra vita che amore.
Io mi sento tanto tirato verso di loro, che l’amore stesso mi costringe a rompere i veli della fede, e mi svelo e fo loro gustare anche di qua il paradiso ad intervallo; l’amore non mi dà tempo ad aspettare la morte per chi mi ama davvero, ma anticipo anche in questa vita.
Godi, senti le mie delizie, vedi quanti contenti ci sono nel mio cuore, a tutto prendi parte, sfogati nel mio amore affinché il tuo si allarghi di più e possa di più amarmi.”
Mentre ciò diceva vedevo sacerdoti, e Gesù ha continuato a dirmi:
“Figlia mia, la Chiesa in questi tempi sta agonizzante, ma non morrà, anzi risorgerà più bella. I sacerdoti buoni si dibattono per una vita più spogliata, più sacrificata, più pura; i cattivi sacerdoti si dibattono per una vita più interessata, più comoda, più sensuale, tutta terrena. Io parlo a loro, ma non a loro.
Parlo a loro, cioè a quei pochi buoni, fossero anche uno per paese; a questi parlo e comando, prego, supplico che facciano queste case di riunione, salvandomi i sacerdoti che verranno in questi asili, rendendoli sciolti affatto da qualunque legame di famiglia, e da questi pochi buoni si rifarà la mia Chiesa della sua agonia; questi sono il mio appoggio, le mie colonne, la continuazione della vita della Chiesa.
Io non parlo a loro, cioè a tutti quei che non si sentono di svincolarsi da qualunque vincolo di famiglia, perché se parlo non sono certamente ascoltato, anzi al solo pensare di rompere ogni vincolo restano indignati.
Ah, purtroppo sono abituati a bere la tazza dell’interesse e di altro, che mentre è dolcezza alla carne, è veleno all’anima; questi tali finiranno di bere la cloaca del mondo.
Io voglio salvarli a qualunque costo, ma non sono ascoltato; quindi parlo ma è per loro come se non parlassi.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 10; Gennaio 28, 1911)

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Questa mattina dopo aver fatto la comunione sentivo che nel mio interno il mio sempre amabile Gesù diceva: “Oh, iniquo mondo! Tu stai facendo di tutto per cacciarmi dalla faccia della terra, per sbandirmi dalla società, dalle scuole, dalle conversazioni, da tutto; stai macchinando come abbattere templi ed altari, come distruggere la mia Chiesa e uccidere i ministri, ed io ti sto preparando un’era d’amore, l’era del mio terzo Fiat.
Tu farai la tua via per sbandirmi, ed io ti confonderò d’amore, ti seguirò di dietro, mi farò incontro davanti per confonderti in amore, e dove tu mi hai sbandito io erigerò il mio trono, e vi regnerò più di prima, ma in modo più sorprendente, tanto che tu stesso cadrai ai piedi del mio trono, come legato dalla forza del mio amore.”
Poi ha soggiunto: “Ah, figlia mia, la creatura imperversa sempre più nel male, quante macchine di rovine stanno preparando, giungeranno a tanto da esaurire lo stesso male!
Ma mentre loro si occuperanno nel fare la loro via, io mi occuperò che il mio Fiat Voluntas tua abbia compimento ed esaudimento, che la mia Volontà regni sulla terra, ma in modo tutto nuovo; mi occuperò a preparare l’era del terzo Fiat, in cui il mio amore sfoggerà in modo meraviglioso ed inaudito.
Ah, sì! Voglio confondere l’uomo tutto in amore; perciò sii attenta, ti voglio con me a preparare quest’era d’amore celeste e divina, ci daremo la mano a vicenda ed opereremo insieme.”
Poi si è avvinto alla mia bocca, e menandomi il suo fiato onnipotente nella mia bocca, mi sentivo infondere una nuova vita, ed è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Febbraio 8, 1921)