COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI (S. MESSA III – Mt 5,1-12)
1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: 3«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. 5Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. 6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. 8Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5, 3)
… Pensavo tra me: “Se i veri figli del Fiat Supremo saranno felici, abbonderanno di tutto, eppure la mia Mamma Regina, Gesù stesso, che era la stessa Volontà Divina, furono poveri in questa bassa terra, soffrirono le pene, gli incomodi della povertà”.
Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, povertà vera è quando una creatura ha bisogno, vuol prendere e non ha che prendere, ed è costretto a chiedere agli altri uno stretto mezzo per vivere.
Questa povertà è di necessità e quasi forzata. Invece tanto in me quanto nella Mamma celeste, che c’era tutta la pienezza del Fiat eterno, era non povertà di necessità, molto meno forzata, ma povertà volontaria, povertà spontanea, premuta dal torchio dell’amor divino. Tutto era nostro.
Ad un nostro cenno si sarebbero edificati palazzi sontuosi, imbandite mense con cibi non mai visti e gustati; come difatti quando occorreva ad un nostro piccolo cenno gli stessi uccelli ci servivano, portandoci nei loro becchi frutti e pesci ed altro, e facevano festa che servivano il loro Creatore e la loro Regina.
Ci facevano coi loro strilli, canti e gorgheggi, le musiche più belle; tanto che per non dare nell’occhio alle altre creature, di singolarità, dovevamo dar loro il comando che si allontanassero, seguendo il loro volo sotto la volta del cielo dove il nostro Volere li aspettava, ed essi ubbidienti si ritiravano.
Perciò la nostra povertà fu d’amore, povertà d’esempio, per insegnare alle creature il distacco dalle cose basse della terra. Non fu povertà di necessità, né [questa] ci poteva essere assolutamente, perché dove regna la pienezza, la vita della mia Volontà, tutti i mali fi-niscono come sotto di un sol colpo e perdono la vita”.
Onde avendo inteso il molto Reverendo Padre Di Francia che io stavo colla febbre, mi ha mandato a dire che se avessi [avuto] bisogno, prendessi ciò che mi era necessario dai suoi denari, che aveva depositato presso di me per una sua opera. Ed il mio amabile Gesù, nel venire, quasi sorridendo mi ha detto:
“Figlia mia, manda a dire al padre, a nome mio, che io lo ringrazio e ricompenserò la bontà del suo cuore, della cura che di te prende, ma fagli sapere che la figlia del mio Volere non ha bisogno di nulla, che la mia Volontà l’abbonda di tutto; anzi essa è gelosa che altri potessero offrirle alcunché, perché alla figlia sua vuol darle tutto.
Ecco perché dove regna il mio Volere Divino non c’è timore che i mezzi naturali, l’abbondanza dei beni, possano nuocere. Anzi quanti più mezzi [la creatura] tiene ed abbondanza gode, più guarda in essi la po-tenza, la bontà, la ricchezza del Fiat Supremo, e tutto converte in oro purissimo la Volontà Divina.
Sicché la mia Volontà, quanto più dà, tanto più si sente glorificata nello svolgere la sua vita nelle creature, nel porgere le cose sue a chi la fa dominare e regnare. Sarebbe as-surdo se un padre ricchissimo avesse i figli poveri, sarebbe da condannare un tal padre.
E poi a che pro le sue ricchezze, se il parto delle sue viscere, i suoi veri figli, menassero una vita stentata e miserabile? Non sarebbe un disonore per questo padre ed un’amarezza insopportabile per questi figli, conoscendo che, mentre il padre è ricchissimo, loro difettano di tutto e stentatamente possono sfamarsi?
Se ciò sarebbe assurdo e disonore per un padre nell’ordine naturale, molto più nell’ordine soprannaturale del Fiat Supremo. Esso è più che padre che contiene la sorgente di tutti i beni, e perciò dov’è esso, regna la felicità e l’abbonda di tutto.
Molto più che [al]l’anima che tiene il possesso del Divin Volere, esso somministra all’anima ed al corpo una vista acuta e penetrante, in modo che penetra dentro le cose naturali, che come velo la nascondono, e lei , squarciando questi veli, trova nelle cose naturali la nobile regina della Volontà Divina regnante e dominante in essa.
Sicché le cose naturali scompariscono per lei, ed in tutte le cose trova quella Volontà adorabile che possiede, la bacia, l’adora, e tutto diventa per l’anima Volontà Divina.
Perciò ogni cosa naturale di più, [è] per lei un atto nuovo di Volontà Divina che possiede; quindi le cose naturali sono mezzi per chi è figlia del mio Volere, per far conoscere di più ciò che fa, sa fare e possiede la mia Volontà ed a qual punto eccessivo ama la creatura.
Vuoi sapere tu dunque, perché le creature difettano dei mezzi naturali e molte volte vengono loro rapiti e si riducono alle più squallide miserie? Primo perché non possiedono la pienezza del Fiat Supremo; secondo perché scambiano le cose naturali e mettono al posto di Dio la natura né guardano nelle cose naturali il Supremo Volere, ma ingordi si attaccano [ad esse] per formarsi una gloria vana, una stima che li accechi, un idolo per il proprio cuore.
Stando ciò, è necessario per mettere in salvo le loro anime che i mezzi naturali vengano a mancare. Ma per chi è figlia della mia Volontà tutti questi pericoli non ci sono e perciò voglio che abbondi di tutto e che nulla le manchi”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Gennaio 28, 1927)

Sailko, CC BY 3.0