21Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

“Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21)

Tardando a venire il mio dolcissimo Gesù, quasi mi son messa in timore; ancora non veniva, ma poi con mia sorpresa tutto all’improvviso è venuto e mi ha detto: “Diletta mia, vuoi tu sapere quando un’opera si fa per la persona amata?
Quando incontrando sacrifizi, amarezze e pene, ha virtù di cambiarle in dolcezze e delizie; perché questa è la natura del vero amore, di trasmutare le pene in gioie, le amarezze in dolcezze; se si sperimenta il contrario segno è che non è il vero amore che agisce.
Oh, quante opere si dice: ‘Lo faccio per Dio’, ma negli incontri [dolorosi] si danno indietro! Con ciò fanno vedere che non era per Dio, ma per l’interesse proprio e piacere che sentivano.”
Poi ha soggiunto: “Generalmente si dice che la propria volontà guasta ogni cosa ed infetta le opere più sante, eppure questa volontà propria se è connessa con la Volontà di Dio [acquista tanto valore che] non c’è altra virtù che la possa superare, perché dove c’è volontà c’è vita nell’operare il bene, ma dove non c’è volontà c’è la morte nell’operare, oppure si opererà stentatamente come se stesse in agonia.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Novembre 25, 1900)

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La mia povera mente continua il suo volo nella luce interminabile del Volere Divino; non vi è cosa, né in Cielo né in terra, che non è parto suo, e tutto e tutti hanno che dire di colui che li ha generati.
Anzi non si stancano mai di narrare la sua origine eterna, la sua santità inarrivabile, il suo amore che sempre genera, senza mai cessare, il suo Fiat che sempre parla: parla alla mente, parla nel cuore, parla sulla lingua; ed ora parla con voci articolate, ora con gemiti, ora supplicante, ora con impero, ora con tale dolcezza da commuovere i cuori più duri e più ostinati.
Mio Dio, che potenza contiene il tuo Volere! Deh, fa che io viva sempre di esso! Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù facendomi la sua breve visitina con una bontà indicibile mi ha detto:
“Figlia mia, la mia Volontà, la mia Volontà! È tutto, fa tutto, dà tutto. Chi mai può dire che non ha ricevuto tutto da essa? Tu devi sapere che la stessa creatura, tanto di santità possiede per quanto sta in ordine, in rapporto con la mia Volontà; tanto più si eleva all’unione con Dio per quanto più è unita con essa; il suo valore, i suoi meriti son misurati dalle relazioni che ha tenuto con la mia Volontà.
Sicché tutto il fondamento, la base, la sostanza, l’origine dei beni nella creatura, dipendono da quanti atti ha fatto di mia Volontà, da quanto conosce di essa. Sicché se in tutti gli atti suoi ha fatto entrare il mio Volere, può dire: ‘Tutto è santo, tutto è puro e divino in me’; tutto le possiamo dare, anche la nostra vita in suo potere.
Invece se nulla ha fatto di mia Volontà e nulla conosce, non abbiamo che darle, perché nulla merita, perché le manca il seme di generare il bene che ci appartiene. Quindi nessun diritto di ricevere la paga dal suo Padre celeste, se non ha lavorato nel campo nostro; possiamo dire: ‘Non ti conosco’.
Perciò se in tutto o almeno in parte, non ha fatto nulla di mia Volontà, il Cielo è chiuso per la creatura, non ha nessun diritto alla patria celeste. Ecco la causa perché insistiamo tanto che la nostra Volontà si faccia sempre, che sia conosciuta, perché vogliamo popolare il Cielo dei nostri amati figli, e siccome tutto è uscito da noi, vogliamo che tutto ritorni nel nostro grembo divino”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Giugno 6, 1935)

“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica…” (Mt 7,24)

… “Figlia mia, coraggio; tu devi sapere che tutto ciò che quell’anima tanto a me cara ha fatto, tutte le conoscenze che ha conosciuto sulla mia Volontà, tanta luce di più racchiuse nell’anima sua; sicché ogni conoscenza di più è una luce maggiore che possiede, ed ogni conoscenza mette nell’anima una luce distinta, una più bella dell’altra, col germe della distinta felicità che ciascuna luce contiene.
Perché tutto ciò che l’anima può conoscere di bene colla volontà di farne pratica, in se stessa resta in possesso del bene che conosce.
Se poi non tiene volontà di farne pratica di quelle conoscenze che acquista, succede come quando uno tocca un fiore oppure si lava con acqua freschissima una volta: nell’atto sentirà il profumo del fiore, ma siccome non possiede il fiore, né la fonte dell’acqua fresca, a poco a poco svanirà il profumo, ed il bene della freschezza dell’acqua, e si troverà vuoto del profumo e svanita la freschezza che aveva goduto; tali sono le conoscenze quando si ha il bene di conoscerle e non si mettono in pratica.
Ora quell’anima teneva tutta la volontà di farne pratica, tanto che vedendo il gran bene che lui sentiva, voleva farle conoscere agli altri col pubblicarle.
Quindi finché è stato in terra, il corpo più che muro murava quella luce, ma non appena l’anima è uscita dal carcere del suo corpo si è trovata investita dalla luce che possedeva; ed i tanti germi della felicità che possedeva, effetto delle conoscenze della mia Volontà Divina, sviluppandosi, ha incominciato a sentire il principio della vita delle vere beatitudini, e tuffandosi nell’eterna luce del suo Creatore si trovò nella patria celeste, dove continuerà la sua missione sulla mia Volontà assistendo lui il tutto dal Cielo.
Se tu sapessi la gran differenza che c’è di gloria, di bellezza, di felicità, tra chi porta, morendo, dalla terra la luce coi germi di tante felicità, e tra chi la riceve solo dal suo Creatore! C’è tale distanza, che passa in distanza più che tra il Cielo e la terra.
Oh, se sapessero i mortali il gran bene che acquistano col conoscere un vero bene, una verità, e farne sangue proprio per assorbirlo nella propria vita, farebbero a gara, dimenticherebbero tutto per conoscere una verità e darebbero la vita per metterla in pratica!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Giugno 1, 1927)

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Mamma santa, le tue belle lezioni mi confondono; ma se vuoi che le metta in pratica, non mi lasciare sola, affinché quando mi veda soccombere sotto il peso enorme delle privazioni divine, mi stringa al tuo materno cuore, ed io sentirò la forza di non negar mai nulla alla Divina Volontà. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 22° Giorno)