Giovedì della IV settimana del Tempo Ordinario (Mc 6,7-13)
7Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
10E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
“Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri” (Mc 6,7)
… “Figlia mia, l’anima può conoscere se ha dominato le sue passioni, se toccata da tentazioni o da persone non ne fa nessun conto. Come per esempio: viene tentata d’impurità: se ha dominato questa passione, l’anima non ne fa conto e la stessa natura sta al suo posto, se invece no, l’anima s’infastidisce, s’affligge e nel suo corpo si sente scorrere un rivolo marcioso.
Oppure una persona mortifica, ingiuria un’altra: se questa ha dominato la passione della superbia se ne resta in pace, se poi no, si sente scorrere un rivolo di fuoco, di sdegno, d’alterigia, che la mette tutta sossopra, perché la passione quando ci sta, all’occasione esce in campo; e così di tutto il resto.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Aprile 20, 1905)
——————
… “Voglio insegnarti il modo come devi stare con me: primo, devi entrare dentro di me e trasformarti in me e prendervi ciò che trovi in me.
Secondo, quando ti sei riempita tutta di me esci fuori ed opera insieme con me, come se io e tu fossimo una cosa sola, in modo che se mi muovo io, muoviti tu; se penso, pensa tu alla stessa cosa pensata da me; insomma qualunque cosa che faccio io farai tu.
Terzo, con questo operato insieme che abbiamo fatto, allontanati per un istante da me e va in mezzo alle creature dando a tutti ed a ciascuno tutto ciò che abbiamo operato insieme, cioè dando a ciascuno la mia vita divina, ritornando subito in me per darmi a nome di tutti, tutta quella gloria che dovrebbero darmi, pregando, scusandoli, riparando, amando.
Ah, sì, amami per tutti, saziami d’amore! In me non ci sono passioni, ma se ci potesse stare passione, quest’unica e sola ci sarebbe, l’amore. Ma l’amore in me è più che passione, anzi è mia vita, e se le passioni si possono distruggere, la vita no. Vedi a quale necessità mi trovo d’essere amato? Perciò amami, amami”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 8; Febbraio 9, 1908)
——————–
… “Figlia mia, la Volontà di Dio che vengano alla luce gli scritti della mia Divina Volontà è assoluta, e per quanti incidenti si possono dare, essa trionferà di tutto; ed ancorché passassero anni ed anni, saprà disporre tutto, perché la sua assoluta Volontà venga compiuta.
Il tempo quando verranno alla luce è relativo e condizionato [a] quando si dispongono le creature a ricevere un tanto bene e [a] quelli che si devono occupare a farne i banditori e farne il sacrifizio per portare la nuova era di pace, il nuovo sole che snebbierà tutte le nubi dei mali.
Se tu sapessi quante grazie e lumi tengo preparati sopra di chi veggo disposto ad occuparsi! Saranno loro i primi a sentire il balsamo, la luce, la vita del mio Fiat.
Guardami come tengo preparato nelle mie mani le vesti, il cibo, i fregi, i doni, per chi deve occuparsi. Ma sto guardando chi sono i veri disposti per poterli investire delle prerogative che ci vogliono per un’opera sì santa, che io tant’amo e voglio che facciano.
Ma devo dirti pure che guai a chi si oppone o potesse mettere ostacoli! Tu però non spostare nulla, neppure una virgola di ciò che ci vuole per preparare il Regno della mia Volontà Divina, affinché da parte mia e da parte tua, facendo ciò che ci vuole per dare questo gran bene alle creature, nulla manca da parte nostra, affinché non appena le creature si dispongono, possono trovare tutto a posto e ciò che ci vuole.
Non feci io lo stesso nell’opera della redenzione? Preparai tutto, feci e soffrii tutto, e ad onta di tanti incidenti contrari che vedevo, gli stessi miei apostoli vacillanti, dubbiosi, timidi fino a fuggirsene da me non appena mi videro in mano dei nemici, lascia[to] solo, non ebbi il bene di vedere nessun frutto mentre io stavo sulla terra, ma con tutto ciò non lasciai nulla di ciò che ci voleva per l’opera completa della redenzione, affinché quando avrebbero aperto gli occhi per guardare ciò che feci, avrebbero trovato tutto il bene per essere redenti, e nulla gli mancasse per ricevere il frutto della mia venuta sulla terra.
Figlia mia, il Regno della mia Redenzione e quello della mia Volontà sono tanto collegati insieme, che si danno la mano e quasi subiscono la stessa sorte da parte dell’ingratitudine umana. Ma non bisogna badarci né arrestarsi da parte di chi deve dare e formare un tanto bene.
È necessario che facciamo opere compiute, affinché da parte nostra nulla manchi, e quindi disponendosi loro, trovano tutto ciò che ci vuole per ricevere il Regno della mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Agosto 2, 1928)
“Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro” (Mc 6,11)
“… Lo sforzo non mi è piaciuto mai, tanto che quando venni sulla terra e volli andare a nascere a Betlemme, andai sì, bussando di porta in porta per avervi un luogo dove nascere, ma non sforzai nessuno. Se avessi voluto, avrei con la mia potenza usato lo sforzo per avere un luogo meno incomodo dove nascere, ma non volli; mi contentai solo di far bussare e domandare l’alloggio, e senza insistere passavo avanti a bussare altre porte.
E siccome nessuno, nessuno mi volle ricevere, mi contentai d’andare a nascere in una spelonca, dove le bestie mi diedero libera entrata e fecero le prime adorazioni al loro Creatore, anziché sforzare nessuno a darmi l’ingresso.
Ma molto costò ai Betlemmiti questo rifiuto, perché non ebbero più il bene che le mie piante calcassero le loro terre, né di vedermi mai più in mezzo a loro.
A me piacciono le cose spontanee, non sforzate; mi piace che l’anima faccia suo ciò che io voglio, e come se fosse cosa sua, non mia, liberamente e con amore mi doni ciò che io voglio.
Lo sforzo è degli schiavi, dei servi e di chi non ama; perciò io passo avanti a quelle anime, come a quei Betlemmiti, che non sono pronti a farmi entrare in loro e darmi piena libertà di farmi fare ciò che io volevo di loro.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Aprile 11, 1924)
“Ungevano con olio molti infermi e li guarivano” (Mc 6,13)
Questa mattina, trovandomi fuori di me stessa vedevo il mio dolce Gesù che soffriva molto, ed io l’ho pregato che mi facesse parte delle sue pene, e lui mi ha detto: “Anche tu soffri, piuttosto io mi metto nel tuo posto e tu fammi l’ufficio d’infermiera.”
Così pareva che Gesù si mettesse nel mio letto, ed io in piedi accanto a lui; incominciavo a rialzargli la testa e ad una ad una gli toglievo le spine che stavano conficcate nel suo benedetto capo.
Poi sono andata al suo corpo ed ho visitato tutte le sue piaghe, le asciugavo il sangue e le baciavo; ma non avevo come ungerle per mitigare lo spasimo, quando ho visto che dal mio petto usciva un olio, ed io lo prendevo ed ungevo le piaghe di Gesù; ma facevo ciò con un certo timore, ché non capivo che cosa significasse quell’olio che usciva da me.
Ma Gesù benedetto mi ha fatto capire che la rassegnazione al Divino Volere è olio che, mentre unge e mitiga le nostre pene, nel medesimo tempo è olio che unge e mitiga lo spasimo delle piaghe di Gesù.
Onde, dopo essere stata per un buon pezzo di tempo a far quest’uffizio al mio caro Gesù, mi è scomparso ed io son ritornata in me stessa. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Aprile 23, 1900)

