Martedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Mc 12,13-17)
13Mandarono da lui alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. 14Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
15Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». 16Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
17Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.
“Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?” (Mc 12,16)
… “Figlia del mio Volere, questa luce che tu vedi non è altro che la mia Volontà, che vuole consumare la tua volontà per darti la forma dell’immagine nostra, cioè delle Tre Divine Persone, in modo che trasformandoti tutta in noi, lasceremo in te il nostro Volere come attore divino, che ci rende la pariglia di ciò che facciamo noi; sicché usciranno da noi le nostre immagini, e il nostro Volere, agente in te, ne prenderà altrettante.
Oh, come lo scopo della creazione sarà completato! L’eco del nostro Volere sarà l’eco del nostro Volere posseduto da te; gli scambi saranno a vicenda, l’amore sarà reciproco, saremo in piena armonia, la creatura scomparirà nel suo Creatore, ed allora nulla più mancherà alla nostra gioia, alla nostra felicità, per cui uscimmo fuori la creazione.
Il ‘facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza’ avrà il suo effetto, e solo il nostro Volere, come attore nella creatura, darà compimento a tutto, e la creazione ci porterà lo scopo divino e la riceveremo nel nostro grembo come opera nostra, come la uscimmo.
E poi se non puoi stare senza di me è l’eco del mio amore che risuona nel tuo cuore, che non sapendo stare senza di te, ti ripercuote, e tu scossa cerchi colui che tanto ti ama; ed io nel vedermi cercato sento l’eco del tuo amore nel mio e mi sento tirato a mandarti nuova corrente d’amore, per fare che più mi cerchi.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Aprile 17, 1922)
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… “È solito della Sapienza Eterna stabilire gli atti delle creature per dare compimento al bene che vuole fare ad esse.
Ciò successe per venire la redenzione sulla terra del Verbo Eterno; ci volle il corso di quattromila anni, ed in questo frattempo stavano stabiliti tutti gli atti che dovevano fare le creature per disporsi a meritarsi il gran bene della redenzione, e tutte le grazie e conoscenze che doveva dare la Suprema Maestà per far conoscere lo stesso bene che doveva portare la discesa del Verbo in mezzo a loro.
Ecco perché i patriarchi, i santi padri, i profeti e tutti i buoni dell’antico testamento, cui con i loro atti dovevano far la via, la scala per giungere al compimento della redenzione bramata.
Ma ciò non basta; per quanto buoni e santi erano i loro atti, c’era il muro altissimo del peccato originale che manteneva la divisione tra loro e Dio.
Ecco perciò ci volle una Vergine concepita senza macchia originale, innocente, santa e arricchita da Dio di tutte le grazie, la quale fece come suoi tutti gli atti buoni del corso dei quattromila anni, li coprì con la sua innocenza, santità e purità, in modo che la Divinità vedeva quegli atti attraverso degli atti di questa innocente e santa creatura, la quale non solo abbracciò tutti gli atti degli antichi, ma essa coi suoi li superò tutti, e perciò ottenne la discesa del Verbo sulla terra.
Successe a tutti gli atti buoni degli antichi come a chi ha molto oro e argento, però su quel metallo prezioso non sta coniata l’immagine del re che dà il valore di moneta a quel metallo, onde sebbene per sé stesso contiene il valore, ma non può chiamarsi valore di moneta che possa correre nel regno con diritto di moneta; ma supponi che quell’oro o argento fosse acquistato dal re e dandogli forma di moneta vi coniasse la sua immagine, ed ecco acquistato da quell’oro il diritto di moneta.
Così fece la Vergine, vi coniò la sua innocenza, la sua santità, il Volere Divino che lei possedeva integro e li presentò tutti insieme alla Divinità, e ottenne il Redentore bramato. Sicché la Vergine completò tutti gli atti che ci volevano per far scendere il Verbo sulla terra.
Ma qui non finì; per fare che il Redentore avesse il suo campo d’azione sulla terra e che chiunque il volesse potesse servirsene di quegli atti come monete per comprarsi il Cielo, ci voleva il conio dell’innocenza, santità e Voler Divino, ci voleva il conio dell’operato dello stesso Verbo per far salire l’uomo al Cielo.
Se quello della Vergine bastò per farmi scendere in mezzo alle creature, per far salire l’uomo ci voleva il mio operato divino. Ed ecco perciò che io abbracciai e feci miei tutti quegli atti, supplii a tutti, compii tutto, e per tutti vi misi il conio divino a tutti gli atti buoni, dal primo all’ultimo uomo che verrà sulla terra; e questo conio fu fatto da me con pene inaudite e con lo sborso del mio sangue, e così diedi come Re magnanimo la moneta a tutti per comprarsi il Cielo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 18; Novembre 12, 1925)
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… “Figlia benedetta del mio amore, io brucio, mi sento venir meno, deliro che voglio essere amato; e per ottenere l’intento sai che faccio? Metto il mio amore nel cuore della creatura, lo faccio scorrere nella mente, nelle parole, nelle opere, nei passi, e converte tutto quest’amore che le scorre dappertutto in monete d’amore divino; e per farla correre come moneta che ci appartiene, vi conia la sua immagine scritta all’in giro: ‘Gesù, Re del Regno della Volontà Divina’.
Ora questa moneta d’amore è un mezzo che diamo alla creatura di poter dirci: ‘Con diritto ti ho amato’. Questo amore, convertito dalla nostra bontà in monete, può comprare ciò che vuole ed ama, quindi può comprare la nostra santità, la nostra stessa Volontà, le virtù nostre, e se vuole altro amore tiene monete sufficienti come comprarlo.
Ed oh, come godiamo nel vedere che la creatura non è più povera, ma ricca, e tiene tanto, fin che può giungere a comprare le nostre virtù, la nostra stessa santità! Com’è bello vederla che tiene la nostra moneta d’amore, che la rende proprietaria dei nostri stessi beni!
Però questa moneta d’amore la diamo a chi vive nel nostro Volere, perché non ne farà sciupo, la saprà conservare, la moltiplicherà per poterci sempre più amare e darci un ristoro alle nostre fiamme che ci divorano”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Maggio 10, 1938)
“Gesù disse loro: ‘Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio’” (Mc 12, 17)
… “Ah, figlia mia, il vivere nella mia Volontà è il vivere di Cielo, è sentire nell’anima la vita della luce, dell’amore, la vita dell’azione divina, la vita della preghiera; [di] ciò che [l’anima] fa, per essa tutto è vita palpitante negli atti suoi.
Tu devi sapere che chi fa la Divina Volontà e vive in essa diventa la calamita degli atti divini; il suo piccolo moto, pensiero ed opere restano calamitati d’una calamita così potente da calamitare il suo Creatore, in modo che questa calamita lo attira tanto che non può allontanarsi dalla creatura.
Il nostro Essere Supremo si sente calamitato lo sguardo, ed è sempre fisso nel guardarla, sente la calamita alle braccia, e stretta se la tiene al suo seno, la calamita al nostro amore, e ne versiamo tanto che giungiamo a sentire che ci ama come ci amiamo noi stessi.
Ora quando la creatura ci ha formato questa calamita, il nostro amore giunge agli eccessi: come [la creatura] forma i suoi atti, anche il più minimo, imprimiamo il nostro conio divino e li facciamo passare come atti nostri, coll’impronta della nostra Immagine Suprema, e li mettiamo nei nostri tesori divini come monete nostre che ci ha dato la creatura.
E se tu sapessi che significa poter dire che il nostro Ente Supremo ha ricevuto le nostre monete dalle creature, ha la nostra immagine coniata da noi stessi le assicurano, ti scoppierebbe il cuore di puro amore.
Dare noi alle creature è potere che teniamo, che possedendo tutto, dare non è altro che uno sfogo del nostro amore; ma mettere in condizione la creatura di poter dare a noi e darci atti nostri, non suoi, monete coniate colla nostra immagine, è l’amore che supera tutto, che non potendolo contenere, nella nostra enfasi d’amore diciamo: ‘Tu ci hai ferito, la calamita degli atti tuoi ci ha rapiti e ci ha resi dolci prigionieri nell’anima tua, e noi ti renderemo la pariglia di ferirti, rapirti e di imprigionarti in noi’.
Perciò, figlia mia, tutt’occhio ti voglio, affinché guardi e conosci bene ciò che vuol fare la mia Divina Volontà in te”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Giugno 29, 1934)


