Martedì della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Lc 9,51-56)

51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso.
53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?».
55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.

“Stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto” (Lc 9, 51)

Gesù innalzato in croce, resta sospeso senza toccare la terra. E noi, cerchiamo di vivere distaccati dal mondo, dalle creature e da quanto sa di terra? Tutto deve concorrere a formare la croce sulla quale dobbiamo distenderci e rimanere sospesi come Gesù, lontani da tutto ciò che è terra, affinché le creature non si attacchino a noi. Il penante Gesù non ha altro letto che la croce, altro refrigerio che le piaghe e gli insulti.
Ed il nostro amore giunge a tanto per Gesù, da trovare riposo nel patire? Tutto ciò che facciamo, preghiere, sofferenze ed altro, rinchiudiamolo in quelle piaghe, intingiamolo nel sangue di Gesù, e non troveremo conforto che nelle sue pene.
Sicché le piaghe di Gesù saranno le nostre, il suo sangue lavorerà continuamente in noi per lavarci ed abbellirci, e così attingeremo qualunque grazia per noi e per la salvezza delle anime.
Col deposito del sangue di Gesù nel nostro cuore, se commetteremo qualche mancanza, pregheremo Gesù che non ci tenga imbrattati alla sua presenza ma col suo sangue ci lavi e ci tenga insieme con lui. Se ci sentiremo deboli, pregheremo Gesù che dia un sorso del suo sangue all’anima nostra, affinché ci dia la forza.
Il dolce Gesù prega per i suoi carnefici, anzi li scusa. E noi, facciamo nostra la preghiera di Gesù, per scusare continuamente i peccatori innanzi al Padre e per impetrare loro misericordia, anche per quelli che ci offendessero?
Mentre preghiamo, operiamo, camminiamo, non dimentichiamo pure le povere anime che stanno per dare l’ultimo anelito. Portiamo loro in aiuto e conforto le preghiere e i baci di Gesù, perché il suo preziosissimo sangue le purifichi e faccia loro prendere il volo verso il cielo.
Mio Gesù, dalle tue piaghe, dal tuo sangue, voglio attingere la forza di poter ripetere in me la tua stessa vita, e così potrò impetrare a tutti il bene che facesti tu stesso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; da mezzogiorno all’1: Prima ora di agonia sulla croce)

“La ferma decisione…” (Lc 9,51)

… Dopo ciò pensavo a tutto ciò che riguarda la Divina Volontà, e dicevo tra me: “Possibile che la creatura può giungere a tanto?”
Ed il mio dolce Gesù ripetendo il suo dire mi ha detto: “Figlia mia, tu devi sapere che non appena la creatura decide veramente di voler vivere nella mia Divina Volontà, ed a qualunque costo di non mai fare la sua, il mio Fiat con un amore indicibile forma il germe della sua vita nel fondo dell’anima.
Questo ha tal potenza, ha tale santità, che non cresce se prima non mette a posto l’anima liberandola dalle sue debolezze, miserie e macchie se ci sono; si può dire che forma il purgatorio anticipato, purgandola di tutto ciò che potesse impedire che una vita di Volontà Divina si formasse in essa, perché Volontà mia e peccati non possono esistere né stare insieme, al più si potrebbe dare qualche debolezza apparente, che con la sua luce e calore viene subito purificata.
Essa tiene sempre l’atto purificativo nelle sue mani, affinché nessun intoppo ci fosse nell’anima, che impedisse non solo di crescere, ma di svolgere gli atti suoi negli atti della creatura. Quindi la prima cosa che fa la mia Volontà è di togliere il purgatorio davanti, facendolo fare anticipato, per essere più libera di farla vivere in essa e di formare la sua vita come più le piace.
Onde se la creatura morisse dopo un atto deciso e voluto di vivere nel mio Volere, prenderà il volo verso il Cielo, anzi la mia stessa Volontà la porterà nelle sue braccia di luce come trionfo, come parto suo e come suo caro figlio; e se ciò non fosse non si potrebbe dire: ‘Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra’, sarebbe un modo di dire, non una realtà.
In Cielo perché essa regna non ci sono né peccati né purgatorio, così in terra se regna nell’anima non ci possono essere né peccato né timore di purgatorio. Essa si sa sbarazzare di tutto, perché vuole essere solo nel suo posto reggente e dominante”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Ottobre 27, 1935)

“Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme” (Lc 9,53)

… “Figlia mia, io amo tanto la creatura, che io stesso mi son messo da sentinella a ciascun cuore per vigilarli, per difenderli e lavorare con le mie proprie mani la [loro] propria santificazione. Ma a quante amarezze non mi sottopongono? Chi mi respinge, chi non mi cura e mi disprezza, chi si lamenta della mia sorveglianza, chi mi chiude la porta in faccia rendendo inutile il mio lavoro.
E non solo io mi son messo a far da sentinella, ma a bella posta scelgo le anime che vivono del mio Volere, che trovandosi in tutto me, le metto insieme con me come a seconda sentinella a ciascun cuore, e queste seconde sentinelle mi consolano, mi ricambiano per loro, e mi fanno compagnia nella solitudine a cui mi costringono molti cuori, e mi costringono a non lasciarli; grazia più grande non potrei dare alle creature, che dar loro queste anime che vivono del mio Volere, che sono il portento dei portenti.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Ottobre 20, 1916)

—————–

… “Io sento una forza irresistibile di spandermi verso le creature: vorrei spandere la mia bellezza per farle tutte belle, ma la creatura imbrattandosi con la colpa respinge la bellezza divina e si copre di bruttezza; vorrei spandere il mio amore, ma queste amando ciò che non è mio vivono intirizzite dal freddo, ed il mio amore resta respinto.
Tutto vorrei comunicarmi all’uomo, tutto adombrarlo nelle mie stesse qualità, ma sono respinto, ed [egli] respingendomi forma un muro di divisione tra me e lui, da giungere a rompere qualunque comunicazione tra la creatura ed il Creatore.
Ma con tutto ciò io continuo a spandermi, non mi ritiro, per poter trovare qualcuno almeno che riceva le mie qualità, e trovandolo gli raddoppio le grazie, le centuplico, mi verso tutto in lui da farne un portento di grazia.
Perciò togli quest’oppressione dal tuo cuore, riversati in me ed io mi verserò in te. Te l’ha detto Gesù e basta! Non pensare a nulla ed io farò e ci penserò a tutto.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Aprile 16, 1918)