Mercoledì della III settimana di Avvento (Lc 7,19-23)

In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli 19li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
20Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»».
21In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi.
22Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. 23E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,19)

Questa mattina mi trovavo tutta oppressa e con timore che non fosse Gesù benedetto che operasse in me, ma il demonio; ma con tutto ciò non mi sapevo contenere di cercarlo e desiderarlo, sebbene quando appena si è benignato di venire e mi ha detto:
“Chi è che assicura che esce il sole se non la luce che mette in fuga le tenebre notturne, ed il calore che spande nella stessa luce? Se si dicesse che è uscito il sole e con [tutto] ciò si vede più densa l’oscurità della notte, e non si sentisse nessun calore, che diresti tu? Che non è sole vero ch’è uscito, ma falso, perché non si veggono gli effetti del sole.
Or se la mia vista ti fuga le tenebre e ti mostra la luce della verità, facendoti sentire il calore della mia grazia, perché vuoi lambiccarti il cervello che non sono io che opero in te?”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Ottobre 22, 1900)

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… “Dal deserto passai alla vita pubblica, in cui pochi furono coloro che mi credettero che io ero il Messia, specie [de]i dotti quasi nessuno; ed io volli usare la mia potenza seminando miracoli per formarmi il popolo, affinché se non credessero alle mie parole credessero alla potenza dei miei miracoli.
Erano le mie industrie divine ed amorose, che a qualunque costo volevo farmi conoscere che fossi il loro Salvatore, perché se non mi conoscevano non potrebbero ricevere il bene della redenzione; quindi era necessario farmi conoscere per fare che la mia venuta sulla terra non fosse inutile per loro.
Oh, come la mia vita pubblica simboleggia il trionfo del Regno del mio Fiat in mezzo alle creature, che con verità sorprendenti lo farò conoscere, e per avere l’intento farò miracoli e prodigi; colla potenza del mio Volere richiamerò a vita i morti alla grazia, ripeterò il miracolo della resurrezione di Lazzaro, che ad onta che [gli uomini] sono imputriditi nel male, resi cadaveri puzzolenti come Lazzaro, il mio Fiat li richiamerà a vita, farà cessare la puzza del peccato, li farà risorgere nel bene; insomma userò tutte le mie industrie divine per fare dominare il mio Volere in mezzo alle genti.
Vedi dunque, in ogni mia parola che dicevo ed in ogni miracolo che facevo, chiamavo la mia Volontà a regnare in mezzo ad esse, e chiamavo le genti a vivere in essa. … (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Maggio 31, 1936)