Mercoledì della VII settimana di Pasqua (Gv 17, 11b-19)

11Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. 12Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura.
13Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in sé stessi la pienezza della mia gioia. 14Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
15Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. 16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17Consacrali nella verità. La tua parola è verità.
18Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; 19per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità.

“Padre santo, custodiscili nel tuo nome…” (Gv 17, 11)

Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo tutta oppressa per la privazione del mio benedetto Gesù; onde quando appena è venuto e mi ha detto:
“Figlia mia, tutte le altre virtù nelle creature fabbricano un muro di determinata altezza, ma il muro dell’anima che vive nella Volontà di Dio è un muro tant’alto e profondo, che non si trova né la profondità né l’altezza; ed è tutto d’oro puro e massiccio, non soggetto a nessun malanno, perché essendo questo muro nel Volere Divino, cioè in Dio, Iddio stesso lo custodisce, e contro Dio non c’è potenza che valga.
E l’anima mentre vive in questo Volere Divino viene rivestita d’una luce tutta simile a colui in cui vive, tanto che anche in cielo risplenderà più di tutti gli altri, [così] da essere agli stessi santi occasione di maggiore gloria.
Ah, figlia mia, pensaci un po’ che ambiente di pace, di beni, contiene la sola parola Volontà di Dio!
Già solo che l’anima pensi di voler vivere in questo ambiente, già si sente cambiata, sente un’aria divina che l’investe, si sente sperdere l’essere umano, si sente divinizzata: da impaziente, paziente; da superba, umile, docile, caritatevole, ubbidiente; insomma, da povera ricca.
Già tutte le altre virtù sorgono a farle corona a questo muro alto che non tiene confine; perché come Iddio non tiene confine, così l’anima resta sperduta in Dio e perde i confini propri ed acquista i confini della Volontà di Dio”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Febbraio 12, 1906)

———————-

Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto e, stando io molto afflitta per le continue minacce di peggiori castighi e per le sue privazioni, mi ha detto:
“Figlia mia, sollevati, non ti abbattere troppo. La mia Volontà rende l’anima felice anche in mezzo alle più grandi procelle; anzi [l’anima] si solleva tanto in alto che le procelle non la possono toccare, sebbene le vede e le sente.
Il luogo dove ella dimora non è soggetto a tempeste, ma è sempre sereno e sole ridente, perché la sua origine è in cielo, la sua nobiltà è divina, la sua santità è in Dio, dove è custodita da Dio stesso; perché, geloso della santità di quest’anima che vive del mio Volere, la custodisco nel più intimo del cuore e dico: ‘Nessuno me la tocchi, perché il mio Volere è intangibile, è sacro, e tutti devono fare onore al mio Volere’.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Agosto 6, 1917)

———————-

Il mio abbandono nel Voler Divino continua, sebbene sotto l’incubo delle privazioni del mio dolce Gesù. Povero mio cuore, com’è torturato, affannato, che non trova colui che gli fa respirare la sua aria celestiale e palpitare la vita del suo stesso palpito!
Mio Gesù, vita mia, non mi dicevi tu stesso che volevi che vivessi e respirassi la tua aria divina, e che formassi la mia vita nel tuo stesso palpito, affinché la mia si sperdesse nella tua e vivesse del tuo palpito, e quindi del tuo amore, delle tue pene e di tutto te stesso?
Ma mentre il mio povero cuore si sfogava per il dolore della privazione del mio amato Gesù, me lo sono sentito muovere sensibilmente nel mio interno, e con voce chiara le sue parole risuonavano al mio udito, che diceva con tenerezza indicibile:
“Padre Santo, vi prego per i figli miei e per tutti quelli che mi hai dato e che io riconosco che sono miei; in queste mie braccia io me li stringo, affinché restano difesi e al sicuro dalla tempesta che stanno armando contro della mia Chiesa”.
Poi ha soggiunto: “Figlia mia, quanti volti facci saranno(2), quante maschere si smaschereranno! Io non potevo sopportare più la loro ipocrisia, la mia giustizia era colma di tante finzioni, e perciò non hanno potuto più tenere la maschera che li copriva. Perciò prega insieme con me, affinché restano salvi coloro che devono servire alla mia gloria e confusi coloro che vogliono colpire la mia Chiesa”.
Onde ha fatto silenzio, e la mia povera mente vedeva tante cose funeste e tragiche, e mentre pregavo, il mio sommo bene Gesù ha ripetuto:
“Figlia mia, per comunicare il bene agli altri è necessario possedere la pienezza del medesimo bene, perché [l’anima] col possederlo ne conosce gli effetti, la sostanza, la pratica [di] come si acquista quel bene, quindi terrà virtù di poterlo infondere negli altri, di saperne dire le bellezze, le prerogative, i frutti che produce quel bene.
Invece se appena un sorso d’un bene, d’una virtù, l’anima ha acquistata e vuole incominciare ad insegnarla agli altri, non ne conoscerà a fondo la pienezza di quella virtù, perciò non saprà ridire il suo gran bene né dare la pratica come acquistarla; onde farà la figura d’un bambino, che avendo imparato appena le vocali, vuol fare da maestro agli altri: povero bambino, farà il maestro da burla, perché non potrà andare avanti negli insegnamenti!
Ecco perciò i veri santi prima si son riempiti loro d’amore, di conoscenze divine, di pazienza invitta ed altro, e quando si sono talmente riempiti da non poterlo più contenere dentro di essi, lo sbocco che usciva dei beni che possedevano l’hanno comunicato ai popoli; e la parola loro era fuoco, era luce, ed insegnavano non in modo superficiale, ma in modo pratico e sostanzioso il bene che possedevano.
Ecco la causa perché tanti vogliono fare da maestri e non fanno nessun bene, perché manca il cibo sufficiente in loro; come possono nutrire gli altri?”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Giugno 16, 1931)

—————-

(2) quanti voltafaccia ci saranno

“Perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia” (Gv 17, 13)

… “Figlia mia, la mia Volontà contiene la potenza creatrice, quindi crea nell’anima la forza, la grazia, la luce e la stessa bellezza con cui vuole che le cose sue si facciano dall’anima.
Onde l’anima sente in sé una forza divina come se fosse sua, una grazia sufficiente per il bene che dovrei fare o per una pena che le tocca a soffrire, una luce che come connaturalmente le fa vedere il bene che fa, ed allettata dalla bellezza dell’opera divina che lei compie, gioisce e fa festa.
Perché le opere che compie la mia Volontà nell’anima hanno l’impronta della gioia e d’una festa perenne. Questa festa fu iniziata dal mio Fiat nella creazione, che fu interrotta dalla rottura della volontà umana con quella di Dio.
E come l’anima fa operare e dominare il Supremo Volere, così la festa riprende il suo corso e tra la creatura e noi si riprendono i trastulli, i giuochi, le delizie. In noi non esiste l’infelicità né il dolore; come potevamo darlo alle creature? E se esse sentono l’infelicità è perché lasciano la Volontà Divina e si chiudono nel piccolo campo della volontà umana.
Perciò come ritornano nel Supremo Volere trovano le gioie, la felicità, la potenza, la forza, la luce, la bellezza del loro Creatore, che facendole come cose proprie, [le creature] sentono in loro una sostanza divina connaturale che giunge a dar loro gioie e felicità nello stesso dolore.
Perciò tra l’anima e noi è sempre festa, scherziamo e ci deliziamo insieme. Invece nella volontà umana non c’è una potenza creatrice, che volendo esercitare le virtù può creare la pazienza, l’umiltà, l’ubbidienza, eccetera.
Ecco perciò si sente lo stento, la fatica per poter praticare le virtù, perché manca la forza divina che le sostiene, la potenza creatrice che le alimenta e dà loro la vita.
Quindi si vede l’incostanza e [le creature] passano con facilità dalle virtù ai vizi, dalla preghiera alla dissipazione, dalla chiesa ai divertimenti, dalla pazienza all’impazienza, e tutto questo mescuglio di beni e di male produce l’infelicità nella creatura.
Invece chi fa regnare in sé la mia Volontà sente la fermezza nel bene, sente che tutte le cose le portano la felicità, la gioia, molto più che tutte le cose da noi create tengono l’impronta, il germe della gioia e della felicità di colui che le ha create, e furono create da noi affinché tutte portassero la felicità all’uomo.
Ciascuna cosa creata tiene il mandato di noi, che portassero ciascuna la felicità, la gioia che posseggono. Alla creatura difatti qual gioia e felicità non porta la luce del sole? Qual piacere non porta alla vista il cielo azzurro, un prato fiorito, un mare che mormora?
Qual gusto non porta al palato un frutto dolce e saporito, un’acqua freschissima e tante e tante altre cose? Tutte le cose create nel loro muto linguaggio dicono all’uomo: ‘Ti portiamo la felicità, la gioia del nostro Creatore’.
Ma vuoi sapere tu in chi tutte le cose create trovano l’eco della loro gioia e felicità? In chi trovano regnante e dominante la mia Volontà, perché quella Volontà che regna integra in loro e che possiede lo stesso Dio e che regna nell’anima si forma una sola cosa e straripano, l’una all’altra, mari di gioie, di felicità e di contenti; sicché è una vera festa.
Perciò figlia mia, ogni qual volta ti fondi nella mia Volontà e giri per tutte le cose create per suggellarmi il tuo amore, la tua gloria, la tua adorazione su ciascuna cosa che ho creato per felicitarti, mi sento rinnovare la gioia, la felicità, la gloria, come nell’atto quando uscimmo fuori tutta la creazione.
Tu non puoi capire la festa che ci fai nel vedere la tua piccolezza che, volendo abbracciare tutto nella nostra Volontà, ci ricambia in amore, in gloria, per tutte le cose create. È tanta la nostra gioia che mettiamo tutto da parte per goderci la gioia, la festa che ci dai.
Perciò il vivere nel Supremo Volere è la cosa più grande per noi e per l’anima, è lo sbocco del Creatore sulla creatura, che riversandosi su di essa le dà la sua forma e le partecipa tutte le qualità divine, in modo che ci sentiamo ripetere da lei le opere nostre, la gioia nostra, la nostra felicità”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Aprile 9, 1926)

“Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Gv 17, 19)

Stavo offrendomi nel santo sacrifizio della Messa insieme con Gesù, affinché anch’io potessi subire la sua stessa consacrazione, e lui muovendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, entra nella mia Volontà, affinché possa trovarti in tutte le ostie, non solo presenti, ma anche future, e così subirai insieme con me tante consacrazioni quante ne subisco io.
In ogni ostia io vi metto una mia vita e per contraccambio ne voglio un’altra, ma quanti non me la danno! Altri mi ricevono, io mi do a loro e loro non si danno a me, e il mio amore resta dolente, inceppato e soffocato, senza contraccambio.
Perciò nella mia Volontà vieni a subire tutte le consacrazioni che subisco io, ed io troverò in ogni ostia il contraccambio della tua vita; e non solo finché starai in terra, ma anche quando starai in cielo, perché essendoti tu consacrata anticipatamente, mentre stai in terra, nella mia Volontà, come le subirò io le consacrazioni fino all’ultimo, così le subirai tu ed io troverò fino all’ultimo dei giorni il contraccambio della tua vita.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Maggio 28, 1920)

———————-

Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:
“Figlia mia, come l’anima emette i suoi atti nel mio Volere, così moltiplica la mia vita; sicché se fa dieci atti nella mia Volontà, dieci volte mi moltiplica; se ne fa venti, cento, mille e più ancora, tante volte di più resto moltiplicato. Succede come nella consacrazione sacramentale: quante ostie mettono, tante volte di più resto moltiplicato.
La differenza che c’è, è che nella consacrazione sacramentale ho bisogno delle ostie per moltiplicarmi e del sacerdote che mi consacri; nella mia Volontà per restare moltiplicato ho bisogno degli atti della creatura, ove più che ostia viva, non morta come quelle ostie prima di consacrarmi, la mia Volontà mi consacra e mi chiude nell’atto della creatura, ed io resto moltiplicato ad ogni loro atto fatto nella mia Volontà.
Perciò il mio amore tiene il suo sfogo completo con le anime che fanno la mia Volontà e vivono nel mio Volere. Sono loro, sempre, quelle che suppliscono, non solo a tutti gli atti che mi dovrebbero le creature, ma alla stessa mia vita sacramentale.
Quante volte resta inceppata la mia vita sacramentale nelle poche ostie in cui io resto consacrato, perché pochi sono i comunicandi! Altre volte mancano sacerdoti che mi consacrino, e la mia vita sacramentale non solo non resta moltiplicata quanto vorrei, ma resta senza esistenza.
Oh, come il mio amore ne soffre! Vorrei moltiplicare la mia vita tutti i giorni, in tante ostie per quante creature esistono, per darmi a loro; ma invano aspetto, la mia Volontà resta senza effetto.
Ma di ciò che ho deciso, tutto avrà compimento; perciò prendo un’altra piega e mi moltiplico in ogni atto vivo della creatura fatto nel mio Volere per farmi supplire alla moltiplicazione delle vite sacramentali.
Ah, sì, solo le anime che vivono nel mio Volere suppliranno a tutte le comunioni che non fanno le creature, a tutte le consacrazioni che non si fanno dai sacerdoti; in loro troverò tutto, anche la stessa moltiplicazione della mia vita sacramentale”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Marzo 24, 1922)