NATALE DEL SIGNORE – SOLENNITÀ – S.MESSA DEL GIORNO (Gv 1,1-18)
1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era, in principio, presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. 6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1, 1)
… “Figlia mia, non ti maravigliare; tutto è possibile alla mia Volontà. Il vero amore quando è perfetto incomincia da se stesso. Il vero modello è la Trinità Sacrosanta. Il mio Padre celeste amò se stesso e nel suo amore generò suo Figlio, quindi amò se stesso nel Figlio. Io, suo Figlio, amai me stesso nel Padre, e da quest’amore procedette lo Spirito Santo.
Quest’amare se stesso il Padre celeste generò un solo amore, una sola potenza e santità, e così di seguito; vincolò l’unione inseparabile delle tre Divine Persone.
E quando creammo la creazione amammo noi stessi. Sicché amammo noi stessi nello stendere il cielo, nel creare il sole; fu l’amore di noi stessi che ci spinse a creare tante belle cose degne di noi ed inseparabili da noi.
E quando creammo l’uomo, l’amore di noi stessi si fece più intenso, ed amando noi stessi in lui, il nostro amore riprodusse la nostra vita e somiglianza nel fondo della sua anima. Non si può dare se non ciò che si tiene; e siccome il nostro amore era perfetto, amando noi stessi non ci potevamo separare da ciò che usciva da noi.
Ora la nostra Volontà, col voler la creatura a vivere in essa per formare il suo regno, ama se stessa ed amando se stessa vuol dare ciò che possiede; ed allora è contenta, quando forma la ripetizione della nostra vita, quando opera negli atti della creatura e trionfante e vittoriosa, con somma nostra gloria ed onore, ce li porta nel nostro Seno Divino, per fare che noi riconoscessimo la nostra vita nel suo operare di chi vive nel suo Volere.
È proprio questo che significa amare se stessa in ciò che vuol fare e produrre: dare se stessa per poter formare un altro essere simile a lui. La nostra Volontà è la fecondatrice e seminatrice della nostra vita, e dove trova anime disposte ama se stessa, col suo amore le feconda e vi semina i suoi atti divini, i quali uniti insieme formano il gran prodigio della vita divina nella creatura…”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Ottobre 19, 1937)
“Tutto è stato fatto per mezzo di lui” (Gv 1, 3)
… “Figlia mia, tutte le cose create tengono l’unità del mio Fiat Divino; essa mentre è divisa in tanti atti, questi atti sono vincolati ed inseparabili tra loro nell’unità della medesima Volontà Divina.
Guarda il sole, la sua luce: è un atto distinto dalle altre cose create, ma la sua luce vincola tutti, investe la terra e la vincola con la sua luce, e la terra si vincola con essa e beve a larghi sorsi la sorgente della luce, riceve i suoi effetti, il suo calore e i suoi baci ardenti, e forma un atto solo col sole.
La luce investe l’aria e si rende inseparabile da essa, investe l’acqua e l’acqua si tuffa nella luce e si vincola nella loro unità. Insomma, siccome una è la Volontà che le domina tutte, le cose create sono tanto vincolate tra loro, che si rendono inseparabili ed una non potrebbe stare senza dell’altra. Ora l’anima che vive nel mio Fiat Divino possiede l’unità di esso, e perciò è inseparabile da tutti gli atti che mette fuori l’unità del mio Volere.
L’unità di esso la vincola con Dio e mi dà la gloria dell’operato divino, la vincola con gli angeli e coi santi e mi dà la gloria angelica e dei santi; la vincola con tutta la creazione [e] mi dà la gloria del cielo, del sole, del mare; insomma di tutto dove la mia Volontà opera, lei resta inseparabile e forma la sua unità.
Perciò solo chi vive nel mio Volere può darmi l’amore e la gloria di tutta la creazione, di tutta la redenzione, non c’è atto di esso in cui l’anima resta divisa; le altre creature lo potranno dire in parole, ma solo chi vive nel mio Volere possiede i fatti”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Agosto 15, 1927)
“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1, 4)
… “Come il sole è la luce del mondo, così il Verbo di Dio nell’incarnarsi divenne la luce delle anime; e come il sole materiale dà luce in generale ed a ciascuno in particolare, tanto che ognuno lo può godere come se fosse suo, così il Verbo mentre dà luce in generale è sole per ciascuno in particolare; tanto vero che questo sole divino ognuno lo può tener con sé come se fosse solo.”
Chi può dire quello che comprendevo su questa luce, e i benefici effetti che ridondano nelle anime che tengono questo sole come se fosse loro proprio? Mi pareva che l’anima possedendo questa luce mette in fuga le tenebre dello spirito, come il sole materiale con lo spuntare sul nostro orizzonte mette in fuga le tenebre della notte.
Questa luce divina, se l’anima è fredda la riscalda, se è nuda di virtù la rende feconda; se inondata dal morbo pestifero della tiepidezza, col suo calore assorbe quell’umore cattivo. In una parola, per non andare troppo per le lunghe, questo sole divino, introducendo[la] nel centro della sua sfera ricopre l’anima con tutti i suoi raggi e giunge a trasformare l’anima nella sua stessa luce. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Marzo 25, 1900)
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Trovandomi con timori, dubbi, agitazioni, che tutto fosse opera del demonio, venendo il mio adorabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, io sono sole che riempio di luce il mondo, ed andando all’anima si riproduce in detta anima un altro sole, in modo che [questi soli] a via di raggi di luce si saettano a vicenda continuamente.
Ora in mezzo a questi due soli si riproducono delle nubi, quali sono le mortificazioni, le umiliazioni, contrarietà, sofferenze ed altro; se questi sono veramente soli hanno tanta forza, col loro saettarsi continuamente, di trionfare su queste nubi e di convertirle in luce; se poi sono soli apparenti e falsi, queste nubi che si riproducono in mezzo hanno forza di convertire questi soli in tenebre.
Questo è il segno più certo per conoscere se sono io o il demonio, e dopo che una persona ha ricevuto questo segno, può mettere la vita per confessare la verità ch’è luce e non tenebre.”
Sono andata ruminando nella mia mente se si trovano in me questi segni, e mi veggo tanto difettosa che non ho parola per manifestare la mia cattiveria. Ma però non mi sconfido, anzi spero che la misericordia del Signore voglia avere compassione di questa povera creatura. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Novembre 30, 1902)
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… “Figlia mia, la perfezione è luce, e chi dice di voler raggiungerla non fa altro che come chi volesse stringere in pugno un corpo di luce, che mentre lo fa per stringere, la stessa luce gli scorre fuori dalle proprie dita, solo che la mano resta nella stessa luce sommersa.
Ora la luce è Dio, e solo Dio è perfetto, e l’anima che vuole essere perfetta non fa altro che afferrare le ombre, le goccioline di Dio, e delle volte non fa altro che vivere nella sola luce, cioè nella verità.
E siccome la luce, quanto più vuoto trova e quanto più profondo è il luogo, tanto più addentro vi s’intromette così più spazio vi prende, così la luce divina, quanto più l’anima è vuota ed umile, tanto più la luce la riempie e le comunica le sue grazie e perfezioni.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Dicembre 22, 1904)
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Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto, e siccome da qualche giorno io mi trovavo tutta attratta, tanto che mi sentivo impotente al moto, mi ha detto prendendosi le mie mani nelle sue: “Figlia mia, lascia che ti sciolga io.”
E mettendosi a me vicino ha messo le mie braccia sopra le sue spalle, dicendomi: “Adesso sei sciolta; stringimi a te, che son venuto per farti compagnia e ricevere in ricambio la tua. Vedi, io sono il Dio isolato dalle creature: vivo in mezzo a loro, sono vita di ciascun atto loro, e mi tengono come se non esistessi con loro.
Oh, come rimpiango la mia solitudine! Mi è toccata la stessa sorte del sole, che mentre lui vive con la sua luce e calore in mezzo a tutti, non c’è fecondità che da lui non venga, col suo calore purifica la terra da tante sozzure e i suoi beni sono incalcolabili che con magnanimità fa scendere su tutti, ma lui nell’alto vive sempre solo, e l’uomo ingrato non gli volge mai un grazie, un attestato di riconoscenza.
Tale son io: solo, sempre solo, mentre stando in mezzo a loro sono luce di ciascun pensiero, suono d’ogni parola, moto d’ogni opera, passo d’ogni piede, palpito d’ogni cuore; e l’uomo ingrato mi lascia solo, non mi dice un grazie, un ti amo.
Resto isolato nell’intelligenza, perché [del]la luce che gli do se ne servono per loro, e forse per offendermi; nelle parole, perché il suono che formano, molte volte serve per bestemmiarmi; resto isolato nelle opere, che se ne servono per uccidermi; nei passi, nel cuore, intenti solo a disobbedirmi ed amare ciò che a me non appartiene.
Oh, come mi pesa questa solitudine! Ma il mio amore, la mia magnanimità è tanto grande, che più che sole vi continuo il mio corso, e nel mio corso vo investigando se qualcuno vuol tenermi compagnia in tanta solitudine; e trovandolo vi formo la mia compagnia perenne e l’abbondo di tutte le mie grazie. Ecco, perciò son venuto da te, ero stanco di tanta solitudine; non mi lasciare mai solo, figlia mia.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Giugno 26, 1922)
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Il dolce e Sovrano Gesù, visitando la piccola anima mia si faceva vedere che da dentro la sua adorabile Persona uscivano mare di luce interminabile e da dentro di essa uscivano anime che popolavano la terra e tutto il cielo; e Gesù chiamandomi mi ha detto: “Figlia mia, vieni in questa luce, qui ti voglio.
La virtù della mia luce, il suo moto come fonte di vita non fa altro che sprigionare, da dentro il suo grembo di luce, anime, cioè vita di creatura. La sua potenza è tanta, che come si muove scaturisce anima, ed io voglio la mia diletta insieme con me nel seno della mia luce, cioè della mia Volontà, ché come le anime vengono formate e scaturiscono fuori, non voglio essere solo, ma voglio la tua compagnia, [af]finché riconosci il gran portento della creazione delle anime, il nostro amore eccessivo.
E siccome ti voglio nella mia Volontà, [le anime] voglio deporle in te, affidartele, non lasciarle sole mentre pellegrinano la terra, ma tenere insieme con me chi me le protegge e difende. Oh, come è dolce la compagnia di chi prende cura delle vite da me uscite!
Mi è tanto gradito, che faccio chi vive nella mia Volontà depositaria della creazione delle anime, canale per cui le faccio uscire alla luce e canale per farle rientrare nella patria celeste; tutto voglio dare a chi vuol vivere nel mio Fiat. La loro compagnia necessita al mio amore, ai miei sfoghi ed alle mie opere, che vogliono essere riconosciute.
[Il] fare e non essere riconosciuto sono come opere che non sanno menare trionfo, né cantare vittoria e gloria. Perciò non mi negare la tua compagnia, negheresti uno sfogo d’amore al tuo Gesù, ed alle mie opere mancherebbe il corteggio ed il compiacimento della creatura e resterebbero come opere isolate, ed il mio amore contenuto si cambierebbe in giustizia”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Dicembre 25, 1931)
“La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1, 5)
Onde pensavo tra me: “Ma che male fa la creatura quando fa la volontà umana?” E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il male è grande. La mia Volontà è luce e l’umana è tenebre; la mia è santità e l’umano volere è peccato; la mia è bellezza e contiene ogni bene, l’umana è bruttezza e contiene ogni male.
Sicché l’anima col non fare la mia Volontà fa morire la luce, dà morte alla santità, alla bellezza ed a tutti i beni; e col fare la sua fa nascere le tenebre, dà la vita al peccato, alla bruttezza ed a tutti i mali. Eppure alle creature sembra nulla il fare la propria volontà, mentre si scavano un abisso di mali che le porta al precipizio.
E poi ti sembra nulla che mentre la mia Volontà porta loro la sua luce, la sua santità, la sua bellezza e tutti i suoi beni, e solo perché ama queste creature, riceve l’affronto che vede morire in esse la sua luce, la sua santità, la sua bellezza e tutti i beni suoi?
La mia Umanità la sentì tanto questa morte che l’umano volere dava alla luce, alla santità del suo Volere in loro, che si può dire che fu la vera morte che sentì, perché sentì lo strazio ed il peso d’una morte d’una luce e santità infinita che la creatura aveva a[r]dito di distruggere in loro ; e la mia Umanità gemeva e si sentiva stritolare da tante morti, per quante volte [le creature] avevano ardito di dar morte in esse alla luce e santità del mio Volere Divino.
Qual male non farebbe alla natura se [gli uomini] facessero morire la luce del sole, il vento che purifica, l’aria che respirano? Ci sarebbe tale disordine che le creature morrebbero tutte. Eppure la luce della mia Volontà è più che sole per le anime, vento che purifica, aria che forma la respirazione di esse.
Sicché dal disordine che potrebbe succedere se potessero far morire la luce del sole, il vento e l’aria, puoi comprendere il male che succede col non fare la mia adorabile Volontà, atto di vita primaria e centro di tutte le creature”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Aprile 22, 1928)
“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1, 4-5)
… “Il sole sta a benefizio di tutti, ma non tutti godono i suoi benefici effetti. Così il sole divino a tutti dà la sua luce, ma chi gode i suoi benefici effetti? Chi tiene aperti gli occhi alla luce della verità. Tutti gli altri, ad onta che sta il sole esposto, ne restano allo scuro; ma propriamente gode, riceve tutta la pienezza di questo sole, chi sta tutto intento a piacermi”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 5; Giugno 15, 1903)
“… E i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1, 11)
… “Figlia mia, vieni fra le mie braccia e fin dentro il mio cuore; mi son coperto dei veli eucaristici per non incutere timore. Sono sceso nell’abisso più profondo delle umiliazioni in questo sacramento per innalzare la creatura fino a me, immedesimandola tanto in me da formare una sol cosa con me, e col far scorrere il mio sangue sacramentale nelle sue vene costituirmi vita del suo palpito, del suo pensiero e di tutto il suo essere.
Il mio amore mi divorava e voleva divorare la creatura nelle mie fiamme, per farla rinascere un altro me, perciò volli nascondermi sotto questi veli eucaristici, e così nascosto entrare in essa per formare questa trasformazione della creatura in me.
Ma per succedere questa trasformazione ci volevano le disposizioni da parte delle creature; ed il mio amore, dando in eccesso, come istituiva il Sacramento Eucaristico, così metteva fuori da dentro la mia Divinità altre grazie, doni, favori, luce, a bene dell’uomo per renderlo degno di potermi ricevere.
Potrei dire che [il mio amore] mise fuori tanto bene, da sorpassare i doni della creazione. Volli dargli prima le grazie per ricevermi, e poi darmi, per dargli il vero frutto della mia vita sacramentale. Ma per prevenire con questi doni le anime, ci vuole un po’ di vuoti di loro stesse, di odio alla colpa, di desiderio di ricevermi.
Questi doni non scendono nel marciume, nel fango, quindi senza dei miei doni non hanno le vere disposizioni per ricevermi, ed io scendendo in loro non trovo il vuoto per comunicare la mia vita; sono come morto per loro, e loro morte per me. Io brucio e loro non sentono le mie fiamme; sono luce e loro restano più accecate.
Ahimè, quanti dolori nella mia vita sacramentale! Molti per mancanza di disposizioni, non provando nulla di bene nel ricevermi, giungono a nausearmi, e se continuano a ricevermi è per formare il mio continuato Calvario e la loro eterna condanna. Se non è l’amore che li spinge a ricevermi, è un affronto di più che mi fanno, è una colpa di più che aggiungono sulle anime loro.
Perciò prega e ripara per i tanti abusi e sacrilegi che si fanno nel ricevermi sacramentato.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Marzo 27, 1923)
“A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12)
… “Sai tu come succederà, a riguardo di questa santità del vivere nel mio Volere, per il suo Creatore? Succederà come ad un re che non ha prole. Questo re non gode mai l’affetto di un figlio, né lui si sente di prodigare tutte le sue carezze paterne né i suoi baci affettuosi, perché non scorge in nessuno il suo parto, le sue fattezze ed a chi affidare le sorti del suo regno.
Poveretto, vive sempre con un chiodo nel cuore, vive sempre circondato da servi, da persone che non lo rassomigliano, e se gli stanno dintorno non è per puro amore, ma per interesse proprio, per fare acquisti di ricchezze, di gloria, e forse anche per tradirlo.
Ora supponi che venga un suo figlio alla luce dopo lungo tempo. Quale non è la festa di questo re? Come se lo bacia, lo carezza! Non sa distaccare lo sguardo dal figlio suo in cui riconosce la sua immagine. Appena nato lo eredita del suo regno e di tutti i suoi beni, e la sua completa gioia e festa è che il suo regno non sarà più degli estranei, dei suoi servi, ma del suo caro figlio. Onde si può dire [che] ciò che è del padre è del figlio e ciò che è del figlio è del padre.
Ora chi possederà il Regno della mia Volontà sarà per noi come un figlio nato dopo seimila anni circa. Qual gioia, qual festa non sarà per noi nel vedere in lui la nostra immagine integra, bella come la uscimmo dal nostro seno paterno?
Tutte le carezze, i baci ed i doni saranno per questo figlio; molto più che avendo dato all’uomo nella creazione il Regno della nostra Volontà, come eredità sua speciale, ed essendo stato questo nostro regno in mano ad estranei, a servi, a traditori, per sì lungo tempo, nel vedere questo figlio che lo possederà come figlio e ci darà la gloria del Regno della nostra Volontà, la nostra eredità sarà messa in salvo da parte di questo figlio. Non è giusto che tutto gli diamo, anche noi stessi, e che racchiuda tutto e tutti?”
Mentre Gesù ciò diceva, io son rimasta impensierita e gli ho detto: “Possibile, amor mio, tutto questo?” E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, non ti meravigliare; perché l’anima col possedere il Regno del Supremo Volere possederà una Volontà Divina, infinita, eterna, che racchiude tutti i beni; quindi chi possiede tutto può darci tutto.
Qual sarà il nostro contento, la nostra e la sua felicità, nel vedere la piccolezza della creatura, in questo nostro regno, che prende continuamente da noi da padrona, da figlia nostra? E siccome ciò che prende da noi è divino, lei prende il divino e il divino ci dà, prende l’infinito e l’infinito ci dà, prende da noi cose immense e cose immense ci dà, prende da noi luce e luce ci porta.
Lei non farà altro che prendere e darci. Noi metteremo a sua disposizione tutte le cose nostre, affinché nel Regno della nostra Volontà, datole da noi, non più entrino cose a noi estranee, ma tutte cose nostre, e così possiamo ricevere i frutti, la gloria, l’amore, l’onore del Regno della nostra Volontà. Perciò sii attenta ed il tuo volo nel nostro Volere sia continuo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Luglio 2, 1926)
“I quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1, 13)
… “Figlia del mio Volere, perché impensierirti? Ciò successe anche nella creazione; quanto tempo non la tenni nel mio seno realmente formata? E quando a me piacque la misi fuori. E la stessa redenzione, quanto altro non la tenni in me? Potrei dire ab æterno, eppure aspettai tanto tempo per scendere dal Cielo e darne il compimento. È il mio solito: prima le fecondo, le formo in me, ed a tempo propizio le metto fuori.
Anzi tu devi sapere che la mia Umanità conteneva in sé due generazioni: i figli delle tenebre ed i figli della luce. I primi venivo a riscattarli, e quindi sborsai il mio sangue per metterli in salvo. La mia Umanità era santa e nulla ereditò delle miserie del primo uomo, e sebbene era simile nelle fattezze naturali, ma ero intangibile da ogni minimo neo che potesse adombrare la mia santità; la mia eredità fu la sola Volontà del Padre mio in cui dovevo svolgere tutti i miei atti umani, per formare in me la generazione dei figli della luce.
Vedi, questa generazione mi venne dato di formarla proprio nel grembo della Volontà del mio Celeste Padre, ed io non risparmiai né fatiche né atti né pene né preghiere, anzi erano in cima a tutte le cose che facevo e pativo, in modo che la concepii in me, la fecondai e la formai. Erano proprio loro che il Divin Padre con tanto amore mi aveva affidato; era la mia eredità prediletta, che mi venne consegnata nella Santissima Volontà Suprema.
Ora dopo aver conosciuto i beni della redenzione, come voglio tutti salvi, dando loro tutti i mezzi che ci vogliono, passo a far conoscere che in me c’è un’altra generazione che debbo uscire: i miei figli che devono vivere nel Divin Volere, e che proprio nel mio cuore tengo preparate tutte le grazie, tutti i miei atti interni fatti nell’ambito della Volontà Eterna per loro, e questi aspettano il bacio dei loro atti, la loro unione, per dar loro l’eredità della Volontà Suprema. E come la ricevetti io, voglio darla a loro per far uscire da me la seconda generazione dei figli della luce.
Se la mia Umanità non desse questa eredità che possedeva, cioè la Divina Volontà, la sola ed unica cosa che io amavo e che tutto il bene mi dava, sarebbe stata incompleta la mia discesa sulla terra, né potrei dire che ho dato tutto, anzi avrei riservato per me la cosa più grande, la parte più nobile e divina.
Vedi ora quanto è necessario che il mio Volere sia conosciuto su tutti i rapporti, nei prodigi, negli effetti, nel valore, [in] ciò che feci io in questo Volere per le creature, ciò che devono far loro; e questo sarà una calamita potente per attirare le creature a far loro ricevere l’eredità del mio Volere, e fare uscire in campo la generazione dei figli della luce.
Sii attenta, figlia mia; tu sarai il portavoce, la tromba per chiamarli e riunire questa generazione tanto [d]a me prediletta e sospirata.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Ottobre 27, 1922)
“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14)
… “Figlia mia, le mie pene sono incomprensibili all’umana natura, e le stesse pene della mia passione furono ombre o similitudine delle mie pene interne. Le mie pene interne mi erano inflitte da un Dio onnipotente, cui nessuna fibra poteva scansarne il colpo; quelle della mia passione mi erano inflitte dagli uomini, cui non avendo né l’onnipotenza né l’onniveggenza, non potevano fare ciò che essi stessi volevano, né penetrarvi in tutte le mie singole fibre.
Le mie pene interne erano incarnate e la mia stessa Umanità era trasmutata in chiodi, in spine, in flagelli, in piaghe, in martirio così crudeli, che mi davano morti continue; queste erano inseparabili da me, formavano la mia stessa vita. Invece quelle della mia passione erano estranee a me, erano spine e chiodi che si potevano conficcare, e volendo si potevano anche togliere, ed il solo pensiero che una pena si può togliere è un sollievo; ma le mie pene interne, che erano formate della stessa carne, non c’era nessuna speranza che mi si potessero togliere, né scemare l’acutezza d’una spina, il trafiggermi dei chiodi.
Le mie pene interne furono tali e tante, che le pene della mia passione le potrei chiamare sollievi e baci che davano alle mie pene interne, che unendosi insieme davano l’ultimo attestato del mio grande ed eccessivo amore per salvare le anime. Le mie pene esterne erano voci che chiamavano tutti ad entrare nel pelago delle mie pene interne, per far loro comprendere quanto mi costava la loro salvezza. E poi dalle tue stesse pene interne comunicate da me, puoi comprendere in qualche modo l’intensità continua delle mie. Perciò fatti coraggio, è l’amore che a ciò mi spinge.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Agosto 19, 1922)
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Il mio abbandono nel Fiat continua, e [pur] essendo oggi il giorno del Santo Natale ho passato tutta la notte senza vedere il mio celeste Bambino, e mi sentivo uno schianto nel cuore senza di colui che forma la mia vita ed il mio tutto.
Oh, vivere senza di lui è vivere come se non si avesse vita, torturata, senza forza, senza appoggi, che forma la più terribile delle morti per la povera e piccola anima mia! E tra le ansie ed il timore pregavo il Voler Supremo che mi svelasse colui che mi amava e che formava il mio duro martirio.
Onde in questo mentre la mia mente è restata come rapita da una luce immensa che riempiva Cieli e terra, ed oh, meraviglia! Vedevo il piccolo Bambino Divino rinato in ogni cosa creata, in ogni cuore, in tutto; il piccolo pargoletto Gesù moltiplicato, bilocato, rinato nel modo infinito, in tutto ed in ciascuno, sicché tutti avevano il bene di sentirsi in loro, nato il celeste Bambino.
Oh, com’era bello vederlo piccino piccino nel sole, nelle stelle, in tutti gli elementi, nelle creature tutte, che tutti inneggiavano ed avevano il grande onore, il bene immenso di essere rinato in ciascuno e di possedere come proprio il dolce pegno del bambinello Gesù! Onde tra la meraviglia e lo stupore vedevo che anche in me era nato Gesù che con tanti sospiri ed ansie cercavo, e me lo stringevo forte forte fra le mie braccia e lui mi lasciava fare, anzi godeva che ciò facessi, e tutto tenerezza mi ha detto:
“Figlia mia, amami, amami; sono nato per amare e per essere amato, e per farla da Dio la mia nascita è universale, non l’avrei fatta da Dio se non fossi rinato in modo universale, in modo che tutti possono dire coi fatti: ‘Il celeste infante è nato per me, è mio, ed è tanto vero che già lo posseggo’.
Il mio amore resterebbe inceppato se non avessi potuto rinascere in tutti; la mia potenza limitata, la mia immensità ristretta se non fosse universale la mia rinascita, e non è meraviglia: come la mia Divinità riempiva Cieli e terra, così incorporandosi nella mia piccola Umanità, la moltiplicavo e bilocavo in modo da farmi rinascere in tutti ed in ciascuno.
Sono i nostri modi divini ed infiniti che teniamo, che tutti devono prendere il bene che facciamo ed essere pregni delle opere nostre, molto più che io sceso dal Cielo in terra volli prendere umana carne, per glorificare completamente la gloria del Padre celeste di supplire a tutto ciò che l’uomo non aveva fatto.
Ecco perciò volle rinascere la mia piccola Umanità anche nelle cose create, perché l’uomo non ci aveva dato la gloria, il contraccambio dell’amore che avevamo creato un cielo, un sole e tante altre cose, e la mia Umanità rinascendo in esse glorificava il mio Padre celeste completamente di tutta l’opera della creazione.
L’uomo col respingere la mia Divina Volontà si era reso impotente a tutto, ed io venivo per essere il suo salvatore, riparatore, glorificatore, difensore e lo coprivo dentro la veste della mia Umanità per tenerlo sicuro, ed in ogni cosa rispondere io per lui al mio Padre celeste.
Era tanto il mio amore, che la mia Divinità per dare uno sfogo al mio amore mi portava a nascere in ogni cuore ed in tutte le cose, tanto vero che i primi a riconoscermi ed a inneggiarmi furono le cose create, perché sentendo la mia nascita in loro tripudiarono di gioia e mi fecero festa.
Ma sai tu chi sono coloro che mi fanno festa nel nascere nei loro cuori? Coloro che posseggono la mia Divina Volontà; questi avvertono subito che io son nato nei loro cuori e mi fanno festa perenne, invece gli altri mi fanno piangere, mi danno dolore, e col peccato mi preparano il coltello per ferirmi o per uccidermi”.
Dopo ciò io sono rimasta tutta immersa nel suo amore; la scena commovente della nascita del celeste Bambino, così universale ed in ciascuno, mi faceva comprendere chi sa quante cose, ma credo che sia meglio passarle in silenzio perché non sapendole dire bene potrei spropositare.
Onde per fare la festa al celeste Infante mi abbandonavo tutta nella Divina Volontà, e lui ritornando di nuovo era tanto grazioso, d’una beltà sì rara che non si trova un’altra simile, e chiudendosi nel mio cuore, tutto amore, come luogo della sua nascita, e ripeteva in me i suoi pianti infantili, i gemiti amorosi, i suoi singhiozzi ripetuti.
Oh, come era commovente vederlo ora piangere, ora singhiozzare, ora vagire! Faceva il primo ingresso di rinascita in ciascuno ed in tutto con le armi delle sue lacrime, con gli stratagemmi dei suoi singhiozzi, con le preghiere dei suoi vagiti; con ciò si faceva rapitore ed a via di rapire con la forza di un Dio che possedeva, entrava nei cuori per formare la sua rinascita novella.
Oh, Cieli inchinatevi, ed insieme con me amate ed adorate il celeste infante! Ma mentre la mia mente si sperdeva in un mistero sì grande, il dolce Bambinello tra le lacrime ed i singhiozzi, misto ad un celeste atteggiamento di sorriso, ha soggiunto:
“Figlia benedetta, la mia nascita non solo fu universale, perché come Dio non potevo fare diversamente, mi trovai nella condizione del sole, che o vogliono o non vogliono, tutte le cose create, la creazione tutta e tutte le creature devono ricevere la sua luce, il suo calore.
Dall’alto dove discende: ‘Col mio impero di luce e con la mia supremazia che posseggo su tutti e su tutto – pare che dice il sole nel suo mutismo, ma più forte che se parlasse – o mi ricevi con amore o ti investo coi diritti che posseggo di darti luce, e se non mi vuoi ricevere ti circonderò da tutti i lati in modo che non potrai sfuggire dalla mia luce e avrò la grande gloria che a tutti ho dato la mia luce’.
Simbolo della mia nascita il sole, che anch’esso rinasce in tutti i giorni per tutto e per ciascuno, ed io non solo rinasco in modo universale, ma faccio mentre rinasco una invasione: non solo rinasco nel cuore, ma invado la mente con i miei pensieri, gli occhi con le mie lacrime, la voce con i miei vagiti, in modo che faccio la invasione universale di tutte le creature, la prendo da tutti i lati affinché non mi possa sfuggire.
Se mi ricevono con amore, la mia vita non solo nasce in esse, ma cresce in modo sorprendente; se poi non mi ricevono con amore, rinasco in loro coi miei diritti di Dio che posseggo, ma non cresco in loro, rimango piccino, e solo mi resto a riserbo aspettando, chissà coi miei vagiti e lacrime si inducono ad amarmi, e se ciò non riesco la mia vita si cambia per loro in giustizia.
Ed oh, come mi strazia il mio cuoricino vedere la mia nascita tutta amore, cambiata in giustizia per le povere creature! Quindi giacché sono nato in te dammi il bene di farmi crescere, così mi cambierai in gioia le mie lacrime ed i miei vagiti”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Dicembre 25, 1932)

Pierre Parrocel, Public domain, da Wikimedia Commons
Deror avi, CC BY-SA 3.0