20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?».
22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». 23Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
24Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. 25Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

“Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Gv 21, 25)

“… Il mio amore vuole sfogo e vuol far conoscere gli eccessi che operava la mia Divinità nella mia umanità a pro delle creature, [eccessi] che superano di gran lunga gli eccessi che operava esternamente la mia umanità; ecco pure perché ti parlo spesso del vivere nel mio Volere, che finora non ho manifestato a nessuno.
Al più hanno conosciuto l’ombra della mia Volontà, la grazia, la dolcezza che [con] il farla essa contiene; ma penetrarvi dentro, abbracciare l’immensità, moltiplicarsi con me e penetrare ovunque, anche stando in terra, e in cielo e nei cuori, deporre i modi umani ed agire coi modi divini, questo non è conosciuto ancora, tanto che a non pochi comparirà strano; e chi non tiene aperta la mente alla luce della verità non ne comprenderà un’acca, ma io a poco a poco mi farò strada, manifestando ora una verità ora un’altra di questo vivere nel mio Volere, che finiranno col comprenderla.
Ora il primo anello che congiunse il vero vivere nel mio Volere fu la mia umanità. La mia umanità, immedesimata con la mia Divinità, nuotava nel Volere eterno ed andava rintracciando tutti gli atti delle creature per farli suoi e dare al Padre, da parte delle creature, una gloria divina e portare a tutti gli atti delle creature il valore, l’amore, il bacio del Volere eterno. In questo ambiente del Volere eterno io vedevo tutti gli atti delle creature possibili a farsi e non fatti, gli stessi atti buoni malamente fatti, ed io facevo i non fatti e rifacevo i malamente fatti.
Ora questi atti non fatti, e fatti solo da me, stanno tutti sospesi nel mio Volere, ed aspetto le creature che vengano a vivere nel mio Volere e che ripetano nella mia Volontà ciò che feci io.
Perciò ho scelto te come secondo anello di congiunzione con la mia umanità, facendosi uno solo col mio [anello], vivendo nel mio Volere, ripetendo i miei stessi atti, altrimenti da questo lato il mio amore rimarrebbe senza sfogo, senza gloria da parte delle creature di ciò che operava la mia Divinità nella mia umanità, e senza il perfetto scopo della creazione che deve racchiudersi e perfezionarsi nel mio Volere.
Sarebbe come se avessi sparso tutto il mio sangue, sofferto tanto, e nessuno lo avesse saputo; chi mi avrebbe amato? Quale cuore ne resterebbe scosso? Nessuno, e quindi in nessuno avrei avuto i miei frutti, la gloria della redenzione.”
Ed io interrompendo il dire di Gesù ho detto: “Amor mio, se tanto bene c’è di questo vivere nel Voler Divino, perché non l’avete manifestato prima?” E lui: “Figlia mia, dovevo prima far conoscere ciò che fece e soffrì la mia umanità al di fuori, per poter disporre le anime a conoscere ciò che fece la mia Divinità al di dentro.
La creatura è incapace di comprendere tutto insieme il mio operato, perciò vado a poco a poco manifestandomi. Poi dal tuo anello di congiunzione con me saranno congiunti gli altri anelli delle creature, ed avrò stuoli di anime che vivendo nel mio Volere rifaranno tutti gli atti delle creature, ed avrò la gloria di tanti atti sospesi, fatti solo da me, anche dalle creature, e queste di tutte le classi: vergini, sacerdoti, secolari, a secondo del loro ufficio.
Non più umanamente opereranno, ma penetrando nel mio Volere i loro atti si moltiplicheranno per tutti in modo tutto divino, ed avrò la gloria divina da parte delle creature di tanti sacramenti ricevuti ed amministrati in modo umano, altri profanati, altri infangati dall’interesse; di tante opere buone in cui resto più disonorato che onorato.
Lo sospiro tanto questo tempo, e tu prega e sospiralo insieme con me e non spostare il tuo anello di congiunzione col mio, incominciando tu per prima”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Gennaio 29, 1919)

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… “Senti, figlia mia, rigenerata nel mio Supremo Volere, quello che voglio fare di te ed in te: quello che faceva la mia Umanità nella Divina Volontà voglio ripeterlo, ma voglio il tuo volere unito insieme, affinché ripeta insieme con me ciò che facevo e faccio ancora. Nel mio Volere ci sono tutti gli atti che fece la mia Umanità, sia esterni che interni.
Degli atti esterni più o meno si sa ciò che io feci, e la creatura volendo si può unire insieme con me e prendere parte a quel bene che feci; ed io sento il contento perché vedo il mio bene in mezzo alle creature come moltiplicato, in virtù dell’unione che fanno con me; i miei atti sono messi come al banco e ne riscuoto gli interessi.
Invece degli atti interni che fece la mia Umanità nella Divina Volontà per amor di tutti, poco o nulla se ne sa, e la creatura non conoscendo né la potenza di questo Volere né come la mia anima operava in esso né ciò che feci, come potrà unirsi con me per prendere parte di quel bene?
La conoscenza porta con sé il valore, gli effetti, la vita di quel bene. Un oggetto tanto utile porta, per quanto si conosce; e molte volte succede che due oggetti che contengono lo stesso valore, uno che [ne] conosce il valore di più, vendendolo acquista di più; un altro che non ha quella conoscenza lo dà per meno.
Quante cose fa la conoscenza! Molti si fanno ricchi perché hanno cura di conoscere le cose; altri si trovano nelle stesse materie, ma perché non conoscono bene le cose, sono poveri.
Ora volendoti insieme con me, anche nei miei atti interni che faceva la mia Umanità in questo Volere Supremo, è giusto che ne facessi conoscere i pregi, il valore, gli effetti, la potenza, il modo che tiene questo mio Volere; ed a seconda che ti vado manifestando, apro tra te e me la partecipazione di quello che ti faccio conoscere; altrimenti a che pro dirtelo? Forse per darti una semplice notizia? No, no; quando io faccio conoscere è perché voglio dare; sicché quanti valori ed effetti conosci, tanto ti ho dato.
Perciò vedi il gran bene che voglio fare, non solo a te, ma anche agli altri, perché come si farà via questa conoscenza del vivere nel mio Volere, [esso] sarà amato di più, e l’amore assorbirà in loro tutto il bene che la conoscenza come madre feconda ha partorito loro. Io non sono il Dio isolato, no, voglio la creatura insieme con me; l’eco mio deve risuonare nel suo ed il suo nel mio e farne uno solo.
E se ho aspettato tanti secoli per far conoscere il mio Volere operante nella creatura, ed il suo operante nel mio, quasi elevandolo al mio stesso livello, era perché dovevo preparare, disporre le creature a passare dalle conoscenze minori alle maggiori; dovevo fare come un maestro che doveva insegnare le vocali, le consonanti, poi passa ai componimenti.
Finora non si sapeva altro della mia Volontà, che le vocali e le consonanti; era necessario che passassi ai componimenti, e questo mi svolgerà la vita della mia Volontà.
Il primo componimento lo voglio da te; se sarai attenta lo svolgerai bene, in modo da darmi l’onore di un tema che ti ha dato il tuo Gesù, il tema più nobile, il tema del Volere Eterno, che mi porterà la gloria più grande, che formando il connesso con le creature farà conoscere nuovi orizzonti, nuovi Cieli e nuovi eccessi del mio amore.
Vedi, nel mio Volere Supremo stanno tutti i miei atti interni che fece la mia Umanità, come in aspettativa per uscire come messaggeri per mettersi in via. Questi atti sono stati fatti per le creature e vogliono darsi e farsi conoscere; e non dandosi si sentono come imprigionati e pregano, supplicano che il mio Volere li metta a conoscenza per poter dare il bene che essi contengono…”(dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Ottobre 19, 1922)

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“… Ogni mia parola o sguardo sono vincoli di più che si formano tra me e la creatura. Ogni parola è un’unione maggiore, una strettezza di più, e come l’anima si sente guardata, la grazia incomincia il suo lavorio.
Se lo sguardo o la parola è stato dolce, benigna, [l’anima] dice: ‘Come era bella, penetrante, soave, melodiosa, come non amarlo?’ Se poi è stato uno sguardo o parola maestosa, sfolgorante di luce, dice: ‘Che maestà, che grandezza, che luce penetrante!
Come mi sento piccola, come son misera, quante tenebre in me innanzi a quella luce sì sfolgorante!’ Se ti volessi dire la potenza, la grazia, il bene che porta la mia parola o sguardo, quanti libri ti farei scrivere!
Ora vedi, dunque, quanti beni ti ho fatto nel guardarti tante volte, nel tenerti con me in familiari conversazioni; non sono state solo parole, ma discorsi completi”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Novembre 24, 1922)

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… “Figlia mia, la mia vita fu brevissima quaggiù e la maggior parte me la passai nascosto. Ma ad onta che fu brevissima, perché la mia umanità era animata da una Volontà Divina, quanti beni non feci?
Tutta la Chiesa prende dalla mia vita, a sazietà beve alla sorgente della mia dottrina; ogni mia parola è una fontana che imbocca a ciascun cristiano, ogni mio esempio è più che sole che illumina, che riscalda, che feconda e fa maturare le più grandi santità, che se [si] volesse paragonare tutti i santi, tutti i buoni, tutte le loro pene ed il loro eroismo, messi dirimpetto alla mia vita brevissima sarebbero sempre le piccole fiammette innanzi al gran sole.
E siccome in me regnava la Divina Volontà, tutte le pene, le umiliazioni, confusione, contrasti, accuse che mi diedero i nemici nel corso della mia vita e della mia passione, servì tutto a scorno loro ed a maggior confusione di loro stessi, perché stando in me una Volontà Divina, succedeva di me come succede al sole quando le nubi, distendendosi nel basso dell’aria, pare che vogliano dare un’onta al sole coll’oscurare la superficie della terra, togliendo momentaneamente la vivezza della luce solare.
Ma il sole si ride delle nubi, perché esse non possono fare vita perenne nell’aria, la loro vita è fugace, basta un piccolo vento per farle dileguare, ed il sole è sempre trionfante nella sua pienezza di luce che domina e riempie tutta la terra.
Così successe di me: tutto ciò che mi fecero i miei nemici ed anche la mia stessa morte furono come tante nubi che coprirono la mia umanità, ma il sole della mia Divinità non lo potettero toccare; e non appena il vento della potenza della mia Volontà Divina si mosse, si dileguarono le nubi e più che sole risuscitai glorioso e trionfante, restando i nemici più scornati di prima.
Figlia mia, nell’anima dove regna la mia Volontà con tutta la sua pienezza, i minuti di vita sono secoli e secoli di pienezza di tutti i beni, e dov’essa non regna, i secoli di vita sono appena minuti di beni che contengono.
E se l’anima dove regna il mio Volere soffrisse umiliazioni, contrasti e pene, sono come nubi che il vento del Fiat Divino scarica sopra coloro, con loro scorno, che hanno ardito di toccare il portatore del mio eterno Volere”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Aprile 16, 1927)