SAN GIOVANNI, APOSTOLO ED EVANGELISTA, FESTA (GV 20,2-8)

2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.
4Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

“Corse allora…” (Gv 20,2)

Il mio volo nel Fiat continua, anzi mi sento che mi viene incontro in ogni istante, in ogni cosa che tocco, che faccio, nelle pene e nelle gioie, in ciascuna cosa creata, che me le mette intorno per farmi servire; mi sembra che stia come alla spia per farsi conoscere, per dirmi: “Son qui, dimmi che vuoi; mi renderai più felice se mi metti in condizione di poterti abbondare di più, affinché felicitandoti io mi senta più felice per la felicità della figlia mia”.
Ora mentre la mia mente era affogata nel suo mare divino, il mio amato Gesù sorprendendomi colla sua breve visitina, con un amore che non poteva contenere mi ha detto: “Figlia mia benedetta, l’amore eccessivo della Divina Volontà dà dell’incredibile; quando la creatura vive in essa, ha formato il suo piccolo mare del Fiat nell’anima sua, la quale tirata dalla sua stessa potenza vuole sempre più ingrandire questo suo maricello nella cerchia dell’anima.
Senti che fa: presa d’amore irresistibile corre, corre sempre in ogni atto ch’essa fa; se vede che deve far uso della parola corre, le va incontro, investe la parola col suo Fiat ed accresce la sua potenza divina nella parola della creatura; se vede che deve operare corre, le prende le mani, se le stringe, le investe col suo Fiat ed aumenta la sua potenza divina nelle opere di essa; se vede che sta per muovere il passo corre, li investe, e le dà tale potenza da correre sempre verso chi corre sempre verso di essa; se ama, corre per darle nuovo amore; se vede che desidera che vuol essere sempre più buona, corre ed aumenta la sua bontà.
Non vi è pensiero, palpito e respiro, che non investe col suo Fiat, per fare crescere la sua sapienza, la sua bellezza, il palpito del suo eterno amore. Ma non è tutto ancora. Credi tu che il mio Volere può fare delle soste nel correre sempre verso chi possiede il suo Volere? Ù
Affatto, per correre se ne serve di tutto: se il sole la investe, corre per darle più luce, e siccome la creatura è più del sole, le dà le proprietà che contiene la luce, anzi le aumenta; le dà la sua dolcezza divina, la sua fecondità, la varietà dei suoi profumi celesti, il gusto dei suoi sapori divini, le sue qualità supreme come le più belle varietà dei colori, e fa in modo colla potenza del suo Fiat che la sua amata creatura, più che sole, non resta altro di essa che luce e calore, per investirla e farsi investire.
Se le soffia il vento, corre, la investe e col suo Fiat aumenta la potenza del suo amore imperante, i suoi gemiti divini per farla gemere coi suoi stessi gemiti e sospiri che venga il suo regno sulla terra; la bacia, l’accarezza, se la stringe forte, per farsi sentire quanto l’ama e come vuol essere riamato.
Se beve l’acqua, corre per investirla colla sua freschezza e refrigeri celesti; se prende il cibo, corre per alimentarla col cibo della sua Volontà, affinché la vita divina cresce nella creatura, si rafferma e si conferma maggiormente in essa. Insomma non vi è cosa che il mio Volere non corre, ed oh, la festa che fa quando si vede che essa riceve questo dolce incontro e riceve il bene che senza mai cessare le vuol dare!
E se la creatura anch’essa corre in ogni cosa verso chi corre verso di lei, oh, allora il mio Fiat è preso da tant’amore, che il suo mare interminabile si gonfia, forma le sue onde altissime e le scarica nel piccolo maricello, ingrandendo in modo meraviglioso e prodigioso la capacità e larghezza del suo nel maricello dell’anima.
Figlia mia, questi sono i nostri modi divini: amare sempre senza mai cessare, dare sempre senza mai finire di dare. Se ciò non fosse, dovevamo mettere un limite alla nostra potenza, un basta al nostro amore, ma neppure lo possiamo, perché essendo il nostro Essere infinito, da per sé stesso corre in cerca di chi ama e che vuol essere riamato, perciò i limiti non hanno valore ed il basta non esiste per noi.
Al più [vi è] chi ingrato non ci vuol riconoscere, e non riconoscendoci succede come al cieco, che ad onta che il sole non gli nega la sua luce, anzi lo investe da per tutto, lui non vede né lo conosce, ma non può negare che non senta il suo calore.
Ma ciò non può succedere per chi vive nel nostro Volere; già lui stesso la tiene in sentinella, in atto di aspettativa continua di ricevere i nostri incontri per incontrarci, le nostre corse per correrci; e se il nostro amore per farla correre di più le nasconde le nostre corse mentre corriamo lo stesso, oh, come spasima la povera figlia!
Tanto che siamo costretti a rompere subito il velo del nascondimento e dirle: ‘Siamo qui, quietati. Non temere, che mai lasceremo la figlia nostra, la figlia del nostro Volere’. E per quietarla le facciamo sentire più vivo il nostro amore e l’abbondiamo di grazie maggiori”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Aprile 18, 1937)

“L’altro discepolo, quello che Gesù amava…” (Gv 20, 2)

Mi pareva di trovarmi fuori di me stessa e pareva che in cielo si facesse festa speciale, ed io ero invitata a questa festa e pareva che cantavo cogli stessi beati, perché là non c’è bisogno che s’impari, ma vi sentite come un’infusione dentro l’interno e ciò che cantano o fanno gli altri sapete fare voi medesimo.
Or mi pareva che ogni beato è un tasto, ossia una musica lui stesso, ma tutti concordi tra loro, ma uno diverso dall’altro: chi canta le note della lode, chi le note della gloria, chi del ringraziamento, chi delle benedizioni, ma però tutte queste note vanno a riunirsi in una sola nota, e questa nota è amore.
Pare che una sola voce riunisce tutte quelle voci e finisce con la parola amore. È un risuonare tanto dolce e forte questo grido: “Amore!”, che tutte le altre voci restano come spente in questo cantico: “Amore!”
Pareva che tutti i beati restavano da questo grido o canto: “Amore!”; alto, armonioso, bello, che assordava tutto il cielo, estatici, assonnati, svegliati, inebriati; partecipavano, si può dire, ad un paradiso di più. Ma chi erano i fortunati che gridavano di più e che facevano risuonare in tutto questa nota: “Amore!”, e che apportavano tanta felicità allo stesso cielo?
Erano coloro che avevano più amato il Signore quando vivevano in terra. Ah, non erano coloro che avevano fatto cose grandi, penitenze, miracoli, ah, non mai! Solo l’amore è quello che va sopra di tutto e tutto resta dietro di sé; sicché chi ama molto, e non chi fa molto, sarà più accetto al Signore. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Ottobre 16, 1906)

“Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro” (Gv 20, 4)

Continuando il mio solito stato mi sono trovata fuori di me stessa, e vedevo me stessa come un piccolo vaporetto, ed io tutta mi maravigliavo nel vedermi ridotta in quella forma. Onde in questo mentre è venuto il mio adorabile Gesù e mi ha detto:
“Figlia mia, la vita dell’uomo è vapore, e siccome al vapore è il solo fuoco che lo fa camminare, ed a misura che il fuoco è vivo e molto, così corre più veloce, e se è poco cammina a lento passo, e se è spento resta fermato, così l’anima, se il fuoco dell’amor di Dio è molto, si può dire che vola sopra tutte le cose della terra e sempre corre e vola al suo centro ch’è Dio; se poi è poco si può dire che cammina stentata, strisciandosi ed infangandosi di tutto ciò ch’è terra; se poi è spento resta fermata, senza vita di Dio in essa, come morta a tutto ciò che è divino.
Figlia mia, quando l’anima in tutte le sue azioni, non le fa per altro che per il solo fine d’amarmi e nessun’altra ricompensa vuole del suo operato che il mio solo amore, cammina sempre di giorno, mai per lei è notte, anzi cammina nello stesso sole, che quasi vapore la circonda per farla camminare in esso facendole godere tutta la pienezza della luce; non solo, ma le sue stesse azioni le servono di luce per il suo cammino e le accrescono sempre nuova luce.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Novembre 1, 1903)

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… Ed io: “Amor mio, la tua corsa d’amore non si arresta mai, corri, corri sempre, ed io mi sento che non sono capace di fare le mie corse d’amore come le fai tu; sono troppo piccola e non ho il volo di correre ovunque per amarti”. Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, anche tu puoi fare le corse d’amore nel mare immenso della mia Divina Volontà; farai come fa la nave: quando vuole solcare il mare essa si tuffa nel mare, le acque si fendono, le danno il passo, e mentre veloce cammina, lascia dietro di sé una striscia bianca come segno che la nave passa da quel punto di mare, che poi a poco a poco svanisce e nulla resta che la nave passò, ma ad onta di ciò la nave ha fatta la sua corsa nel mare ed è giunta dove si era prefissata d’andare.
Così l’anima; se vuole amare si tufferà nel mare del mio Fiat Divino e formerà la sua corsa d’amore, girerà tutta l’eternità e non farà come la nave, che nulla resta nel mare perché passò, ma orgogliose le acque si chiudono dietro non lasciando nessuna traccia perché la nave passò; ma nel mare del mio Voler Divino, come l’anima si tuffa per fare la sua corsa, le nostre acque divine rigurgitano e nel loro rigoglio formano il solco, il quale non svanisce, ma vi resta il segno ed addita a tutti la sua corsa d’amore fatta nel nostro mare, in modo che noi possiamo dire: ‘
Da qui passò e fece la sua corsa d’amore chi vive nel nostro Volere’, perché ciò che si fa in esso resta incancellabile. Così se vuoi fare le tue adorazioni, se vuoi abbellirti, se vuoi santificarti, se vuoi essere potente, sapiente, tuffati nel nostro Volere, e mentre farai la tua corsa resterai tutt’amore, tutta bella, tutta santa, acquisterai la scienza, chi è il tuo Creatore, e tutti i tuoi moti saranno adorazioni profonde, e lascerai nel nostro mare tanti solchi per quante diverse corse hai fatto nel Fiat Divino, in modo che noi diremo:
‘In questa corsa che fece nel nostro mare, la piccola figlia del nostro Voler Divino formò il solco della santità, e noi la santificammo ed essa restò santa; in quest’altra corsa si tuffò nel mare della nostra bellezza e formò il suo solco, e noi l’abbellimmo ed essa restò abbellita; in quest’altra corsa formò il solco delle nostre conoscenze, ed essa ci conobbe e noi le parlammo e ci fecimo conoscere, e le parlammo a lungo del nostro Essere Divino, la nostra parola la legò, la immedesimò con noi, e sentiamo l’irresistibile bisogno di farci conoscere sempre più e di farle il dono più grande di manifestarle le nostre verità’.
Sicché ogni corsa che fai nel nostro Fiat Supremo prendi sempre del nostro, ed il nostro amore rigurgitando ci parla di te e ci addita le tue corse col suo rigoglio, come segno che tu sei stata nel nostro mare divino”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 27; Dicembre 24, 1929)