24In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
26Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.

“In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24)

Avendo letto due vite di sante, una che aspirava tanto al patire e l’altra tanto ad essere piccola, stavo pensando nel mio interno chi delle due fosse migliore per poterla imitare; e non sapendomi risolvere mi sentivo come impicciata, e per poter essere libera e pensare solo ad amarlo ho detto in me stessa: “Io non voglio aspirare a niente che ad amarlo ed adempire perfettamente il suo Santo Volere”.
In questo mentre, il Signore nel mio interno mi ha detto:
“Ed io qui ti voglio, nel mio Volere. Fino a tanto che il granello di frumento non viene sepolto sotto terra e muore del tutto, non può risorgere a vita novella e moltiplicarsi e dar vita ad altri granelli; così l’anima, fino a tanto che non si seppellisce nella mia Volontà fino a morire del tutto col disfare tutto il suo volere nel mio, non può risorgere a nuova vita divina, col risorgimento di tutte le virtù di Cristo che contengono la vera santità.
Perciò la mia Volontà sia il suggello che ti suggelli l’interno e l’esterno, e quando la mia Volontà avrà risorto tutta in te, vi troverai il vero amore; e questo è la più di tutte le altre santità a cui può uno aspirare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Gennaio 20, 1907)

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Mi stavo fondendo nel mare immenso del Voler Divino, ed il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno in atto di benedirmi; e dopo avermi benedetto mi ha cinto il collo con le sue braccia e mi ha detto:
“Figlia mia, ti benedico il tuo cuore, i tuoi palpiti, i tuoi affetti, le tue parole, i tuoi pensieri, fino il tuo più piccolo moto, affinché tutti con la mia benedizione restino investiti d’una virtù divina, in modo che entrando nel mio Volere portino con sé, in virtù della mia benedizione, questa virtù divina e abbiano il potere di potersi diffondere in tutti, darsi a tutti, moltiplicarmi per ciascuno, per darmi l’amore, la gloria, come se tutti avessero la mia vita in loro.
Perciò entra nel mio Volere, penetra tra il Cielo e la terra, gira per tutti. Il mio Volere è luce purissima, e questa luce contiene l’onniveggenza, il passaporto per poter entrare nei più intimi nascondigli, nelle fibre più segrete, nell’abisso delle profondità e nello spazio delle altezze più alte.
Questo passaporto non ha bisogno di firma per essere valido, ma contiene in sé stesso questo potere, perché essendo luce che scende dall’alto, nessuno può impedirgli il passo e l’entrata; e poi è Re di tutto e tiene il dominio ovunque.
Onde metti in giro nella mia Volontà i tuoi pensieri, le tue parole, i tuoi palpiti, le tue pene, tutto il tuo essere; non lasciare nulla in te stessa, affinché col passaporto della luce della mia Volontà e con la mia virtù divina entri in ogni atto di creatura e moltiplichi la mia vita in ciascuna di esse.
Oh, come sarò contento nel vedere che la creatura, in virtù della mia Volontà riempie Cielo e terra di tante mie vite per quante creature esistono!”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Marzo 19, 1924)

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Mi sentivo oppressa ed un pensiero voleva turbare la serenità della mia mente: “E se ti trovassi in punto di morte e ti venissero dubbi, timori di come ti sei diportata nella tua vita, tanto da farti temere della tua salvezza, come faresti?” Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù non mi ha dato tempo di più riflettere né di rispondere al mio pensiero; muovendosi nel mio interno si faceva vedere che tentennava la testa, e come contristato dal mio pensiero mi ha detto:
“Figlia mia, che dici? Pensare ciò è un affronto alla mia Volontà; in essa non entrano né timori né dubbi né pericolo alcuno, queste sono robe che non le appartengono, sono piuttosto i miseri cenci della volontà umana.
La mia Volontà è qual mare placido che mormora pace, felicità, sicurezza, certezza, e le onde che sprigiona dal suo seno sono onde di gioie e di contenti senza termine, perciò nel vederti pensare ciò io sono restato scosso: la mia Volontà non è capace di timori, di dubbi, di pericolo, e l’anima che vive in essa si rende estranea ai miseri cenci della volontà umana.
E poi di che può temere la mia Volontà? Chi mai può fare suscitare dubbi sul suo operato, se innanzi alla Santità del mio Volere operante tutti tremano e sono costretti a piegare la fronte, adorando l’operato della mia Volontà?
Anzi voglio dirti una cosa per te molto consolante e per me di grande gloria: succederà di te, nel tuo morire nel tempo, ciò che successe di me nella mia morte.
Io in vita operai, pregai, predicai, istituii sacramenti, soffrii pene inaudite e fino la stessa morte, ma la mia Umanità posso dire che quasi nulla vide a confronto del gran bene che aveva fatto, né gli stessi sacramenti ebbero vita finché io stetti sulla terra.
Come fui morto, la mia morte suggellò tutto il mio operato, le mie parole, le mie pene, i sacramenti; ed il frutto della mia morte confermò tutto ciò che io feci, e fece risorgere a vita le mie opere, le mie pene, le mie parole, i miei sacramenti da me istituiti, e la continuazione della vita di essi fino alla consumazione dei secoli.
Sicché la mia morte mise in moto tutte le opere mie e le fece risorgere in vita perenne. Tutto ciò era giusto. Contenendo la mia Umanità il Verbo Eterno e una Volontà che non ha né principio né fine né [è] soggetta a morire, tutto ciò che essa fece nulla doveva perire, neppure una sola parola, ma tutto doveva avere la continuazione fino alla fine dei secoli, per passare nei Cieli a beatificare tutti i beati eternamente.
Così succederà di te: la mia Volontà che vive in te, che ti parla, ti fa operare, soffrire, nulla farà perire, neppure una parola delle tante verità che ti ho manifestato sulla mia Volontà; tutto metterà in moto, tutto farà risorgere.
La tua morte sarà la conferma a tutto ciò che ti ho detto; e siccome nel vivere nella mia Volontà tutto ciò che l’anima fa, soffre, prega, parla, contengono un atto di Volontà Divina, tutto ciò non sarà soggetto a morire, ma resteranno come tante vite nel mondo, tutte in atto di dar vita alle creature.
Quindi [di] tutte le verità che ti ho detto, la tua morte squarcerà i veli che le coprono, e risorgeranno come tanti soli, da snebbiare tutti i dubbi e le difficoltà di cui parevano coperte in vita. Sicché finche tu viva in questo basso mondo, poco o nulla vedrai negli altri di tutto il gran bene che la mia Volontà vuol fare per mezzo tuo, ma dopo la tua morte avrà il suo pieno effetto.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Giugno 29, 1925)

“Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,25)

… “Mia figlia benedetta, le condizioni assolute, necessarie e di somma importanza, che formano la vita e l’alimento per assicurare il Regno della mia Divina Volontà, è chiedere dalla creatura gradi e prolissità di lungo sacrificio.
Quindi la nostra bontà, in virtù del sacrificio che chiede, deve dare grazie sorprendenti a chi chiede questo sacrificio, in modo che la creatura affascinata dal mio amore, dai miei doni e dalle mie grazie, le parrà nulla il sacrificio che io le chiedo, ad onta che conosce che la sua vita è finita; non più avrà diritto sopra di sé stessa, tutti i diritti saranno di chi le chiede il sacrificio.
Se non conoscesse tutta l’intensità del sacrificio che accetta, [questo] non avrebbe tutto il valore, perché quanto più si conosce la grandezza, il peso del sacrificio, tanto più valore viene messo dentro; la conoscenza mette il valore esatto e compiuto nel sacrificio. Invece chi non conosce tutto il peso d’un sacrificio, oh, quanto diminuisce il valore, la grazia, il bene che deve ottenere!
E poi il nostro amore resta ferito, la nostra potenza si sente impotente avanti ad una creatura che chiediamo grandi sacrifici, facendole conoscere il peso per cui si deve sottomettere, col essa solo per nostro amore e per compiere la nostra Volontà accetta tutto.
Il sacrificio prolisso porta la prolissità della preghiera; ed oh, come le nostre orecchie si fanno tutte attenzione, i nostri sguardi restano rapiti nel vedere che da mezzo il rogo del sacrificio da noi voluto, [la creatura] prega, e che cosa chiede e vuole?
Ciò che noi vogliamo: che la nostra Volontà si faccia come in cielo così in terra. Ah, se si potesse, metterebbe a soqquadro cielo e terra, vorrebbe tutto in suo potere per fare che tutti chiedessero ciò che vuole, affinché il suo sacrificio ottenesse lo scopo e portasse il frutto da Dio voluto. La nostra paterna bontà è tanta, che ci riesce impossibile non esaudire lo scopo d’un sacrifico lungo ed una preghiera prolissa.
Queste sono le condizioni da parte delle creature, e questo l’abbiamo fatto con te e vogliamo che lo conosci, perché noi non diamo le cose nostre ai ciechi, che per la loro cecità non conoscono i beni che vengano dati loro, né quelli che stanno loro d’intorno, molto meno ai muti, che per il loro mutismo non hanno parole per manifestare le nostre verità e le nostre grazie.
La prima cosa che diamo è la conoscenza di quello che vogliamo fare di essa, e poi diamo e facciamo quello che abbiamo disposto. La conoscenza si può chiamare il principio, il vuoto, il seme dove mettere il sacrificio, le cose nostre, e far sorgere la bella preghiera che ci debilita, ci incatena con catene, con legami inseparabili, e ci fa cedere ciò che vuole.
Molto più che essendo la nostra Volontà vita ed opera che dà vita a tutto e a tutti, per venire a regnare sulla terra voleva da parte dell’umana famiglia una vita di creatura a sua disposizione, e che senza opporsi stesse in balia della sua Volontà Divina, affinché ne facesse ciò che vuole. Questo le servirà di poggio e condizione per assicurare il suo regno, da parte delle creature. Ora vengono le condizioni di assicurazione da parte di Dio.
Ma a chi poteva farle, se non a chi ne aveva chiesto il sacrificio? Sicché la mia lunga prolissità di manifestare tante verità sulla mia Divina Volontà, il mio lungo dire sul suo regno e sul bene che vuole e deve fare, il suo lungo dolore di circa seimila anni che vuol regnare e l’hanno respinta, le molte promesse che vuol dare di beni, di felicità, di gioie, se la fanno regnare, non sono state altro che assicurazioni che ho fatto alla creatura di questo Regno del mio Fiat; e queste assicurazioni venivano fatte e suggellate nella cosa più bella, più sacra, più preziosa, cioè nel centro del rogo del tuo sacrificio da noi voluto.
Posso dire che non mi stanco mai di fare assicurazioni; dici, ritorno a dire sempre con nuovi modi, nuove verità, nuove forme, similitudini sorprendenti, sempre sulla mia Divina Volontà. Non avrei mai detto tanto se non fossi certo che il mio regno non dovesse avere il suo dominio sulla terra; quindi è quasi impossibile [che] un mio dire sì prolisso ed un tuo sacrificio sì continuo non debbono avere i sospirati frutti da parte di Dio e da parte delle creature.
Perciò continua il tuo volo in quel Fiat che tiene potenza di farsi strada, di abbattere tutte le difficoltà ed a forza d’amore farsi i più fidi amici e difensori i suoi più spietati nemici”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Marzo 27, 1932)