San Marco, Evangelista – Festa (Mc 16,15-20)
15E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
“E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15)
… Onde mi sentivo tanto immersa nel Fiat Supremo, che mi sentivo come una spugna inzuppata nella luce di esso. Mi sembrava che tutte le cose create mi portavano il bacio del Voler Divino, ed in quel bacio sentivo le labbra del mio Creatore che me li scoccava, mi pareva che il Fiat trasportava con sé le Tre Divine Persone.
Ora mentre la mia mente me la sentivo sperduta nella luce del Fiat, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, quando il mio Volere avrà il suo regno sulla terra e le anime vivranno in essa, la fede non avrà più ombra, non più enigmi, ma tutta sarà chiarezza e certezza.
La luce del mio Volere porterà nelle stesse cose create la visione chiara del loro Creatore, [le anime] lo toccheranno con mano in tutto ciò che ha fatto per amor loro.
Adesso l’umano volere è ombra alla fede, le passioni sono nubi che oscurano la luce chiara di essa, e succede come al sole quando dense nubi si formano nella bass’aria, che ad onta che il sole c’è, le nubi si fanno contro alla luce e sembra oscura come se fosse notte; e chi non avesse visto mai il sole starebbe a credere che si stesse il sole.
Ma se un vento impetuoso diradasse le nubi, toccando con mano la sua fulgida luce chi oserebbe dire: ‘Non esiste il sole’? Tale si trova la fede perché non regna la mia Volontà; [gli uomini] sono quasi come ciechi che devono credere agli altri, che esiste un Dio.
Invece regnando il mio Fiat Divino, la sua luce farà toccare con mano a loro stessi l’esistenza del loro Creatore, quindi non sarà più necessario che altri lo dicano. Sicché le ombre, le nubi non esisteranno più”.
Ma mentre ciò diceva, Gesù faceva uscire un’ondata di gioia e di luce dal suo cuore, che darà altra vita alle creature; e con enfasi d’amore ha soggiunto:
“Come sospiro il Regno del mio Volere!
Esso metterà termine ai mali delle creature ed ai nostri dolori; cielo e terra sorrideranno insieme, le feste nostre e le loro riprenderanno l’ordine del principio della creazione, metteranno un velo su tutto, affinché le feste non siano più interrotte”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Giugno 29, 1928)
“Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato… Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono…” (Mc 16,16-17)
… “Per ottenere la fede, bisogna credere. Senza credenza non può darsi fede. Come in cima all’uomo vi è il capo, che deve dirigere l’uomo in ogni sua operazione, così in cima di ogni altra virtù c’è bisogno della fede che ordina tutto; ma come il capo senza il senso della vista non potrebbe esimersi dalle tenebre e da ogni altra confusione, in modo che se volesse dirigere qualsiasi operazione dell’uomo nello stato di totale cecità, lo spingerebbe dove non lo avrebbe spinto se avesse avuto la vista, così l’anima senza la fede non potrebbe fare altro che andare di precipizio in precipizio.
Ora, come la vista serve di guida all’uomo in ogni sua operazione, così la fede all’anima è luce illuminativa, senza della quale non si può percorrere la strada che mena alla vita eterna.”
Ora, per aversi la fede, fa d’uopo aversi prima tre cose: il germe di fede, bontà dello stesso germe e sviluppo del medesimo. Il germe viene a gettarsi in noi mercé la notizia che si ha circa l’oggetto di fede, giacché non si può certo pensare ad una cosa se non si abbia avuto prima, almeno, qualche conoscenza della medesima.
La bontà del germe di fede deve riporsi in chi getta in noi questo stesso germe, giacché potrà essere vero germe di fede se sarà degna di fede la persona che ce lo dà; falso germe, se venisse falsificato da chicchessia fin nella radice.
Se poi sorgesse in noi qualche incertezza dell’oggetto di cui ci dà notizia, oppure circa la non esatta notizia, deve tenersi come oggetto dubbio di fede. Assicurato dunque del germe della fede e della bontà del medesimo, fa mestieri che venga coltivato per farlo crescere e ben sviluppare sino alla maturità, giacché allora cessa di essere oggetto di fede, quando si ha l’intima persuasione della verità.
Dal mettere nella bontà del germe della fede ogni sua fidanza ed ogni nostra industria che il germe cresca e sempre più si sviluppi sino alla maturità, si viene a produrre in noi quella virtù, sorella della fede, qual è la santa speranza di vedere raggiunto il termine della fede e della stessa speranza, nell’oggetto di fede già conquistato.
Sicché io posso dire che la notizia di Dio getta in me il seme della fede; da questo seme, ben coltivato, nasce, cresce e [si] sviluppa sempre più la luce che si riproduce dal germe della fede.
La luce della fede mi dà tutte le particolarità di questo Dio, sommo mio bene; mi rivela la sua bontà, l’attrattivo amore con cui mi chiama a sé per fruire di sé, mi fa vedere in prospetto ancora tutti i benefizi che mi può fare.
Sicché la notizia della sua esistenza, per me fa il germe della fede; la fede crescente in me mi avvicina sempre più a questo Ente Supremo, facendomi conoscere in parte la smisurata eccellenza d’ogni suo attributo, chi egli sia in sé e fuori di sé, ed ancora ciò che egli mi può dare, il che getta in me il seme della santa speranza; da questo seme ancora, ben coltivato, verrà il possesso, perché chi fermamente crede, spera ed opera, già possiede.
La fede e la speranza operativa gettano il germe dell’amore verso l’Ente sommamente benefico, e questo Ente, in ricambio, fa nascere in noi il germe della carità cristiana, mercé la quale si diviene operanti, simile all’Uomo-Dio. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 1; cap. 43)
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“… Dopo compiuta la redenzione dovevo raffermare l’uomo nei beni della redenzione, ed in questo scelsi gli apostoli come raffermatori dei frutti della redenzione, dove coi sacramenti dovevano cercare l’uomo perduto e metterlo in salvo; sicché la redenzione è salvezza, è salvare l’uomo da qualunque precipizio.
Perciò ti dissi un’altra volta che il far vivere l’anima nel mio Volere è cosa più grande della stessa redenzione, perché salvarsi con [il] fare una vita di mezzo, ora cadere ed ora alzarsi, non è poi tanto difficile, e questo lo impetrò la mia redenzione, perché volevo salvare l’uomo a qualunque costo; e questo lo affidai ai miei apostoli come depositari dei frutti della redenzione.
Or dovendo fare il meno ancora, lasciai per allora il più, riservandomi altre epoche per compimento dei miei alti disegni. Ora il vivere nel mio Volere non è solo salvezza, ma è santità che si deve innalzare su tutte le altre santità, che deve portare l’impronta della santità del suo Creatore; perciò dovevano [sus]seguirsi prima le santità minori, come corteggio, forieri, messaggeri, preparativi di questa santità tutta divina.
E siccome nella redenzione scelsi la mia impareggiabile Madre come anello di congiunzione con me, dal quale dovevano discendere tutti i frutti della redenzione, così scelsi te come anello di congiunzione dal quale doveva aver principio la santità del vivere nel mio Volere.
Ed essendo uscito dalla mia Volontà, per portarmi gloria completa dello scopo per cui fu creato l’uomo, [egli] doveva ritornare sullo stesso passo del mio Volere per far ritorno al suo Creatore. Qual è dunque la tua meraviglia? Queste sono cose stabilite ab æterno, e nessuno me le potrà spostare.
E siccome la cosa è grande, è stabilire il mio regno nell’anima anche in terra, ho fatto come un re quando deve prendere possesso d’un regno: lui non va per primo, ma prima si fa preparare la reggia, poi manda i suoi soldati a preparare il regno e disporre i popoli alla sua sudditanza, onde seguono le guardie d’onore, i ministri, e l’ultimo è il re; ciò è decoroso per un re.
Così ho fatto io: ho fatto preparare la mia reggia, qual è la Chiesa; i soldati sono stati i santi, per farmi conoscere dai popoli; poi [mi] hanno preceduto i santi che hanno seminato miracoli, come più intimi ministri; ora come re vengo io per regnare, quindi dovevo scegliere un’anima dove fare la mia prima dimora e fondare questo Regno della mia Volontà.
Perciò fammi regnare e dammi piena libertà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Dicembre 3, 1921)
“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio” (Mc 16, 19)
… “Figlia mia benedetta, non vi è tratto della mia vita che non simboleggia il Regno della mia Divina Volontà. In questo giorno della mia ascensione io mi sentivo vittorioso e trionfante; le mie pene erano già finite, anzi lasciavo le mie pene già sofferte, in mezzo ai miei figli che lasciavo sulla terra, per aiuto, per forza e per sostegno e come rifugio dove nascondersi nelle loro pene per attingere dalle mie l’eroismo nei loro sacrifizi.
Posso dire che lasciavo le mie pene, i miei esempi e la mia stessa vita come semenza, che maturandosi e crescendo doveva [far] sorgere il Regno della mia Divina Volontà.
Sicché partivo e restavo: restavo in virtù delle mie pene, restavo nei loro cuori per essere amato – dopo che la mia Santissima Umanità saliva al Cielo, sentivo più stretto il vincolo dell’umana famiglia, quindi non mi sarei adattato a non ricevere l’amore dei miei figli e fratelli che lasciavo sulla terra – restai nel Santissimo Sacramento per darmi continuamente a loro e loro a darsi a me, per far loro trovare il riposo, il ristoro ed il rimedio a tutti i loro bisogni. Le nostre opere non soffrono di mutabilità, ciò che facciamo una volta ripetiamo sempre.
Oltre di ciò, in questo giorno della mia ascensione io avevo doppie corone: la corona dei miei figli che portavo con me nella patria celeste e la corona dei miei figli che lasciavo sulla terra, simbolo essi dei pochi che avranno principio del Regno della mia Divina Volontà.
Tutti quelli che mi videro asceso al Cielo ricevettero tante grazie, che tutti misero la vita per far conoscere il Regno della Redenzione, e gettarono le fondamenta per formare la mia Chiesa, per far raccogliere nel suo grembo materno tutte le umane generazioni; così i primi figli del Regno della mia Volontà saranno pochi, ma saranno tali e tante le grazie di cui saranno investiti, che metteranno la vita per chiamare tutti a vivere in questo santo regno.
Una nube di luce mi investì, la quale tolse alla vista dei discepoli la mia presenza, i quali stavano come statue nel guardare la mia Persona, ch’era tanto l’incanto della mia beltà, che teneva rapite le loro pupille, tanto che non sapevano abbassarle per guardare la terra; tanto che ci volle un angelo per scuoterli e farli ritornare al cenacolo.
Anche questo [è] simbolo del Regno del mio Volere: sarà tale e tanta la luce che investirà i suoi primi figli, che porteranno il bello, l’incanto, la pace del mio Fiat Divino, in modo che [le creature] facilmente si arrenderanno a voler conoscere ed amare un bene sì grande.
Ora in mezzo ai discepoli c’era la mia Mamma che assisteva alla mia partita per il Cielo: questo è il più bel simbolo. Sicché essa è la Regina della mia Chiesa, l’assiste, la protegge, la difende; così siederà in mezzo ai figli della mia Volontà, sarà sempre essa la motrice, la vita, la guida, il modello perfetto, la Maestà del Regno del Fiat Divino che tanto le sta a cuore; sono le sue ansie, i suoi desideri ardenti, i suoi deliri d’amore materno, che vuole i suoi figli in terra nel regno dove essa visse.
Non è contenta che tiene i suoi figli [soltanto] in Cielo nel Regno della Divina Volontà, ma li vuole anche sulla terra, si sente che il compito datole da Dio come Madre e Regina non l’ha compiuto, la sua missione non è finita, fino a tanto che non regna la Divina Volontà sulla terra in mezzo alle creature.
Vuole i suoi figli che le somigliano e che posseggono l’eredità della Mamma loro. Perciò la gran Signora è tutt’occhio per guardare, tutto cuore per amare, per aiutare chi vede in qualche modo disposti, che vogliono vivere di Volontà Divina.
Quindi nelle difficoltà, pensa che essa ti sta d’intorno, ti sorregge, ti fortifica, prende il tuo volere nelle sue mani materne per fargli ricevere la vita del Fiat Supremo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Maggio 20, 1936)


