VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA – B – (Mc 16,1-7)

1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. 2Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.
3Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?». 4Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande.
5Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto.
7Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto».

“Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura” (Mc 16,5)

Continuando il mio solito stato di pene e di privazioni, me la passo con Gesù quasi in silenzio, tutta abbandonata in lui come una piccola bimba. Onde il mio dolce Gesù facendosi vedere nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, la confidenza in me è la piccola nube di luce in cui resta l’anima così coinvolta, da farle scomparire tutti i timori, tutti i dubbi, tutte le debolezze, perché la confidenza in me non solo le forma questa piccola nube di luce che l’involge tutta, ma la nutre di cibi contrari che hanno la virtù di dissipare tutti i timori, dubbi e debolezze.
Difatti la confidenza in me dissipa il timore e nutre l’anima di puro amore, scioglie i dubbi e le dà la certezza, toglie la debolezza e dà la fortezza, anzi la fa tanto ardita con me, che si attacca alle mie mammelle e succhia, succhia e si nutre, né altro cibo vuole; e se vede che succhiando non le viene nulla, e ciò lo permetto per eccitarla alla più alta confidenza, lei né si stanca né si stacca dal mio petto, anzi vi succhia più forte, urta la testa al mio petto, ed io me la rido e la faccio fare.
Sicché l’anima confidente è il mio sorriso ed il mio divertimento. Sicché chi confida in me mi ama, mi stima, mi crede ricco, potente, immenso; invece chi sconfida non mi ama davvero, mi disonora, mi crede povero, impotente, piccolo. Che affronto alla mia bontà!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Ottobre 8, 1919)

“Non abbiate paura!” (Mc 16, 6)

… “Figlia mia, non temere; il timore è il flagello del povero nulla, in modo che [il] nulla c[h]’è battuto dalle fruste del timore, si sente mancare e perdere la vita. Invece l’amore è lo slancio del nulla nel Tutto, che riempiendolo di vita divina, il nulla sente la vera vita che non è soggetta a mancare, ma sempre a vivere.
Ora tu devi sapere ch’è tanto l’amore che nutre il nostro Essere Divino verso la creatura, che le diamo del nostro per metterla in condizione da poter far gara col suo Creatore.
Ecco, perciò le diamo la nostra Volontà, il nostro amore e la nostra stessa vita, affinché se la faccia tutta sua per riempire il vuoto del suo nulla e così potermi dare Volontà per Volontà, amore per amore, vita per vita; e noi ad onta che l’abbiamo dato noi, li accettiamo come se fossero suoi, godendo che la creatura potesse farci la gara, essa a darci e noi a ricevere, per darle di nuovo ciò che ci ha dato, affinché tenesse sempre da darci; [a] meno che la creatura non volesse ricevere, ed allora senta il vuoto del suo nulla senza una Volontà Divina che la santifica, senza l’amore che la fa portare ad amare il suo Creatore, ed allora sopra di questo nulla piombano tutti i mali, fruste di timore, tenebre di terrore, piogge di tutte le miserie, debolezze che si sente mancare la vita. Povero nulla che non è riempito del Tutto!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 28; Ottobre 12, 1930)

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… “Figlia mia benedetta, il timore ancorché fosse santo è sempre virtù umana, spezza il volo all’amore e fa nascere la paura e lo stento; nel camminare nella via del [bene] fa guardare sempre a destra ed a sinistra, e [l’anima] giunge a temere di colui che tanto l’ama; toglie il dolce incanto alla fiducia che la fa vivere nelle braccia del suo Gesù, e se [l’anima] teme troppo sperde Gesù, e [il timore] la fa vivere a se stessa.
Invece l’amore è virtù divina e col suo fuoco tiene la virtù purificatrice di purificare l’anima da qualunque macchia, la unisce e la trasforma nel suo Gesù e le dà tale fiducia da farsi rapire dal suo Gesù.
Il dolce incanto della fiducia è tale e tanto, che si rapiscono a vicenda, che l’uno non può stare senza dell’altro, e se [la creatura] guarda, guarda solo se ama colui che tanto l’ama.
Sicché tutto l’essere suo viene racchiuso nell’amore, e siccome l’amore è figlio inseparabile del Voler Divino, perciò dà il primo posto di dominio alla mia Divina Volontà: essa si stende in tutti gli atti della creatura, umani e spirituali, nobilita tutto, e sebbene gli atti umani restano nella forma e materia di cui sono formati, non subiscono nessun cambiamento esterno, tutto il cambiamento resta nel fondo della volontà umana, restando tutto ciò che fa, anche le cose più indifferenti, cambiate in divino e confermate dalla Divina Volontà.
Il suo lavorio è incessante e su tutto ciò che fa la creatura stende il suo soggiorno di pace, e come vera Madre non fa altro che arricchire con conquiste divine la sua cara figlia.
Perciò sbandisci ogni timore, nel mio Volere non hanno ragione d’esistere né timore né paure né sfiducia, non sono cose che ci appartengono, e tu non devi fare altro che vivere d’amore e di Volontà mia.
Tu devi sapere che una delle più pure gioie che mi può dare la creatura è la fiducia in me: me la sento figlia mia e ne faccio quello che voglio; posso dire che la fiducia mi fa conoscere chi io sono, che sono l’Essere immenso, la mia bontà senza termine, la mia misericordia senza limiti, e quanto più fiducia trovo, più l’amo e più abbondo verso le creature”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Maggio 26, 1935)

“È risorto, non è qui” (Mc 16, 6)

… “Figlia mia, quanta luce, quanta gloria ebbe la mia Umanità nella mia risurrezione, perché nel corso della mia vita su questa terra non feci altro che racchiudere in ogni mio atto, respiro, sguardo, in tutto, la Volontà Suprema.
E come la racchiudevo, così il Divin Volere mi preparava la gloria, la luce nella mia risurrezione; e contenendo in me il mare immenso della luce della mia Volontà, non è meraviglia che se guardo, se parlo, se mi muovo, esca tanta luce da me, da poter dare luce a tutti.
Onde voglio incatenarti e travolgerti in questa luce, per gettare in te tanti germi di risurrezione per quanti atti vai facendo nella mia Volontà. Essa è la sola che fa risorgere l’anima ed il corpo alla gloria; essa è germe di risurrezione alla grazia, germe di risurrezione alla più alta e perfetta santità, germe di risurrezione alla gloria.
Sicché come l’anima emette i suoi atti nel mio Volere, così va incatenando nuova luce divina, perché il mio Volere di sua natura è luce, e [per] chi in esso vive ha virtù di trasmutare i pensieri, le parole, le opere e tutto ciò che fa, in luce.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Aprile 2, 1923)

“Là lo vedrete, come vi ha detto” (Mc 16, 7)

Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando a Nostro Signore quando giunto sul monte Calvario fu spogliato del tutto ed amareggiato di fiele, e lo pregavo dicendogli: “Adorabile mio Signore, non veggo in te che veste di sangue abbigliata da piaghe, e per gusto e piacere amarezze di fiele, e per onore e gloria confusione, obbrobri e croci.
Deh, non permettere che dopo che hai tanto tu sofferto, che io non guardi le cose di questa terra che come sterco e fango! Che non mi prenda altro piacere che in te solo, e che tutto il mio onore non sia altro che la croce.”
E lui facendosi vedere mi ha detto: “Figlia mia, se tu facessi diversamente perderesti la purità dell’occhio, che facendosi un velo alla vista perderesti il bene di vedermi, perché quell’occhio che si bea delle sole cose del cielo tiene la virtù di vedermi, e chi si bea delle cose della terra tiene la virtù di vedere le cose della terra, perché l’occhio vedendole diversamente da quel che sono, le vede e le ama.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Maggio 1, 1904)

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… “Gesù, amore mio, che tempi felici erano quelli! più felice quella gente che poteva, solo che lo volessero, avvicinarti, parlarti e stare con te!” E Gesù: “Ah! Figlia mia, la vera felicità la porta la mia Volontà, solo essa racchiude tutti i beni nell’anima, e facendosi corona intorno all’anima la costituisce regina della vera felicità. Esse sole saranno regine del mio trono, perché sono parto del mio Volere.
È tanto vero questo, che quella gente non fu felice; molti mi videro, ma non mi conobbero perché il mio Volere non risiedeva in loro come centro di vita, quindi ad onta che mi videro rimasero infelici; e solo quelli che ricevettero il bene di ricevere nei loro cuori il germe del mio Volere, si disposero a ricevere il bene di vedermi risorto.
Ora il portento della mia redenzione fu la risurrezione che più che fulgido sole coronò la mia umanità facendovi splendere anche i miei più piccoli atti, d’uno splendore e meraviglia tale da far stupire cielo e terra che sarà principio, fondamento e compimento di tutti i beni, corona e gloria di tutti i beati.
La mia risurrezione è il vero sole che glorifica degnamente la mia umanità, è il sole della religione cattolica, è la vera gloria d’ogni cristiano; senza la risurrezione sarebbe stato come il cielo senza sole, senza calore e senza vita.
Ora la mia risurrezione è simbolo delle anime che formeranno la santità nel mio Volere. I santi di questi secoli passati sono simboli della mia umanità, che sebbene rassegnati non hanno avuto attitudine continua nel mio Volere, quindi non hanno ricevuto l’impronta del sole della mia resurrezione, ma l’impronta delle opere della mia umanità prima della risurrezione.
Perciò saranno molti, quasi come stelle mi formeranno un bell’ornamento al cielo della mia umanità; ma i santi del vivere nel mio Volere, che simboleggeranno la mia umanità risorta, saranno pochi.
Difatti la mia umanità, prima di morire, molte turbe e folle di gente la videro, ma la mia umanità risorta la videro pochi, i soli credenti, i più disposti, e potrei dire solo quelli che contenevano il germe del mio Volere, ché se ciò non avessero [avuto], mancava loro la vista necessaria per poter vedere la mia umanità gloriosa e risorta, e quindi essere spettatori della mia salita al cielo.
Ora se la mia risurrezione simboleggia i santi del vivere nel mio Volere e questo con ragione, perché ogni atto, parola, passo, ecc., fatti nel mio Volere è una risurrezione divina che l’anima riceve, è un’impronta di gloria che subisce, è un uscire di sé per entrare nella Divinità e nascondersi nel fulgido sole del mio Volere, e vi ama, opera, pensa che meraviglia se l’anima resta tutta risorta ed immedesimata nello stesso sole della mia gloria e mi simboleggia la mia umanità risorta?
Ma pochi sono quelli che si dispongono a ciò, perché le anime, nella stessa santità vogliono qualche cosa di proprio bene; invece la santità del vivere nel mio Volere, nulla, nulla ha di proprio, ma tutto di Dio; e per disporsi le anime a ciò, di spogliarsi dei beni propri, troppo ci vuole.
Perciò non saranno molti; tu non sei nel numero dei molti, ma dei pochi. Perciò sempre attenta alla chiamata ed al tuo volo continuo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Aprile 15, 1919)

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Mi sentivo oppressa per la privazione del mio dolce Gesù e non facevo altro che chiamarlo, desiderarlo, ma invano; onde dopo aver molto stentato, quando non ne potevo più è venuto, ed io chi sa quante cose volevo dirgli, ma lui si è elevato in alto senza darmi tempo, ed io lo guardavo e lo chiamavo: “Gesù, Gesù, vieni!”
Anche lui mi guardava, e pioveva dalla sua Persona una rugiada su di me che m’imperlava tutta, e questa rugiada lo attirava verso di me, in modo che si è abbassato verso di me e mi ha detto:
“Figlia mia, il desiderio di volermi vedere rompe il velo che esiste tra il tempo e l’eternità, ed il ripetuto desiderio le dà il volo per avvicinarsi a me. Il mio amore è quasi irrequieto quando veggo che l’anima mi vuole ed io non mi faccio vedere; ed allora si quieta, quando non solo mi faccio vedere, ma le do nuovi carismi e nuovi pegni d’amore.
Il mio amore è sempre in atto di voler dare nuovi pegni d’amore alla creatura, e non appena vedo che la mia Volontà prende la parte operante, dirigente, di darsi alla creatura, il mio amore fa festa, corre, vola verso di essa, si fa culla dell’uomo, e se vede che non riposa nella sua culla lo tentenna, le canta per farlo riposare e dormire nel suo seno; e mentre dorme lui le alita in bocca per dargli nuova vita d’amore.
Se vede che il suo cuore non è felice, dal suo interrotto respiro, con l’alito che le manda il mio amore le forma la culla nel cuore per toglierle le amarezze, gli intoppi, le molestie e felicitarla d’amore; e quando si sveglia, oh, come gioisce il mio amore nel vederla rinata, felice e piena di vita!
E le dice: ‘Vedi, ti ho cullato nel mio seno per darti riposo; ho vegliato al tuo fianco nel tuo sonno per fare che tu ti destassi forte, felice e tutt’altra da quella che eri; adesso voglio essere culla ai tuoi passi, alle tue opere, alle tue parole, a tutto.
Pensa che sei cullata da me, e nella culla del mio amore mettici il tuo amore, affinché immedesimandoci ci felicitiamo a vicenda. Bada a non metterci altro, altrimenti mi contristerai e mi farai piangere amaramente’. È il mio amore che più si avvicina all’uomo, anzi è la culla dove lui è nato, sebbene nella mia Divinità tutto è armonia, come sono in piena armonia le membra al corpo.
Sebbene l’intelligenza prende la parte dirigente dove risiede la volontà dell’uomo, se lei non vuole si può dire che l’occhio non vede, la mano non opera, il piede non cammina; invece se vuole, l’occhio vede, la mano opera, il piede corre, tutte le membra si mettono d’accordo.
Così la mia Divinità: la mia Volontà prende la parte dirigente e tutti gli altri attributi si mettono in piena armonia per seguire ciò che il mio Volere vuole; sicché vi concorre la sapienza, la potenza, la scienza, la bontà, eccetera.
E siccome tutti i miei attributi, sebbene distinti tra loro, ma vivono nella fonte dell’amore, sboccano d’amore, ecco perciò mentre è l’amore che corre, che agisce, che si dona, tutti gli altri miei attributi vi concorrono insieme. Poi, all’uomo, ciò che più gli è necessario è l’amore.
L’amore è come il pane alla vita naturale; sicché può farne a meno della scienza, della potenza, della sapienza, o al più sono cose che si vogliono a tempo ed a circostanza; ma che si direbbe se avessi creato l’uomo e non lo amassi?
E poi a che pro crearlo, se non dovessi amarlo? Questo mi sarebbe di disonore e non opera degna di me, che non so far altro che amare. E che sarebbe dell’uomo se non avesse un principio d’amore e non potesse amare?
Sarebbe un brutto, e neppure degno di essere guardato. Perciò in tutto deve correre l’amore; l’amore dovrebbe correre in tutte le azioni umane come corre l’immagine del re nella moneta del regno. E se la moneta non è improntata dall’immagine del re, non viene riconosciuta per moneta; così, se non corre l’amore, non è riconosciuta per opera mia.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Febbraio 17, 1922)