20In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. 21La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo.
22Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. 23Quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.

“La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo” (Gv 16,21)

… “Figlia mia, la perfetta gloria e l’onore completo alla mia Volontà lo dette la mia umanità. Fu proprio nel mio interno, nel centro di questo cuore, che formai il Regno del Voler Supremo; e siccome l’uomo l’aveva perduto né c’era speranza di poterlo [ri]acquistare, la mia umanità lo riacquistò con pene intime ed inaudite, dandogli tutti gli onori dovuti e la gloria toltagli dalla creatura, per ridarlo di nuovo alla creatura.
Sicché il Regno della mia Volontà fu formato nella mia umanità; perciò tutto ciò che veniva formato in essa ed usciva fuori portava l’impronta del Fiat. Ogni mio pensiero, sguardo, respiro, palpito, ogni goccia del mio sangue, tutto, tutto portava il suggello del Fiat del mio regno supremo.
Questo dava tanta gloria e mi abbelliva tanto, che cielo e terra restavano al di sotto e come oscurati innanzi a me, perché la mia Volontà Divina è superiore a tutto [e tutto è] al di sotto di essa come suo sgabello. Ora nel giro dei secoli io guardavo a chi dovevo affidare questo regno, e sono stato come una madre pregna che spasima, che si duole, perché voleva partorire il suo parto, e non lo può.
Povera madre, quanto soffre, perché non può godersi il frutto delle sue viscere; molto più che, avendo maturato questo parto e non uscendo [questo], la sua esistenza è sempre in pericolo. Più che madre pregna sono stato per tanti secoli. Quanto ho sofferto! Come ho spasimato nel vedere in pericolo gli interessi della mia gloria, tanto della creazione quanto della redenzione!
Molto più che questo regno lo tenevo come in segreto e celato nel mio cuore, senza avere neppure lo sfogo di manifestarlo; e questo mi faceva spasimare di più, perché non vedendo nelle creature le vere disposizioni per poter dare questo mio parto e non avendo preso loro tutti i beni che ci sono nel Regno della Redenzione, non potevo azzardare a dar loro il Regno della mia Volontà, che contiene beni più grandi.
Molto più che i beni della redenzione serviranno come corredo, come antidoto per fare che entrando nel Regno della mia Volontà [le creature] non potessero ripetere una seconda caduta, come fece Adamo.
Dunque se tutti questi beni non tutti sono stati presi, anzi manomessi e calpestati, come poteva uscire questo parto del mio regno da dentro la mia umanità? Perciò mi son contentato di spasimare, di soffrire, di aspettare più che una madre per non esporre al pericolo il mio caro parto del mio regno.
E perciò spasimavo che volevo metterlo fuori per farne dono alla creatura e per mettere al sicuro gl’interessi della creazione e redenzione, tutti in pericolo; perché, fino a tanto che l’uomo non ritorna nel Regno del Supremo Volere, gl’interessi nostri e i suoi saranno sempre pericolanti.
L’uomo fuori della nostra Volontà è sempre un disordine nella nostra opera creatrice, è una nota [di]scordante che toglie la perfetta armonia alla santità delle nostre opere.
E perciò io guardavo il giro dei secoli aspettando la mia piccola neonata nel Regno della mia Volontà, mettendole intorno tutti i beni della redenzione per sicurezza del Regno della mia Volontà. E più che madre dolente, che tanto ho spasimato, affido a te questo mio parto e le sorti di questo mio regno.
E non [è] solo la mia umanità che vuole partorire questo mio parto che mi costa tanto, ma tutta la creazione è pregna della mia Volontà, e spasima perché [la] vuole partorire alle creature per ristabilire il Regno del loro Dio in mezzo alle creature.
Quindi la creazione è come velo che nasconde come un parto la mia Volontà, e le creature prendono il velo e respingono il parto che c’è dentro. Pregno della mia Volontà è il sole; e mentre prendono gli effetti della luce, che come velo nasconde la mia Volontà, i beni che produce, respingono poi la mia Volontà, non la riconoscono né si fanno dominare da essa.
Sicché prendono i beni naturali che ci sono nel sole; i beni dell’anima, il Regno del mio Volere che regna nel sole e che vuol darsi a loro, li respingono. Oh, come spasima nel sole la mia Volontà, che [il sole] vuol partorire dall’altezza della sua sfera, per regnare in mezzo alle creature!
Pregno della mia Volontà è il cielo, che guarda coi suoi occhi di luce, quali sono le stelle, le creature, se la vogliono ricevere perché regni in mezzo a loro. Pregno della mia Volontà è il mare, che colle sue onde fragorose si fa sentire; e le acque come velo la nascondono, ma l’uomo se ne serve del mare, prende i suoi pesci e la mia Volontà non cura e la fa spasimare come parto represso nelle viscere delle acque.
Sicché tutti gli elementi sono pregni della mia Volontà; il vento, il fuoco, il fiore, la terra tutta, sono tanti veli che [la] nascondono. Ora chi darà questo sfogo e sollievo alla mia umanità? Chi romperà questi veli di tante cose create che la nascondono? Chi riconoscerà in tutte le cose il portatore della mia Volontà, e facendole i dovuti onori la farà regnare nell’anima sua dandole il dominio e la sua sudditanza?
Perciò figlia mia, sii attenta, dà questo contento al tuo Gesù, che finora ha tanto spasimato per mettere fuori questo parto del mio regno supremo; ed insieme con me tutta la creazione, come un atto solo, romperà i veli e depositerà in te il parto della mia Volontà che nascondono”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Luglio 14, 1926)

“Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia” (Gv 16,22)

Dopo aver passati parecchi giorni di privazione [di Gesù], al più veniva qualche volta ad ombra e sfuggiva, sentivo tale pena che mi struggevo in lagrime. Il benedetto Gesù avendo compassione del mio dolore è venuto e tutta mia guardava e riguardava e poi mi ha detto:
“Figlia mia, non temere, che non ti lascio; ma però quando tu sei senza la mia presenza non voglio che ti disanimi, anzi da oggi innanzi, quando sei priva di me, voglio che prendi la mia Volontà e in quella ti bei, amandomi e glorificandomi nella mia Volontà e tenendo la mia Volontà come fosse la mia stessa persona.
Facendo così, tu mi terrai nelle stesse tue mani. Che cosa forma la beatitudine del paradiso? Certo la mia Divinità. Or chi formerà la beatitudine dei miei cari sulla terra? Con certezza la mia Volontà. Questa non ti potrà mai sfuggire. L’avrai sempre in tuo possesso e se tu starai nel circolo della mia Volontà, ivi proverai le gioie ineffabili e i piaceri più puri.
L’anima, non uscendo mai dal circolo della mia Volontà, si rende nobile, doviziosa, e tutte le sue operazioni ripercuotono nel centro del sole divino come i raggi del sole ripercuotono sulla superficie della terra, e non ne esce neppure uno fuori dal centro che è Dio.
L’anima che fa la mia Volontà è la sola nobile mia regina, che si nutrisce dal mio alito perché il suo cibo e le sue bevande non le prende che dalla mia Volontà; e nutrendosi della mia Volontà tutta santa, nelle sue vene scorrerà un sangue purissimo, il suo alito spirerà un profumo olezzante, che tutto mi ricrea perché prodotto dal mio stesso alito.
Perciò non voglio altro da te [se non] che formi la tua beatitudine nel giro della mia Volontà, senza mai uscirne neppure per un breve istante.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Febbraio 26, 1900)

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Stavo fondendomi nel Santo Voler Divino, ed accompagnando i suoi atti fatti nella creazione, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, tutte le cose create furono create da noi con una dose di felicità, distinta l’una dall’altra, sicché ogni cosa creata porta all’uomo il bacio, l’aria felicitatrice, la vita della nostra felicità.
Ma sai tu chi sente scendere nel suo interno tutti gli effetti delle tante nostre felicità sparse nel creato, fino a restarne inzuppato come una spugna? Chi vive nel nostro Voler Divino.
Le nostre felicità non sono a lei estranee, perché avendo il gusto purificato dal nostro Fiat e non corrotto dall’umano volere, tiene, il suo gusto e tutti i suoi sensi, virtù di gustare tutte le felicità che ci sono nelle cose create.
E noi proviamo tale felicità e gioia nel vedere chi fa il nostro Volere, come sedersi a mensa delle nostre felicità e cibarsi con tanti bocconi distinti per quante felicità ci sono nelle cose create! Oh, com’è bello vedere felice la creatura!”
In questo mentre Gesù ha fatto silenzio, ed io sentivo il suono dell’armonium che suonava in cappella e Gesù tendeva le orecchie per sentire, e poi ha soggiunto:
“Oh! Come mi sento felice che questo suono diletta la piccola figlia del mio Volere; ed io sentendolo mi diletto insieme. Oh, com’è bello felicitarci insieme! Felicitare chi mi ama è la più grande delle mie felicità”.
Ed io: “Gesù, amor mio, la mia felicità per me sei tu solo, tutte le altre cose non hanno nessun’attrattiva sopra di me”.
E Gesù: “Certo che la maggiore felicità son’io per te, perché contengo la sorgente di tutte le gioie e felicità, ma godo nel darti le piccole felicità, e siccome le sento e le godo io, voglio che le senti e le godi tu insieme con me”.
Onde pensavo tra me: “Gesù gode tanto, quando io godo delle tante felicità che ha sparso nel creato; e perché poi mi addolora tanto e mi rende infelice, fino a sentirmi come se non avessi vita senza di lui, e sentendomi senza vita tutte le felicità perdono la vita sulla povera anima mia?”
E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, se tu sapessi a che servono le mie privazioni! Tu ti senti senza vita priva di me, ti senti morta, eppure sopra di quel dolore e di quella morte viene formata la mia nuova vita, e questa nuova vita ti porta le nuove manifestazioni della vita della mia Divina Volontà; perché essendo la tua pena, pena divina, che ha virtù di farti sentire la morte, ma senza morire, ha virtù di far sorgere di nuovo la mia stessa vita, coll’incanto della mia verità.
Il dolore della mia privazione prepara il luogo alla mia nuova vita e dispone l’anima tua ad ascoltare e comprendere le importanti verità sul mio Fiat Divino. Se io non ti privassi di me spesso spesso, non avresti avuto le nuove sorprese del tuo Gesù, i tanti suoi insegnamenti.
Non l’hai visto tu stessa, che dopo che sei stata priva di me e tu credevi che tutto era finito per te, la mia vita risorgeva di nuovo in te, e tutto amore e festoso mi mettevo a darti le mie lezioni? Sicché quando ti privo di me, io mi sto nascosto in te e mi preparo il lavoro da darti, e la mia nuova vita a risorgere.
Anch’io soffrii la pena della morte, per far risorgere nella pena della mia morte tutte le creature; la morte sofferta in ordine divino e per compiere la Divina Volontà produce la vita divina, per fare che questa vita divina la potessero ricevere tutte le creature.
E mentre dopo che io soffersi tante morti volli morire davvero, quanti beni non produsse la mia resurrezione? Si può dire che colla mia resurrezione risorsero tutti i beni della mia redenzione, e con essa risorsero tutti i beni alle creature e la stessa lor vita. Perciò sii attenta e lasciami fare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 25; Dicembre 13, 1928)

“In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà” (Gv 16, 23)

… “Figlia mia benedetta, com’è dolce, consolante, potente, sentire la mia Volontà con tutti i suoi atti, nel piccolo atto, amore, adorazione della creatura, chiedere il Fiat regnante sulla terra!
Essa se ne serve del piccolo amore della creatura come portavoce per farla risuonare in tutti gli atti suoi, per farle chiedere il suo regno; non vuol fare da sola, ma vuole l’intermedio di essa per far ciò. Ma vuoi sapere a che serve questa preghiera che contiene potenza, valore ed armi divine che ci guerreggiano con modi incessanti?
Serve a chiamare Dio sulla terra a far vita in ciascuna creatura; serve a far pregare alla mia stessa Volontà Divina, ed a tutte le sue opere, che venga a regnare sulla terra; serve a preparare il posto in Dio stesso alla creatura. È una preghiera divina, prodigiosa, che sa tutto ottenere”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Marzo 25, 1934)