Venerdì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Mt 16,24-28)

24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
28In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24)

Continuando il mio povero stato di privazione e d’amarezza indicibile, ed al più si fa vedere in silenzio, questa mattina mi ha detto:
“Figlia mia, le caratteristiche dei miei figli sono: amore alla croce, amore alla gloria di Dio ed amore alla gloria della Chiesa, fino a mettere la propria vita. Chi non tiene queste tre caratteristiche, invano si dice mio figlio; chi ardisce dirlo è un bugiardo e traditore, che tradisce Dio e sé stesso. Vedi un po’ in te se le hai.”
Ed è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Febbraio 8, 1905)

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Stavo seguendo i miei atti nella Divina Volontà e pensavo tra me: “Come si può conoscere se regna nella creatura il Fiat Divino? E nella povera anima mia ho il bene che esso vi regna o no?” Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Il moto è il segno di vita, dove non c’è moto non vi può essere vita. Dunque per conoscere se la creatura possiede la mia Volontà, è se nell’intimo dell’anima sua sentirà come primo moto di tutto ciò che si svolge in essa la sola mia Volontà, perché essendo essa moto primo, dove regna farà sentire il suo primo moto divino, da cui penderanno tutti gli atti interni ed esterni come dal centro del primo moto della mia Divina Volontà.
Quindi sarà il primo moto, la parola d’ordine, il comandante, il reggitore, in modo che ciascun atto starà in aspettativa di ricevere il primo moto per muoversi ed operare. Onde se la creatura sentirà negli atti suoi il primo moto del mio Volere, è segno che regna nell’anima sua.
Ma se invece sentirà nel suo primo moto il fine umano, il proprio piacere, le soddisfazioni naturali, il gusto di piacere alle creature, la mia Volontà non solo non regnerà, ma da Regina le farà da serva, servendola nei suoi atti, perché non c’è atto che può fare la creatura se la mia Divina Volontà non vi concorre, o dominandola o servendola.
Ora tu devi sapere, figlia mia, che il passaporto per entrare nel regno mio è la volontà risoluta di non fare mai la propria volontà, anche a costo della propria vita e qualunque sacrificio.
Quest’atto risoluto, ma vero, è come la firma che mette sul passaporto per partire nel Regno della mia Divina Volontà, e mentre la creatura firma per partire, Dio firma per riceverla; quest’ultima [firma] avrà tanto valore, che tutto il Cielo andranno incontro per riceverla nel Regno del Fiat Divino in cui loro vivono, e saranno tutt’occhio sopra di questa creatura che dalla terra tiene per vita e per regno quella stessa Volontà che loro tengono in Cielo.
Ma non basta il passaporto, ma si deve studiare la lingua, i modi, le abitudini di questo regno divino; e questo sono le conoscenze, le prerogative, le bellezze, il valore che contiene la mia Volontà.
Altrimenti starebbe come straniero, né prenderebbe amore né sarebbe amato; se non si sacrifica a farne uno studio per poter parlare con quella stessa lingua e non si adatta alle abitudini di quelli che vivono in questo regno sì santo, vivrà isolato, perché non capendolo lo scanseranno, e l’isolamento non fa felice nessuno.
Oltre di ciò bisogna passare dallo studio alla pratica di ciò che si è imparato, e dopo una lunghezza di pratica viene in ultimo dichiarato cittadino del Regno della mia Divina Volontà.
Ed allora gusterà tutte le felicità che ci sono in regno sì santo, anzi saranno proprietà sue, ed acquisterà il diritto di vivere in essa come patria sua”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Luglio 13, 1931)

“Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16,25)

Continuando il mio povero stato, pare ch’è venuto più d’una volta, e pareva che lo vedevo bambino circondato come da un’ombra, e mi ha detto: “Figlia, non senti la freschezza dell’ombra mia? Riposati in quella, che troverai ristoro.”
E pareva che riposavamo insieme all’ombra sua, e mi sentivo tutta rinfrancare a lui vicina, e poi ha seguitato a dire:
“Diletta mia, se tu mi ami non voglio che tu guardi né in te stessa né fuori di te, né se sei calda o fredda né se fai molto o poco né se soffri o godi; tutto questo dev’essere distrutto in te e solo devi avere l’occhio [per guardare] se fai quanto più puoi per me e tutto per piacere a me. Gli altri modi, per quanto alti e sublimi ed operosi, non possono piacermi e contentare il mio amore.
Oh, quante anime falsificano la vera devozione e profanano le opere più sante con la propria volontà, cercando sempre sé stesse! E se anche nelle cose sante si cerca il modo ed il gusto proprio e la soddisfazione di sé stessa, se [l’anima] trova sé stessa sfugge Dio e non lo trova.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Luglio 31, 1904)

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Le mie amarezze crescono e non fo altro che lamentarmi col mio sempre amabile Gesù dicendogli: “Pietà, amor mio, pietà; non vedi come mi son ridotta? Mi sento che non ho più vita né desideri né affetti né amore, tutto il mio interno come morto. Ah, Gesù, dov’è il frutto in me di tanti tuoi insegnamenti?”
Mentre ciò dicevo mi son sentita vicino il mio dolce Gesù, e con catene forti mi legava e rilegava e mi ha detto:
“Figlia mia, il segno più certo ed il suggello dei miei insegnamenti in te è il non sentire nulla di proprio; e poi non è proprio questo vivere nel mio Volere, sperdersi in me? Come vai cercando i tuoi desideri, affetti ed altro, se li hai sperduti nel mio Volere?
La mia Volontà è immensa, e per trovarli ci vuol troppo; e per vivere di me conviene non più vivere della vita propria, altrimenti fai vedere che non sei contenta di vivere della mia vita e tutta sperduta in me.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Settembre 13, 1919)