VENERDI SANTO – PASSIONE DEL SIGNORE – (Gv 18,1-40.19,1-42)

1 Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli.
3Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. 4Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». 5Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore.
6Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. 7Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». 8Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», 9perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato».
10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».
12Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 14Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro.
17E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono».
18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. 19Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento.
20Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».
22Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». 23Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». 24Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.
25Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
28Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?».
30Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». 31Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». 32Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».
35Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
38Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?”. E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. 39Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». 40Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
1 Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. 2E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. 3Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. 4Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna».
5Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». 6Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». 7Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
8All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. 9Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. 10Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».
11Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande». 12Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare».
13Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 14Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». 15Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». 16aAllora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
16bEssi presero Gesù 17ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. 19Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». 22Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così.
25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
31Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui.
33Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. 35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. 37E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
38Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. 40Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.
41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. 42Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

“Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli…” (Gv 18, 1)

Grazie ti rendo, o dolcissimo mio Signore, che ti sei degnato di tenermi in tua compagnia per un’ora almeno, nella tremenda tua agonia nell’Orto. Ahi, che troppo scarso conforto hai potuto trovare in me, o mio buon Gesù! Ma il tuo infinito amore e la sovrabbondante carità del pietoso tuo cuore, ti fanno trovare sollievo anche nel minimo atto di compassione che la creatura ti dimostra.
Ah! Non mi uscirà più dalla mente la vista della tua adorabile persona tremante, abbattuta, affranta, umiliata nella polvere e tutta sparsa di sudore di sangue nel cupo orrore del Getsemani. Io ho provato, o Gesù, che lo stare con te penante, il sentire anche una stilla dell’angosciosa amarezza del tuo divin cuore è la sorte più grande che può aversi su questa terra.
O Gesù, generosamente rinunzio alle terrene e fallaci cose; voglio te solo, oppresso, penante, afflitto mio Signore. Dall’Orto al Calvario voglio farti sempre fedele e dolce compagnia.
O Gesù, fammi catturare con te, trascinare con te ai tribunali; fammi parte degli oltraggi, degli insulti, degli sputi, degli schiaffi con cui i tuoi nemici ti copriranno. Conducimi con te da Pilato ad Erode, da Erode a Pilato. Legami con te alla colonna e fammi sentire una parte dei tuoi flagelli; dammi alquanto delle tue spine, Gesù, che mi trafiggano. Fa che con te io sia condannata a morire crocifissa: tu come vittima di amore per me, ed io come tua vittima espiatrice per i miei peccati.
Dammi la sorte del Cireneo per seguirti al Calvario, e lì fa che con te io sia inchiodata sulla croce e con te agonizzi e muoia.
O Addolorata Madre, che mi hai dato aiuto per compassionare Gesù agonizzante nell’Orto, dammi aiuto per stare con te crocifissa sulla stessa croce di Gesù, e di sapergli offrire le più degne riparazioni coi meriti stessi della sua passione e morte di croce. Così sia. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; Orazione di ringraziamento dopo ogni ora di agonia nell’Orto)

“Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?»… «Che cos’è la verità?»” (Gv 18,37-38)

Trovandomi nel solito mio stato, stavo seguendo le Ore della Passione del mio dolce Gesù, specie quando fu presentato a Pilato, il quale gli domandò qual era il suo regno; ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, fu la prima volta nella mia vita terrena che ebbi che ci fare con un preside gentile, il quale mi domandò qual era il mio regno, ed io gli risposi che il mio regno non è di questo mondo; se di questo mondo fosse, migliaia di legioni di angeli mi difenderebbero.
Ma con ciò aprivo ai gentili il mio regno e comunicavo loro le mie celesti dottrine, tanto che Pilato mi domandò: ‘Come, Re sei tu?’ Ed io subito gli risposi: ‘Re io sono, e son venuto nel mondo ad insegnare la verità’.
Con ciò io volevo farmi via nella mente di lui per farmi conoscere, tanto che come colpito mi domandò: ‘Che cosa è la verità?’ Ma non aspettò la mia risposta; non ebbi il bene di farmi capire.
Gli avrei detto: ‘La verità sono io, tutto in me è verità: verità è la mia pazienza in mezzo a tanti insulti; verità è il mio sguardo dolce fra tante derisioni, calunnie, disprezzi; verità sono i miei modi affabili, attraenti, in mezzo a tanti nemici, che mentre loro mi odiano io li amo, e mentre vogliono darmi la morte io voglio abbracciarli e dar loro la vita; verità sono le mie parole dignitose e piene di sapienza celeste; tutto in me è verità.
La verità è più che sole maestoso, che per quanto si voglia calpestare sorge più bello, più luminoso, da far vergogna agli stessi nemici e da atterrarli innanzi ai suoi stessi piedi’.
Pilato mi domandò con sincerità d’animo, ed io fui pronto a rispondergli, invece Erode mi domandò con malignità e per curiosarmi, ed io non risposi. Sicché a chi vuole sapere le cose sante con sincerità, io mi rivelo più di quello che si vuole; invece a chi vuol saperle con malignità e per curiosarle, io mi nascondo, e mentre loro si vogliono far beffe di me, io confondo loro e me ne faccio beffe di loro.
Ma siccome la mia Persona portava con sé la verità, sicché anche innanzi ad Erode fece il suo ufficio: il mio silenzio alle domande tempestose di Erode, il mio sguardo modesto, l’aria tutta piena di dolcezza, di dignità, di nobiltà della mia stessa Persona, erano tutte verità, e verità operanti.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Giugno 1, 1922)

“Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare” (Gv 19,1)

Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù si faceva vedere spogliato, che tremava di freddo, e dicendomi:
“Figlia mia, coprimi e riscaldami, che ho freddo. Vedi, la creatura col peccato si era spogliata di tutti i beni, ed io volli formarle una veste più bella tessendola con le mie opere, imperlandola col mio sangue e fregiandola con le mie piaghe; ma quale non è il mio dolore nel vedermi respinta [dalla creatura] questa veste sì bella, contentandosi di rimaner nuda! Ed io mi sento denudato in loro e sento il loro freddo; perciò vestimi che ne ho bisogno.”
Ed io: “Come potrò vestirvi? Io non ho nulla.”
E lui: “Sì che potrai vestirmi: hai tutta la mia Volontà in tuo potere, assorbila in te e poi mettila fuori, e mi farai la più bella veste, una veste di Cielo e divina. Oh, come resterò riscaldato! Ed io vestirò te con la veste della mia Volontà, affinché possiamo restare vestiti d’una sola divisa.
Perciò la voglio da te, per poterla dare a te con giustizia: se tu vesti me è giusto che io vesta te, per darti il ricambio di ciò che hai fatto per me. Tutto il male nell’uomo è che ha sperduto il germe della mia Volontà, perciò non fa altro che coprirsi dei più grandi delitti, che lo degradano e lo fanno agire da pazzo.
Oh, quante pazzie stanno per commettere! Giusta pena, perché vogliono tenere per dio il proprio io.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Settembre 24, 1922)

“Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi” (Gv 19,3)

Mentre stavo desiderando il mio adorabile Gesù, è venuto nell’aspetto quando i suoi nemici lo schiaffeggiavano, coprivano il volto di sputi e gli bendavano gli occhi. Lui con ammirabile pazienza tutto soffriva, anzi pareva che neppure li guardasse, tanto era intento nel suo interno a guardare il frutto che quei patimenti gli avrebbe[ro] prodotto. Io il tutto ammiravo con stupore e Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, nel mio operare e patire non guardai mai al di fuori, ma sempre al di dentro, e vedendone il frutto, qualunque cosa fosse, non solo soffrivo, ma con desiderio ed avidità il tutto soffrivo. L’uomo invece, tutto al contrario, nell’operare il bene non guarda al di dentro dell’opera, e non vedendo il frutto facilmente s’annoia, tutto s’infastidisce e molte volte tralascia di fare il bene; se patisce, facilmente s’impazientisce, e se fa il male, non guardando il di dentro di quel male, con facilità lo fa.”
Poi ha soggiunto: “Le creature non vogliono persuadersi che la vita va accompagnata da varie vicende, ora di sofferenze ed ora di consolazione; e [vi] sono le piante ed i fiori [che] gliene danno l’esempio con lo stare sottoposti ai venti, nevi, grandine e caldi.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Novembre 9, 1902)

“Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto»” (Gv 19, 11)

Questa mattina trovandomi tutta oppressa e sofferente, molto più per la privazione del mio dolce Gesù, dopo molto aspettare, quando appena l’ho visto mi ha detto:
“Figlia mia, il vero modo di patire è non guardare da chi vengono le sofferenze né che cosa si soffre, ma al bene che ne deve venire dalle sofferenze. Questo fu il mio modo di patire, non guardai né i carnefici né il patire, ma al bene che intendevo fare per mezzo del mio patire, ed a quegli stessi che mi davano da patire; e rimirando al bene che doveva venire agli uomini, disprezzai tutto il resto e con intrepidezza seguii il corso del mio patire. Figlia mia, questo è il modo più facile e più profittevole per soffrire non solo con pazienza, ma con animo invitto e coraggioso.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Marzo 19, 1901)

“Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero” (Gv 19, 16-18)

… Dopo ciò, vedendo il mio caro Gesù sofferente come nel corso della passione, gli ho detto: “Signore, non sentivate stanchezza nel soffrire tante diverse pene?” E lui:
“No, anzi una sofferenza accendeva più il cuore a soffrire l’altra, questi sono i modi del patire divino; non solo, ma nel patire ed operare [l’anima] non guarda altro che al frutto che da quello riceve.
Io nelle mie piaghe e nel mio sangue vedevo le nazioni salvate, il bene che ricevevano le creature, ed il mio cuore anziché provare stanchezza ne sentiva gioia e ardente desiderio di più soffrire.
Onde questo è il segno se ciò che si soffre è partecipazione delle mie pene, se unisce patire e gioia di più patire, e se nel suo operare opera per me, se non guarda a ciò che fa, ma alla gloria che dà a Dio ed al frutto che ne riceve”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 5; Marzo 19, 1903)

“Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!»… (Gv 19,26-27)

… “Figlia mia buona, la mancanza d’amore delle creature mi fa piangere amaramente. Come non mi vedo amato, così mi sento ferito e mi dà tal dolore che mi fa dare in singhiozzo.
Il mio amore corre sopra di ciascuna creatura, la copre, la nasconde e mi costituisco vita d’amore per essi, i quali, ingrati, non mi dicono neppure un ti amo; come non devo piangere? Perciò amami, se vuoi quietarmi il pianto.
Ora figlia mia, ascoltami e prestami attenzione; voglio dirti una grande sorpresa del nostro amore e voglio che non ti faccia sfuggire nulla; voglio farti conoscere dove giunse la maternità della mia Madre celeste, che cosa fece e quanto le costò e costa tuttora.
Ora tu devi sapere che la gran Regina, non solo mi fece da Madre col concepirmi, col darmi alla luce, col nutrirmi col suo latte, col prestarmi tutte le cure possibili che ci vollero alla mia infanzia; ciò non era sufficiente né al suo materno amore né al mio amore di Figlio.
Perciò il suo amore materno correva nella mia mente, e se pensieri afflitti mi affliggevano, stendeva la sua maternità in ogni mio pensiero, li nascondeva nel suo amore, li baciava, sicché la mia mente me la sentivo nascosta sotto l’ala materna che non mi lasciava mai solo; ogni mio pensiero teneva la mia Mamma che mi amava e mi prestava tutte le sue cure materne.
La sua maternità si stendeva in ogni mio respiro, in ogni mio palpito, e se il mio respiro e palpito era soffogato dall’amore e dal dolore, correva colla sua maternità per non farmi soffogare dall’amore e mettermi il balsamo al mio cuore trafitto.
Se guardavo, se parlavo, se operavo, se camminavo, correva per ricevere nel suo amore materno i miei sguardi, le mie parole, le mie opere, i miei passi, li investiva col suo amore materno, li nascondeva nel suo cuore e mi faceva da Mamma.
Anche nel cibo che mi preparava, faceva scorrere il suo materno amore, sicché io mangiandolo sentivo la sua maternità che mi amava. E poi che dirti quanto sfoggio di maternità fece nelle mie pene?
Non ci fu pena né goccia di sangue che versai, che non sentì la mia cara Mamma; dopo che mi faceva da Mamma prendeva le mie pene, il mio sangue, se le nascondeva nel suo materno cuore, per amarle e continuare la sua maternità.
Chi può dirti quanto mi amò e quanto l’amai? Il mio amore fu tanto, che non sapevo stare, in tutto ciò che feci, senza sentire la sua maternità insieme con me.
Posso dire che lei correva, per non lasciarmi mai, anche nel respiro, ed io la chiamavo, la sua maternità era per me un bisogno, un sollievo, un appoggio alla mia vita quaggiù.
Ora figlia mia, ascolta un’altra sorpresa d’amore del tuo Gesù e della nostra Mamma celeste, perché [in] tutto ciò che si faceva tra me e la mia Mamma l’amore non trovava intoppo, l’amore dell’uno correva nell’amore dell’altro per formare una sol vita. Or volendolo fare colle creature, quanti intoppi, ripulse ed ingratitudine!, ma il mio amore non si arresta mai.
Or tu devi sapere che come la mia inseparabile Mamma stendeva la sua maternità dentro e fuori della mia Umanità, così la costituivo e la confermavo Madre di ciascun pensiero di creatura, d’ogni respiro, d’ogni palpito, d’ogni parola, e facevo stendere la sua maternità nelle opere, nei passi, in tutte le loro pene.
La sua maternità corre ovunque: nei pericoli di cadere in peccato corre, le copre colla sua maternità acciò non cadano, e se sono cadute lascia la sua maternità come aiuto e difesa per farle rialzare; la sua maternità corre e si stende sulle anime che vogliono essere buone e sante, come se trovasse il suo Gesù in esse, fa da Madre alla loro intelligenza, guida le loro parole, le copre e nasconde nel suo amore materno per crescere altrettanti Gesù.
La sua maternità fa sfoggio sul letto dei morenti, ed avvalendosi dei diritti di autorità di Madre datile da me, mi dice con accento sì tenero che io non posso negarle: ‘Figlio mio, sono Madre, e sono figli miei, devo metterli in salvo, se ciò non mi concedi la mia maternità ne va disotto’; e mentre ciò dice li copre col suo amore, li nasconde nella sua maternità per metterli in salvo.
Il mio amore fu tanto che le dissi: ‘Madre mia, voglio che sia la Madre di tutti, e ciò che hai fatto a me farai a tutte le creature; la tua maternità si stenda in tutti gli atti loro, in modo che tutti vedrò coperti e nascosti nel tuo amore materno’.
La mia Mamma accettò e restò confermata che non solo dovea essere Madre di tutti, ma di investire ciascun atto di essi col suo amore materno. Questa fu una delle grazie più grandi che feci a tutte le umane generazioni; ma quanti dolori non riceve la mia Mamma! Giungono a non voler ricevere la sua maternità, a disconoscerla.
E perciò tutto il Cielo prega, aspetta con ansia che la Divina Volontà sia conosciuta e regna; ed allora la gran Regina farà ai figli del mio Volere ciò che fece al suo Gesù, la sua maternità avrà vita nei figli suoi.
Io cederò il mio posto, a chi vive nel mio Volere, nel suo cuore materno. Lei me li crescerà, guiderà i loro passi, li nasconderà nella sua maternità e santità; si vedrà in tutti i loro atti impresso il suo amore materno e la sua santità; saranno veri suoi figli, che mi somiglieranno in tutto.
Ed oh, come amerei che tutti sapessero che chi vuol vivere nel mio Volere hanno una Regina e Madre potente, che supplirà a ciò che loro manca, li crescerà nel suo grembo materno, in tutto ciò che faranno starà insieme con loro per modellare gli atti loro ai suoi, tanto che si conosceranno che sono figli cresciuti, custoditi, educati dall’amore della maternità della Mamma mia.
E questi saranno che la renderanno contenta, la sua gloria ed il suo onore”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Dicembre 28, 1938)

“Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito” (Gv 19, 30)

Continuando il mio giro nel Fiat Divino pensavo tra me: “A che servono queste ripetizioni continue di chiedere e richiedere il Regno della Divina Volontà, e la ripetizione di girare in essa per impegnarla a cedere il suo regno, affinché venga a dominare in mezzo alle creature?” I
n questo mentre il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, quando si vuol fare una compra si danno gli anticipi, e quanto più anticipi si danno, tanto più resta assicurata la compra e meno resta da pagare quando si viene agli ultimi atti della compra definitiva.
Ora volendo tu il Regno della mia Volontà, è necessario che tu dai gli anticipi, ed ogni qualvolta ti gira (1) in essa e chiedi e richiedi il suo regno ed emetti i tuoi atti per tutti, per lo stesso scopo, tanti anticipi aggiungi per metterti al sicuro l’acquisto del Regno del mio Fiat Divino; e siccome è il suo acquisto che vuoi fare, è necessario che i tuoi atti vengano fatti in essa, ché acquistano il valore di moneta coniata dalla mia Volontà Divina, altrimenti non sarebbe moneta valevole e che potrebbe correre per l’acquisto di essa, sarebbe come una moneta fuori regno.
Perché chi Volontà Divina vuole acquistare, deve dare atti di anticipi fatti in essa, ed essa si benignerà di coniarli col valore del suo Fiat, in modo che l’anima può dare gli anticipi necessari per il suo acquisto.
Ecco a che servono le tue giratine nel mio Fiat, gli atti che emetti in esso, il chiedere e richiedere che venga il suo regno. Sono tutte cose necessarie e che ci vogliono per il suo grande acquisto. Non feci io lo stesso per la redenzione?
Dovetti pagare l’anticipo degli atti miei innanzi al mio celeste Padre, e dovetti pagare per tutti per ottenere il Regno della Redenzione, e quando sborsai tutto il pagamento, allora mi fu firmato dalla Divinità che il regno era mio.
Perciò continua a mettere i tuoi anticipi se vuoi che ti sia firmato che il Regno del mio Fiat è tuo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Luglio 4, 1928)
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(1) ti gira, cioè: tu giri