XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – C – (Lc 9, 18-24)
18Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». 19Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
20Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». 21Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno.
22«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». 23Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
24Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.
“Allora domandò loro: Ma voi, chi dite che io sia?” (Lc 9,20)
La mia piccola intelligenza va sempre spaziandosi nel mare immenso del Divin Volere, ed appena sa ritenere le goccioline delle tante verità ed innumerevoli bellezze che gli appartengono.
Oh, Volontà inarrivabile, amabile ed adorabile, chi mai potrà dire di te il tutto che tu sei e narrare la tua lunga ed eterna storia? Né gli angeli né i santi avranno parole sufficienti per parlare di te, molto meno io che sono la piccola ignorantella, che appena so balbettare d’un Volere sì santo.
Onde mentre la mia mente si perdeva nel Fiat Divino, il mio amabile Gesù facendosi vedere mi ha detto:
“Figlia mia, solo il tuo Gesù può tenere vocaboli sufficienti per parlarti del mio eterno Volere, perché in Natura Divina sono la stessa Volontà; ma devo limitarmi nel dire, perché la tua piccola capacità non può abbracciare e comprendere e racchiudere tutto ciò che ad essa appartiene, e devo contentarmi di farti conoscere le sue goccioline, perché la tua mente creata non può contenere il suo mare immenso ed increato; e queste goccioline di luce le cambio in parole, per adattarmi per la tua piccola capacità e così farti comprendere qualche cosa del mio Fiat indescrivibile ed immensurabile.
Basta dire che il mio Volere Divino è tutto, racchiude tutto; se una sol virgola gli mancasse di tutto ciò che esiste in cielo ed in terra, non si potrebbe chiamare Tutto.
Quindi la creatura per entrare nel mio Fiat deve svuotarsi di tutto, ridursi a quel punto quando il suo Creatore chiamandola dal nulla le dava l’esistenza, a come la forza creatrice della mia Divina Volontà la creava, bella, svuotata di tutto e sola[mente] riempita della vita di colui che l’aveva creata, così l’anima facendosi investire di nuovo dalla forza creatrice del mio Fiat, la sua luce ed il suo calore la svuoteranno, e [il mio Fiat] la ridurrà bella come l’uscì dal nulla e l’ammetterà a vivere nel tutto della mia Volontà.
E la creatura in essa respirerà il tutto, si sentirà tutta santità, tutt’amore, tutta bellezza, perché il tutto del mio Fiat Divino la terrà nel suo mare, dove il tutto starà a sua disposizione, nessuna cosa le sarà data a metà o a piccola proporzione, perché chi è Tutto sa darsi tutto, non a misura, e solo nel mio Volere la creatura può dire: ‘Posseggo tutto, anzi il Tutto è mio’.
Invece chi non vive nel mio Volere Divino, non stante il suo essere sotto l’impero di una forza creatrice, non può possedere tutta la pienezza d’una vita divina né si sentirà fino all’orlo dell’anima sua tutta riempita di luce, di santità, d’amore fino a sboccarne fuori e formare mari intorno a lei, da sentirsi che il tutto è suo; al più sentirà le piccole particelle divine, la impressione della grazia, dell’amore, della santità, ma non tutto.
Ecco perciò che solo chi vive nel mio Fiat è la sola fortunata di conservarsi nel prodigio della sua creazione e di tenere i diritti di possedere e vivere nell’abbondanza dei beni del suo Creatore”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Settembre 20, 1929)
“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23)
Continuando il mio solito stato, stavo pregando; e mentre pregavo intendevo entrare nel Voler Divino, e quivi facendo mio tutto ciò che nel Voler Divino esiste, a cui niente sfugge, passato, presente e futuro; ed io, facendomi corona di tutti, a nome di tutti portavo il mio omaggio innanzi alla Divina Maestà, il mio amore, la mia soddisfazione, ecc. Ora il mio sempre amabile Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, la vera vita dell’anima fatta nel mio Volere non è altro che la formazione della sua vita nella mia, dare la mia stessa forma a tutto ciò che lei fa. Io non facevo altro che mettere in volo nel mio Volere tutti gli atti che facevo, sia interni che esterni; mettevo in volo ciascun pensier della mia mente, che sorvolando su ciascun pensiero di creatura, che tutti esistevano nel mio Volere, il mio sorvolando su tutti [si] faceva quasi corona di ciascuna intelligenza umana e portava alla maestà del Padre l’omaggio, l’adorazione, la gloria, l’amore, la riparazione di ciascun pensiero creato; e così il mio sguardo, la mia parola, il moto, il passo.
Ora l’anima per far vita nel mio Volere deve dare la forma della mia mente alla sua, del mio sguardo, della mia parola, del mio moto ai suoi; onde facendo ciò perde la sua forma ed acquista la mia. Non fa altro che dare continue morti all’essere umano e continua vita alla Volontà Divina.
Così l’anima potrà completare la vita della mia Volontà in lei, altrimenti mai sarà del tutto compiuto questo prodigio, questa forma del tutto modellata sulla mia.
È il solo mio Volere che è eterno ed immenso, che fa trovare tutto; il passato ed il futuro lo riduce ad un punto solo, ed [è] in questo solo punto che trova tutti i cuori palpitanti, tutte le menti in vita, tutto il mio operato in atto, e l’anima facendo suo questo mio Volere fa tutto, soddisfa a tutti, ama per tutti e fa bene a tutti ed a ciascuno come se fosse[ro] uno solo.
Chi mai può giungere a tanto? Nessuna virtù, nessun eroismo, neanche il martirio può stare di fronte al mio Volere; tutti, tutti restano indietro all’operato nella mia Volontà. Perciò sii attenta e fa che la missione del mio Volere abbia compimento in te.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Gennaio 5, 1921)
“Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà” (Lc 9,24)
Mi sentivo distruggere dalla pena della sua privazione, col triste pensiero che Gesù non sarebbe più venuto. Oh, com’è trafiggente il pensare che non dovevo più vedere colui che forma tutta la mia vita, la mia felicità, tutto il mio bene!
In questo mentre che ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, come posso lasciarti se nell’anima tua sta imprigionata la mia Volontà, e dando vita a tutti i tuoi atti svolge la sua vita come nel suo proprio centro, sicché ad un punto della terra c’è la mia vita? Ahi, se non ci fosse questa mia vita sulla terra, la mia giustizia si sfogherebbe con tal furore da annientarla!”
Ed io nel sentire ciò ho detto: “Mio Gesù, la tua Volontà sta dappertutto, non c’è punto dove non si trova, e tu dici che sta imprigionata in me?” E Gesù: “Certo che sta ovunque con la sua immensità, con la sua onniveggenza e con la sua potenza; qual Regina tutto a lei sottopone, non facendo sfuggire nessuno dal suo impero, ma come vita [in] cui la creatura vi forma la sua, per svolgere la sua nella vita della mia Volontà e formare una vita della Divina Volontà sulla terra, non esiste.
Per molti la mia Volontà, non facendola, è come se non esistesse. Succede come se uno avesse l’acqua nella propria stanza e non la beve, il fuoco e non si avvicina a riscaldarsi, il pane e non lo mangia; con tutto ciò che ha con sé questi elementi, che possono dar vita all’uomo, non prendendoli può morire di sete, di freddo e di fame.
Altri li prendono di rado, e sono deboli e malati; altri tutti i giorni, e questi sono sani e robusti. Sicché il tutto sta, quando si possiede un bene, se la volontà umana vuol prendere quel bene ed il modo come lo vuol prendere; e a seconda che se ne serve, così riceve gli effetti.
Così è della mia Volontà: per formarsi vita dell’anima, [la creatura] deve far scomparire la propria volontà nella mia; il suo volere non deve più esistere; deve sottentrare in tutti i suoi atti, come atto primo, la mia Volontà, la quale si darà all’anima, ora come acqua per dissetarla con le sue acque divine e celesti, ora come fuoco, non solo per riscaldarla ma per distruggere ciò che è umano e riedificare in lei la vita della mia Volontà, e ora come cibo per alimentarla e renderla forte e robusta.
Oh, com’è difficile trovare una creatura che ceda tutti i suoi diritti per dare solo al mio Volere il diritto di regnare! Quasi tutti vogliono riservare qualche cosa del proprio volere, e perciò la mia Volontà non regnandovi completamente non può formare la sua vita in tutte le creature.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Ottobre 4, 1923)
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… “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà tiene in sé stessa questa Divina Volontà dominante e regnante; l’anima è posseditrice, la tiene in suo potere, e mentre essa possiede il Divin Volere, tiene in suo potere la sua forza, la sua santità, la sua luce, i suoi beni, il Divin Volere possiede l’anima e, tenendola in suo potere, le debolezze umane, le passioni, le miserie e l’umana volontà stanno sotto la potenza irremovibile e santità della Suprema Volontà, quindi innanzi a questa potenza si sentono perdere la vita.
Sicché la debolezza si sente vinta dalla forza irresistibile del Fiat Divino, le tenebre si sentono vincere dalla luce, le miserie dalle sue ricchezze infinite, le passioni dalle sue virtù, l’umana volontà dalla Divina. Che differenza fra chi vive nel mio Volere e quella che fa solo la mia Volontà!
La prima la possiede e la tiene a sua disposizione, la seconda è sottostante ad essa e secondo le sue disposizioni la riceve; e dal possederla al riceverla c’è distanza come dal cielo alla terra, c’è distanza come [tra] chi possiede immensa ricchezza e chi giorno per giorno riceve ciò che [è] di assoluta necessità.
Perciò chi fa la mia Volontà e non vive in essa è costretta a sentire la debolezza, le passioni e tutti gli stracci e miserie che sono il corredo dell’umana volontà. Tale fu lo stato di Adamo prima di sottrarsi dalla Divina Volontà. Essa le fu data dal suo Creatore come il dono più grande, perché conteneva tutti i beni in uno. Lui la possedeva, la dominava e si faceva reggitore di questa Volontà Divina, perché Dio stesso ne aveva dato il diritto di padroneggiarla.
Quindi era padrone della forza, della luce, della santità, della felicità di questo eterno Fiat. Invece quando si sottrasse da essa perdette il possesso ed il dominio e si ridusse a ricevere, non a possedere come cosa propria, gli effetti della mia Volontà secondo le sue disposizioni; e chi si trova in condizioni di ricevere è sempre povero, non è mai un ricco, perché il ricco possiede, non riceve, e sta in condizione di poter dare agli altri parte dei suoi beni”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Maggio 8, 1927)
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… “Mia figlia benedetta, le condizioni assolute, necessarie e di somma importanza, che formano la vita e l’alimento per assicurare il Regno della mia Divina Volontà, è chiedere dalla creatura gradi e prolissità di lungo sacrificio.
Quindi la nostra bontà, in virtù del sacrificio che chiede, deve dare grazie sorprendenti a chi chiede questo sacrificio, in modo che la creatura affascinata dal mio amore, dai miei doni e dalle mie grazie, le parrà nulla il sacrificio che io le chiedo, ad onta che conosce che la sua vita è finita; non più avrà diritto sopra di sé stessa, tutti i diritti saranno di chi le chiede il sacrificio.
Se non conoscesse tutta l’intensità del sacrificio che accetta, [questo] non avrebbe tutto il valore, perché quanto più si conosce la grandezza, il peso del sacrificio, tanto più valore viene messo dentro; la conoscenza mette il valore esatto e compiuto nel sacrificio. Invece chi non conosce tutto il peso d’un sacrificio, oh, quanto diminuisce il valore, la grazia, il bene che deve ottenere!
E poi il nostro amore resta ferito, la nostra potenza si sente impotente avanti ad una creatura che chiediamo grandi sacrifici, facendole conoscere il peso per cui si deve sottomettere, col essa solo per nostro amore e per compiere la nostra Volontà accetta tutto.
Il sacrificio prolisso porta la prolissità della preghiera; ed oh, come le nostre orecchie si fanno tutte attenzione, i nostri sguardi restano rapiti nel vedere che da mezzo il rogo del sacrificio da noi voluto, [la creatura] prega, e che cosa chiede e vuole?
Ciò che noi vogliamo: che la nostra Volontà si faccia come in cielo così in terra. Ah, se si potesse, metterebbe a soqquadro cielo e terra, vorrebbe tutto in suo potere per fare che tutti chiedessero ciò che vuole, affinché il suo sacrificio ottenesse lo scopo e portasse il frutto da Dio voluto. La nostra paterna bontà è tanta, che ci riesce impossibile non esaudire lo scopo d’un sacrifico lungo ed una preghiera prolissa.
Queste sono le condizioni da parte delle creature, e questo l’abbiamo fatto con te e vogliamo che lo conosci, perché noi non diamo le cose nostre ai ciechi, che per la loro cecità non conoscono i beni che vengano dati loro, né quelli che stanno loro d’intorno, molto meno ai muti, che per il loro mutismo non hanno parole per manifestare le nostre verità e le nostre grazie.
La prima cosa che diamo è la conoscenza di quello che vogliamo fare di essa, e poi diamo e facciamo quello che abbiamo disposto. La conoscenza si può chiamare il principio, il vuoto, il seme dove mettere il sacrificio, le cose nostre, e far sorgere la bella preghiera che ci debilita, ci incatena con catene, con legami inseparabili, e ci fa cedere ciò che vuole.
Molto più che essendo la nostra Volontà vita ed opera che dà vita a tutto e a tutti, per venire a regnare sulla terra voleva da parte dell’umana famiglia una vita di creatura a sua disposizione, e che senza opporsi stesse in balia della sua Volontà Divina, affinché ne facesse ciò che vuole. Questo le servirà di poggio e condizione per assicurare il suo regno, da parte delle creature. Ora vengono le condizioni di assicurazione da parte di Dio.
Ma a chi poteva farle, se non a chi ne aveva chiesto il sacrificio? Sicché la mia lunga prolissità di manifestare tante verità sulla mia Divina Volontà, il mio lungo dire sul suo regno e sul bene che vuole e deve fare, il suo lungo dolore di circa seimila anni che vuol regnare e l’hanno respinta, le molte promesse che vuol dare di beni, di felicità, di gioie, se la fanno regnare, non sono state altro che assicurazioni che ho fatto alla creatura di questo Regno del mio Fiat; e queste assicurazioni venivano fatte e suggellate nella cosa più bella, più sacra, più preziosa, cioè nel centro del rogo del tuo sacrificio da noi voluto.
Posso dire che non mi stanco mai di fare assicurazioni; dici, ritorno a dire sempre con nuovi modi, nuove verità, nuove forme, similitudini sorprendenti, sempre sulla mia Divina Volontà. Non avrei mai detto tanto se non fossi certo che il mio regno non dovesse avere il suo dominio sulla terra; quindi è quasi impossibile [che] un mio dire sì prolisso ed un tuo sacrificio sì continuo non debbono avere i sospirati frutti da parte di Dio e da parte delle creature.
Perciò continua il tuo volo in quel Fiat che tiene potenza di farsi strada, di abbattere tutte le difficoltà ed a forza d’amore farsi i più fidi amici e difensori i suoi più spietati nemici”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Marzo 27, 1932)


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