24Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?».
28Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». 29«No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
30Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio». 31Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo.
32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». 33Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
36Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo.
38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
41Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!

“Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo” (Mt 13, 24)

Mi sento in preda della Divina Volontà, ma non forzata, ma volontaria, e sento il vivo bisogno di farmi anch’io una preda che mi rende felice nel tempo e nell’eternità, e perciò in tutti gli atti miei cerco di far preda della luce della Divina Volontà, della sua santità, della sua stessa vita.
Quindi la chiamo, la presso per rapirla negli atti miei per chiuderla in essi e poter dire: “Ogni mio atto è una preda e una conquista che faccio”, preda e conquista di Volontà Divina, molto più che avendo [essa] predato la mia, senza volontà non posso vivere.
Onde è giusto e diritto che io faccio preda della sua, ed in questo predarci a vicenda mi sembra che manteniamo la corrispondenza, il gioco, e l’amore d’ambo le parti si accende di più.
Ora mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù pareva che si compiaceva nel sentire i miei [s]propositi, ed io dicevo tra me: “Del resto sono piccola e neonata appena, se sproposito non è un gran che, anzi c’è da compatirmi, perché i piccoli sono facili a spropositare, e molte volte il caro Gesù si diletta degli spropositi fatti per puro amore, e prende occasione di dare una lezioncina”, come di fatto ha fatto, visitando la piccola anima mia mi ha detto:
“Mia piccola figlia del mio Volere, certo che tutto ciò che passa tra il Creatore e la creatura, gli atti che essa fa e quello che riceve da Dio, servono a mantenere la corrispondenza, a conoscersi di più per più amarsi e a mantenere il gioco fra l’uno e l’altro per ottenere l’intento di quello che vuole Dio dalla creatura e di quello che essa vuole da Dio.
Sicché ogni atto è un gioco che si prepara per fare le più belle vincite e predarsi a vicenda; l’atto serve come materia per giocare e come pegno per aver che dare a chi vince.
Dio col dare mette il suo pegno, la creatura col fare il suo atto mette il suo, ed impiantano il gioco, e la nostra bontà è tanta che ci facciamo deboli per far vincere la creatura.
Altre volte ci facciamo forti e vinciamo noi, e questo lo facciamo per metterla in punto, affinché facendo più atti mette più pegni, e così poter vincere per rifarsi della sconfitta. Del resto come si poteva mantenere l’unione, se nulla dovevamo dare e nulla doveva darci la creatura?
Vedi dunque, ogni [tuo] atto è un impegnarci per dare grazie maggiori, è una corrispondenza che apri tra il cielo e la terra, è un gioco dove chiami il tuo Creatore a trattenersi con te; molto più che ogni atto fatto dalla Divina Volontà nell’atto della creatura è un seme divino che germoglia in essa.
L’atto prepara la terra dove la mia Volontà getta il suo seme per farlo germogliare in pianta divina, perché a secondo il seme che si getta nel seno della terra, quella pianta nasce. Se il seme è di fiori, nasce il fiore; se il seme è di frutto, nasce il frutto.
Ora la mia Divina Volontà in ogni atto di creatura getta un seme distinto: dove getta il seme della santità, dove il seme dell’amore, in altri il seme della bontà, e così di seguito. Quanti più atti [la creatura] fa in essa, tanta più terra prepara dove il mio Volere prepara il suo seme distinto per riempire la terra di questi atti umani.
Onde chi si fa dominare dalla mia Volontà Divina, è bella, è speciosa; ogni suo atto, contenendo la varietà di semi divini, è una nota del suo Creatore: un atto dice santità, un altro misericordia, altri giustizia, sapienza, bellezza, amore; insomma si vede un’armonia divina, con tale ordine, che addita il dito di Dio operante in essa.
Vedi dunque la necessità dell’atto della creatura, per poter trovare la terra dove chiudere il nostro seme divino? Altrimenti dove lo gettiamo? Noi terra non ne teniamo; perciò ce la deve formare coi suoi atti, per poter coi nostri semi germogliare il nostro Essere Divino nella creatura.
Perciò chi fa e vive nel nostro Voler Divino si può chiamare colei che riproduce il suo Creatore ed alberga in essa colui che l’ha creata”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Novembre 16, 1931)

——————

Sono sempre occupata del e nel Voler Divino; in esso c’è sempre da lavorare, ma non è un lavoro che stanca, no, piuttosto dà forza, fa crescere la vita divina ed inonda di gioia, di pace, si sente un’atmosfera celeste dentro e fuori.
Ma mentre nuotavo nelle onde eterne del Divino Volere, il mio sommo bene Gesù visitando la mia piccola anima mi ha detto: “Figlia benedetta, sono io che formo l’atmosfera celeste dentro e fuori della creatura, perché non appena essa entra nel mio Voler Divino io mi metto a guardia dell’atto che va facendo, ed essa forma il terreno coi suoi atti, ed io formo il seme divino per gettarlo nell’atto della creatura.
Sicché i suoi atti servono come terra, ed io, agricoltore celeste, coll’empirla coi miei semi me ne servo di raccogliere il raccolto dei lavori che si fanno nella mia Volontà. Vedi dunque a che servono le continuazioni degli atti fatti nella Volontà Divina?
Servono a darmi il lavoro e l’occasione di non lasciare mai la creatura, perché mi dà sempre da fare, ed io non voglio né posso lasciare vuoto un terreno sì prezioso, formato nella mia Volontà ed esposto ai raggi vivificanti del sole divino.
Quindi essa chiama te al lavoro nel mio Volere e tu chiami me, ed oh, quanto è dolce lavorare insieme nel mio Fiat! È un lavoro che non stanca, anzi è portatore di riposo e delle più belle conquiste”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Luglio 14, 1932)

——————

… Onde seguivo il Fiat Supremo nella creazione, e la mia mente si perdeva nel comprendere l’atto continuo di esso verso le creature, tanto per mezzo delle cose create e tanto direttamente, ci porta come in braccio per essere il nostro moto, il respiro, il palpito, la vita nostra.
Oh, se si potesse dalle creature vedere che cosa fa questa Divina Volontà per noi, oh, come l’amerebbero e si lascerebbero dominare da lei! Ma ahimè, mentre siamo inseparabili dalla Divina Volontà, tutto ci viene per mezzo suo, è più che la stessa vita nostra, non si riconosce, non si guarda, e si vive come se fossimo lontani da essa.
Quindi mentre giravo nella creazione, il mio amato Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto: “Figlia mia, tutte le cose create dicono amore, ma il sole che colla sua luce e col suo calore tiene la supremazia su tutto, è il seminatore del mio amore; come sorge il mattino, così comincia la sua semina d’amore.
La sua luce ed il suo calore investe la terra e come passa di fiore in fiore, col suo puro tocco di luce semina la diversità dei colori e dei profumi, e versa la semenza dell’amore delle diverse qualità divine e dei suoi profumi amorosi.
Come passa di pianta in pianta, di albero in albero, così col suo bacio di luce versa, dove la semenza della dolcezza dell’amor divino, dove la diversità dei nostri gusti amorosi, dove la sostanza dell’amor divino; insomma non c’è pianta, fiore, erba che non riceve la semenza del nostro amore che gli porta il sole.
Si può dire che passa la sua giornata seminando amore, ed irradiando tutta la terra, monti e mare, colla sua luce, semina ovunque l’amore della luce eterna del suo Creatore.
Ma sai il perché [di] questa semenza continua, non mai interrotta, che fa il sole del nostro amore sopra la faccia della terra ed in tanti modi? Forse per la terra? Per le piante? Ah, no! Tutto per le creature.
Oh, sì! Per amor loro e per averne il ricambio dell’amore di esse. Ed oh, come restiamo feriti ed amareggiati quando vediamo che le creature se ne servono dei fiori, frutti ed altro, senza riconoscere che in tutto ciò che prende c’è la semenza dell’amor nostro, che per mezzo del sole abbiamo versato sopra di ciascuna cosa creata. Ed a tant’amore ci si nega un ti amo”.
Detto ciò ha fatto silenzio. Ond’io son rimasta afflitta a tanto dolore di Gesù e continuavo i miei atti nel Fiat Divino, e Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il sole sebbene instancabile nel fare da seminatore del nostro amore sopra alla terra, la sera nel ritirarsi per formare il giorno alle altre regioni, pare che dà la pace alla terra, dandole la libertà di produrre o non produrre la semenza che ha seminata, riserbandosi il nuovo assalto della semina d’amore.
Invece il sole della mia Divina Volontà non lascia mai l’anima; come vi riflette colla sua luce e più che sole vi fa da seminatore divino, coi suoi riflessi vi forma il suo sole nella creatura.
Quindi per chi vive nel mio Volere Divino non ci sono notti né tramonti né alba né aurora, ma sempre pieno giorno, perché la sua luce si dà in natura alla creatura, e ciò che è in natura rimane come proprietà propria. Molto più che il sole della mia Divina Volontà possiede la sorgente della luce, e quanti soli vuol formare, tanti ne forma.
Ma con tutto ciò, ad onta che per chi vive nel mio Volere possiede il suo sole senza mai ritirarsi, il sole del mio Fiat tiene sempre da dare nuova luce e calore, nuova dolcezza, nuovi gusti, nuova bellezza, e l’anima tiene sempre da prendere; non ci sono soste come nel sole che sta sotto alla volta del cielo, perché non possedendo la sorgente della luce non può formare tanti soli a seconda che la terra si gira intorno a lui.
Ma per il sole del mio Volere Divino che ne possiede la sorgente, la sua luce batte sempre e chiamando la creatura in continua operosità con esso, le dà sempre il suo atto nuovo non mai interrotto”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 28; Aprile 12, 1930)

“Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata” (Mt 13, 33)

Il mio abbandono è nel Voler Santo, che come calamita potente mi attira a sé per somministrarmi a sorsi a sorsi la sua vita, la sua luce, le sue conoscenze prodigiose, ammirabili ed adorabili.
Onde la mia povera mente si perdeva in esso, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, i primi che faranno la mia Divina Volontà e vivranno in essa saranno come il lievito del suo regno.
Le tante conoscenze che ti ho manifestato sopra del mio Fiat Divino saranno come la farina al pane, la quale trovando il lievito resta fermentata quanta farina si metta; ma non basta la farina, ma ci vuole il lievito e l’acqua per formare il vero pane per nutrire le umane generazioni.
Così mi è necessario il lievito dei pochi che vivono nel mio Volere Divino e la molteplicità delle sue conoscenze, che serviranno come massa di luce che daranno tutti i beni che ci vogliono per alimentare e felicitare tutti quelli che vogliono vivere nel Regno della mia Divina Volontà.
Perciò non ti impensierire se sei sola e pochi son quelli che conoscono in parte ciò che riguarda la mia Divina Volontà; purché si forma la piccola porzione del lievito unito alle sue conoscenze, il resto verrà da per sé”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 25; Aprile 4, 1929)

——————

… Dopo di ciò stavo pensando alla Divina Volontà, come mi sembrava difficile che venisse il suo regno; ed il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, come il lievito tiene virtù di fermentare il pane, così la mia Volontà è la fermentatrice degli atti della creatura; come essa chiama la mia Volontà Divina negli atti suoi, così restano fermentati da essa e formano il pane del Regno del mio Volere.
Ora non basta il lievito per fare molto pane, ma ci vuole molta farina, ci vuole chi deve compiere questi atti d’unire farina e lievito, ci vuole l’acqua, vincolo d’unione per potere impastare farina e lievito, per fare che il lievito comunicasse la virtù fermentativa e la farina la ricevesse; poi ci vuole il fuoco per cuocere questo pane, per formarlo pane alimentare e digestivo.
Ora non ci vuole più tempo, più atti per formarlo che per mangiarlo? Il sacrificio sta nel formarlo, a mangiarlo si fa subito e si sente il gusto del sacrificio.
Onde, figlia mia, non basta il lievito del mio Fiat Divino che tiene, [lui] solo, virtù di fermentare i tuoi atti, svuotarli dell’umano volere per convertirli in pane di Volontà Divina, ma ci vogliono una continuazione di atti, di sacrifici, e per lungo tempo, in modo che il mio Volere colla sua virtù fermentatrice fermenterà tutti questi atti, per formare molto pane e tenerlo preparato ed a riserbo per i figli del regno suo.
Quando il tutto sarà formato, resta disporre gli eventi, e questo è più facile e si fa più subito, perché sta in nostro potere muovere le cause seconde per fare quel che noi vogliamo.
Non feci altrettanto per la redenzione? I miei lunghi trent’anni della mia vita nascosta furono come il lievito, in cui restarono fermentati tutti i miei atti per formare e fermentare il gran bene della redenzione, la breve vita della mia vita pubblica e la mia passione.
Fu il mio pane fermentato che la mia Volontà Divina formò e fermentò negli atti miei, che come pane spezzai a tutti e diedi a mangiarlo per fare che tutti ricevessero il pane dei redenti, per acquistare le forze necessarie per mettersi in salvo.
Perciò non ti dare nessun pensiero, pensa a fare il tuo dovere e non far sfuggire nessun atto tuo in cui non ci metta il lievito della mia Divina Volontà, affinché l’essere tuo resta fermentato da essa, ed io ci penserò a tutto il resto”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Maggio 10, 1931)

“Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole” (Mt 13,34)

… Onde dopo di ciò seguivo tutti gli atti che aveva fatto Gesù nella redenzione, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il mio linguaggio fu ben differente nella redenzione di quello che ho tenuto per il Regno della mia Divina Volontà, perché nella redenzione il mio linguaggio doveva adattarsi a persone incapaci, deboli, malati, sordi, muti e ciechi, e molti sull’orlo della tomba, quindi per parlare me ne servii di parabole e similitudini del basso mondo, che loro stessi potevano toccare con mano.
Perciò or parlavo loro da medico e porgevo loro le medicine per guarirli, or da Padre che aspettavo il loro ritorno ancorché fossero figli discoli, or da Pastore che andavo in cerca della pecorella smarrita, or da giudice che non potendo attirarli per via d’amore, cercavo d’attirarli almeno colle minacce e col timore, e tant’altre similitudini.
Questo mio linguaggio dice che coloro a cui io parlavo non mi conoscevano, non mi amavano, molto meno facevano la mia Volontà, anzi erano lontano da me, e che io con le mie parabole facevo le ricerche e stendevo la rete per pescarli e dare a ciascuno il rimedio per guarirli; ma quanti me ne sfuggivano!
Ed io aumentavo le ricerche e gli insegnamenti per dar luce a tanti ciechi, affinché uscissero dalla loro ostinata cecità. Ora vedi com’è differente il linguaggio che ho tenuto nel manifestare le verità sulla mia Divina Volontà, che devono servire per i figli del regno di essa.
Il mio linguaggio sul Fiat è stato come un padre in mezzo ai suoi cari e amanti figli, tutti sani, e che possedendo ciascuno la mia stessa vita in loro, in virtù del mio Volere saranno capaci d’intendere le mie lezioni più alte, e perciò sono passato più oltre, mettendo loro avanti le belle similitudini del sole, delle sfere, del cielo, dello stesso modo d’operare divino che si estende fino all’infinito, perché tenendo in loro il mio Fiat Divino, terranno in loro colui che ha creato il cielo, le sfere, il sole; darà loro virtù di far copiare in essi tutto ciò che ha creato ed i suoi stessi modi che tiene nel suo operare divino; questi saranno i copiatori del loro Creatore.
Ed io, perciò sono stato così lungo nel manifestare le verità sul mio Fiat, ciò che non feci nella redenzione, perché erano parabole che contenevano modi umani e finiti, quindi non tenevo tanta materia di potermi dilungare tanto; invece le similitudini che riguardano la mia Volontà sono di modi divini, e quindi c’è tanta materia da dire, che si rendono inesauribili.
Chi può misurare la vastità della luce del sole e l’intensità del suo calore? Nessuno! Chi mai può dare un termine al cielo ed alle molteplici mie opere divine? Oh, se tu sapessi quanta sapienza, amore, grazia, luce, ho messo nel manifestare le mie verità sul mio Fiat Divino, tu resteresti affogata di gioia, da non poter più vivere, ed ameresti che il lavoro del tuo Gesù fosse conosciuto, per fare che un lavoro sì esuberante, che costa prezzo incalcolabile, abbia la sua gloria e comunica i suoi benefici effetti alle altre creature”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Agosto 30, 1928)

“Proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo” (Mt 13,35)

… Dopo ciò continuavo a pensare al Voler Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia benedetta, chi possiede la mia Volontà come vita, sente in sé il moto divino; Dio si muove nel Cielo, ed essa sente il suo moto.
Il nostro moto è opera, è passo, è parola, è tutto, e siccome la nostra Volontà è una con quella che possiede la creatura, [la creatura] si sente scorrere dentro di sé lo stesso moto con cui Dio si muove, e quindi l’opera, il passo, la parola divina.
La mia stessa Volontà ciò che fa in noi stessi fa nella creatura, in modo che sente dentro di sé non solo la vita, ma la nobiltà ed il modo di colui che l’ha creata; sicché non sente il bisogno di chiederlo, perché si sente posseditrice, la nostra Volontà l’occupa tanto che le dà il suo amore per farsi amare, la sua parola per farla parlare, il suo moto per farla muovere ed operare; ed oh, com’è facile che sappia ciò che vuole da lei!
Non ci sono segreti né cortine per chi vive nella nostra Volontà, ma tutto è svelato; possiamo dire che non ci possiamo nascondere da lei, perché la nostra stessa Volontà già ci svela. Chi può nascondersi da sé stessa, da non sapere i suoi segreti e ciò che vuol fare?
Nessuno; dagli altri si può nascondere, ma da sé stessa le sarà impossibile. Tale è la nostra Volontà: si fa rivelatrice e mette a giorno la creatura di ciò che fa, di ciò che vuol fare, e le fa le grandi sorprese del nostro Essere Divino.
Ma chi può dirti dove può giungere la creatura e che cosa può fare col possedere come vita la nostra Volontà? Succede la vera trasformazione e consumazione della creatura in Dio, e Dio prende la parte attiva e dice: ‘Tutto è mio e tutto faccio in questa creatura’.
È il vero sposalizio divino, in cui Dio cede il suo Essere Divino alla sua amata creatura. Invece [a] chi vive di volontà umana succede come [a] chi scendendo dalla nobiltà della sua famiglia, prende per sposa una villana, rozza, male educata: questo a poco a poco perderà i suoi modi nobili ed educati, ed acquisterà modi villaneschi e rozzi, da non riconoscersi più.
Che distanza tra chi vive di Volontà Divina e tra chi vive di volontà umana! I primi formano il regno celeste sulla terra, arricchiti di bontà, di pace, di grazie, si possono chiamare la parte nobile; i secondi formano il regno delle rivoluzioni, delle discordie, dei vizi, che non hanno pace e non sanno dar pace”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 32; Ottobre 22, 1933)

——————

… Il caro Gesù ha fatto silenzio, ed io son rimasta a pensare a ciò che mi avea detto, e toccavo con mano che tutto ciò che Gesù avea fatto, detto e sofferto, erano portatrici del Voler Divino; e riprendendo il suo dire ha soggiunto: “Figlia mia buona, non solo la mia Umanità in modo più speciale nascondeva la mia Divinità e Volontà, ma tutte le cose create, e la stessa creatura è velo che nasconde la nostra Divinità e Volontà adorabile.
Il cielo è velo che nasconde la nostra Divinità immensa, fermezza ed immutabilità, e la molteplicità delle stelle [nasconde] i molteplici effetti che possiede la nostra immensità, fermezza ed immutabilità. Oh, se l’uomo sotto a quella volta azzurra potesse vedere la nostra Divinità svelata, senza i veli di quel’azzurro che ci copre e ci nasconde!
Dalla nostra Maestà resterebbe schiacciata la sua piccolezza, e camminerebbe tremebonda sentendosi lo sguardo continuo d’un Dio puro, santo, forte e potente. Ma siccome noi amiamo l’uomo, ci veliamo prestandoci a ciò che gli occorre, ma di nascosto.
Il sole è velo che nasconde la nostra luce inaccessibile, la nostra maestà sfolgorante; anzi dobbiamo fare un miracolo per restringere la nostra luce increata per non incutergli spavento, e velata da questa luce da noi creata, ci avviciniamo, lo baciamo, lo riscaldiamo, stendiamo questo velo di luce fin sotto i suoi passi, a destra, a sinistra, sopra del suo capo; giungiamo a riempirgli l’occhio di luce, chi sa la delicatezza della sua pupilla ci riconosce!
Macché, invano! Si prende il velo di luce che ci nasconde, e noi rimaniamo il Dio sconosciuto in mezzo alle creature.
Qual dolore! Sicché il vento è velo che nasconde il nostro impero, l’aria è velo che nasconde la nostra vita continua che diamo alle creature, il mare è velo che nasconde la nostra purezza, i nostri refrigeri e freschezza divina; il suo mormorio nasconde il nostro amore continuo, e quando vediamo che [la creatura] non ci ascolta, giungiamo a formare le onde altissime, come a tumultuare che ci riconoscano e che vogliamo essere amati.
Qualunque bene riceve l’uomo, c’è dentro velata la nostra vita che glielo porge. La nostra Divinità, che ama tanto l’uomo, giunge a velarsi fin di terra per renderla ferma e stabile sotto i suoi passi, per non farlo vacillare; fin nell’uccello che canta, nei prati fioriti, nelle svariate dolcezze dei frutti, la nostra Divinità si vela per porgergli le nostre gioie e fargli gustare le delizie innocenti del nostro Essere Divino.
E poi che dirti con quanti prodigi d’amore siamo velati e nascosti nell’uomo? Ci veliamo nel respiro, nel palpito, nel moto, nella memoria, intelletto e volontà; ci veliamo nella sua pupilla, nella sua parola, nel suo amore. Ed oh, come ci duole il non essere riconosciuti né amati! Possiamo dire: viviamo in lui, lo portiamo e ci facciamo portare da lui, né potrebbe far nulla senza di noi, eppure viviamo insieme senza conoscerci.
Qual dolore! Se ci conoscesse, la vita dell’uomo dovea essere il più grande prodigio del nostro amore ed onnipotenza; da dentro i suoi veli non dovevamo fare altro che porgergli la nostra santità, il nostro amore, coprirlo colla nostra bellezza, fargli godere le nostre delizie; ma siccome non ci riconosce, ci tiene come il Dio lontano da lui, noi se non siamo riconosciuti non possiamo dare, sarebbe come dare ai ciechi i nostri beni; ed è costretto a vivere sotto l’incubo delle sue miserie e passioni.
Povero uomo che non ci conosce, né nei veli che ci nascondono in lui né nei veli di tutte le cose create, non fa altro che sfuggire dalla nostra vita e dallo scopo con cui fu creato! E molte volte non potendo sopportare la sua ingratitudine, i beni che contengono i nostri veli si cambiano per lui in castigo.
Perciò riconosci in te stessa che non sei altro che un velo che nascondi il tuo Creatore, affinché ricevi e possiamo somministrarti in tutti gli atti tuoi la nostra vita divina; riconoscila nei veli di tutte le cose create, affinché tutti ti aiutano a ricevere un tanto bene”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Dicembre 8, 1938)