Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario (Mt 12,14-21)
14Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. 5Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti 16e impose loro di non divulgarlo, 17perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
18Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. 19Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce.
20Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; 21nel suo nome spereranno le nazioni
“Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire” (Mt 12,14)
… “Figlia mia, amami, amami; sono nato per amare e per essere amato, e per farla da Dio la mia nascita è universale, non l’avrei fatta da Dio se non fossi rinato in modo universale, in modo che tutti possono dire coi fatti: ‘Il celeste infante è nato per me, è mio, ed è tanto vero che già lo posseggo’. Il mio amore resterebbe inceppato se non avessi potuto rinascere in tutti; la mia potenza limitata, la mia immensità ristretta se non fosse universale la mia rinascita, e non è meraviglia: come la mia Divinità riempiva Cieli e terra, così incorporandosi nella mia piccola Umanità, la moltiplicavo e bilocavo in modo da farmi rinascere in tutti ed in ciascuno.
Sono i nostri modi divini ed infiniti che teniamo, che tutti devono prendere il bene che facciamo ed essere pregni delle opere nostre, molto più che io sceso dal Cielo in terra volli prendere umana carne, per glorificare completamente la gloria del Padre celeste di supplire a tutto ciò che l’uomo non aveva fatto. Ecco perciò volle rinascere la mia piccola Umanità anche nelle cose create, perché l’uomo non ci aveva dato la gloria, il contraccambio dell’amore che avevamo creato un cielo, un sole e tante altre cose, e la mia Umanità rinascendo in esse glorificava il mio Padre celeste completamente di tutta l’opera della creazione.
L’uomo col respingere la mia Divina Volontà si era reso impotente a tutto, ed io venivo per essere il suo salvatore, riparatore, glorificatore, difensore e lo coprivo dentro la veste della mia Umanità per tenerlo sicuro, ed in ogni cosa rispondere io per lui al mio Padre celeste. Era tanto il mio amore, che la mia Divinità per dare uno sfogo al mio amore mi portava a nascere in ogni cuore ed in tutte le cose, tanto vero che i primi a riconoscermi ed a inneggiarmi furono le cose create, perché sentendo la mia nascita in loro tripudiarono di gioia e mi fecero festa.
Ma sai tu chi sono coloro che mi fanno festa nel nascere nei loro cuori? Coloro che posseggono la mia Divina Volontà; questi avvertono subito che io son nato nei loro cuori e mi fanno festa perenne, invece gli altri mi fanno piangere, mi danno dolore, e col peccato mi preparano il coltello per ferirmi o per uccidermi”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Dicembre 25, 1932)
“Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento” (Mt 12,18)
Pensando alla passione di Nostro Signore dicevo tra me stessa: “Quanto vorrei entrare nell’interno di Gesù Cristo per poter vedere tutto ciò che lui faceva e per vedere ciò che più gradiva al suo cuore, per poterlo fare anch’io e mitigare le sue pene coll’offrirgli ciò che più gradiva!” Mentre ciò dicevo, il benedetto Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, il mio interno era occupato, in quelle pene, principalmente a compiacere in tutto e per tutti il mio caro Padre, e poi la redenzione delle anime; e la cosa che più gradiva il mio cuore era il vedere il compiacimento che mi mostrava il Padre vedendomi tanto soffrire per amor suo, in modo che tutto radunava in sé, neppure un fiato, un sospiro andò disperso, ma tutto raccolse per potersi compiacere e mostrarmi il suo compiacimento.
Ed io ero tanto soddisfatto di questo, che se non avessi altro, il solo compiacimento del Padre mi bastava a rendermi soddisfatto di ciò che pativo; mentre da parte delle creature, molto, molto della mia passione andò disperso.
E tanto era il compiacimento del Padre, che a torrenti versava nella mia Umanità i tesori della Divinità. Perciò accompagna la mia passione in questo modo, che mi darai molto gusto.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Novembre 6, 1905)
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Stavo afflitta per le privazioni del mio dolce Gesù, e se viene, mentre respiro un po’ di vita, resto più afflitta nel vederlo più afflitto di me e che non ne vuol sapere di placarsi, perché le creature lo costringono, gli strappano altri flagelli; ma mentre flagella, piange la sorte dell’uomo e si nasconde dentro dentro del cuore, quasi per non vedere ciò che soffre l’uomo.
Pare che non si può più vivere in questi tristi tempi; eppure pare che si sta al principio. Onde il mio dolce Gesù, stando io impensierita della mia dura e triste sorte di dover stare spesso spesso priva di lui, è venuto gettandomi un braccio al collo e mi ha detto:
“Figlia mia, non accrescere le mie pene coll’impensierirti, sono già troppe! Io non mi aspetto questo da te, anzi voglio che faccia tue le mie pene, le mie preghiere, tutto me stesso, in modo che io possa trovare in te un altro me stesso; in questi tempi voglio grandi soddisfazioni, e solo chi fa suo me stesso me le può dare.
E ciò che in me trovò il Padre, cioè gloria, compiacimento, amore, soddisfazioni intere, perfette, a bene di tutti, io lo voglio trovare in queste anime, come altrettanti Gesù che mi rendano la pariglia, e queste intenzioni le devi ripetere in ogni Ora della Passione che fai, in ogni azione, in tutto; e se io non trovo le mie soddisfazioni, ah, per il mondo è finita!, i flagelli pioveranno a torrenti. Ah, figlia mia! Ah, figlia mia!”
Ed è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Dicembre 9, 1916)
“Non spezzerà una canna già incrinata” (Mt 12,20)
… Onde seguitavo a pensare a tutto ciò che il mio dolce Gesù aveva fatto stando sulla terra, e lui ha soggiunto:
“Figlia mia, quando venni sulla terra io guardai tutti i secoli passati, presenti e futuri, per raccogliere nella mia Umanità tutto ciò che di bene e di buono si potesse fare da tutte le generazioni, per mettere il suggello e la conferma del bene; nulla distrussi di ciò ch’era buono, anzi lo volli racchiudere in me per dargli vita divina; ed aggiungendo il bene che mancava e che io feci per completare tutti i beni delle umane creature, sulle ali dei secoli mi portavo alle umane creature, per dare a ciascuna il mio operato completo; come pure raccolsi tutti i mali per consumarli, ed a forza di dolori e pene che volli soffrire, accesi il rogo nella mia stessa Umanità dove bruciare tutti i mali, volendone sentire ciascuna pena, per far rinascere tutti i beni opposti ai mali, per far rinascere a vita novella le umane generazioni.
E siccome io per formare tutti i rimedi possibili ed immaginabili, a tutti i redenti, per poi disporli a ricevere il gran bene della mia Volontà regnante in mezzo a loro, feci tutto, soffrii tutto e consumai tutto, così tu per preparare il mio regno alle creature devi racchiudere tutto ciò ch’è santo e buono, ed a via di pene devi consumare tutti i mali per far rinascere la vita della mia Volontà Divina in mezzo alle creature.
Tu devi essere il mio eco, in cui devo fare il deposito da dove deve sorgere il Regno del mio Fiat. Seguimi passo passo, e sentirai la vita, il palpito, la felicità di questo regno che contengo in me e che vuole uscire per regnare in mezzo alle creature.
Ed è tanto l’amore mio per esso, che se permisi al nemico infernale che penetrasse nell’Eden, non permetterò che metta piede nell’Eden del Regno del Fiat; e perciò permisi che si avvicinasse a me nel deserto, per debilitarlo e mettergli la via perché non ardisse d’entrarvi.
Non senti tu stessa come la tua presenza terrorizza il nemico, e si mette in fuga per non vederti? È la forza della mia vittoria che lo precipita, e sentendosi confuso fugge. Tutto è preparato, non resta altro che farlo conoscere”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Febbraio 9, 1928)


