Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Lc 21,12-19)
12Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. 13Avrete allora occasione di dare testimonianza.
14Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
16Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; 17sarete odiati da tutti a causa del mio nome. 18Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 19Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
“Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome” (Lc 21, 12)
Pilato, non sapendo più che fare, per timore di essere spodestato, si fa portare un catino d’acqua e, lavandosi le mani, dice: “Io sono innocente del sangue di questo giusto”. E ti condanna a morte.
Ma i Giudei gridano: “Il suo sangue cada su di noi e sui figli nostri!”. E nel vederti condannato vanno in festa, battono le mani, fischiano, urlano, mentre tu, o Gesù, ripari per quelli che, trovandosi in alto, per vano timore e per non perdere i posti, rompono le leggi più sacre, non curando la ruina di popoli interi, favorendo gli empi e condannando gli innocenti. Ripari anche per quelli che, dopo la colpa, istigano l’ira divina a punirli…
Gesù, esposto dalla loggia, è condannato a morte da quel popolo da lui tanto amato e beneficato. L’amante Gesù, per darci la vita, accetta per noi la morte. E noi, siamo pronti ad accettare qualunque pena perché Gesù non sia offeso e non soffra?
La nostra pena dev’essere accettata per non far soffrire Gesù, e, perché Gesù nella sua umanità soffrì infinitamente, noi, dovendo continuare la sua vita sulla terra, dobbiamo contraccambiare con le nostre pene le pene dell’umanità di Gesù Cristo.
Come compatiamo le pene che Gesù soffre nel vedere le tante anime strappate dal suo cuore? Facciamo nostre le sue pene per rinfrancarlo di tutto ciò che soffre? I giudei lo vogliono crocifisso per far che egli muoia come un infame ed il suo nome venga cancellato dalla faccia della terra.
E noi, cerchiamo che Gesù viva sulla terra? Coi nostri atti, coi nostri esempi, coi nostri passi dobbiamo mettere un’impronta divina nel mondo per far che Gesù venga da tutti conosciuto e, col nostro operare, la sua vita abbia un’eco divina da sentirsi da un estremo all’altro del mondo.
Siamo pronti a dar la nostra vita per far che l’amato Gesù sia rinfrancato di tutte le offese, oppure imitiamo i giudei, popolo tanto favorito (quasi a somiglianza della povera anima nostra tanto amata da Gesù), e gridiamo come loro “Crucifigatur! ”?
Mio condannato Gesù, la tua condanna sia la mia che accetto per amor tuo, e per consolarti mi riverserò continuamente in te, per portarti nei cuori di tutte le creature, farti conoscere da tutti e dare la tua vita a tutti. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; 9 alle 10 del mattino: Gesù è coronato di spine. Gesù è presentato come Ecce Homo. Gesù è condannato a morte)
“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita” (Lc 21,19)
Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù non ci veniva; onde dopo molto aspettare, quando appena l’ho visto mi ha detto: “Figlia mia, la pazienza è superiore alla purità, perché senza pazienza l’anima facilmente si sfrena ed è difficile mantenersi pura.
E quando una virtù ha bisogno dell’altra per aver vita, si dice quella superiore a questa; anzi si può dire che la pazienza è custodia della purità, non solo, ma è scala per salire al monte della fortezza, in modo che se uno salisse senza la scala della pazienza subito precipiterebbe dal più alto al più basso.
Oltre di ciò, la pazienza è germe della perseveranza e questo germe produce dei rami chiamati fermezza. Oh, come è ferma e stabile nel bene intrapreso, l’anima paziente!
Non fa conto né della pioggia, della brina, del ghiaccio, del fuoco, ma tutto il suo conto è di condurre a fine il bene incominciato; perché non vi è stoltezza maggiore di colui che oggi perché piace fa un bene, domani perché non trova più gusto lo tralascia.
Che si direbbe d’un occhio che ad un’ora possiede la vista e ad un’altra ne resta cieco? D’una lingua che or parla ed ora ne resta muta?
Ah, sì, figlia mia! La sola pazienza è la chiave segreta per aprire il tesoro delle virtù; senza il segreto di questa chiave, le altre virtù non escono per dar vita all’anima e nobilitarla.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Gennaio 31, 1901)
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Continuando lo stato di privazione, mi sentivo come un tedio ed una stanchezza della mia povera situazione, e la mia povera natura voleva liberarsi da detto stato. Il mio adorabile Gesù avendo di me compassione, è venuto e mi ha detto:
“Figlia mia, come ti ritiri dal mio Volere, così incominci a vivere di te stessa; invece se starai fissa nella mia Volontà vivrai sempre di me medesimo, morendo affatto a te stessa.”
Poi ha soggiunto:
“Figlia mia, abbi pazienza, rassegnati in tutto alla mia Volontà, e non per poco, ma sempre, sempre, perché la sola perseveranza nel bene è quella che fa conoscere se l’anima è veramente virtuosa, essa sola è quella che unisce tutte le virtù insieme; si può dire che la sola perseveranza unisce perpetuamente Dio e l’anima, virtù e grazie, e come catena vi si pone d’intorno e legando tutto insieme vi forma il nodo sicurissimo della salvezza; ma dove non c’è perseveranza c’è molto da temere.”
Detto ciò è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Marzo 30, 1901)
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Stando molto afflitta per la privazione del mio adorabile Gesù, stavo dicendo tra me stessa: “Come si è fatto meco crudele! Io stessa non so capire come il suo buon cuore può giungere a farlo; e poi se il perseverare gli piaccia tanto, eppure il mio perseverare non commuove il suo buon cuore.”
Mentre dicevo questi ed altri spropositi, tutto all’improvviso è venuto e mi ha detto: “Certo che la cosa che più mi piace dell’anima è la perseveranza, perché la perseveranza è suggello della vita eterna e sviluppo della vita divina.
Perché come Dio è sempre antico e sempre nuovo e immutabile, così l’anima con la perseveranza: coll’averla fatta sempre è antica e con l’attitudine di farla è sempre nuova; ed ogniqualvolta la fa si rinnova in Dio restandovi immutabile e senza accorgersene.
Siccome con la perseveranza fa acquisto continuo della vita divina in sé stessa, acquistando Dio vi suggella l’eterna vita. Vi può essere suggello più sicuro di Dio stesso?” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Aprile 11, 1905)
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La mia piccola mente continua a valicare il mare immenso del Fiat Divino. Mi sembra che [esso] in tutte le cose, ed anche sull’Ente Supremo, tiene il primo posto di dominio e di comando, e dice: “Invano mi sfugge, ed in tutte le cose posso dire: ‘Sono qui. Io sono, sono qui per te, per darti vita.
Sono l’insuperabile, nessuno mi può superare, né nell’amore né nella luce né nella mia immensità, nella quale formo tante vite di me stesso per quante vite voglio dare alle creature’”.
Oh, potenza del Voler Divino, che nella tua immensità cerchi l’atto della creatura per formare tante vite di te in ciascun atto di esse! E quanti [di] questi atti non ti ricevono e ti respingono, e la tua vita resta soffogata in te, nella tua immensità!
Ah, tu senza mai stancarti, con amore che tutto vince, continui le tue ricerche degli atti umani per dare la tua vita e bilocarla in ogni istante! Ma mentre la mia mente si sperdeva nel mare del Fiat, il mio celeste maestro Gesù visitando la piccola sua figlia mi ha detto:
“Figlia benedetta del mio Volere, ogni atto della creatura fatto nella mia Volontà è un passo che fa per avvicinarsi a Dio, e Dio a sua volta fa un passo per avvicinarsi ad essa.
Si può dire che il Creatore e la creatura stanno sempre in cammino, non si fermano mai, l’uno verso dell’altro; e la mia Volontà scende nell’atto della creatura per formare il suo passo di vita divina, ed essa sale nel Fiat, nelle regioni divine per farsene conquistatrice di luce, d’amore, di santità e cognizioni celesti.
Sicché ogni atto, parola, respiro, palpito nella mia Volontà, sono tanti passi di vita divina che fa la creatura, ed essa [è] la sospiratrice di questi atti, per avere il suo campo d’azione per poter formare tante vite divine nella creatura.
Fu questo lo scopo della creazione: formare la nostra vita nella creatura, avere il nostro campo d’azione divino in essa. E perciò amiamo tanto che faccia la nostra Divina Volontà, per mettere in salvo la nostra vita, non in noi, non abbiamo bisogno di nessuno, siamo più che sufficienti a noi stessi, ma nella creatura.
Questo era il gran portento che volevamo e vogliamo fare in virtù della nostra Volontà: formare la nostra vita nella vita della creatura.
Perciò se ciò non facciamo, la creazione rimarrebbe senza il nostro scopo primiero, un inceppo al nostro amore, un’amarezza continua guardarla e vedere un’opera così grande, e di tanta magnificenza, e non realizzato e fallito il nostro scopo.
E se non c’era in noi la certezza che la nostra Volontà dovesse regnare nella creatura per formare la nostra vita in essa, il nostro amore brucerebbe la creazione tutta e la ridurrebbe nel nulla.
E se tanto si sopporta e si tollera, è perché vediamo al di là dei tempi il nostro scopo realizzato. Ora come la creatura fa la sua volontà, così indietreggia, e fa un passo indietro dal suo Creatore, e Dio indietreggia e si forma una distanza infinita tra l’uno e l’altro.
Vedi dunque la necessità di perseverare in modo continuo, d’operare nella mia Divina Volontà, per diminuire la grande distanza fra Dio e la creatura prodotta dall’umana volontà.
E non ti credere che sia distanza personale, io sono da per tutto, in tutti, in cielo ed in terra; la distanza che forma l’umano volere senza del mio è distanza di santità, di bellezza, di bontà, di potenza, d’amore, sono distanze infinite che solo il mio Volere operante nella creatura può riunire e congiungere insieme e rendere inseparabili l’uno dall’altro.
Ciò successe nella redenzione: ogni manifestazione che si faceva da noi sulla discesa del Verbo sulla terra, era un passo che facevamo verso l’uman genero; e come [gli uomini] lo sospiravano e pregavano, e manifestavano al popolo le nostre manifestazioni, profezie e rivelazioni, così facevano tanti passi verso l’Ente Supremo.
Sicché loro stavano in cammino verso di noi, e noi verso di essi; e come si avvicinava il tempo di dover scendere dal cielo in terra, così aumentavamo i profeti per potere fare più rivelazioni, per potere affrettare il cammino d’ambo le parti, tanto vero che nei primi tempi del mondo non ci fu nessun profeta, e le nostre manifestazioni [furono] così scarse che si può dire che si faceva un passo ogni secolo.
Questa tardanza di cammino gettava freddezza da parte delle creature, e si teneva quasi da tutti un modo di dire, una cosa assurda la mia discesa sulla terra, non una realtà, come si pensa oggi sul Regno della mia Volontà: un modo di dire e quasi una cosa che non può essere.
Quindi i profeti vennero dopo Mosè, quasi negli ultimi tempi, vicino alla mia discesa sulla terra, [per] i quali dietro le nostre manifestazioni si affrettò il cammino d’ambo le parti; e poi venne la Sovrana del cielo, la quale non solo camminò, ma corse per affrettare l’incontro col suo Creatore, per farlo discendere e fargli compire la redenzione.
Vedi dunque come le mie manifestazioni sulla mia Divina Volontà sono prove certe che essa cammina per venire a regnare sulla terra, e che la creatura a cui sono state fatte con una costanza ferrea cammina e corre per ricevere il primo incontro, per darle l’anima sua per farlo regnare, e così dargli il passo per farlo regnare in mezzo alle creature.
Perciò i tuoi atti siano continui, perché i soli atti continui sono quelli che affrettano il cammino, superano ogni intoppo, e sono le sole vincitrici che vincono Dio e la creatura”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Maggio 30, 1932)
