Giovedì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Lc 21,20-28)

20Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. 21Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; 22quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia.
23In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. 24Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
27Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

“Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti” (Lc 21,25)

Continuando il mio solito stato, quando appena vedevo il benedetto Gesù e tant’anime purganti che Gesù Cristo mandava in aiuto dei popoli, nei quali pareva che dovevano succedere tante disgrazie di malattie contagiose, ed in qualche punto di terremoti; poi chi si uccideva, chi si gettava nei pozzi, nei mari, e chi uccideva altri; pare l’uomo stanco di sé stesso, perché senza Dio non sente la forza di continuare la vita.
Oh, Dio, quanti castighi, e quante migliaia di persone saranno vittime di questi flagelli! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Marzo 9, 1906)

“Le potenze dei cieliinfatti saranno sconvolte” (Lc 21,26)

Stavo pensando come tutte le cose girano intorno al sole: la terra, noi, tutte le creature, il mare, le piante, tutti insomma, tutti giriamo intorno al sole, e perché giriamo intorno al sole restiamo illuminati, riceviamo il suo calore; sicché lui riflette i suoi cocenti raggi su tutti, e noi, la creazione tutta col girargli intorno gode della sua luce e riceve parte degli effetti e beni che contiene il sole.
Ora quanti esseri non girano intorno al sole divino? Tutti: tutti gli angioli, i santi, gli uomini, tutte le cose create; la stessa Mamma Regina non tiene forse il primo giro, che rapidamente girandogli intorno assorbe tutti i riflessi del sole eterno? Ora mentre ciò pensavo, il mio Divino Gesù si è mosso nel mio interno e stringendomi tutta a sé mi ha detto:
“Figlia mia, fu proprio questo lo scopo per cui creai l’uomo, perché mi girasse sempre intorno, ed io qual sole standogli in mezzo al suo giro dovevo riflettere in lui la mia luce, il mio amore, la mia somiglianza e tutta la mia felicità. Ad ogni suo giro dovevo dargli sempre nuovi contenti, nuova bellezza e frecce più ardenti.
Prima che l’uomo peccasse, la mia Divinità non era nascosta all’uomo, perché col girarmi intorno, lui era il mio riflesso, quindi era la piccola luce; onde era come connaturale che essendo io il gran sole, la piccola luce potesse ricevere i riflessi della mia.
Come peccò si fermò di girarmi intorno; la sua piccola luce si oscurò, diventò cieco e perdette la luce per poter vedere la mia Divinità in carne mortale, per quanto [l]a creatura è capace; tanto che nel venire a redimere l’uomo presi carne mortale per farmi vedere, non solo perché [l’uomo] insieme con la carne aveva peccato ed io insieme con la carne dovevo espiare, ma perché gli mancavano gli occhi per poter vedere la mia Divinità; tanto vero che, appena, la mia Divinità che abitava nella mia Umanità, a lampi e a sprazzi potette fare uscire qualche raggio di luce della mia Divinità.
Vedi dunque che gran male è il peccato: è [per l’uomo] perdere il suo giro intorno al suo Creatore, annullare lo scopo della sua creazione, trasmutarsi da luce in tenebre, da bello in brutto. È tanto grande male, che con tutta la mia redenzione non potetti restituirgli gli occhi per poter vedere in carne mortale la mia Divinità, se non quando questa carne, disfatta, polverizzata dalla morte, risorga di nuovo nel giorno del giudizio.
Che succederebbe se la creazione tutta potesse mancare al suo giro intorno al sole? Tutte le cose si sconvolgerebbero, perderebbero la luce, l’armonia, la bellezza; l’una cozzerebbe contro l’altra, e ad onta che stesse il sole, non girando intorno a lui, il sole sarebbe per tutta la creazione come morto.
Ora l’uomo col peccato originale perdette il suo giro intorno al suo Creatore, e perciò perdette l’ordine, il dominio di sé stesso, la luce; e ogni qualvolta pecca, non solo non gira intorno al suo Dio, ma vi fa le sue fermate intorno ai beni della redenzione, che qual novello sole venne a portargli il perdono, lo scampo, la salvezza.
Ma sai tu chi non si ferma mai nel suo giro? L’anima che fa e vive nella mia Volontà; lei corre sempre, non si ferma mai e riceve tutti i riflessi della mia Umanità e anche i lampi di luce della mia Divinità.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Settembre 14, 1923)

“Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21, 28)

Questa mattina mi sentivo tutta oppressa ed una malinconia che tutta mi riempiva l’anima. Pare che il benedetto Gesù non tanto mi ha fatto stentare, e nel vedermi così oppressa mi ha detto:
“Figlia mia, che hai con questa malinconia? Non sai tu che la malinconia è all’anima come l’inverno alle piante, che le spoglia di foglie e impedisce loro di produrre fiori e frutti, tanto che se non venisse l’allegrezza della primavera e del caldo, le povere piante resterebbero inabilitate e finirebbero col seccare?
Così è la malinconia all’anima: la spoglia dalla freschezza divina, che è come pioggia che fa tutto rinverdire le virtù; la inabilita a fare il bene, e se lo fa, lo fa stentatamente e quasi per necessità, ma non per virtù; impedisce di crescere nella grazia, e se non si scuote con una santa allegrezza che è una pioggia primaverile che dà in brevissimo tempo lo sviluppo alle piante, finirà col seccare nel bene.”
Ora mentre ciò diceva, dentro d’un lampo ho visto tutta la Chiesa, le guerre che devono subire i religiosi e che devono ricevere dagli altri, guerre tra le società; pareva un parapiglia generale. Pareva pure che il Santo Padre doveva servirsi di pochissime persone religiose, tanto per ridurre nel buon ordine lo stato della Chiesa, i sacerdoti ed altri, quanto per la società in questo stato di sconvolgimenti.
Ora mentre ciò vedevo, il benedetto Gesù mi ha detto: “Credi tu che il trionfo della Chiesa è lontano?”
Ed io: “Certo, chi deve rimettere l’ordine a tante cose scompigliate?”
E lui: “Anzi ti dico che è vicino; è un cozzamento che deve succedere, ma forte, e perciò lo permetterò tutto insieme tra i religiosi e i secolari per abbreviare tempo.
Ed in questo cozzamento tutto di scompiglio forte, succederà il cozzamento buono ed ordinato, però in tale stato di mortificazione che gli uomini si vedranno perduti, darò loro tanta grazia e lume da conoscere il male e di abbracciare la verità; facendoti soffrire anche per questo scopo.
Se con tutto ciò non mi daranno retta, allora ti porterò in cielo, e le cose succederanno ancor più gravi ed andranno un po’ più per le lunghe per il desiderato trionfo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Agosto 15, 1904)