25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
27Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; 35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

“Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte” (Lc 21,26)

Le privazioni del mio dolce Gesù si vanno facendo più lunghe. Oh, come mi fa spasimare il suo ritorno! come le ore, i giorni mi compariscono secoli senza di lui, ma secoli di notte, non di giorno! Onde mentre stavo aspettando con ansia il suo ritorno, come lampo che sorge è uscito da dentro il mio interno e stringendomi a sé mi ha detto:

“Figlia mia, l’uomo fu creato da Dio con tre potenze: memoria, intelletto e volontà; e questo perché potesse tenere i vincoli di comunicazione con le Divine Persone della Trinità Sacrosanta. Queste erano come vie per salire a Dio, come porte per entrare, come stanze per formare il continuo soggiorno, la creatura a Dio, Dio alla creatura.

Queste sono le vie regie dell’uno e dell’altro, le porte d’oro che Iddio mise nel fondo dell’anima per poter entrare la sovranità suprema della Maestà Divina, la stanza sicura ed incrollabile dove Dio doveva fare il suo celeste soggiorno. Ora la mia Volontà, per poter formare il suo regno nell’intimo dell’anima, vuol trovare in ordine al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo queste tre potenze date alla creatura per elevarla alla somiglianza del suo Creatore.

La mia Volontà non uscirebbe fuori dai suoi domini, se queste tre potenze dell’anima stessero in ordine a Dio; ed il suo regnare sarebbe felice e come connaturale, perché con lo stare in ordine a Dio queste tre potenze terrebbero l’ordine in sé stesse e fuori di sé, ed il regno della Volontà di Dio e quello della creatura non sarebbe un regno diviso, ma uno solo e quindi il suo dominio e il suo regime sarebbe uno solo.

Molto più che la mia Volontà non sa regnare dove non c’è ordine e armonia, inseparabile qualità e proprietà indispensabile delle Divine Persone. E l’anima mai può essere ordinata ed armonizzare col suo Creatore, se non tiene le sue tre potenze aperte per ricevere da Dio le sue qualità ordinate e le sue proprietà armonizzate, in modo che la mia Volontà, trovando le armonie divine e l’ordine supremo del regno divino e del regno umano, ne forma uno solo e vi regna col suo pieno dominio.

Ah, figlia mia, quanto disordine vi regna nelle tre potenze dell’anima umana! Si può dire che [le creature] ci hanno serrato le porte in faccia, hanno barricato le vie per impedirci il passo e per spezzare le comunicazioni con noi, mentre furono il dono più grande che fecimo loro nel crearle.

Queste tre potenze dovevano servire per comprendere colui che li aveva creati, per far crescere l’anima a sua somiglianza e, trasfusa la sua volontà in quella del suo Creatore, darle il diritto di farla regnare. Ecco perciò che il Supremo Volere non può regnare nell’anima, se queste tre potenze, intelletto, memoria e volontà, non si danno la mano tra loro per ritornare allo scopo con cui Dio l’ha create.

Perciò prega affinché queste tre potenze ritornino nell’ordine e nell’armonia del loro Creatore, per potere il mio Supremo Volere regnare col suo pieno trionfo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Agosto 12, 1926)

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La mia povera mente era occupata dalle grandi meraviglie e prodigi che sa fare il Voler Divino se regna nella creatura, e pensavo fra me: “Che sorte felice vivere in esso! Fortuna più grande non ci può essere né in Cielo né in terra. Ma come può mai venire a regnare sulla terra, se i mali, i peccati, abbondano tanto che fanno raccapricciare? Solo una potenza divina con un suo prodigio dei più grandi può farlo, altrimenti il Regno della Divina Volontà starà in Cielo, ma non sulla terra”.

Ma mentre ciò pensavo, il mio caro Gesù, la dolce mia vita, visitando la povera anima mia, con una bontà indicibile mi ha detto: “Figlia mia buona, è decretato nel Concistoro della Trinità Sacrosanta che la mia Divina Volontà avrà il suo regno sulla terra, e quanti prodigi ci vorranno li faremo, non risparmieremo nulla per avere ciò che noi vogliamo.

Ma noi nell’operare usiamo sempre i modi più semplici, ma potenti da travolgere Cieli e terra, creature tutte, nell’atto che vogliamo. Tu devi sapere che nella creazione, per infondergli la vita all’uomo, non ci volle che il nostro alito onnipotente; ma quanti prodigi in quell’alito! Creammo l’anima dotandola colle tre potenze, vera immagine della nostra Trinità adorabile; con l’anima ebbe il palpito, il respiro, la circolazione del sangue, il moto, il calore, la parola, la vista.

Che cosa ci volle per fare tutti questi prodigi nell’uomo? L’atto più semplice nostro, armato della nostra potenza, cioè il nostro alito, e della corsa del nostro amore, che non potendo contenerlo correva, correva verso di lui fino a farne il più gran prodigio di tutta l’opera creatrice.

Ora, figlia mia, l’uomo col non vivere nel nostro Voler Divino, le sue tre potenze sono state oscurate e la nostra immagine adorabile deformata in lui, in modo che ha perduto il primo palpito d’amore di Dio nel suo, il respiro divino nel suo respiro umano; cioè non che l’ha perduto: non lo sente.

Quindi non sente la circolazione della vita divina, il moto del bene, il calore dell’amore supremo, la parola di Dio nella sua, la vista di poter guardare il suo Creatore. Tutto è restato oscurato, affievolito e forse anche deformato. Ora che cosa ci vuole per ripristinare quest’uomo?

Ritorneremo di nuovo ad alitarlo con più forte e crescente amore; lo aliteremo nel fondo dell’anima, lo fiateremo più forte nel centro della sua volontà ribelle, ma tanto forte da scuotergli i mali di cui è avvinto; le sue passioni resteranno atterrate e atterrite innanzi alla potenza del nostro alito, si sentiranno bruciare dal nostro fuoco divino; e la volontà umana sentirà la vita palpitante del suo Creatore, di cui essa come velo lo nasconderà in sé, e [l’uomo] ritornerà ad essere il portatore del suo Creatore.

Oh, come si sentirà felice! Col nostro alito lo ripristineremo, lo risaneremo; faremo come una madre tenerissima che avendo il suo figlio storpio, a via di alito, di fiato, di soffio, si versa sopra il figlio suo, ed allora lascia di fiatarlo, quando lo ha risanato e reso bello come lei lo voleva.

La potenza del nostro alito non lo lascerà; allora cesseremo di soffiarlo, quando lo vedremo ritornato nelle nostre braccia paterne bello come noi lo vogliamo; ed allora ci sentiremo che il figlio ha riconosciuto la nostra paterna bontà, che tanto lo amiamo.

Vedi dunque che ci vuole per fare venire a regnare la nostra Volontà sulla terra? La potenza del nostro alito onnipotente; con esso rinnoveremo la nostra vita in lui. Tutte le verità che ho manifestato, i grandi prodigi del vivere nel mio Volere, saranno le proprietà più belle, più grandi, di cui gli farò dono.

Anche questo è un segno certo che verrà il suo regno sulla terra, perché se parlo, prima faccio i fatti e poi parlo; la mia parola è la conferma del dono, dei prodigi che voglio fare. Quindi a che pro esporre le mie proprietà divine, farle conoscere, se non dovesse venire il suo regno sulla terra?”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Dicembre 21, 1937)

“Vegliate in ogni momento pregando” (Lc 21,36)

… Onde seguivo il mio giro negli atti del Voler Divino. Mi sentivo sofferente e con una veglia che non potevo star quieta; i minuti mi parevano secoli. Che notte eterna! Ed aspettavo il mio dolce Gesù che venisse a quietarmi; finalmente dopo molto aspettare, il mio caro Gesù si faceva vedere tutto affannato, e tutto bontà mi ha detto:

“Povera figlia, come è dura la veglia, non è vero? Quante volte il tuo Gesù si trova con queste pene sì crude e strazianti! Quante veglie mi fanno fare le creature! Posso dire che sto sempre in veglia e soffro l’irrequietezza del mio amore: se la creatura pecca, me la sento sfuggire dalle mie braccia ed io veglio, la guardo e la vedo attorniata dai demoni che fanno festa e giungono a burlarla del bene che ha fatto.

Povero bene, quanto viene coperto dal fango della colpa! Ed io siccome l’amo ancora, le mando qualche barlume di luce e veglio; le mando rimorsi per farla rialzare, e veglio; i minuti mi paiono secoli né posso quietarmi se non la vedo ritornare nelle mie braccia, e veglio; veglio sempre, le spio i palpiti del suo cuore, i pensieri della sua mente per suscitare il ricordo di quanto l’amo, macché, invano, e son costretto a vegliare.

Che dura veglia! Se mi ritorna, mi riposo alquanto, altrimenti continua la mia veglia. Se un’altra [creatura] vuol fare un bene e prende tempo e non si decide mai, io veglio, cerco d’allettarla col mio amore, colle ispirazioni ed anche colle promesse; ma non si risolve, trova tanti pretesti, difficoltà, e mi tiene sempre in veglia.

Quante veglie mi fanno fare le creature, ed in tanti modi! Ecco la tua veglia, per tenere un poco di compagnia alla mia veglia continua. Perciò soffriamo insieme, amami e troverò un piccolo riposo alle tante mie veglie”.

Dopo ha soggiunto con un accento più tenero: “Figlia delle mie pene, vuoi tu sapere chi non mi dà questa pena sì dura, di non farmi vegliare? Chi vive nella mia Volontà; anzi come si decide di vivere in essa, io la dichiaro figlia mia e chiamo tutto il Cielo, la Trinità Sacrosanta a festeggiare la nuova figlia che ho acquistato. Tutti la riconoscono, perché la scrivo a caratteri incancellabili nel mio cuore, nel mio amore che sempre arde: ‘La figlia mia’.

Ora nel mio Volere sta sempre con me, tutto ciò che facc’io fa essa. Quindi nelle mie rinascite continue rinasce insieme con me, ed io la scrivo: ‘La figlia della mia nascita’; se la ingratitudine umana mi costringe a piangere, essa piange insieme con me, ed io la scrivo fin nelle mie lacrime: ‘La figlia delle mie lacrime’; insomma se soffro, se opero, se cammino, la scrivo: ‘La figlia delle mie pene, delle mie opere, la figlia dei miei passi’; dovunque la porto scritta.

Ora tu devi sapere che tra paternità e figliolanza ci sono vincoli incancellabili; nessuno può disconosce[re], né nell’ordine sopranaturale né nell’ordine naturale, i diritti di paternità e di figliolanza. Sicché io come Padre sento il dovere di costituire erede dei miei beni, del mio amore, della mia santità, chi con tanta solennità ho dichiarato ch’è figlia mia, fino a portarla scritta nel mio cuore; non amarla mi sentirei che defraudassi il mio paterno amore, quindi non lo posso.

Essa poi tiene il dovere d’amarmi e di possedere i beni del Padre suo, di difenderlo, di farlo conoscere, e mettervi la vita affinché nessuno mi offendesse. Ed oh, com’è bello vedere questi figli miei, che vivono nel mio Volere, che giungono a dirmi: ‘Padre mio, hai vegliato troppo, già sei stanco, riposati; e per fare che il tuo riposo ti sia dolce, dolce, riposati nel mio amore, ed io mi metterò in veglia, prenderò il tuo posto presso le anime, chi sa mi riesce di farti trovare qualcuna quando tu ti svegli!’

Ed io mi fido di loro e mi riposo alquanto. Che cosa non può fare chi vive nella mia Volontà! Può farmi tutto, perché la sua luce la fa stare a giorno di tutte le mie pene, ed io faccio tutto ad essa; ci alterniamo a vicenda la veglia ed il riposo. Com’è bello il vivere nel mio Volere! Già la creatura si mette nelle stesse [nostre] condizioni: ciò che vogliamo noi vuole essa.

E questa è la cosa più santa, più grande, più nobile, piena di maestà e di purezza: volere ciò che Dio vuole. Nessun altro atto può giungere ad un’altezza così sublime ed un valore che non finisce mai: volere ciò che vuole Dio. Dio è santo, è puro, è ordine, è bontà; [col] volere ciò che Dio vuole, la creatura vuole ciò ch’è santo, puro, buono e con la pienezza dell’ordine; si sente rinata in Dio, fa ciò che fa Dio.

Dio fa tutto, abbraccia tutto, si muove in tutti, ed essa è concorrente a ciò che fa Dio; può fare mai bene maggiore? Perciò il vivere nel mio Volere, non vi è cosa che le possa né raggiungere né sorpassare. Quindi vivi sempre nel mio Fiat e saremo felici tu ed io”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Maggio 10, 1938)