Mercoledì della II settimana del Tempo Ordinario (Mc 3,1-6)
1 Entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, 2e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
3Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». 4Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano.
5E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. 6E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
“Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata” (Mc 3,1)
Stavo secondo il mio solito seguendo gli atti della Divina Volontà nella creazione; comprendevo ch’è talmente unita col suo Creatore, che sembra come membro che gode l’unione col suo corpo ed in virtù di questa unione il membro sente il calore, il moto, la vita.
Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, ciascuna cosa creata è un membro mio distinto, e [come] tale me ne servo per mantenere l’ordine, la vita della creazione, e per mezzo di essa me ne servo, ora per far uso della misericordia, ora della mia potenza ed ora della mia giustizia, molto più che stando la creazione immersa nella mia Divina Volontà, non si può muovere né operare se il mio Fiat Divino non le dà il moto né l’attitudine d’operare.
Ora, come la creazione, così la creatura è membro di Dio, e fino a tanto che resta unita con Dio partecipa [di] tutte le qualità di Dio, come un membro attaccato al corpo partecipa della circolazione del sangue, del calore, del moto del medesimo corpo.
Ma chi mantiene salda questa unione, permanente ed in pieno vigore, questo membro, della creatura, attaccato al suo Creatore? La mia Divina Volontà.
Essa è vincolo d’unione e comunicazione di calore e di moto, in modo da far sentire ad ogni moto la vita del suo Creatore, e mette, più che sangue, in circolazione con questo membro la santità divina, la forza, l’amore, la bontà, insomma tutte le qualità del suo Creatore; ma se non c’è la mia Volontà, sarà un membro distaccato che non può fluire alla comunicazione del corpo ; esso apparentemente sembra unito, [ma] sarà come un membro paralizzato che vive a stento, senza moto, e sarà di fastidio e di dolore al capo divino tenere un membro e non potere comunicare il bene della sua vita ”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 28; Maggio 20, 1930)
“Rattristato per la durezza dei loro cuori…” (Mc 3, 5)
La prima parola che l’amante Gesù disse sulla croce, fu la parola del perdono, per scusare innanzi al Padre tutte le anime e cambiar la giustizia in misericordia.
E noi gli daremo i nostri atti come scusare il peccatore, affinché intenerito dalle nostre scuse, nessun’anima possa andare all’inferno. Ci uniremo con lui per fare la sentinella ai cuori delle creature, affinché nessuna l’offenda.
Lo faremo sfogare nell’amore, accettando di buon animo tutto ciò che disporrà di noi: freddezze, durezze, oscurità, oppressioni, tentazioni, distrazioni, calunnie, malattie ed altro, per rinfrancarlo di ciò che riceve dalle creature.
Non è col solo amore che Gesù si sfoga con le anime, ma molte volte, quando sente il freddo delle creature, se ne va dall’anima e le fa sentire il suo freddo per sfogare con lei; e se l’anima l’accetta, Gesù si sentirà rinfrancato di tutte le freddezze delle creature, e questo freddo sarà di sentinella al cuore altrui per fare amare l’amante Gesù.
Altre volte, Gesù sente la durezza dei cuori nel suo, e non potendola contenere, vuole sfogare e viene da noi. Fa toccare il suo cuore al nostro, facendoci parte della sua pena; e noi facendo nostra la sua pena, la metteremo intorno al cuore del peccatore per sciogliere la sua durezza e ricondurlo a lui.
Amato mio Bene, tu soffri tanto per la perdita delle anime, ed io per compassione, metto a tua disposizione l’essere mio; prenderò su di me le tue pene e le pene dei peccatori, e lascerò te sollevato, e il peccatore avvinto a te.
O mio Gesù, deh! Fa che tutto il mio essere si sciolga in amore, affinché possa essere di continuo sollievo per raddolcire tutte le tue amarezze. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalle 7 alle 8 della sera: La cena legale)
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… “Figlia mia, fammi sfogare il mio amore, ed insieme con me ripara per quelli che fanno il bene e mi disonorano. Questi giudei mi vestono delle mie vesti per screditarmi maggiormente innanzi al popolo, per convincerlo che Io sia un malfattore.
Apparentemente l’azione di vestirmi era buona, ma in sé stessa era cattiva. Ah! Quanti fanno opere buone, amministrano sacramenti, li frequentano, con fini umani ed anche cattivi.
Ma il bene, fatto malamente, porta alla durezza. Ed Io voglio essere coronato una seconda volta, con dolori più acerbi della prima, per frangere questa durezza e così, con le mie spine, attirarli a me. Ah, figlia mia!
Questa seconda coronazione mi è ben più dolorosa. Mi sento la testa come nuotare dentro le spine e, ad ogni movimento che faccio, o urto che mi danno, tante morti crudeli Io subisco.
Riparo così la malizia delle offese; riparo per quelli che in qualunque stato di animo si trovano, invece di pensare alla propria santificazione, si dissipano e rigettano la mia grazia, ritornando a darmi spine più pungenti, mentre Io sono costretto a gemere, a piangere con lacrime di sangue e a sospirare la loro salvezza.
Ah, Io faccio di tutto per amarle, e le creature fanno di tutto per offendermi! Almeno tu non lasciarmi solo nelle mie pene e nelle mie riparazioni”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalle 10 alle 11 del mattino: Gesù prende la croce e si avvia al Calvario dove è spogliato)
“Disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita” (Mc 3, 5)
Stavo pensando tra me al Santo Volere Divino, e dicevo tra me: “Ma quale sarà il gran bene di questo Regno del Fiat Supremo?” E Gesù, come interrompendo il mio pensiero e come in fretta, si è mosso nel mio interno, dicendomi: “Figlia mia, quale sarà il gran bene! Quale sarà il gran bene!
Il Regno del mio Fiat racchiuderà tutti i beni, tutti i miracoli e i portenti più strepitosi, anzi li sorpasserà tutti uniti insieme e, se miracolo significa dare la vista ad un cieco, raddrizzare uno zoppo, sanare un infermo, risuscitare un morto, eccetera, il Regno della mia Volontà terrà l’alimento preservativo, e chiunque entrerà in esso non ci sarà nessun pericolo che possa rimanere cieco, zoppo ed infermo; la morte nell’anima non avrà più potere, e se l’avrà sul corpo, non sarà morte, ma passaggio e, mancando l’alimento della colpa e la volontà umana degradata che produsse la corruzione nei corpi e stando l’alimento preservativo della mia Volontà, anche i corpi non saranno soggetti a scomporsi ed a corrompersi così orribilmente da incutere paura anche ai più forti, come lo è tuttora, ma rimarranno composti nei loro sepolcri aspettando il dì della risurrezione di tutti.
Onde, credi tu che sia più un miracolo dar la vista ad un povero cieco, raddrizzare uno zoppo, sanare un infermo, oppure tenere un mezzo preservativo che l’occhio non perde mai la sua vista, che si cammina sempre dritti, che si sta sempre sani? Credi che sia più il miracolo preservativo che il miracolo dopo successa la sventura?
Ecco la gran diversità del Regno della Redenzione e del Regno del Fiat Supremo: nel primo fu miracolo per i poveri sventurati, come lo è tuttora, che giacciono, chi in una sventura e chi in un’altra, e perciò io ne diedi l’esempio, anche all’esterno, di dare tante diverse guarigioni che erano simbolo delle guarigioni che io davo alle anime, e che facilmente ritornano alle loro infermità.
Il secondo sarà miracolo preservativo, perché la mia Volontà possiede la miracolosa potenza che chiunque si fa dominare da essa non sarà soggetto a nessun male, quindi [la mia Volontà] non avrà nessun bisogno di far miracoli, perché li conserverà sempre sani, santi e belli, degni di quella bellezza che uscì dalle nostre mani creatrici nel creare la creatura.
Il Regno del Fiat Divino farà il gran miracolo di sbandire tutti i mali, tutte le miserie, tutti i timori, perché essa non farà il miracolo a tempo ed a circostanze, ma si terrà [i] suoi figli del suo regno con un atto di miracolo continuato, per preservarli da qualunque male e farli distinguere come figli del regno suo.
E questo nelle anime, ma anche nel corpo ci saranno molte modifiche, perché è sempre la colpa l’alimento di tutti i mali. Tolta la colpa, mancherà l’alimento al male, molto più che Volontà mia e peccato non possono esistere insieme, quindi anche la natura umana avrà i suoi benefici effetti.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Ottobre 22, 1926)
“E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire” (Mc 3,6)
Per le continue privazioni del mio dolce Gesù vivo morendo. Questa mattina mi son trovata tutta in Gesù, come se nuotassi nell’immensità del mio sommo Bene.
Poi guardavo in me e vedevo Gesù in me, e sentivo che tutto l’Essere di Gesù parlava: i piedi, le mani, il cuore, la bocca, insomma tutto, erano voci; non solo, ma la meraviglia era che queste voci si facevano immense, si moltiplicavano per ciascuna creatura, i piedi di Gesù parlavano ai piedi ed a ciascun passo di creatura, le mani alle opere, gli occhi agli sguardi, i pensieri a ciascun pensiero.
Che armonie tra Creatore e creature, che incantevole vista, che amore! Ma ahimè, tutte queste armonie venivano rotte dalle ingratitudini e dai peccati, l’amore veniva ricambiato con offese. E Gesù tutto afflitto mi ha detto:
“Figlia mia, io sono il Verbo, cioè Parola, ed è tanto l’amore verso la creatura, che mi moltiplico in tante voci per quanti atti, pensieri, affetti, desideri, ecc., fa ciascuna creatura, per ricevere da loro il contraccambio di quegli atti fatti per amor mio. Do amore e voglio amore, ma ne ricevo offese; do vita, e se potessero mi darebbero morte; ma con tutto ciò io continuo il mio ufficio amoroso.
Or sappi però, che chi vive unito con me e del mio Volere, anche l’anima nuotando nella mia immensità è tutta voce insieme con me; sicché se cammina, i suoi piedi parlano appresso al peccatore, i suoi pensieri sono voci nelle menti, e così di tutto il resto.
E da queste sole anime io trovo come un compenso nell’opera della creazione, e nel vedere che non potendo nulla da sé per farmi fronte al mio amore e mantenere le armonie tra me e loro, entrano nel mio Volere e se ne fanno padroni ed agiscono alla divina; il mio amore trova lo sfogo e le amo più che tutte le altre creature.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Aprile 15, 1916)

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Niels Larsen Stevns, Public domain, da Wikimedia Commons