Giovedì della II settimana del Tempo Ordinario (Mc 3,7-12)
7Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea 8e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
9Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. 10Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
11Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». 12Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.
“Aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo” (Mc 3,10)
… “Figlia mia, tutti i tempi sono nelle mie mani; do a chi voglio, e me ne servo per mezzo di chi voglio. Potevo benissimo portare la felicità che contiene la mia Volontà sulla terra, ma non trovai nessuna volontà umana che volesse far vita perenne nella mia, per rannodare i vincoli della creazione e ridarmi tutti gli atti del primo uomo, come se li avesse fatti tutti col suggello della Volontà Suprema, e quindi mettere in campo la felicità perduta.
È vero che ci avevo la mia cara Mamma, ma lei doveva cooperare insieme con me alla redenzione. L’uomo poi era schiavo, imprigionato dalle sue stesse colpe, infermo, coperto di piaghe le più schifose, ed io come Padre amante venivo a sborsare il mio sangue per riscattarlo, come medico a guarirlo, come maestro ad insegnargli la via, lo scampo per non farlo precipitare nell’inferno.
Povero malato! come avrebbe potuto spaziarsi negli eterni voli del mio Volere, se non sapeva camminare? Se io avessi voluto dare la felicità che contiene la mia Volontà, sarebbe come darla ai morti e farla calpestare.
[L’uomo] era indisposto di ricevere un tanto bene, e perciò volli insegnare la preghiera per disporli; e mi contentai d’aspettare altre epoche, far passare secoli e secoli per far conoscere il vivere nel mio Volere, per dare il principio a questa felicità.”
Ed io: “Amor mio, se con la tua redenzione non tutti si salvano, come può essere che la tua Volontà darà a tutti questa felicità?”
E Gesù: “L’uomo sarà sempre libero, non gli toglierò mai i diritti che gli diedi nel crearlo; solo che nella redenzione venni ad aprire tante vie, viottoli, scorciatoie per facilitare la salvezza, la santità dell’uomo; con la mia Volontà vengo ad aprire la via regia e diritta che conduce alla santità della somiglianza del loro Creatore e che contiene la vera felicità.
Ma con tutto ciò saranno sempre liberi di restare, chi nella via regia, chi nei viottoli e chi fuori del tutto; ma ci sarà nel mondo ciò che ora non c’è: la felicità del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra.
L’uomo fece i primi atti nel mio Volere e poi si sottrò, perciò rovinò; e siccome era il capo di tutti, tutte le membra rovinarono insieme. La mia Umanità formò il piano di tutti gli atti umani nella Volontà Divina, la mia Mamma mi seguì fedelmente; sicché tutto è preparato.
Ora non ci vuole altro che un’altra creatura, che volendo vivere perennemente in questo Volere, venga a prendere il possesso del piano da me fatto ed apra questa via regia a tutti, che conduce alla felicità terrestre e celeste.”…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Aprile 25, 1923)
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… “Figlia carissima della mia Divina Volontà, il mio Voler Divino è per se stesso un miracolo continuato; scendere nella bassezza dell’atto della creatura per formarvi l’atto suo, la sua vita, è il più grande dei miracoli, che a nessuno l’ha dato di poterlo fare.
La sua virtù investitrice penetra ovunque, col suo bacio di luce rapisce l’atto della creatura, lo muove, lo trasforma, lo conforma, e colla sua virtù miracolatrice vi forma il suo atto in quello della creatura e senza distruggere quello della creatura, anzi se ne serve di spazio come impiantarvi l’atto suo e se ne serve di vuoto come formarvi la sua vita, tanto che da fuori si vede l’atto umano, da dentro le maraviglie, la santità, il gran miracolo dell’atto divino.
Dunque chi fa la mia Volontà e vive in essa non fa bisogno di miracoli, vive sotto la pioggia dei miracoli del mio Volere e possiede in sé stessa la fonte, la sorgente che trasforma la creatura nella virtù miracolosa della mia Divina Volontà, in modo che si vede in essa miracolo di pazienza invitta, miracolo d’amore perenne verso Dio, miracolo di preghiera continua senza mai stancarsi; e se si veggono pene, sono miracoli di conquiste, di trionfi, di gloria, che racchiude nelle sue pene.
Per chi vive nella mia Volontà, essa vuol dare all’anima il miracolo dell’eroismo divino, e nelle pene mette il peso ed il valore infinito, mette l’impronta, il suggello delle pene del tuo Gesù.
Tu devi sapere, figlia mia, ch’è tanto l’amore nostro verso chi vive nella Divina Volontà, che le facciamo dono di tutto ciò che fecimo nella creazione e redenzione, ed essa fa suo tutto ciò ch’è nostro. …” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 32; Maggio 25, 1933)
“Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse” (Mc 3,12)
Continuando il mio povero stato ed il silenzio di Gesù benedetto, questa mattina trovandomi più che mai oppressa, nel venire mi ha detto:
“Figlia mia, non le opere né la predicazione né la stessa potenza dei miracoli mi fecero conoscere con chiarezza Dio qual sono, ma quando fui messo sulla croce ed innalzato su di essa come sul mio proprio trono, allora fui riconosciuto per Dio.
Sicché la sola croce mi rivelò al mondo ed a tutto l’inferno chi io veramente ero; onde tutti ne restarono scossi e riconobbero il loro Creatore. Quindi è, che la croce rivela Dio all’anima e fa conoscere se l’anima è veramente di Dio. Si può dire che la croce scovre tutte le intime parti dell’anima e rivela a Dio ed agli uomini chi essa sia.”
Poi ha soggiunto:
“Sopra due croci io consumo le anime: una è di dolore, l’altra è di amore; e siccome in cielo i nove cori angelici tutti mi amano, però ognuno ha il suo uffizio distinto – come i serafini il loro uffizio speciale è l’amore ed il loro coro è messo più dirimpetto a ricevere i riverberi dell’amor mio, tanto che l’amor mio ed il loro saettandosi insieme si combaciano continuamente – così alle anime sulla terra do il loro uffizio distintamente, a chi le rendo martiri di dolore ed a chi di amore, essendo tutti e due abili maestri a sacrificare le anime e renderle degne delle mie compiacenze.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Marzo 8, 1901)

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