Martedì della X settimana del Tempo Ordinario (Mt 5,13-16)
13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.
16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
“Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 14)
Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù si è fatto vedere che prendeva una luce che stava nel mio interno e se la portava [via]. Io ho gridato: “Gesù, che fai? Mi vuoi lasciare all’oscuro?”
E lui con tutta dolcezza mi ha detto: “Figlia mia, non temere, mi porto la tua piccola luce e ti lascio la mia. Questa tua piccola luce non è altro che la tua volontà, che essendosi messa di fronte alla mia ha ricevuto il riflesso della mia Volontà, perciò si è fatta luce.
Io me la porto per farla girare; la porterò nel cielo come la cosa più rara e più bella, qual è la volontà umana che ha ricevuto il riflesso della Volontà del suo Creatore; la farò girare tra le Divine Persone, affinché ricevano gli omaggi, le adorazioni dei loro riflessi, solo degni di loro, e poi la mostrerò a tutti i santi, affinché anche loro ricevano la gloria dei riflessi della Volontà Divina nella volontà umana, e poi la farò scorrere tutta la terra, affinché tutti prendano parte a sì gran bene.”
Io subito ho soggiunto: “Amor mio, perdonami, credevo che mi volevate lasciare all’oscuro; perciò ho detto: ‘Che fai?’ Ma quando si tratta della mia volontà, portala pure e fa quello che vuoi.”
Ora mentre Gesù portava questa piccola luce nelle sue mani, non so dire quello che succedeva, mi mancano i vocaboli per esprimermi; solo ricordo che la piccola luce la metteva di fronte alla sua persona, e la piccola luce riceveva tutti i suoi riflessi, in modo che formavo un altro Gesù; ed ogniqualvolta la mia volontà ripeteva gli atti, tanti Gesù si moltiplicavano.
Ed il mio Gesù mi ha detto: “Vedi che significa vivere nel mio Volere? Moltiplicare la mia vita quante volte si vuole ripetere tutto il bene che la mia vita contiene.”
Dopo ciò stavo dicendo al mio Gesù: “Vita mia, entro nel tuo Volere per potermi distendere in tutti ed a tutto, dal primo all’ultimo pensiero, dalla prima all’ultima parola, dalla prima all’ultima azione e passo che si son fatti, si fanno e si faranno.
Voglio suggellare tutto col tuo Volere, affinché riceva da tutto la gloria della tua santità, del tuo amore, della tua potenza, e tutto ciò che è umano resti coperto, nascosto, improntato dal tuo Volere, acciò nulla, nulla resti d’umano in cui tu non riceva gloria divina.”
Ora mentre ciò ed altro facevo, il mio dolce Gesù è venuto tutto festante, accompagnato da innumerevoli beati, e lui ha detto: “Tutta la creazione mi dice: ‘Gloria mia, gloria mia’.”
E tutti i santi hanno risposto: “Ecco, o Signore, che vi diamo di tutto gloria divina.” Si sentiva un eco da tutte le parti che diceva: “Di tutto vi diamo amore e gloria divina.”
E Gesù ha soggiunto: “Beata tu sei, e tutte le generazioni ti chiameranno beata. Il mio braccio farà opere di potenza in te; sarai il riverbero divino, che riempiendo tutta la terra mi farai riscuotere da tutte le generazioni quella gloria che loro mi negano.”
Io son restata confusa, annientata nel sentire ciò, e non volevo scrivere; e lui carezzandomi mi ha detto: “No, no, lo farai; lo voglio io. Ciò che ho detto servirà per onore della mia Volontà.
Ho voluto io stesso rendere l’omaggio giusto che si conviene alla santità nel mio Volere, anzi ho detto nulla a confronto di quello che potrei dire.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Novembre 8, 1921)
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Continuando il mio solito stato, mi son trovata in un mare immenso di luce, non si vedeva né dove finiva né dove incominciava, e [vi era] una barchetta, ma formata anch’essa di luce; di luce era il fondo della barca, di luce le vele, insomma tutta era luce, ma le diverse cose che ci vogliono per formare la barca si distinguevano dalla diversità della luce, una più risplendente dell’altra.
Questa barchetta valicava questo mare di luce con una velocità incredibile. Io sono rimasta incantata, molto più nel vedere che ora si sperdeva nel mare e non compariva più, ora usciva e, mentre era lontana, tuffandosi nel mare si trovava a quel punto dove era uscita.
Onde il mio sempre amabile Gesù si divertiva molto nel vedere questa barchetta, e chiamandomi mi ha detto: “Figlia mia, il mare che tu vedi è la mia Volontà.
Essa è luce, e nessuno può valicare questo mare se non chi vuol vivere di luce; la barca che tu vedi con tanta grazia valicare questo mare, è l’anima che vive nel mio Volere; col continuo vivere nel mio Volere ha respirato l’aria della mia Volontà, e la mia Volontà l’ha svuotato il legno, le vele, l’ancora, l’albero, e l’ha convertita tutta in luce.
Sicché l’anima, come va facendo gli atti nel mio Volere, si svuota di sé e si riempie di luce. Il capitano di questa barca son’io; io la guido al corso della sua velocità, io la tuffo dentro per darle riposo e darle il tempo di confidar[l]e i segreti del mio Volere.
Nessuno potrebbe essere abile nel guidarla, perché non conoscendo il mare non possono conoscere il modo come guidarla, né io mi fiderei di nessuno, al più scelgo la guida come spettatore ed ascoltatore dei grandi prodigi che compie il mio Volere. Chi mai può essere abile a guidare le corse nel mio Volere?
Mentre io in un solo istante le faccio fare le corse che un’altra guida le farebbe fare in un secolo.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Novembre 28, 1921)
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… “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà beve luce, e siccome la luce mentre la vede e gode una, la possono vedere e godere gli altri, così la mia Volontà dandosi come luce all’anima ed investendola tutta, biloca tutto l’interno di essa e fa luce a ciascun pensiero di creatura; biloca la sua parola e fa luce alle parole altrui, biloca le sue opere e i suoi passi e fa luce a quelli degli altri. La luce possiede la vera e perfetta bilocazione, e mentre essa è una, tiene virtù di bilocarsi per ciascuno che la vuol godere e vedere.
Non è uno il sole? Ma quanti lo vedono e godono! Molto più il sole del mio Volere, che l’anima beve e si riempie tutta della sua luce, tiene virtù che mentre è uno si biloca per ciascun atto, parola, passo, ecc. e vi forma l’incanto della sua luce divina”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Giugno 12, 1927)
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16)
Continuando il mio solito stato, per poco è venuto il benedetto Gesù e tutta abbracciandomi mi ha detto: “Figlia mia, la semplicità è alle virtù come il condimento alle vivande. Per l’anima semplice non ci sono né chiavi né porte per entrare in me, né io per entrare in essa, perché da tutte le parti può entrare in me ed io in lei.
Anzi per meglio dire, si trova in me senza entrare, perché per la sua semplicità viene ad assomigliarsi a me che sono Spirito semplicissimo, e che solo ché sono semplicissimo mi trovo dappertutto e niente mi può sfuggire dalla mia mano. L’anima semplice è come la luce del sole, che ad onta di qualunque nebbia o che i suoi raggi passano per qualunque immondezza, rimane sempre luce e dà luce a tutti, ma mai si cambia.
Così l’anima semplice, qualunque mortificazione o dispiacere possa ricevere, non cessa d’essere luce per sé e per quelli che l’hanno mortificata; e se vede cose cattive, essa non ne resta macchiata, resta sempre luce né mai si cambia, perché la semplicità è quella virtù che più si rassomiglia all’Essere Divino, e che solo per questa virtù si viene a partecipare alle altre qualità divine; e che solo nell’anima semplice non ci sono impedimenti né ostacoli per poter entrare ed operare la divina grazia, perché essendo luce l’Uno e luce l’altra, facilmente una luce s’unisce, si trasforma nell’altra luce”.
Ma chi può dire quello che comprendevo di questa semplicità? Mi sento nella mia mente come un mare, e che appena di qualche gocciolina di questo mare che posso manifestare, ed anche sconnesse tra loro. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Luglio 31, 1906)


