Mercoledì della X settimana del Tempo Ordinario (Mt 5,17-19)

17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

“Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento” (Mt 5,17)

… “Figlia mia, il primo Fiat fu detto nella creazione senza intervento di alcuna creatura. Il secondo Fiat fu detto nella redenzione e volli l’intervento della creatura, e scelsi la mia Mamma come compimento del secondo Fiat.
Ora a compimento voglio dire il terzo Fiat e lo voglio dire per mezzo tuo, ho scelto te per compimento del terzo Fiat. Questo terzo Fiat farà completare la gloria, l’onore del Fiat della creazione, e sarà conferma, sviluppo dei frutti del Fiat della redenzione.
Questi tre Fiat adombreranno la Sacrosanta Trinità sulla terra, ed avrò il Fiat Voluntas tua, come in cielo così in terra. Questi tre Fiat saranno inseparabili, l’uno sarà vita dell’altro, saranno uno e trino ma distinti tra loro.
Il mio amore lo vuole, la mia gloria lo esige, che avendo sprigionato dal seno della mia potenza creatrice i primi due Fiat, vuole sprigionare il terzo Fiat non potendolo più contenere il mio amore, e questo per completare l’opera da me uscita, altrimenti resterebbe incompleta l’opera della creazione e della redenzione.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Gennaio 24, 1921)

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… “Figlia mia, la mia Volontà è tutto e contiene tutto, e poi è principio, mezzo, e fine dell’uomo. Perciò nel crearlo non gli diedi legge né istituii sacramenti, ma solo diedi all’uomo la mia Volontà, perché era più che sufficiente, stando nel principio di essa, [per] trovare tutti i mezzi per giungere non ad una santità bassa, ma all’altezza della santità divina, e così trovarsi al porto del suo fine.
Ciò significa che l’uomo non doveva aver bisogno d’altro, che solo della mia Volontà, in cui doveva trovare tutto in modo sorprendente, ammirabile ed agevole per rendersi santo e felice nel tempo e nell’eternità; e se gli diedi una legge dopo secoli e secoli [che lo avevo] creato, fu perché l’uomo aveva perduto il suo principio, quindi aveva smarrito i mezzi ed il fine.
Sicché la legge non fu principio, ma mezzo; ma vedendo che con tutta la mia legge l’uomo andava perduto, nel venire sulla terra istituii i sacramenti, come mezzi più forti e potenti per salvarlo. Ma quanti abusi, quante profanazioni!
Quanti se ne servono per mezzo della legge e degli stessi sacramenti per più peccare e per precipitare nell’inferno! Mentre con la sola mia Volontà, che è principio, mezzo e fine, l’anima si mette al sicuro, si eleva alla santità divina, raggiunge in modo completo lo scopo per cui fu creata, e non c’è l’ombra del pericolo di potermi offendere.
Sicché la via più sicura è solo la mia Volontà; e gli stessi sacramenti, se non sono fatti in ordine con la mia Volontà, possono servire come mezzi di condanna e di rovina. Perciò inculco tanto la mia Volontà, perché l’anima stando nel suo principio, i mezzi le saranno propizi, e riceverà i frutti che contengono. Invece senza di essa gli stessi sacramenti le possono essere veleno che la conducano all’eterna morte.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Giugno 10, 1924)

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… “Tu devi sapere che dovendoti chiamare in modo tutto speciale a vivere nella mia Divina Volontà, per fartela conoscere e per mezzo tuo far conoscere agli altri la santità del vivere in essa, per farla regnare sulla terra, era necessario che accentrassi in te tutta la santità umana per consumarla in te, per dar principio alla vera santità del vivere nel mio Volere Divino.
La santità nell’ordine umano doveva essere lo sgabello, il trono della santità nell’ordine della mia Divina Volontà. Ecco perciò che fin dal principio in cui ti chiamai allo stato di vittima ed a tutto ciò che soffristi in quell’epoca, io te lo dicevo prima per domandarti se tu accettassi, e dopo che tu accettavi allora ti mettevo in quello stato di pena; volevo da te il patire volontario, non forzato, perché era la tua volontà che volevo far morire ed accendere sopra la tua volontà, quasi come spenta fiammella, il gran fuoco del sole del mio Fiat.
Il patire volontario è qualche cosa di grande innanzi alla nostra Maestà Suprema, e perciò sulla morte del tuo volere, affogato di pene, poteva la mia Volontà avere il dominio e disporti a ricevere il bene più grande delle sue conoscenze.
Non fu il mio patire tutto volontario – nessuno poteva imporsi su di me – che formò il gran bene della redenzione? Quindi tutto ciò che tu soffristi allora, non fu altro che completazione dell’ordine della santità nel modo umano. Perciò quasi nulla ti dicevo della santità del vivere nel mio Voler Divino, volevo completare l’una per incominciare l’altra.
E quando vidi che nulla mi negasti di ciò che io volevo, a costo anche della tua vita, e mentre nulla mi negavi, la tua volontà perdeva la via e si trovava in continuo atto di morire, la mia faceva la sua via e riacquistava la sua vita in te. E come riacquistava la sua vita, così si svelava dicendoti la sua lunga storia, il suo dolore, e come sospira di venire a regnare in mezzo alle creature.
La mia parola è vita, e come, più che tenero padre ti parlavo del mio Fiat, così andavo formando la sua vita in te, perché mai mi avresti capito [in] ciò riguardava il mio Volere se non avessi avuta la sua vita in te, perché ciò che forma vita, si ha il vero interesse di comprendere e difendere, ciò che non forma vita entra nell’ordine secondario, non primario, e non si sente il vero amore che si può avere alla propria vita.
Onde alla stessa vita del mio Fiat formata in te, io potevo affidare tutte le sue conoscenze per poter formare altrettante vite di esso nelle creature. E poi dovevo far di te ciò che feci di me.
Io quando venni sulla terra osservai tutte le leggi, mi sottoposi a tutti i sacrifici della legge antica in modo perfetto, che nessun altro fino allora aveva osservato; e dopo che tutto completai in me, consumando nella mia Umanità tutte le leggi e santità di modo antico, l’abolii e diedi principio alla nuova legge di grazia ed alla nuova santità che portai sulla terra.
Così ho fatto di te; accentrai in te le pene, i sacrifici, le battaglie della santità presente per completarla e così potere rincominciare la nuova santità del vivere nel mio Volere, cioè il Fiat Voluntas tua come in cielo così in terra. Ora dove sono le contraddizioni che tu dici?
Quando l’anima entra nel mio Volere per farvi vita perenne, il nemico non può più avvicinarsi, la sua vista resta accecata dalla luce del mio Fiat, né può vedere ciò che la felice creatura opera in questa luce divina.
La luce si schermisce di tutto, domina tutti, è intangibile, né si fa offendere né offende, e se qualcuno la vuol toccare o stringerla nelle sue mani, con rapidità incantevole sfugge e quasi scherzevole lo spruzza di luce; tocca tutto, abbraccia tutti per far bene a tutti, ma non si fa toccare da nessuno.
Tale è la mia Divina Volontà; chiude l’anima nella sua luce e col suo impero eclissa tutti i mali, e lei vivendo di luce, tutto si converte in luce, in santità e pace perenne. Sicché i mali si smarriscono e perdono la via; le turbazioni, le passioni, il peccato restano tutti spezzati di gambe e non sanno più camminare. Perciò sii attenta ed il tuo vivere nel mio Fiat sia continuo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Maggio 9, 1929)

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Sono nelle braccia del mio adorabile Volere Divino, sebbene immersa nel dolore della privazione del mio Gesù benedetto; le ore sono secoli senza di lui. Che pena, che morte continua, senza pietà e misericordia! Giustamente mi punisce, perché troppo ingrata ed incorrispondente sono stata.
Ma deh, amor mio, nascondi le mie miserie nelle tue piaghe, coprimi col tuo sangue! Le mie pene le unisco alle tue pene, affinché gridano insieme: “Pietà, perdono, di questa povera creatura!”, ma senza di te non ne posso più. Ma mentre sfogavo il mio dolore, il mio dolce Gesù, mosso a compassione del mio lungo martirio, come lampo che fugge mi ha fatto la sua breve visitina e mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, coraggio, non ti allarmare. La mia Divina Volontà ti dà tutto in tuo potere, in modo che puoi dire: ‘Tutto è mio’. Le mie pene, le mie piaghe, il mio sangue, tutto è tuo, sicché non hai bisogno di chiedermele, ma di prenderle per servirtene per i tuoi bisogni, tanto vero che in chi regna la mia Divina Volontà non fa bisogno di legge, ma sente in sé stessa la natura cambiata in legge divina; come in natura sente la forza del respiro, del palpito, così sente la forza della legge come sostanziale della sua vita.
E siccome la mia legge è legge d’amore, di santità, d’ordine, perciò sente in sé la natura dell’amore, della santità, dell’ordine. La mia Volontà, dove essa regna, è tanto il suo amore, che trasforma in natura i beni che vuol dare alla creatura, affinché ne sia proprietaria, nessuno [glie]li può togliere, ed io stesso mi faccio custode dei doni in natura concessi a questa creatura”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Maggio 14, 1935)