Sabato della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Lc 13,1-9)
1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. 2Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte?
3No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
6Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?».
8Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. 9Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai».
“Se non vi convertite…” (Lc 13, 3)
… “Figlia mia, la mia Divina Volontà fu data sin dal principio della creazione come vita delle creature, ed essa prese l’impegno di mantenere questa sua vita in loro integra, bella, nel suo pieno vigore, somministrandole in ogni atto di creatura un suo atto divino, un atto dell’altezza della sua santità, della sua luce, della sua potenza e bellezza.
Essa si metteva in aspettativa di aspettare l’atto loro per darvi del suo, in modo da farvi un portento di vita divina, degna della sua potenza e sapienza. Per comprendere, basta solo il dire che il mio Volere Divino doveva formare tante vite di sé stessa in ciascuna creatura, e perciò metteva in esercizio di lavoro tutta la sua abilità e qualità infinite che possedeva.
Come sarebbero state belle queste vite divine nelle creature! Noi guardandole dovevamo trovare in loro il nostro riflesso, la nostra immagine, l’eco della nostra felicità. Qual gioia, qual festa sarebbe stata la creazione per noi e per le creature!
Ora tu devi sapere che chi non fa la mia Divina Volontà e non vive in essa, vuole distruggere la propria vita divina in loro, che dovevano possedere. Distruggere la propria vita, qual delitto! Chi non condannerebbe chi volesse distruggere la propria vita del corpo, oppure chi non volesse prendere il cibo, [e] si riduce macilento, infermo, inabile a tutto?
Ora chi non fa la mia Volontà distrugge la propria vita che la bontà divina vuol darle; e chi la fa, ma non sempre, e non vive in essa, siccome gli manca il cibo continuo e sufficiente, è il povero malato, senza forza, macilento, inabile a fare il vero bene, e se qualche cosa sembra che fa è senza vita, stentato, perch’è il mio Volere che solo può dargli vita. Che delitto, figlia mia, che delitto, che non merita nessuna pietà!”
Il mio amabile Gesù si mostrava stanco e come irrequieto, tanto era il dolore di tante vite distrutte nelle creature; anch’io ne sentivo una pena e dicevo a Gesù: “Amor mio, dimmi, che hai?
Tu soffri molto; la distruzione di queste vite divine della tua adorabile Volontà è il tuo più grande dolore, perciò ti prego, fa che venga il suo regno affinché questo tuo dolore si cambi in gioia, e così la creazione non più ti darà irrequietezze e dolore, ma riposo e felicità”.
E vedendo che col mio dire non giungevo a quietarlo, ho chiamato in mio aiuto tutti gli atti della sua Volontà fatti nella creazione, ed emettendo i miei ho circondato Gesù degli atti di essa. Una luce immensa si faceva intorno a Gesù; quella luce ecclissava tutti i mali delle creature e lui prendeva riposo, e poi ha soggiunto:
“Figlia mia, il solo mio Volere può darmi riposo. Se vuoi quietarmi quando mi vedi inquieto, presta te stessa allo svolgimento della vita della mia Volontà in te, e facendo tuoi gli atti suoi io troverò in te la sua luce, la sua santità, le sue gioie infinite che mi daranno riposo, e farò un po’ di sosta dal castigare le creature, troppo meritevoli [di castigo], di queste vite divine che distruggono in loro, che meritano che distrugga loro tutti i beni naturali ed anche la stessa lor vita.
Non vedi come il mare esce dal suo lido e cammina per strappare queste vite nel suo seno e seppellirle in esso? Il vento, la terra, quasi tutti gli elementi camminano per fare strappo delle creature e distruggerle. Sono gli atti della mia Volontà sparsi nella creazione per amor loro, e che non avendoli ricevuti con amore si convertono in giustizia”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Settembre 28, 1927)
“Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,5)
Continuando il mio solito stato, quando appena ho visto il mio dolce Gesù con una croce in mano, in atto di versarla sopra le genti, e mi ha detto:
“Figlia mia, il mondo è sempre corrotto, ma vi sono certi tempi che giunge a tale corruzione, che se io non versassi sopra le genti parte della mia croce, perirebbero tutti nella corruzione, come fu ai tempi che venni io nel mondo, la sola croce salvò molti dalla corruzione in cui erano immersi.
Così in questi tempi è giunta a tanto la corruzione, che se io non versassi i flagelli, le spine, le croci, facendo loro versare anche il sangue, resterebbero sommersi nelle onde della corruzione.”
E mentre ciò diceva, pareva che quella croce la menava sopra le genti e succedevano castighi. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Aprile 21, 1901)
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Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù si faceva vedere tutto afflitto, quasi in atto di dar corso alla giustizia, ma come sforzato dalle stesse creature. Io l’ho pregato che risparmiasse i flagelli, e lui mi ha detto:
“Figlia mia, tra Creatore e creatura non ci sono altro che correnti d’amore. Il peccato spezza questa corrente ed apre la corrente della giustizia. La mia giustizia difende i diritti del mio amore oltraggiato, del mio amore spezzato tra Creatore e creatura, e facendosi strada in mezzo a loro vorrebbe riunire questo amore spezzato. Ah, se l’uomo non peccasse, la mia giustizia non avrebbe che ci fare con la creatura.
Come incomincia la colpa, così la giustizia si mette in via. Credi tu che volessi colpire l’uomo? No, no; anzi mi duole, mi è duro il toccarlo, ma è lui stesso che mi sforza e m’induce a colpirlo. Tu prega che l’uomo si ravveda; così la giustizia, riunendo subito la corrente dell’amore, potrà ritirarsi.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Aprile 12, 1922)
“Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò” (Lc 13,6)
Avendo fatto la comunione, stavo pensando alla benignità di Nostro Signore nel darsi in cibo ad una sì povera creatura quale io sono; e come potrei corrispondere ad un sì gran favore? Mentre ciò pensavo, il benedetto Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, come io mi fo cibo della creatura, così la creatura può farsi mio cibo convertendo tutto il suo interno per mio alimento, dimodoché pensieri, affetti, desideri, inclinazioni, palpiti, sospiri, amore, tutto, tutto dovrebbero tendere a me; ed io vedendo il vero frutto del mio cibo qual è di divinizzare l’anima e convertire tutto in me, mi verrei a cibare dell’anima, cioè dei suoi pensieri, del suo amore e di tutto il suo resto.
Così l’anima mi potrebbe dire: ‘Come tu sei giunto a farti cibo mio e darmi tutto, anch’io mi son fatta cibo tuo; non resta altro da darvi, perché tutto ciò che sono, tutto è tuo’.”
In questo mentre comprendevo l’ingratitudine enorme delle creature, che mentre Gesù si benigna di giungere a tale eccesso d’amore da farsi nostro cibo, noi poi gli neghiamo il suo cibo e lo facciamo stare digiuno. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Novembre 17, 1904)
“Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?»” (Lc 13,7)
Mi sentivo molto oppressa per la privazione del mio sempre amabile Gesù; dicevo tra me: “Tutto è finito per me; per quanto lo cerco non viene; che tortura, che martirio!”
Ma mentre ciò pensavo il mio adorabile Gesù si fece vedere crocifisso, che si distendeva sulla mia povera persona, e una luce che usciva da dentro la sua adorabile fronte mi diceva:
“Figlia mia, la mia Volontà contiene tutto l’Essere mio, e chi in sé la possiede, possiede me più che se avesse la mia continua presenza, perché la mia Volontà penetra ovunque, nelle più intime fibre, ne conta i palpiti, i pensieri, si fa vita della parte più bella della creatura, cioè del suo interno, da cui sorgono come da sorgente le opere esterne, rendendola inseparabile da me; mentre la mia presenza, se non trova la mia Volontà nell’anima, non può essere vita di tutto il suo interno, [l’anima] resta come divisa da me.
Quante anime dopo d’aver goduto dei miei favori e della mia presenza, non stando in loro la pienezza della mia Volontà, la sua luce, la sua santità, si sono ingolfate di nuovo nella colpa, hanno preso parte ai piaceri, si sono separate da me perché non c’era in loro quella Volontà Divina che rende l’anima intangibile da qualunque colpa, fosse anche minima.
Perciò le opere più pure, più sante, più grandi, sono formate in chi possiede tutta la pienezza della mia Volontà. Vedi, anche nella creatura la supremazia la tiene la sua volontà, sicché se c’è questa, [la creatura] tiene vita, e se questa non c’è, sembra come un albero, che mentre contiene tronco, rami, foglie, ma [è] senza frutto.
Onde la volontà nella creatura non è pensiero, ma dà vita all’attitudine della mente; non è occhio, ma dà la vita allo sguardo, perché se tiene volontà, l’occhio vuol vedere, vuol conoscere le cose, altrimenti è come se l’occhio non avesse vita; non è parola, ma dà vita a ciascuna parola; non è mano, ma dà vita all’azione; non è passo, ma dà vita al passo; non è amore, desiderio, affetto, ma dà vita all’amore, al desiderio, all’affetto.
Ma questo non è tutto: mentre è vita di tutti gli atti umani, col compierli la creatura resta spogliata dei suoi stessi atti, come quell’albero carico di frutti resta spogliato dalle mani di chi li coglie; invece nella volontà restano come suggellati gli sguardi che ha dato, i pensieri che ha formato, le parole che ha detto, le azioni che ha fatto; sicché la mano ha operato, ma la sua azione non resta nelle sue mani, passa oltre e chi sa dove va, ma nella volontà vi resta.
Perciò tutto resta scritto, formato, suggellato nella volontà umana; e se ciò è nella volontà umana solo perché ho gettato il germe, la somiglianza della mia, pensaci tu stessa qual sarà la mia in me stesso, e quale sarà se la creatura si farà possedere dalla mia Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Luglio 24, 1923)
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Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù è venuto tutto in fretta e gettandomi le braccia al collo mi ha stretto forte forte, dicendomi: “Figlia mia, io la finisco col mondo, non ne posso più; le offese, le pene che mi danno sono troppe, perciò è necessario che lo distruggo”.
Io tremavo nel sentire ciò e gli ho detto: “Amor mio e vita mia, certo che soffri molto e che non ne puoi più, perché vuoi soffrire tu solo. Ma se tu dividessi insieme con me le tue pene, soffriresti meno e non giungeresti al punto di non poter più sopportare le povere creature.
Perciò fammi parte delle tue pene, dividiamole insieme e vedrai che potrai sopportarle ancora. Fa presto, non soffrire più solo, provaci o Gesù; tu hai ragione, soffri molto, perciò ti prego, dividiamole insieme e placati”.
Onde dopo lunghe insistenze il mio dolce Gesù mi ha fatto soffrire, ma erano le ombre delle sue pene; eppure mi sentivo come distruggere, stritolare, ma non so dire quello che ho sofferto, e certe cose è meglio tacerle.
Quindi Gesù, come stanco del suo lungo soffrire, si nascondeva in me per trovare qualche sollievo, ed io mi son sentita tutta investire da Gesù. Mi vedevo dovunque gli occhi di Gesù e mi diceva che quegli occhi erano stanchi di guardare la terra, e cercava riparo.
La luce degli occhi di Gesù si fissava su vari punti della terra, ed erano tante le nefandezze che si commettevano in quei luoghi, che quella luce lo incitava a distruggerli. Io lo pregavo che risparmiasse, mettendogli avanti il suo sangue, le sue pene, la sua vita, il suo eterno Volere, e Gesù tutto bontà mi ha detto:
“Figlia mia, la potenza delle preghiere, degli atti, delle pene sofferte nel mio Volere, sono inarrivabili. Mentre tu pregavi e soffrivi, il mio sangue, i miei passi, le mie opere pregavano, le mie pene si moltiplicavano e si ripetevano; sicché tutto ciò che sì fa in esso mi dà occasione di ripetere di nuovo ciò che feci stando sulla terra.
E questo è l’atto più grande per placare la divina giustizia”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Agosto 21, 1927)

Johannes Böckh & Thomas Mirtsch, CC BY-SA 3.0