1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
3All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.
5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele».
7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

“Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo»” (Mt 2,1-2)

… “Ora, figlia mia benedetta, la Divinità, che non sa negare nulla a chi l’ama, fa sorgere sotto l’azzurro cielo una nuova stella più bella e luminosa, e con la sua luce va in cerca di adoratori, per dire col suo muto scintillio a tutto il mondo: “È nato colui che è venuto a salvarvi! Venite ad adorarlo ed a conoscerlo come vostro Salvatore!”
Ma, ingratitudine umana! Fra tanti, solo tre personaggi fecero attenzione, e senza badare ai sacrifici, si misero in via per seguire la stella.
E come una stella guidava nel cammino le loro persone, così le mie preghiere, il mio amore, i miei sospiri, le mie grazie, che volevo far conoscere il Celeste Bambino, l’aspettato di tutti i secoli, come tante stelle scendevano nei loro cuori, illuminavano le loro menti, guidavano il loro interno, in modo che si sentivano che, senza conoscerlo ancora, amavano colui che cercavano, ed affrettavano il passo per raggiungere e vedere colui che tanto amavano.
Figlia mia carissima, il mio cuore di Madre gioiva per la fedeltà, corrispondenza e sacrificio di questi Re Magi, per venire a conoscere ed adorare mio Figlio. Ma non ti posso nascondere un mio segreto dolore: fra tanti, tre appena; e nella storia dei secoli, quanti volte non mi si ripete questo dolore ed ingratitudine umana!
Io e mio Figlio non facciamo altro che far sorgere stelle, una più bella dell’altra, per chiamare, chi a conoscere il suo Creatore, chi alla santità, chi a risorgere dal peccato; chi all’eroismo d’un sacrificio…
Ma vuoi sapere tu quali sono queste stelle? Un incontro doloroso è una stella; una verità che si conosce è una stella; un amore non corrisposto da altre creature è una stella; un rovescio, una pena, un disinganno, una fortuna inaspettata, sono tante stelle che fanno luce nelle menti delle creature [e] che, carezzandole, vogliono far loro trovare il Celeste Infante che spasima d’amore, ed intirizzito dal freddo vuole un rifugio nei loro cuori per farsi conoscere ed amare.
Ma, ahimé!, io che lo tengo nelle mie braccia, aspetto invano che le stelle mi portino le creature per deporlo nei loro cuori, e la mia maternità viene ristretta, inceppata; e mentre son Madre di Gesù, mi viene impedito di far da Madre a tutti, perché non sono intorno a me, non cercano Gesù; le stelle si nascondono e loro restano nelle Gerusalemme del mondo, senza di Gesù. Qual dolore, figlia mia, qual dolore!
Ci vuol corrispondenza, fedeltà, sacrificio per seguire le stelle, e se sorge il sole della Divina Volontà nell’anima, quale attenzione non ci vuole; altrimenti si resta nel buco dell’umano volere. Ora, figlia mia, i santi Re Magi, come entrarono in Gerusalemme, perdettero la stella, ma con tutto ciò non cessarono di cercare Gesù.
Ma come giunsero fuori della città, la stella ricomparve e li condusse festosi nella grotta di Betlemme. Io li ricevetti con amore di Madre, ed il caro Bambino li guardò con tanto amore e maestà, facendo trasparire dalla sua piccola Umanità la sua Divinità, per cui inchinatisi, si inginocchiarono ai suoi piedi adorando e contemplando quella celeste beltà; lo riconobbero per vero Dio e se ne stavano rapiti, estasiati a goderselo, tanto che il Celeste Bambino dovette ritirare la sua Divinità nella sua Umanità, altrimenti sarebbero restati lì, senza potersi spostare dai suoi piedi divini.
Onde, come si riebbero dal rapimento dove offrirono l’oro delle loro anime, l’incenso della loro credenza ed adorazione, la mirra di tutto l’essere loro [e] di qualunque sacrificio avesse voluto, aggiunsero l’offerta e [i] doni esterni, simbolo dei loro atti interni: oro, incenso e mirra.
Ma il mio amore di Madre non era contento ancora; volli dare nelle loro braccia il dolce Bambino, ed oh, con quanto amore se lo baciarono [e] se lo strinsero al loro petto! Sentivano in loro il paradiso anticipato.
Con ciò mio Figlio legava tutte le nazioni gentili alla conoscenza del vero Dio e metteva a tutti in comune i beni della redenzione, il ritorno della fede a tutti i popoli; si costituiva Re dei dominanti, e con le armi del suo amore, delle sue pene e delle sue lacrime, imperando su tutto, richiamava il Regno della sua Volontà sulla terra.
Ed io, la tua Mamma, volli fare da prima apostola; li istruii, dissi loro la storia di mio Figlio, il suo amore ardente, li raccomandai che lo facessero conoscere a tutti; e preso il primo posto di Madre e Regina di tutti gli apostoli, li benedissi, li feci benedire dal caro Bambino, e felici e con lacrime, ripartirono per [le] loro regioni. Io non li lasciai; con affetto materno li accompagnai, e per contraccambiarli facevo loro sentire Gesù nei loro cuori.
Come erano contenti! Tu devi sapere che allora mi sento vera Madre, quando vedo che mio Figlio tiene il dominio, il possesso, e forma la sua perenne dimora nei cuori che lo cercano ed amano…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: Appendice 4)

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Stavo facendo le mie solite preghiere, e mentre tutta mi abbandonavo nelle braccia della Volontà Suprema, intendevo fare in essa le mie adorazioni alla Maestà Divina; ed il mio Gesù muovendosi nel mio interno prendeva la povera anima mia nelle sue braccia, ed elevandola tra il Cielo e la terra adorava insieme con me l’Ente Supremo, e poi mi ha detto:
“Figlia mia, la vera e perfetta adorazione sta nell’accordo completo dell’unione della Volontà di Dio con l’anima. Quanto più l’anima fa una la sua volontà con quella del suo Creatore, tanto più è completa e perfetta la sua adorazione; e se la volontà umana non è una con la Divina, molto più se da Dio è lontana, non si può dire che è adorazione, ma ombra, oppure come tinta senza colore, che non lascia neppure la traccia.
E se la volontà umana non è disposta a ricevere il bacio dell’unione della Volontà Suprema, invece d’adorazione può essere insulto e disprezzo.
Il primo atto di adorazione è quello di riconoscere la Volontà del suo Creatore per compirla; se questo non c’è, con le parole si adora, coi fatti s’insulta e si offende. E se vuoi conoscere il vero e perfetto modello dell’adorazione, vieni con me in mezzo alle Tre Divine Persone.”
Io non so come, Gesù mi ha stretto di più e mi ha elevato più in alto, in mezzo ad una luce interminabile. Io mi sentivo annientare, ma sul mio annientamento veniva sostituita una vita divina, che sprigionando da sé tante varie tinte di bellezza, di santità, di luce, di bontà, di pace, d’amore, ecc., in modo che il mio nulla restava trasformato da quelle tinte divine, da non più riconoscersi e da innamorare colui stesso che mi aveva così abbellito.
Ed il mio dolce Gesù ha ripreso il suo dire:
“Vedi, figlia mia? Il primo atto delle Divine Persone è l’accordo perfetto della nostra Volontà, ed è tanto unificata la nostra Volontà, che non si può discernere quale sia la Volontà dell’Uno o dell’Altro, tanto che sebbene le nostre Persone sono distinte, siamo Tre, ma la Volontà è una, e questa Volontà ‘una’ produce un atto continuato di perfetta adorazione tra le Divine Persone: l’Una adora l’Altra.
Questo accordo di Volontà produce uguaglianza di santità, di luce, di bontà, di bellezza, di potenza, d’amore, e stabilisce in noi il vero regno dell’ordine e della pace, rendendoci gioie e felicità immense e beatitudini infinite.
Sicché l’accordo della volontà umana con la Divina è il primo anello di congiunzione tra il Creatore e la creatura, e da questo scendono in lei come da dentro un canale le virtù divine e producono in essa la vera adorazione, il perfetto amore verso il suo Creatore, che elevandosi da dentro lo stesso canale di congiunzione riceve le varie tinte delle qualità divine; e ogniqualvolta l’anima si eleva per tuffarsi in questa Volontà Eterna, tante varietà di più di bellezza divina l’abbelliscono e[d essa] acquista.
Perciò dico che l’anima che fa la mia Volontà è il mio trastullo ed il mio contento; e per divertirmi sto col pennello della mia Volontà nelle mani, e come lei si tuffa nel mio Volere io la ritocco e mi diverto con imprimerle, con una mia pennellata, una sfumatura di più della mia bellezza, del mio amore, della mia santità e di tutte le mie qualità.
Sicché, per me, tanto è stare in Cielo come stare in essa; trovo la stessa adorazione delle Divine Persone, la mia Volontà, il mio amore.
E siccome alla creatura c’è sempre da poter dare, io le faccio ora da valente pittore e dipingo in lei la mia immagine, or da maestro e le insegno le dottrine più alte e sublimi, or da amante appassionato che do e voglio amore; insomma uso e faccio tutte le arti per divertirmi con essa.
E quando il mio amore offeso dalle creature non trova dove rifugiarsi, dove fuggire da quelli che m’inseguono per darmi morte, oppure mi costringono a prendere la via della volta dei Cieli, io mi rifugio nell’anima che contiene in sé la mia Volontà, e trovo la mia potenza che mi difende, il mio amore che mi ama, la mia pace che mi dà riposo; trovo tutto ciò che voglio.
Quindi la mia Volontà congiunge tutto insieme, Cielo e terra, e tutti i beni, e ne forma un solo, e da questo solo scaturiscono tutti i beni possibili ed immaginabili. Sicché l’anima che fa la mia Volontà, posso dire che è il tutto per me ed io sono il tutto per lei.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Maggio 13, 1924)

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… “Vennero i Santi Magi a visitarmi, i quali fecero un po’ di rumore col cercarmi; questa mia ricerca mise in timore Erode ed invece d’unirsi insieme per venire a trovarmi, mi voleva tramare la vita per uccidermi, ed io fui per necessità costretto ad esiliarmi, simbolo della mia Divina Volontà: spesso, spesso sembra che fanno rumore, che la vogliono far conoscere col pubblicarla, macché?
Chi è preso da timore, chi teme di compromettersi, chi non si sente di sacrificarsi ora con un pretesto ed ora con un altro, tutto finisce in parole, e la mia Divina Volontà resta esiliata da mezzo le creature…”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 27; Ottobre 21, 1929)

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… “Figlia mia, il primo dovere della creatura è adorare colui che l’ha creata. Il primo atto che dice santità è il dovere; il dovere chiama l’ordine e l’ordine fa sorgere la più bella armonia tra il Creatore e la creatura: armonia di volontà, armonia d’amore, di modi e di imitazione; il dovere è la sostanza della santità.
E siccome tutte le cose create posseggono e tengono come in natura l’impronta della vera adorazione, la creatura unita con esse può prestare la più perfetta adorazione a colui che l’ha creata.
Onde ogni cosa creata è un’adorazione profonda che mandano a colui che le ha create, e la creatura unendosi insieme, in virtù del nostro Volere, le mette tutte in adorazione dando a Dio il dovere di ciascuna, ed elevandosi su tutte ci porta tutti e viene a palpitare nel nostro palpito ed a respirare nel nostro respiro.
Oh, come è dolce e gradito questo palpito e respiro nel nostro! E noi per contraccambiarlo palpitiamo nel suo cuore e respiriamo nel suo respiro, dandole il palpito ed il respiro divino come vita, retaggio e crescenza del nostro Essere Supremo in essa.
Ed ecco che al dovere dell’adorazione sorge il primo dovere dell’atto della creazione, di dar vita al suo Creatore nella propria anima, dandogli il dominio, la libertà di formarsi, palpitare e respirare, riempirla d’amore, per poter dire coi fatti: ‘Questa creatura è il portatore del suo Creatore e mi fa fare ciò che io voglio, tanto vero che il suo palpito lo possiedo io; niente tiene di suo, ciò che è suo è mio e ciò che è mio è suo.
Io tengo il mio posto d’amore in essa, ed essa tiene il posto d’onore nel mio’. Sicché Cielo e terra si danno il bacio di pace e di unione permanente”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Giugno 10, 1935)

“Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono” (Mt 2, 11)

… “Ora, figlia mia, un’altra sorpresa: una stella nuova splende sotto la volta del cielo, e con la sua luce va cercando adoratori per condurli a riconoscere ed adorare il bambino Gesù.
Tre personaggi, l’uno lontano dall’altro, ne restano colpiti, ed investiti da luce superna seguono la stella, la quale li conduce nella grotta di Betlemme ai piedi del bambino Gesù.
Ma quale non fu la meraviglia di questi Re Magi, nel riconoscere in quell’Infante Divino il Re del Cielo e della terra, colui che veniva ad amare ed a salvare tutti?
Perché nell’atto che i Magi lo adoravano, rapiti da quella celeste beltà, il nato Bambino fece trasparire fuori dalla sua piccola Umanità la sua Divinità, e la grotta si cambiò in paradiso, tanto che non sapevano più distaccarsi dai piedi dell’Infante Divino se non quando [ebbe] ritirata di nuovo nella sua Umanità la luce della Divinità.
Ed io, mettendo in esercizio l’ufficio di Madre, parlai a lungo della discesa del Verbo e li fortificai nella fede, speranza e carità, simbolo dei loro doni offerti a Gesù; e pieni di gioia si ritirarono nelle loro regioni, per essere i primi propagatori….” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 23° Giorno)

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Questa mattina ho fatta la comunione ed essendomi trovata insieme con Gesù, ci stava la Mamma Regina; ed oh, meraviglia! Guardavo la Madre e vedevo il cuore di lei trasmutato in Gesù bambino; guardavo il Figlio e vedevo nel cuore del bambino la Madre.
In questo mentre mi son ricordata che oggi era l’Epifania ed io, ad esempio dei Santi Magi, dovevo offrire qualche cosa al bambino Gesù, ma mi vedevo che non avevo niente che dargli.
Allora vedendo la mia miseria mi è venuto il pensiero di offrire per mirra il mio corpo con tutte le sofferenze dei dodici anni che ero stata nel letto, pronta a soffrire ed a starvi quant’altro tempo a lui piacesse; per oro, la pena che sento quando mi priva della sua presenza, che è la cosa più penosa e dolorosa per me; per incenso, le mie povere preghiere unite a quelle della Regina Mamma acciocché fossero più accettevoli al bambino Gesù.
Onde ne ho fatto l’offerta con tutta la confidenza che il bambino avesse tutto accettato. Gesù pareva che con molto gusto accettasse le mie povere offerte, ma quello che più gustava era la confidenza con cui l’avevo offerto, onde mi ha detto:
“La confidenza ha due braccia, con uno si abbraccia alla mia umanità e della mia umanità se ne serve come scala per salire alla mia Divinità; con l’altro si abbraccia alla Divinità ed a torrenti vi attinge le grazie celesti, sicché l’anima vi resta tutta inondata dell’Essere Divino.
Quando l’anima è confidente, è certa di ottenere ciò che domanda. Io mi faccio legare le braccia, le faccio fare ciò che vuole, la faccio penetrare più dentro il mio cuore e da essa stessa faccio prendere quello che mi ha domandato. Se ciò non facessi, mi sentirei in uno stato di violenza.”
Mentre ciò diceva, dal petto del bambino e da quello della Madre uscivano tanti ruscelli di liquore, ma non so dire proprio come si chiamava quello che dico liquore, che tutta m’inondavano l’anima. La Regina Madre è scomparsa.
Dopo ciò, insieme col bambino siamo usciti fuori nella volta dei cieli; il suo grazioso volto lo vedevo mesto. Ho detto tra me: “Forse vorrà le carezze della Regina Mamma.” Allora me lo sono stretto fortemente al cuore e Gesù bambino ha preso un aspetto giulivo.
Chi può dire ciò che passava tra me e Gesù? Non ho lingua a saperlo manifestare né vocaboli per poterlo descrivere. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Gennaio 6, 1900)

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Trovandomi fuori di me stessa, mi pareva di vedere quando i Santi Magi giunsero nella spelonca di Betlemme; appena giunti alla presenza del bambino, si compiacque di far rilucere esternamente i raggi della sua Divinità, comunicandosi ai Magi in tre modi: con l’amore, con la bellezza e con la potenza, in modo che restarono rapiti e sprofondati alla presenza del bambinello Gesù; tanto che se il Signore non avesse ritirato un’altra volta internamente i raggi della sua Divinità, sarebbero restati lì per sempre senza potersi più muovere.
Onde appena il bambino ritirò la Divinità, ritornarono in sé stessi i Santi Magi, si scossero stupefatti nel vedere un eccesso d’amore sì grande, perché in quella luce il Signore aveva fatto loro capire il mistero dell’Incarnazione.
Indi si alzarono ed offrirono i doni alla Regina Madre, ed essa parlò a lungo con loro, ma non so dire tutto ciò che disse; solo ricordo che inculcò loro, forte, non solo la salvezza loro, ma che avessero a cuore la salvezza dei loro popoli, non avendo timore neppure di esporre le loro vite per ottenerne l’intento.
Dopo ciò mi son ritirata in me stessa, e mi son trovata insieme con Gesù, e lui voleva che io gli dicessi qualche cosa, ma io mi vedevo tanto cattiva e confusa che non ardivo dirgli niente; onde vedendo che non dicevo nulla, lui stesso ha ripreso a dire sui Santi Magi dicendomi:
“Con l’essermi comunicato in tre modi ai Magi, ottenni loro tre effetti, perché mai mi comunico alle anime inutilmente, ma sempre ricevono qualche loro profitto.
Onde comunicandomi con l’amore ottennero il distacco da loro stessi, con la bellezza ottennero il disprezzo delle cose terrene, e con la potenza restarono i loro cuori legati tutti a me, ed ottennero prodezza di mettere il sangue e la vita per me.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Gennaio 6, 1901)

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Continuando il mio solito stato è venuto il benedetto bambino Gesù, e dopo d’essersi messo fra le mie braccia e [avermi] benedetto con le sue manine, mi ha detto:
“Figlia mia, essendo la razza umana tutta una famiglia, quando uno fa qualche opera buona e mi offre qualche cosa, tutta l’umana famiglia partecipa a quell’offerta e mi è presente come se tutti me l’offerissero.
Come oggi i Magi, nell’offerirmi i loro doni, io ebbi nelle loro persone presente tutta l’umana generazione, e tutti parteciparono al merito della loro opera buona.
La prima cosa che mi offerirono fu l’oro, ed io in contraccambio diedi loro l’intelligenza e la conoscenza della verità; ma sai tu qual è l’oro che voglio adesso dalle anime? Non l’oro materiale, no, ma l’oro spirituale, cioè l’oro della loro volontà, l’oro degli affetti, dei desideri, dei propri gusti, l’oro di tutto l’interno dell’uomo; questo è tutto l’oro che l’anima tiene e lo voglio tutto per me.
Ora per darmi questo, all’anima riesce quasi difficile darmelo senza sacrificarsi e mortificarsi, ed ecco la mirra, che qual filo elettrico lega l’interno dell’uomo e lo rende più risplendente e gli dà la tinta di variopinti colori, dandole all’anima tutte le specie di bellezze.
Ma questo non è tutto, ci vuole chi mantiene sempre vivi i colori, la freschezza che quasi profumo e venticello spira dall’interno dell’anima; ci vuole chi offre e chi ottiene doni maggiori di quelli che dona, come pure ci vuole ancora chi costringe a dimorare nel proprio interno Colui che riceve e Colui che dona e tenerlo in continua conversazione ed in continuo commercio con lui; onde chi fa tutto questo?
L’orazione, specie lo spirito d’orazione interiore che sa convertire non solo le opere interne in oro, ma anche le opere esterne: e questo è l’incenso.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Gennaio 6, 1904)

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… “Figlia mia, tutto ciò che hai provato, il tuo pieno abbandono nelle braccia del nostro Padre celeste, il non sentire più la tua stessa vita, è l’immagine del vivere nel mio Volere, perché per vivere in esso [la creatura] deve vivere più di Dio che di sé stessa, anzi il nulla deve cedere la vita al Tutto per poter far tutto ed avere il suo atto in cima di tutti gli atti di ciascuna creatura.
Tale fu la vita della mia Mamma divina. Essa fu la vera immagine del vivere nel mio Volere. Il suo vivere fu tanto perfetto in esso, che non faceva altro che ricevere continuamente da Dio ciò che le conveniva fare per vivere nel Supremo Volere.
Sicché riceveva l’atto dell’adorazione suprema per potersi mettere in cima d’ogni adorazione che tutte le creature erano obbligate di fare verso il loro Creatore.
Perché la vera adorazione tiene vita nelle Tre Divine Persone; la nostra concordia perfetta, il nostro amore scambievole, la nostra unica Volontà, forma l’adorazione più profonda e perfetta nella Trinità Sacrosanta.
Quindi se la creatura mi adora e la sua volontà non sta in accordo con me, è parola vana, ma non adorazione. Perciò la mia Mamma tutto prendeva da noi per potersi diffondere in tutto e mettersi in cima d’ogni atto di creatura, in cima d’ogni amore, d’ogni passo, d’ogni parola, d’ogni pensiero, in cima d’ogni cosa creata.
Lei metteva il suo atto primo su tutte le cose e ciò le diede il diritto di Regina di tutti e di tutto, e superò in santità, in amore, in grazia, tutti i santi che sono stati e saranno, e di tutti gli angeli uniti insieme.
Il Creatore si riversò su di lei da darle tant’amore da tenere amore sufficiente per poterlo amare per tutti; le comunicò la somma concordia e la Volontà unica delle Tre Divine Persone, in modo che potette adorare in modo divino per tutti e supplire a tutti i doveri delle creature.
Se ciò non fosse, non era una verità che la Mamma celeste superò tutti nella santità, nell’amore, ma un modo di dire; ma noi quando parliamo, sono fatti, non parole. Perciò tutto trovammo in lei; onde avendo trovato tutto e tutti, tutto le demmo, costituendola Regina e Madre dello stesso Creatore…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Aprile 16, 1926)

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Stavo pensando ai Santi Magi quando visitarono il bambinello Gesù nella grotta di Betlemme; ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, vedi l’ordine della mia provvidenza divina.
Per il gran portento della mia incarnazione scelsi e me ne servii d’una vergine povera; per custode, che mi faceva da padre, il vergine San Giuseppe, tanto povero che aveva bisogno di lavorare per sostenerci la vita.
Vedi come nell’opera più grande, e più grande non poteva essere il mistero dell’incarnazione, ce ne serviamo di persone che nell’apparenza non danno all’occhio a nessuno. Perché le dignità, gli scettri, le ricchezze, sono sempre fumi che accecano l’anima e le impediscono di penetrare negli arcani celesti per ricevere un atto grande di Dio e lo stesso Dio.
Invece per manifestare ai popoli la venuta di me, Verbo del Padre sulla terra, volli e me ne servii di autorità regia, di uomini dotti e scienziati, perché per la loro autorità potessero diffondere le conoscenze del Dio nato e, volendo, anche imporsi sui popoli. Ma ad onta di ciò la stella fu vista da tutti, eppure solo tre si muovono, fanno attenzione e la seguono.
Ciò dice che tra tutti, solo loro possedevano un certo dominio di loro stessi che, formando un posticino di vuoto nel loro interno, oltre alla vista della stella sentirono la mia chiamata che faceva l’eco nel loro interno.
E non curando né sacrifici né dicerie né burle, perché partivano per un punto ignoto, e molte ne dovettero sentire, ma loro nulla curando e dominando loro stessi, seguirono la stella unita alla mia chiamata che, più che stella parlante, risuonava nel loro interno, l’illuminava, l’allettava e diceva tante cose di colui che dovevano visitare; ed essi, ebbri di gioia, seguivano la stella.
Vedi dunque che, per dare il gran dono dell’incarnazione, ci voleva una vergine che non avesse [mai dato vita alla sua] volontà umana, che fosse più di cielo che di terra e che un miracolo continuo la disponesse al gran portento.
Quindi nelle cose esterne ed apparenze umane, non aveva bisogno di attirare l’attenzione dei popoli. Ma con tutto ciò, anche per manifestarmi agli uomini [ci volevano uomini] che avessero il dominio di loro stessi, che formasse un poco di vuoto nel loro interno per fare risuonare l’eco della mia chiamata.
Ma qual non fu la loro sorpresa nel vedere fermarsi la stella, non sopra una reggia, ma [su] una vile capanna! Non sapevano che pensare e si convinsero che c’era un mistero non umano ma divino; quindi si animarono di fede ed entrarono nella grotta, ed inginocchiandosi mi adorarono.
Come piegarono le ginocchia, io mi svelai e feci trasparire dalla mia piccola umanità la mia divinità, e mi conobbero che ero il Re dei re, colui che veniva a salvarli. E loro, pronti, si esibirono a servirmi ed a mettere la vita per amor mio; ma la mia Volontà si fece conoscere e li spedì di nuovo nella loro regione per farli essere, in mezzo a quei popoli, i banditori della mia venuta sulla terra.
Vedi dunque quanto è necessario il dominio di se stessi ed il vuoto nel cuore, per fare risuonare la mia chiamata ed essere idonei a conoscere la verità ed a manifestarla agli altri”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Gennaio 6, 1927)

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Stavo tutta abbandonata nel Fiat Divino, la sua luce eclissava la mia piccolezza e mi trasportava lassù, fin nel seno dell’Eterno, dove non si vedeva altro che luce, santità, bellezza, che infondeva adorazione profonda, da sentirmi cambiata la mia piccola esistenza in un atto solo d’adorazione per quel Dio che tanto mi ha amata e mi ama.
Onde mentre la mia mente si perdeva nella luce del Divin Volere, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, la santità del nostro Essere Divino, la potenza unica della nostra Volontà di cui siamo investiti, in modo che se siamo distinti nelle Persone, ma la nostra Volontà è sempre una che opera in noi, che domina, che regge, il nostro amore eguale, reciproco ed incessante, produce in noi la più profonda adorazione tra le Divine Persone.
Sicché tutto ciò che esce da noi, non sono altro che atti di adorazione profonda di tutto il nostro Essere Divino.
Quindi quando il nostro Fiat Divino volle uscire in campo, colla sua potenza creatrice, operatrice e vivificatrice, tutta la creazione, come il nostro Fiat si pronunziava, così uscivano da noi atti di adorazione profonda.
Onde il cielo non è altro che un atto d’adorazione profonda dell’immensità del nostro Essere Divino, e perciò dappertutto si vede cielo, e di notte e di giorno; l’immensità del nostro Essere sprigionava dal nostro seno l’immensità della nostra adorazione, e stendeva sull’universo l’azzurro cielo per chiamare tutti quelli che avrebbero abitata la terra nell’unica nostra Volontà, per unificarli nell’immensità della nostra adorazione, in modo che in virtù del nostro Fiat, l’uomo si doveva stendere nell’immensità del suo Creatore per formare il suo cielo d’adorazione profonda a colui che lo aveva creato.
Il sole è un atto d’adorazione della nostra luce interminabile, il quale è tale e tanta la foga della sua adorazione profonda, che non si contenta di farsi vedere nell’alto sotto la volta del cielo, ma dal centro della sua sfera scende i suoi raggi di luce fino nel basso della terra, plasmando e toccando tutto colle sue mani di luce, investe tutto e tutti colla sua adorazione di luce, e chiama piante, fiori, alberi, uccelli e creature a formare una sola adorazione nella Volontà di chi le ha create.
Il mare, l’aria, il vento e tutte le cose create, non sono altro che atti di adorazione profonda del nostro Essere Divino, che, chi da lontano e chi da vicino, chiamano la creatura nell’unità del nostro Fiat a ripetere gli atti profondi della nostra adorazione, e[d essa,] facendo suo ciò ch’è nostro, può darci il sole, il vento, il mare, la terra fiorita, come adorazioni profonde che sa e può produrre la nostra Volontà unica nella creatura.
Che cosa non può fare il nostro Fiat? Colla sua forza unica può tutto, unisce tutto, tiene in atto tutto ed unisce cielo e terra, Creatore e creatura, e ne forma un solo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Aprile 12, 1929)