7Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
9Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.

“Chiedete e vi sarà dato” (Mt 7,7)

… Dopo aver girato su tutte le cose create per tenere compagnia al Fiat Divino e chiedere in ciascuna cosa che venga a regnare sulla terra (come è bello vedere, sentire che tutta la creazione prega che venga il suo regno in mezzo alle creature!), poi scendo in tutto ciò che fece il mio Gesù nella redenzione: nelle sue lacrime, nei suoi gemiti infantili, nelle sue opere, passi e parole, nelle sue pene, nelle sue piaghe, nel suo sangue, fin nella sua morte, affinché le sue lacrime preghino che venga il suo Fiat, i suoi gemiti e tutto ciò che fece supplichino tutti in coro che il suo Fiat sia conosciuto e che la sua stessa morte faccia risorgere la vita della sua Volontà Divina nelle creature.
Onde mentre ciò facevo ed altro, [che tralascio] perché sarei troppo lunga se volessi dir tutto, il mio dolce Gesù, stringendomi a sé, mi ha detto:
“Piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che la mia Volontà si lascia regnante in tutta la creazione, per dare il campo alle creature di farle tante visite per quante cose creò. Voleva la compagnia della creatura nel muto linguaggio di tutto l’universo.
Com’è duro l’isolamento di questa Volontà sì santa che vuole santificare e non trova a chi partecipare questa santità, sì ricca che vuole dare e non trova a chi dare, sì bella e non trova chi abbellire, sì felice e non trova chi felicitare. Poter dare, voler dare e non avere a chi dare è sempre un dolore ed una pena inenarrabile, e per maggior dolore essere lasciata sola.
Onde, [la Divina Volontà,] nel vederle (1) uscire nel campo della creazione per tenerle compagnia, si sente felicitare e compiere lo scopo per cui si lasciò regnante in ciascuna cosa creata.
Ma quello che rende più felice, più glorificati, è che tu, come giungi in ciascuna cosa creata, gli chiedi che il suo Fiat sia conosciuto e regni su tutto, e muovi la mia stessa Volontà nel sole, nel cielo, nel mare, in tutto, a pregare che venga il Regno del mio Volere; perché stando in te il mio Fiat, si può dire che è essa stessa che prega e che muove tutte le opere mie, fin le mie lacrime e sospiri, ché venga il Regno della mia Volontà.
Tu non puoi capire qual contento mi dai, qual breccia al mio cuore ed alla mia stessa Volontà, sentire tutte le opere nostre che pregano che vogliono il nostro Fiat. Vedi dunque il mio contento, che non ti vedo chiedere nulla per te, né gloria, né amore, né grazie, e vedendo la tua piccolezza, che non puoi ottenere un regno sì grande, giri in tutte le opere mie, dovunque si trova un atto della mia Volontà facendo (2) il suo ufficio, e fai dire al mio Fiat stesso: ‘Venga il tuo regno! Deh! Fa che sia conosciuto, amato e posseduto dalle umane generazioni’.
Una Volontà Divina che prega insieme colle opere nostre, insieme alla piccola figlia sua, è il più grande portento, è una potenza pari alla nostra che prega, e il non esaudirla ci riesce impossibile. Com’è santo, come è puro, nobile e tutto divino, senza ombra d’umano, il Regno della nostra Volontà!
La sua base, il suo fondamento e la profondità di esso, sarà lo stesso Fiat nostro che, stendendosi sotto, in mezzo e sopra a questi figli della famiglia celeste, renderà fermo il passo ed incrollabile per loro il Regno della mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Ottobre 17, 1926)
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(1) le creature
(2) che fa

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… Dopo di ciò stavo facendo il mio giro nella creazione e, mentre imprimevo il mio Ti amo su ciascuna di esse, chiedevo che in virtù di quella Volontà Divina che le conservava belle ed integre, venisse il Regno del Fiat Supremo sulla terra.
Ma mentre ciò facevo pensavo tra me: “Le cose create sono inanimate, quindi non hanno virtù di chiedere un regno sì santo”. Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, è vero che le cose create sono senza anima, però dentro ciascuna di esse vi corre la vita della mia Volontà, e solo in virtù di essa si mantengono belle quali furono create.
Ora le cose create sono tutte nobili e regine, appartenenti tutte alla mia famiglia regale, ed in virtù della mia Volontà che le anima e degli atti che esercita la mia Volontà in esse, hanno il diritto di chiedere che venga il mio regno, perché è anche regno di esse.
Per chiedere con diritto che venga il Regno del Fiat Divino, è necessario che sia una della famiglia nostra, in cui la nostra Volontà tiene il suo primo posto, il suo trono, la sua vita.
Ecco perciò prima ti ho fatto nascere in essa, perché potesse tenere i suoi diritti di paternità su di te e tu potessi tenere i diritti di figlia, per poter tenere i diritti di chiederle il suo regno, e non solo tu, ma anche in virtù di tutte le cose create, cioè di tutti quegli innumerevoli atti che eserciti in tutta la creazione, perché venga il regno nostro e vostro.
Figlia mia, chi può aspirare a tenere il diritto di essere re, se non un figlio di re? Anzi tutti veggono in lui il diritto che il regno sarà suo. Invece se si vede aspirare [al regno] un servo, un villano che non appartiene alla famiglia regale e dice che tiene il diritto di essere re e che il regno sarà suo, questo tale si tiene da pazzo e merita tutte le burle.
Così chi volesse chiedere il mio regno e non regna in lui il mio Santo Volere, stando nelle condizioni di servo, non tiene il diritto di chiedere il regno mio, e se lo chiede è senza diritto ed un semplice modo di dire.
Ora supponi che un re avesse per figli centinaia e migliaia di figli e che tutti appartengano legittimamente alla sua famiglia regale. Non hanno tutti questi il diritto di occupare posti nobili, non disdicevoli alla loro condizione, e di dire che ‘Il regno del nostro Padre è regno nostro, perché portiamo nelle nostre vene il suo sangue regale’?
Ora [nel]la creazione tutta, [ne]i figli che apparterranno al Regno del Fiat Divino, scorrerà in loro, più che sangue, la vita di esso, che darà loro il diritto di appartenere alla famiglia regale e celeste, in modo che tutti saranno re e regine. Tutti occuperanno posti nobili, degni della famiglia che appartengono.
Perciò hanno più diritto le cose create [di chiedere] che venga il Regno del mio Volere (perché sono tutte figlie del cielo, e sono gli atti della mia stessa Volontà che lo chiedono in esse), che le stesse creature che facendo la loro volontà, si sono ridotte in condizione di serve.
Quindi quando tu chiedi in nome del cielo, del sole, del mare e di tutte le altre cose create, che venga il Regno dell’eterno Fiat, costringi la mia stessa Volontà a chiedere che venga il regno suo. E sembra nulla a te, che una Volontà Divina prega in ciascuna cosa creata e che tu impetri il suo regno?
Perciò segui e non ti dare indietro! Anzi tu devi sapere che [è] la mia stessa Volontà che ti mette in via in tutta la creazione, per tenere la figlia sua in tutti gli atti suoi insieme con essa per farti fare ciò che essa fa e vuole da te”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Febbraio 11, 1927)

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… Onde continuavo a seguire gli atti nel Fiat Divino e pensavo tra me: “Sono sempre da capo: ripetere, ripetere sempre la lunga storia dei miei atti del Voler Divino, la lunga cantilena del mio ti amo; ma quali ne sono gli effetti? Oh, se potessi ottenere che la Divina Volontà fosse conosciuta e regnasse sulla terra, almeno mi sarebbe tanto guadagnata!”
Ma mentre ciò pensavo il mio amato Gesù mi ha stretta al suo cuore divino e mi ha detto: “Figlia mia, la fermezza nel chiedere forma la vita del bene che si chiede, dispone l’anima a ricevere il bene che vuole e muove Iddio a dare il dono che si chiede.
Molto più che coi tanti ripetuti atti e preghiere che ha fatto, ha formato in sé la vita, l’esercizio, l’abitudine del bene che chiede. Iddio vinto dalla fermezza del chiedere le farà il dono, e trovando nella creatura, in virtù dei suoi atti ripetuti, come una vita del dono che le fa, convertirà in natura il bene chiesto, in modo che la creatura si sentirà posseditrice e vittoriosa di sentirsi trasformata nel dono che ha ricevuto.
Perciò il tuo chiedere incessantemente il Regno della mia Divina Volontà forma in te la sua vita, ed il tuo continuo ti amo forma in te la vita del mio amore; ed avendoti io fatto il dono dell’uno e dell’altro, senti in te come se la tua stessa natura non sentisse altro che la virtù vivificatrice del mio Volere e del mio amore.
La fermezza nel chiedere è assicurazione che il dono è suo. E col chiedere per tutti il Regno della mia Divina Volontà è preludio che gli altri possono ricevere il gran dono del mio Fiat Supremo. Quindi continua a ripetere e non ti stancare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 28; Marzo 24, 1930)

“Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” (Mt 7, 8)

Continuando il mio solito stato, stavo seguendo il Volere Divino nella creazione; e seguendo[lo] da una cosa creata all’altra chiamavo la dolce mia vita, il caro Gesù, che venisse insieme con me a seguire gli atti della sua Volontà in tutte le cose create, e non vedendo[lo] sentivo il chiodo della sua privazione che mi trafiggeva e nel mio dolore gli dicevo: “Mio Gesù, io non so che fare per ritrovarti.
Ti faccio chiamare dalla tua giustizia nel mare, dalla tua potenza dalle sue onde fragorose, e tu non mi ascolti. Ti faccio chiamare dalla tua luce nel sole, dall’intensità del suo calore che simboleggia il tuo amore, e non vieni?
Ti faccio chiamare dalla sua immensità, da tutte le opere tue nella vastità della volta del cielo, e pare che non sia a tema; dimmi almeno, come debbo fare per ritrovarti? Se non ti trovo in mezzo alle opere tue, nella tua stessa Volontà che sono i tuoi confini, dove potrò trovare la mia vita?”
Ma mentre sfogavo il mio dolore, si è mosso dentro di me dicendomi: “Come è bella la figlia mia, com’è bella: vedere la sua piccolezza come sperduta nella mia Volontà, cercarmi in mezzo alle opere mie e non trovarmi!”
Ed io: “Mio Gesù, tu mi fai morire. Dimmi, dove ti nascondi?”
E Gesù: “Mi nascondo in te. E poi se tu senti la voce di una persona, dici che nel sentire la sua voce, è già a te vicina. Ora la mia Volontà è l’eco della mia voce; se tu stai in essa e giri per tutte le opere del mio Fiat, già stai nell’eco della mia voce, e stando in essa ti sto vicino oppure dentro di te; col mio Fiat ti do il dono di girare fin dove giunge la mia voce e fin dove il mio Fiat si stende”.
Ed io sorpresa ho detto: “Amor mio, sicché la tua voce si fa lunghissima, e lunghissima perché la tua Volontà non c’è punto dove non si trova?” E Gesù ha soggiunto:
“Certo figlia mia, non c’è volontà né c’è voce se non vi è la persona che la emette. Sicché la mia Volontà si trova dappertutto, così non c’è punto dove non giunge la mia voce che porta il mio Fiat a tutte le cose.
Quindi se ti trovi nella mia Volontà in mezzo alle opere sue, puoi essere più che sicura che il tuo Gesù è con te”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21: Marzo 22, 1927)

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… “Come [la creatura] entra nel nostro Volere e ci chiede che la nostra Volontà venga a regnare sulla terra, facciamo festa, perché vuole ciò che vogliamo noi. Che cosa grande, ed è la più bella di tutte, che la creatura vuole ciò che vuole il suo Creatore!
Questo forma il nostro riposo, ed il nostro amore sorride e si quieta. Ora come [la creatura] chiede che il nostro Volere venga a regnare, essa bussa a tutte le cose create: al sole, al vento, al cielo, alle stelle, a tutto.
Io che vi domino dominante in esse, come sento picchiare apro tutte le porte e mi metto in via per venire a regnare. Ma non si arresta; sale più su, e picchia alla nostra Divinità, a tutti, angeli e santi, e da tutti mi fa chiedere che venga il mio Fiat.
Com’è dolce il suo picchio penetrante, imperante, che tutti aprano! Si mettono tutti sull’attenti; dà da fare a tutti, e tutti chiedono ciò che essa vuole. Perciò il vivere nel nostro Volere muove Cielo e terra, mette in attitudine le nostre opere per una causa sì santa”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35: Marzo 16, 1938)