11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 12Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
13Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. 14E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. 15Chi ha orecchi, ascolti!

“Il più piccolo nel regno dei cieli…” (Mt 11,11)

Stavo tutta abbandonandomi nelle braccia del mio dolce Gesù, e mentre pregavo vedevo la povera anima mia piccola piccola, ma d’una piccolezza estrema, e pensavo tra me: “Come son piccina! Aveva ragione Gesù di dirmi che io ero la più piccola di tutti; vorrei veramente sapere se fra tutti io sono la più piccola.”
Ora mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi faceva vedere che prendeva nelle sue braccia questa piccina e se la stringeva forte al suo cuore, e quella si faceva fare ciò che Gesù voleva; e mi ha detto:
“La mia cara piccolina! Ti ho scelto piccina perché i piccoli si fanno fare ciò che si vuole; non camminano da loro, ma si fanno condurre, anzi hanno paura di mettere il piede da soli; se ricevono doni, sentendosi incapaci di custodirli li depongono nel grembo della mamma.
I piccoli sono spogliati di tutto, né ci badano se son ricchi o poveri, non si danno pensiero di nulla. Oh, com’è bella l’età infantile, piena di grazia, di bellezza e di freschezza! Perciò quanto più grande è un’opera che voglio fare in un’anima, tanto più piccola la scelgo.
Mi piace molto la freschezza e la bellezza infantile; mi piace tanto, che [queste anime] le conservo nella piccolezza del nulla da dove sono uscite; nulla di proprio faccio entrare in loro, per non far loro perdere la loro piccolezza e così conservar loro la freschezza e bellezza divina da donde sono uscite.”
Ond’io nel sentire ciò ho detto: “Gesù, amor mio, mi sembra che sono tanto cattiva, perciò che sono così piccola. E tu dici che mi ami assai perché piccina? Come può essere?”
E Gesù di nuovo: “Piccina mia, nei veri piccoli non può entrare la cattiveria. Sai tu quando incomincia ad entrare il male, la crescenza?
Quando incomincia ad entrare il proprio volere; come questo entra, [la creatura] incomincia ad empirsi e a vivere di sé stessa, ed il Tutto esce dalla piccolezza della creatura, e a lei sembra che la sua piccolezza s’ingrandisce, ma grandezza da piangere!
Non vivendo del tutto Iddio in lei, si scosta dal suo principio, disonora la sua origine, perde la luce, la bellezza, la santità, la freschezza del suo Creatore. Sembra che cresce innanzi a sé e forse innanzi agli uomini; ma innanzi a me, oh, come decresce!
Forse si farà anche grande, ma non sarà mai la mia piccina prediletta, cui preso d’amore verso di essa, perché si conserva quale l’ho creata, la riempio di me e la faccio la più grande, cui nessuno potrà pareggiarla.
Ciò feci con la mia Celeste Mamma; fra tutte le generazioni lei è la più piccola, perché non entrò mai il suo volere in lei come agente, ma sempre il mio Volere Eterno, e questo non solo la conservò piccola, bella, fresca, quale da noi era uscita, ma la fece la più grande di tutti.
Oh, come era bella! piccola per sé stessa, grande, superiore a tutti in virtù nostra; e solo per la sua piccolezza che fu innalzata all’altezza di Madre di Colui che la formò. Sicché, come vedi, tutto il bene dell’uomo è il fare la mia Volontà, tutto il male è il fare la sua.
Perciò per venire a redimere l’uomo scelsi la mia Madre, perché piccola, cui per mezzo suo me ne servii come canale per far scendere sull’uman genere tutti i beni ed i frutti della redenzione.
Ora per fare che il mio Volere fosse conosciuto, che aprissi il Cielo per far scendere il mio Volere sulla terra e vi regnase come in Cielo, dovevo scegliere un’altra piccola fra tutte le generazioni.
Essendo l’opera più grande che voglio fare, il reintegramento dell’uomo nel suo principio donde ne uscì, aprirgli quel Volere Divino che lui respinse, aprirgli le braccia per riceverlo di nuovo nel grembo della mia Volontà, la mia infinita sapienza chiama dal nulla la più piccina.
Era giusto che fosse piccola; se una piccola misi a capo della redenzione, un’altra piccola dovevo mettere a capo del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra.
Tra due piccole dovevo racchiudere lo scopo della creazione dell’uomo, dovevo realizzare i miei disegni su di lui; per mezzo di una dovevo redimerlo, lavarlo col mio sangue dalle sue brutture, dargli il perdono; per mezzo dell’altra dovevo farlo ritornare al suo principio, alla sua origine, alla nobiltà perduta, ai vincoli della mia Volontà da lui spezzati, ammetterlo di nuovo al sorriso della mia Eterna Volontà, baciarsi insieme e fare, una, vita nell’altra.
Era solo questo lo scopo della creazione dell’uomo, e a ciò che io ho stabilito nessuno potrà opporsi. Passeranno secoli e secoli, come nella redenzione così anche in questo, ma l’uomo ritornerà nelle mie braccia quale da me fu creato.
Ma per fare ciò devo prima eleggere chi deve essere la prima che faccia vita nel mio Eterno Volere, vincolare in lei tutti i rapporti della creazione, vivere con essa senza nessuna rottura di volontà, anzi la sua e la nostra una sola.
Perciò la necessità che sia la più piccola che noi mettiamo fuori nella creazione, acciò vedendosi così piccina fugga dal suo volere, anzi lo leghi tanto stretto al nostro per non fare mai il suo, e sebbene piccola viva insieme con noi, con l’alito di quel fiato con cui creammo l’uomo.
Il nostro Volere la conserva fresca, bella, e lei forma il nostro sorriso, il nostro trastullo; ne facciamo ciò che ne vogliamo. Oh, come lei è felice, e godendo della sua piccolezza e della sua felice sorte piangerà per i suoi fratelli!
Di null’altro si occuperà che di rifarci per tutti e per ciascuno [di] tutti i torti che ci fanno col sottrarsi dalla nostra Volontà. Le lacrime di chi vive del nostro Volere saranno potenti, molto più che lei non vuole se non ciò che noi vogliamo, e per mezzo suo apriremo, al primo canale della redenzione, il secondo del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Novembre 10, 1923)

“Il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12)

Continuando il mio solito abbandono nel Fiat Divino, mi sentivo impensierita sulle privazioni del mio dolce Gesù. Oh, come la povera anima mia gemeva sotto il peso infinito d’un dolore che fa dire a tutte le cose create: “Dov’è il tuo Gesù, colui che tanto ti amava?
Ah! Tu senti che tutto sostiene, tocca la sua bellezza che ha sfiorata su tutta la creazione, vedi la sua immensità che non puoi raggiungere; questo che tu vedi non sono altro che le orme dei suoi passi che al suo passaggio impresse su tutte le cose da lui create, ma non è qui; e tu corri, cercalo, e noi tutti ti accompagneremo gemendo insieme con te per farti trovare colui che tu vuoi”.
Ed io mi sento che tutti mi parlano di Gesù con note dolenti, che facendo eco nel mio povero cuore, [esso] è straziato da un dolore che io stessa non so dire; ed era tanta l’impressione, come se volessi uscire dal mio solito stato.
Ma in questo mentre il mio amabile e buon Gesù mi ha sorpresa, e gettandomi le braccia al collo mi ha detto: “Figlia mia, che c’è? Che c’è? Quietati, quietati. Come, vuoi tu forse uscire da dentro l’esercito della mia Divina Volontà? Guarda che esercito ordinato, formidabile e numeroso, che schierandosi nell’anima tua, non ti riuscirà facile uscire.
Ma sai tu chi è quest’esercito? Tutte le conoscenze sulla mia Divina Volontà, perché essa essendosi formata la sua reggia in te, non poteva stare né era decoroso stare senza il suo esercito.
Questo esercito l’abbiamo uscito dal nostro seno divino per corteggiare, difendere, e stiano (1) tutti sull’attenti per far conoscere a tutti chi è il nostro Fiat, il loro Re divino, come vuol scendere con tutto il suo esercito celeste in mezzo ai popoli per combattere l’umano volere, ma non colle armi che uccidono, perché in cielo non ce ne sono queste armi micidiali, ma colle armi di luce che combattono per formare la vita del mio Volere nelle creature.
Or tu devi sapere che le armi di questo esercito sono gli atti fatti nella mia Divina Volontà. Guarda com’è bello! La reggia è la luce del mio Fiat; il re che domina è il mio Volere; il ministero, la Trinità Santissima; l’esercito, le sue conoscenze; le armi, gli atti tuoi fatti in esso.
Perché come tu avevi il bene di conoscere una sua conoscenza ed operavi in virtù di essa, nel mio Fiat formavi le armi nelle mani di ciascuna conoscenza, per dar la vita di essa alle altre creature.
Ma non è tutto ancora; ogni conoscenza possiede un’arma, diversa l’una dall’altra, sicché ogni conoscenza che ti ho fatta sulla mia Divina Volontà possiede un’arma speciale e distinta: chi possiede l’arma della luce per illuminare, riscaldare e fecondare il germe del mio Fiat, chi possiede l’arma della potenza vincitrice che domina ed impera, chi l’arma della bellezza che rapisce e conquide, chi l’arma della sapienza che ordina e dispone, chi l’arma dell’amore che brucia, trasforma e consuma, chi l’arma della fortezza che atterra, fa morire e fa risorgere nel mio Volere Divino.
Insomma ogni mia conoscenza è un soldato divino, che manifestandosi all’anima tua si è fatto mettere nelle loro mani, da te, l’arma di ciascun ufficio che posseggono. Guarda che ordine che [questi soldati] tengono, come sono attenti al loro ufficio ed a maneggiare l’arma che ciascuno possiede, per disporre e formare il popolo del Regno del mio Fiat Divino!
Questo esercito e queste armi posseggono la virtù prodigiosa dell’infinito, in modo che si diffondono ovunque, e dove c’è una luce anche piccola nelle creature, combattono con armi di luce contro le tenebre dell’umano volere, per eclissarlo e darle la vita del mio Fiat; e dove c’è un germe di potenza o di forza, corre il soldatino divino colla sua arma della potenza e della forza per combattere la potenza e forza umana e far risorgere la potenza e la forza della mia Divina Volontà.
A tutti gli atti umani questo esercito tiene l’arma opposta per combatterli, per far risorgere sopra l’atto umano l’atto del mio Volere Divino. Quindi figlia mia, è necessario che tu rimani nella mia Divina Volontà per formare armi sufficienti, coi tuoi atti fatti in essa, al grande esercito delle sue conoscenze.
Se tu sapessi come questo esercito aspetta con ansia le armi degli atti tuoi nelle loro mani, per muovere battaglia e distruggere il povero regno dell’umano volere ed edificare il regno nostro, di luce, di santità e di felicità!
Molto più che io sto in te, nella gran reggia della mia Divina Volontà, in mezzo al mio esercito col continuo consiglio del ministero delle Divine Persone, come riproduttore delle opere nostre, perché noi siamo l’Essere operante e dove stiamo vogliamo operare sempre senza mai cessare.
Quindi è di necessità che tu resti sempre nel nostro Fiat, per unirti a noi nel nostro continuo operare, e darci il campo di sempre operare in te. Perché è proprio questo il segno dell’operato divino: operare sempre, sempre senza mai cessare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Maggio 16, 1929)
—————-
(1) stanno

——————–

… “Figlia mia, chi vive nel mio Volere diviene la paciera fra Dio e la creatura; tutti i suoi atti, parole, passi, le sue preghiere, i suoi piccoli sacrifici, sono come tanti vincoli di pace tra il Cielo e la terra, sono come armi paciere che combatte il suo Creatore con armi di pace e di amore, per disarmarlo e renderlo propizio e scambiare i flagelli in misericordia.
E come l’umana volontà formò la guerra per guerreggiare colui che lo aveva creato, non solo, ma ruppe l’accordo, l’ordine e la pace, così il mio Volere, colla forza della sua onnipotenza, regnando nella creatura converte ciò che fa la creatura in vincoli d’accordo, d’ordine, di pace e d’amore.
Sicché da essa esce come una nuvoletta bianca, che elevandosi si spande e s’innalza fino al trono divino, che erompendo in tante voci per quanti atti ha fatto, dice: ‘Gran Dio, pace ti porto dalla terra, e tu dammi la tua pace per portarla come vincolo di pace tra te e l’uman generazione’.
Questa nuvoletta sale e scende, scende e sale e fa l’ufficio di paciera tra il Cielo e la terra”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Luglio 13, 1931)

——————–

… “Figlia mia, la mia Divina Volontà nell’atto della creatura, quando è invocata, toglie l’asprezza alla volontà umana, raddolcisce i suoi modi, reprime i modi violenti e colla sua luce le riscalda le opere intirizzite dal freddo dell’umano volere.
Sicché chi vive nella mia Divina Volontà prepara la grazia preventiva alle umane generazioni per farla conoscere, ed ogni suo atto in essa forma lo scalino per salire prima lui, ed appresso le creature, alle conoscenze del Fiat Supremo.
Sicché chi vive nella mia Divina Volontà, essa le dà le virtù materne e le dà l’ufficio da fare presso Dio e presso le creature, l’ufficio di vera mamma.
Vedi dunque la necessità dei tuoi atti nella mia Volontà per formare una scala lunga che deve toccare il cielo, in modo da violentare colla sua stessa forza divina che il mio Fiat scenda sulla terra e vi formi il suo regno, facendo trovare sopra di questa scala il primo popolo che lo riceve e si presta a farlo regnare in mezzo a loro.
Senza scala non si può salire, quindi è necessario che una creatura la faccia per dare il campo a far salire gli altri; e per fare che questa si prestasse dobbiamo darle l’ufficio di madre, che amando le creature come figli suoi, datogli dalla mia Divina Volontà, essa accetta il mandato e non risparmi né fatiche né sacrifici, e se occorre anche la stessa vita, per amore di questi figli.
Molto più che nel darle l’ufficio di madre, il mio Voler Divino dota l’anima d’amore materno e le fa sentire nel proprio cuore questi figli, e le dà tenerezza divina ed umana per vincere Dio e la creatura ed unirli insieme per farle fare la sua Divina Volontà.
Non c’è onore più grande che possiamo dare alla creatura che la maternità. Essa è portatrice di generazione, e le diamo grazie di formarsi il nostro popolo prediletto. E sebbene la maternità dice dolore, ma sentirà la gioia tutta divina di vedere uscire da dentro il dolore i figli della mia Volontà.
Perciò ripeti sempre i tuoi atti e non indietreggiare; l’indietreggiare è dei vili, dei pigri, degli incostanti, non dei forti, molto meno dei figli della mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Gennaio 24, 1932)