16In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. 17Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
18Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. 19Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono.
20In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

“Un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato” (Gv 13, 16)

… “Questa mattina voglio io stesso fare l’ufficio di confessore. A me tu confesserai tutte le tue colpe, e nell’atto di far ciò ti farò comprendere uno per uno tutti gli affronti che mi hai arrecato e tutti i dolori causati a me coi tuoi peccati.
S’intende che tu comprenderai tanto, per quanto è accessibile all’intelligenza e volontà umana, che cosa sia in sé il peccato, affinché prenda la risoluzione di piuttosto morire che tornare ad offendermi.
Quindi, entra nel tuo nulla; considera per poco, che il nulla se l’ha preso col Tutto, e che il Tutto avrebbe potuto far scomparire dalla faccia della terra il nulla, resosi tanto infame da prendersela col suo Creatore; ciononostante, questo nulla non solo è stato dal Tutto tollerato, ma ancora amato.
Esci ora fuori del tuo nulla, e con trasporto d’amore verso l’amante tuo Signore, recita il Confiteor.” (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 1; cap. 56)

“Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono” (Gv 13, 18+19)

… “Figlia mia, il dolore più grande che ebbi nella mia passione, il chiodo che più mi trafisse il cuore, fu l’abbandono e la dispersione dei miei apostoli; non avevo un occhio amico in cui potevo riscontrare il mio sguardo. L’abbandono, le offese, la noncuranza degli amici supera, oh, quanto! tutti i dolori ed anche la morte che possono dare i nemici.
Io lo sapevo che gli apostoli mi dovevano dare questo chiodo e vilmente se ne sarebbero fuggiti da me, ma a ciò non badai, perché, figlia mia, chi vuol fare un’opera non deve badarci alle sue pene, anzi deve farsi gli amici nel bel tempo, quando tutto le sorride d’intorno, a passo passo semina trionfi e prodigi, non solo, ma comunica la forza miracolosa a chi si fa suo amico e discepolo; allora tutti si danno il vanto d’essere amico di chi è circondato di gloria ed onore, tutti sperano; e quanti amici e discepoli si vogliono se ne hanno, perché la gloria, i trionfi, il bel tempo sono calamite potenti che attirano le creature a seguire il trionfatore.
Chi vuol seguire ed essere amico o discepolo d’un povero calunniato, umiliato, disprezzato? Nessuno; anzi sentono paura, orrore ad avvicinarsi e giungono a disconoscere colui che prima stavano in amicizia, come fece con me San Pietro.
Quindi è inutile sperare amici quando la povera creatura si trova sotto l’incubo delle umiliazioni, disprezzi e calunnie; perciò bisogna farsi gli amici quando il Cielo ci sorride e la fortuna ci vorrebbe mettere sul trono, se vogliamo che il bene, le opere che si vogliono, abbiano la vita e la continuazione nelle altre creature.
Io col farmi gli amici quando seminavo miracoli e trionfi, che giungevano a credere che io dovevo essere il loro Re sulla terra, quindi essendo stati miei discepoli dovevano occupare i primi posti presso di me, ad onta che mi abbandonarono nella mia passione, quando la mia resurrezione suonò il mio pieno trionfo, gli apostoli si ricredettero, si riunirono tra loro e come trionfatori seguirono la mia dottrina, la mia vita, e formarono la Chiesa nascente.
Se io avessi badato che dovevano fuggirmi, non facendoli miei discepoli nel tempo dei miei trionfi, non avrei avuto chi parlasse di me dopo la mia morte, chi mi facesse conoscere.
Perciò è necessario il bel tempo, la gloria, è pure necessario ricevere chiodi trafiggenti ed avere pazienza a soffrirli, per aver materie nelle mie opere più grandi, perché avessero vita in mezzo alle creature. Ora non è stato questo un tutto, una somiglianza della mia vita nel tuo stato doloroso d’umiliazione, di calunnie e disprezzi che hai passato?
Io sentivo in te ripetermi il chiodo dell’abbandono e dispersione dei miei apostoli, nel vedere chi tanto ci aveva tenuto ad assisterti, disperdersi da te e colla volontà d’abbandonarti; e vedendoti abbandonata ti vedevo sola, sola nelle mie braccia col chiodo dell’abbandono di chi doveva sostenerti, e nel mio dolore dicevo: ‘Cattivo mondo, come sai ben ripetere le scene della mia passione nei figli miei!’
Ed offrivi la tua amarezza per il trionfo della mia Volontà e per aiuto di quelli che dovrebbero farla conoscere. Perciò coraggio nelle dolorose circostanze della vita; ma sappi che il tuo Gesù non ti abbandonerà mai. Io non le so fare queste cose, il mio amore non è di natura volubile, ma fermo e costante, e ciò che dico colla bocca mi esce dalla vita del cuore.
Invece le creature una cosa dicono e un’altra ne sentono nel cuore, mescolano molti fini umani anche nel farsi amici, ecco perciò si cambiano a secondo le circostanze. Onde la dispersione di chi pareva che volevano mettere la vita nel bel tempo e che vilmente fuggono nel tempo delle umiliazioni e disprezzi, sono tutti effetti dell’umana volontà; essa è la vera carcere della creatura, ed è fine nell’arte di saper formare tante piccole stanze, però tutte senza finestre, perché essa non se ne intende di formare aperture per ricevere il bene della luce.
Quindi le passioni, le debolezze, la paura, i timori eccessivi, l’incostanza, sono tante stanze oscure della sua carcere, e che ora resta inceppata ad una ed ora ad un’altra, e la paura le fa temere e [la fa] allontanare da chi sta mettendo la vita per amor suo. Invece [l’anima] dove regna la mia Volontà vive nella mia reggia, dove c’è tanta luce che le pene, le umiliazioni, le calunnie, non sono altro che scale di trionfi e di gloria e compimento di opere grandi e divine; quindi invece di fuggirsene dal povero martire ch’è stato gettato nella polvere dalla perversità umana, si stringe più a lui vicino aspettando con pazienza l’ora del nuovo trionfo.
Oh, se negli apostoli regnasse pienamente la mia Volontà, con certezza non se ne sarebbe fuggito in un’ora in cui io sentivo il bisogno della loro presenza, della loro fedeltà nelle tante mie pene!
In mezzo a nemici che volevano divorarmi, io volevo i miei fidi vicino, per cui non c’è conforto maggiore che avere un amico vicino in tempo d’amarezze. Io avrei visto nei miei cari apostoli a me vicino, i frutti delle mie pene, ed oh, quanti dolci ricordi si sarebbero suscitati nel mio cuore, che mi sarebbero stati balsamo alle mie intense amarezze!
La mia Divina Volontà avrebbe loro impedito colla sua luce il passo di fuggirsene, e quindi si sarebbero stretti più a me d’intorno; ma siccome vivevano nell’oscura carcere della loro volontà, la loro mente si oscurò, il cuore si raffreddò, la paura li invase, in un momento dimenticarono tutto il bene che avevano da me ricevuto, e non solo fuggirono da me, ma si dispersero tra loro; tutti effetti dell’umano volere che non sa mantenere l’unione e sa solo disperdere in un giorno il bene che si è fatto in tanti anni, con tanti sacrifici. Perciò il solo tuo timore sia quello di non fare la mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Giugno 5, 1931)

“In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato” (Gv 13, 20)

… “Figli miei, figli miei, dove siete? Perché non venite al Padre vostro? Perché andate lontani da me, raminghi, poveri, pieni di tutte le miserie?
I vostri mali sono ferite al mio cuore; sono già stanco di aspettarvi, e giacché non venite, non potendo più contenere il mio amore che mi brucia, vengo io a cercarvi e vi porto il gran dono della mia Volontà. Deh, vi prego, vi supplico, vi scongiuro, ascoltatemi, muovetevi a compassione delle mie lacrime, dei miei sospiri ardenti!”
E non solo vengo come Padre, ma vengo come Maestro in mezzo ai discepoli; ma voglio essere ascoltato; vi insegnerò cose sorprendenti, lezioni di cielo, le quali vi porteranno luce che mai si spegne, amore che sempre arde; le mie lezioni vi daranno forza divina, coraggio intrepido, santità che sempre cresce; vi straderanno [nel]la via ad ogni passo; saranno le conducenti alla patria celeste.
Vengo come Re in mezzo ai popoli, ma non per esigere imposte e tributi, no, no; vengo ché voglio la vostra volontà, le vostre miserie, le vostre debolezze, tutti i vostri mali.
La mia sovranità è proprio questa; voglio tutto ciò che vi rende infelici, inquieti, tormentati, per nasconderlo e bruciarlo tutto col mio amore, e da Re benefico, pacifico, magnanimo, qual sono, ricambiarvi con la mia Volontà, col mio amore più tenero, con le mie ricchezze e felicità, con la pace e gioia più pura. Se mi darete la vostra volontà, tutto è fatto, mi renderete felice e sarete felici. Non altro sospiro che la mia [Volontà] regni in mezzo a voi.
Il cielo e la terra vi sorrideranno, la mia Mamma Celeste vi farà da Madre e da Regina; già essa, conoscendo il gran bene che vi riporterà il Regno del mio Volere, per appagare i miei desideri ardenti e per farmi cessare di piangere, ed amandovi da veri suoi figli, va girando in mezzo ai popoli nelle nazioni per disporli e prepararli a ricevere il dominio del Regno della mia Volontà.
Fu lei che mi preparò i popoli a farmi scendere dal cielo in terra, ed a lei affido, al suo amore materno, che mi disponga le anime, i popoli, per ricevere un dono sì grande.
Perciò ascoltatemi, e vi prego figli miei, di leggere con attenzione queste pagine che vi metto sott’occhio, e sentirete il bisogno di vivere della mia Volontà; io mi metterò vicino quando leggerete, vi toccherò la mente, il cuore, affinché comprendiate e risolviate di voler il dono del mio Fiat Divino.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Appello del Re Divino nel Regno della sua Volontà)