Santa Caterina da Siena, Vergine e Dottore della Chiesa, Patrona d’Italia – Festa (Mt 11,25-30)

25In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
27Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare». 28Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25)

… “Figlia mia, i soli piccolini si lasciano maneggiare come si vuole; non quelli che sono piccoli di ragione umana, ma quelli che sono piccoli di ragione divina. Io posso dire che sono umile, che nell’uomo ciò che si dice umiltà, piuttosto si deve dire conoscenza di sé stesso, e chi non conosce sé stesso cammina già nella falsità”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Gennaio 12, 1900)

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… “Io non sono come i re della terra che se la fanno coi grandi; io amo meglio farmela coi piccoli, perché sono più docili e nulla attribuiscono a loro, ma tutto alla mia bontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Febbraio 24, 1924)

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… “La mia cara piccolina! Ti ho scelto piccina perché i piccoli si fanno fare ciò che si vuole; non camminano da loro, ma si fanno condurre, anzi hanno paura di mettere il piede da soli; se ricevono doni, sentendosi incapaci di custodirli li depongono nel grembo della mamma. I piccoli sono spogliati di tutto, né ci badano se son ricchi o poveri, non si danno pensiero di nulla.
Oh, com’è bella l’età infantile, piena di grazia, di bellezza e di freschezza! Perciò quanto più grande è un’opera che voglio fare in un’anima, tanto più piccola la scelgo.
Mi piace molto la freschezza e la bellezza infantile; mi piace tanto, che [queste anime] le conservo nella piccolezza del nulla da dove sono uscite; nulla di proprio faccio entrare in loro, per non far loro perdere la loro piccolezza e così conservar loro la freschezza e bellezza divina da donde sono uscite”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Novembre 10, 1923)

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Il Fiat Divino mi assorbe tutta nella sua luce, e questa luce per darmi il suo primo atto di vita mi palpita nel cuore e mi fa sentire il palpi-to della sua luce, il palpito della sua santità, della sua bellezza e potenza creatrice; e la piccola anima mia me la sento come una spugna tutta inzuppata in questi palpiti divini, e non potendo contenerlo per la mia piccolezza e sentendosi bruciata dai raggi cocenti del sole del Fiat Divino, spasimante va ripetendo:
“Fiat! Fiat! Abbi pietà della mia piccolezza, mi sento che non posso contenere la tua luce; sono troppo piccina, perciò tu stesso forma il vuoto, allargami, così posso contenere più luce, affinché non resti soffogata da questa luce, che non mi è dato di poterla tutta abbracciare per rinchiuderla nella piccola anima mia”. Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Mia piccola figlia, coraggio, è vero che sei troppo piccina, ma tu devi sapere che nel mio Fiat Divino solo i piccoli entrano a vivere nella sua luce, ed [ad] ogni atto che fanno questi piccoli nella mia Divina Volontà, soffogano la loro, dandole (1) una dolce morte al volere umano, perché nella mia non c’è né posto né luogo per farlo operare; il volere umano non ha né ragione né diritto, perde il suo valore innanzi ad una Volontà e ragione e diritto divino.
Succede tra Volontà Divina ed umana come potrebbe succedere ad un piccolo fanciullo, che da solo gli pare che sa dire e può fare qualche cosa, ma se vien messo vicino ad uno che possiede tutte le scienze ed è perito nelle arti, il povero piccino perde [il] suo valore, resta muto e non sa far nulla, e resta affascinato ed incantato del bel dire e bell’operare dello scienziato.
Figlia mia, così succede: il piccolo senza del grande si sente ch’è qualche cosa, invece innanzi al grande si sente più piccolo di quello ch’è, molto più innanzi all’altezza ed immensità della mia Divina Volontà. Or tu devi sapere che quante volte l’anima opera nella mia Divina Volontà, si svuota della sua e forma tante porte per farvi entrare la mia.
Succede come ad una casa che potesse possedere il sole dentro: quante più porte ci sono, tanti raggi di più escono da ciascuna porta; o pure come un metallo che fosse bucato: messo dirimpetto al sole, quanti più buchi tiene, ogni piccolo buco si riempie di luce e possiede il raggio di luce.
Tale è l’anima; quanti più atti fa nella mia Divina Volontà, tante entrate di più le dà, in modo da renderla (2) tutta irradiata dalla luce del mio Fiat Divino”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 27; Novembre 10, 1929)
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(1) dando
(2) da renderla, cioè: che la mia Volontà rende l’anima

“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,28)

Avendo fatta la comunione, son rimasta afflitta ed angustiata, perché erano tali e tanti i colpi di tosse, che mi sentivo affogare e non potevo né pensare né starmene con Gesù secondo il mio solito. Onde dopo un’ora e più di forte tossire, mi son calmata e pensavo fra me:
“È già un’ora e più che ho ricevuto Gesù e non mi son potuta raccogliere per starmene [d]a solo a solo con lui; già gli accidenti dell’ostia si son consumati, Gesù è partito ed io non so più dove ritrovarlo. Sicché per me oggi è stato come se non avessi fatto la santa comunione. Ma del resto, anche in questo, bacio, adoro e benedico il Fiat Supremo”.
Ora mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e poggiava la sua testa sulla mia spalla, e colle sue braccia mi sosteneva per darmi forza, ché ero tanto sfinita che mi sentivo morire; e tutto bontà mi ha detto:
“Figlia mia, non sai tu che c’è una comunione eterna e tanto grande e non soggetta né a diminuirsi né a consumarsi? I suoi veli che la nascondono in mezzo alle creature non sono soggetti a perire come i veli dell’ostia sacramentale.
Si dà in ogni istante, ad ogni respiro, ad ogni palpito ed in tutte le circostanze. Anzi si deve stare sempre con la bocca aperta per poterle ricevere tutte (altrimenti molte restano fuori dell’anima senza che vi entrino dentro) ciò con la volontà di volere sempre ricevere questa comunione sì grande e continua che, per quanto si dà, non è soggetta né a diminuire né a consumarsi.
Tu già l’hai capito qual è questa comunione sì grande e continua. Essa è il mio Fiat Divino che scorre come vita nell’anima tua, come calore per fecondarti e svilupparti, come cibo per nutrirti.
Ti scorre nel sangue delle tue vene, nel palpito del tuo cuore; in tutto sta sempre in atto di darsi a te, solo che tu la voglia ricevere. Essa ti affogherebbe di comunione, tante te ne vuol dare.
E con ragione, con giustizia e con diritto, la comunione della mia Volontà doveva essere senza limiti e non soggetta a consumarsi, perché essa è principio, mezzo e fine della creatura e perciò [la creatura] doveva poterla ricevere in modo che mai, mai le potesse mancare.
Perché una cosa che è principio, mezzo e fine, deve stare in continuo atto di darsi e di potersi ricevere; e se ciò non fosse, mancherebbe per la povera creatura il suo principio di vivere, il mezzo per mantenersi, e perderebbe il fine dove giungere.
Perciò la mia sapienza infinita mai poteva permettere che la comunione della mia Volontà fosse limitata per loro. Invece la comunione sacramentale non venne data come principio delle creature né come fine, ma venne data come mezzo, aiuto, ristoro e medicina.
Ed i mezzi, aiuti eccetera, si danno in modo limitato, non perenni, e perciò i veli degli accidenti sacramentali sono soggetti a consumarsi. Molto più che, se le creature amano di ricevermi continuamente, c’è la comunione grande del Fiat eterno, che sta in atto di darsi continuamente a loro.
Eppure tu ti affliggevi e quasi ti turbavi, perché pensavi che le specie sacramentali si erano consumate. Non avevi ragione d’affliggerti, mentre in te e fuori di te c’è la comunione del mio Volere che non è soggetta a subire nessuna consumazione.
La sua vita è sempre nella sua pienezza né il mio amore sopporterebbe che la piccola figlia del nostro Volere non potesse ricevere la nostra vita divina, sempre nuova e continua”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Gennaio 20, 1927)

“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,29-30)

Questa mattina nel venire il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, le croci, le mortificazioni sono altrettante fonti battesimali, e qualunque specie di croce che va intinta nel pensiero della mia passione, vi perde la metà dell’asprezza e vi diminuisce la metà del peso.”
E come lampo è scomparso. Onde io sono restata facendo certe adorazioni e riparazioni nel mio interno; e di nuovo è ritornato ed ha soggiunto: “Qual non è la mia consolazione nel vedere rifatto in te ciò che la mia Umanità fece tanti secoli innanzi!
Perché qualunque cosa che io determinai che ciascuna anima facesse, fu fatta prima nella mia Umanità, e se l’anima mi corrisponde, ciò che io feci per essa lo rifà di nuovo in sé stessa; se poi no, resta fatto solo in me stesso ed io ne provo un’amarezza inesprimibile.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Giugno 5, 1905)

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… “Mio Gesù e mia vita, mi sembra che ci vuole completo sacrifizio per fare la tua Volontà e vivere in essa; a primo aspetto sembra nulla, ma poi alla pratica sembra difficile.
Quel non avere, neppure nelle cose sante, nello stesso bene, neppure un fiato di volontà propria, all’umana natura sembra troppo dolente, quindi mai potranno le anime giungere a vivere nel tuo Volere con il totale sacrifizio di tutto.”
E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il tutto sta nel capire il gran bene che le viene col fare la mia Volontà, chi è questa Volontà che vuole questo sacrifizio, e come questa Volontà Suprema non si adatta ad essere intramezzata e convivere con una volontà bassa, piccola e finita.
Essa vuole rendere eterni, infiniti e divini gli atti dell’anima che vuol vivere nella mia Volontà; e come può far ciò se lei vuol mettere il suo fiato della volontà umana, fosse anche cosa santa come tu dici?
Ma è sempre una volontà finita, e allora non sarebbe più una realtà il vivere nella mia Volontà, ma un modo di dire. Invece l’ufficio della mia Volontà è dominio totale, ed è giusto che il piccolo atomo della volontà umana resti conquiso e perda il suo campo d’azione nella mia Volontà.
Che diresti se una piccola lucerna, un fiammifero, una favilla di fuoco volesse andare nel sole per fare la sua via e formavi il suo campo di luce, d’azione nel centro del sole?
Se il sole avesse ragione si sdegnerebbe, e la sua luce ed il suo calore annienterebbe quella piccola lucerna, quel fiammifero, quella favilla, e tu per prima li burleresti condannando la loro temerità di voler fare il loro campo d’azione nella luce del sole.
Tale è il fiato della volontà umana, anche nel bene, nella mia. Perciò sta attenta che in nulla la tua abbia vita; e tutta ti ho coperto e nascosto in me, affinché non abbia altro occhio che di guardare solo la mia Volontà, per darle il libero campo d’azione nell’anima tua.
Piuttosto il difficile starà nel comprendere il vivere nel mio Volere, non nel sacrificarsi, perché quando avranno capito il gran bene che loro viene, che da poveri saranno ricchi, da schiavi di vili passioni saranno liberi e dominanti, da servi padroni, da infelici felici, e anche nelle pene di questa povera vita, e [avranno capito] tutti i beni che ci sono nel mio Volere, il sacrifizio totale di tutto per loro sarà un onore, sarà desiderato, voluto e sospirato.
Ecco perciò ti spingo tanto a manifestare ciò che riguarda la mia Volontà, perché il tutto starà nel comprenderla, conoscerla ed amarla.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Giugno 25, 1925)