Giovedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Mt 10,7-15)
7Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. 8Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
9Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, 10né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
11In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. 12Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi.
14Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. 15In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città.
“Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino” (Mt 10,7)
Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù si faceva vedere tutto compiaciuto e con un contento indescrivibile, ed io gli ho detto: “Che hai Gesù? Buone nuove mi porti, che sei così contento?”
E Gesù: “Figlia mia, sai perché sono così contento? Tutta la mia gioia, la mia festa, è quando ti veggo scrivere. Veggo vergare nelle parole scritte la mia gloria, la mia vita, la conoscenza di me che si moltiplica sempre più, la luce della Divinità, la potenza della mia Volontà, lo sbocco del mio amore; le veggo vergate sulla carta, ed io in ogni parola sento la fragranza di tutti i miei profumi.
Poi veggo quelle parole scritte correre, correre in mezzo ai popoli per portare nuove conoscenze, il mio amore sboccante, i segreti del mio Volere. Oh, come ne gioisco, che non so che ti farei quando scrivi! E come tu scrivi nuove cose su ciò che mi riguarda, così io vo inventando nuovi favori per compensarti, e mi dispongo a dirti nuove verità per darti nuovi favori.
Io ho amato sempre di più e ho riservato grazie più grandi a chi ha scritto di me, perché essi sono la continuazione della mia vita evangelica, i portavoce della mia parola; e ciò che non dissi nel mio Vangelo, mi riservai di dirlo a chi avrebbe scritto di me. Io non finii allora di predicare; io debbo predicare sempre, fino a che esisteranno le generazioni.”
Ed io: “Amor mio, scrivere le verità che tu mi dici è sacrifizio, ma il sacrifizio allora si sente più duro e quasi non mi sento la forza, quando sono obbligata e mi costringono a scrivere le mie intimità tra te e me e ciò che riguarda me, che non so ciò che farei per non mettere penna su carta.”
E Gesù: “Tu resti sempre da parte; è sempre di me che tu parli: ciò che ti faccio, l’amore che ti voglio e dove giunge il mio amore verso le creature. Questo spingerà gli altri ad amarmi, affinché anche loro possano ricevere il bene che faccio a te.
E poi questo mischiare te e me nello scrivere è anche necessario, altrimenti si direbbe: ‘A chi ha detto questo? Con chi è stato così largo nel favorirla?’ Forse al vento, all’aria? Non si dice nella mia vita che io feci così largo con la mia Mamma, che parlai agli apostoli, alle turbe, e che sanai il tale infermo?
Quindi tutto è necessario, e sii sicura che ciò che scrivi, è sempre me che fai più conoscere.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Febbraio 14, 1922)
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… “Figlia mia, mettiamo tutto da parte; parliamo del Regno del Supremo Volere che tanto mi interessa. Non vedi che sto sempre in atto di scrivere nel fondo dell’anima tua i suoi pregi, le sue leggi celesti, la sua potenza, i suoi prodigi divini, la sua bellezza incantevole, le sue gioie infinite, l’ordine e l’armonia perfetta che regna in questo Regno del Fiat Divino?
Prima faccio i preparativi, ti formo in te tutte le proprietà di essa e poi ti parlo, affinché sentendo in te le sue proprietà, potrai essere il portavoce della mia Volontà, la sua banditrice, il suo telegrafo e la trombetta che con suono squillante chiama l’attenzione dei passanti ad ascoltarti.
Gl’insegnamenti che ti faccio sul Regno del mio Volere saranno come tanti fili elettrici che, quando sono fatte le giuste comunicazioni e i preparativi necessari, basta da dentro un solo filo di dar luce a città e a province intere. La forza dell’elettricità, con una rapidità più che vento, dà luce a luoghi pubblici e privati.
Gl’insegnamenti sulla mia Volontà saranno i fili; la forza dell’elettricità sarà lo stesso Fiat, che con una rapidità incantevole formerà la luce che allontanerà la notte della volontà umana, le tenebre delle passioni. Oh, come sarà bella la luce della mia Volontà!
Nel vederla, [le creature] disporranno gli apparecchi nelle anime per attaccare i fili degli insegnamenti, per godere e ricevere la forza della luce che contiene l’elettricità del mio Volere Supremo.
Vuoi vedere come succederà? Guarda, io prendo un filo dei miei insegnamenti legati all’anima tua, e tu emetti la tua voce dentro il filo. Dì: ‘Ti amo, ti adoro, ti benedico’, quello che vuoi dire, e sii attenta a guardare”.
Io ho detto: “Ti amo”. Quel ti amo si cambiava in caratteri di luce e la forza elettrica del Supremo Volere lo moltiplicava, in modo che quel ti amo di luce percorreva tutta la volta dei cieli, si fissava nel sole, in ogni stella, penetrava nei cieli, si fissava in ciascun beato, formava la sua corona di luce ai piedi del trono divino ed entrava fin nel seno della Maestà Suprema. Insomma dove si trovava la Divina Volontà, che è dappertutto, formava la sua luce elettrica.
E Gesù riprendendo il suo dire: “Figlia mia, hai visto che forza tiene l’elettricità del Fiat Supremo, come giunge ovunque? L’elettricità della terra al più si diffonde nel basso, non tiene la forza di giungere fino alle stelle; ma la forza della mia elettricità si diffonde nel basso, in alto, nei cuori, dovunque.
Quando si disporranno i fili, con che rapidità incantevole farà la sua via in mezzo alle creature!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Agosto 4, 1926)
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8)
Sono sempre in preda del Fiat Divino; la mia piccolezza non si stanca di girargli intorno e dentro di esso, con la speranza certa di consumarmi nella sua luce, e con l’appetito di addentrarmi sempre più nelle sue conoscenze per poter gustare nuovi gusti divini, perché ogni conoscenza in più è un gusto di più che si riceve, e stuzzica l’appetito a volerne gustare altro.
Delle volte si sente una fame insaziabile, che non sazia mai e si vorrebbe stare sempre [a] bocca aperta per ricevere questo alimento celeste.
Quindi la mia mente era affollata di tante cose che riguardavano la Divina Volontà, che se io volessi scrivere tutto non so dove andrei a prendere la carta, perciò mi limito per quanto posso; e siccome qualche dubbio serpeggiava nella mia mente, il mio celeste maestro Gesù visitando la sua piccola neonata mi ha detto: “Figlia benedetta, un atto allora ha più valore, quando si conosce il bene che c’è dentro, e quanto più si conosce tanto più [valore] acquista; perché la creatura fa quell’atto in base del valore che conosce e la nostra paterna bontà non sa ingannare né burlare nessuno.
Se facciamo conoscere che c’è quel valore in quell’atto è perché vogliamo dare il valore da noi manifestato, ed il segno certo è la stessa conoscenza, che già possiede quel valore per sé stessa.
Noi facciamo come un re che prende una carta che non ha valore e vi mette dove cento, dove mille, dove un milione; la carta è la stessa qualità, la stessa forma, ma a secondo il numero così possiede il suo valore.
Quindi chi dà il valore alla carta? Il numero e l’immagine del re, il quale se ne serve qual moneta del regno. Ora così facciamo noi: la carta è l’atto della creatura, la conoscenza è la nostra immagine divina, il valore è il numero che mettiamo.
Dunque qual meraviglia se diciamo che un atto solo nella nostra Volontà supera in valore tutti gli atti insieme di tutte le altre creature fatti fuori di essa? È la nostra immagine che si conia come su carta nell’atto umano, ed il valore della nostra conoscenza che vi mette il numero.
Non siamo noi padroni di mettere il numero che vogliamo sulla carta dell’umano volere? Se è padrone il re di mettere il numero che vuole sopra d’una vilissima carta, molto più noi per formare la moneta che deve correre nella nostra patria azzurra.
Oltre di ciò la nostra Volontà fu un dono gratuito che demmo all’uomo; nulla ci pagò per averlo, né lui teneva monete o mezzi sufficienti per pagarci, se non che la vilissima carta della sua volontà umana, che per sua sventura neppure ce la volle prestare per tenersi il nostro gran dono.
E poi noi eravamo il suo Padre tenerissimo ed amantissimo, e tra Padre e figli non si fanno i conti, perché si sa che il Padre deve dare ai figli ed essi sono obbligati con dovere di giustizia ad amare e tenere con stima ciò che dà loro il Padre.
Ecco perciò la necessità delle conoscenze sulla Divina Volontà, e le facciamo a grado a grado affinché la creatura apprezza questo dono sì grande che gratuitamente le vogliamo dare.
La conoscenza genera l’appetito, il desiderio di conoscere di più, e l’umano volere si dispone a poco a poco a subire la trasformazione, l’unificazione della Divina Volontà, e noi senza far conti né badare se ci può pagare o no, metteremo la nostra immagine ed il numero incalcolabile d’un valore divino, e saremo contenti di vedere i nostri figli ricchi e felici della nostra stessa felicità e ricchezza divina”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Novembre 27, 1932)


