Venerdì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Lc 21,29-33)

29E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: 30quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. 31Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
32In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. 33Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

“Così quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino” (Lc 21,31)

Trovandomi nel solito mio stato, il mio buon Gesù è venuto, ma tutto afflitto; mi pareva che non sapeva da me distaccarsi e tutto bontà mi ha detto:
“Figlia mia, son venuto per farti patire; non ti ricordi quando volendo castigare l’uomo, tu non volevi, volendo patire tu in vece loro, ed io per contentarti ti dissi che invece di far per dieci, per amor tuo farò per cinque?
Ora le nazioni si vogliono dibattere e quelle che si credono le più potenti si stanno armando fino ai denti per distruggere le nazioni deboli; si tratta di distruzione intera figlia mia, perciò sono venuto a farti patire, per darti quel cinque promessoti.
Al fuoco ed all’acqua la mia giustizia darà il potere dell’ufficio che contengono per distruggere genti e città intere, perciò è necessario un poco del tuo patire per dimezzare questi castighi.”
Ora, mentre ciò diceva, si è mosso nel mio interno come se avesse nelle sue mani tanti strumenti, e come li moveva così si formavano pene e dolori, con tale stiratura di tutte le mie membra che non so come sono restata viva; e quando vedeva che per la forza delle pene gemevo, tremavo, Gesù, con un’aria di chi ha trionfato di tutto, mi diceva: “Tu sei vita mia, e della mia vita posso fare ciò che voglio.”
E continuava il suo lavorio di farmi patire. Sia tutto a gloria di Dio e per il bene dell’anima mia e della salvezza di tutti. Onde dopo ciò ha soggiunto:
“Figlia mia, tutto il mondo è sottosopra, e tutti stanno in aspettativa di cambiamenti, di pace, di cose nuove; loro stessi si uniscono per conferire e si meravigliano che non sanno concludere nulla e venire a serie decisioni, sicché la vera pace non spunta e tutto si risolve in parole, ma nulla ai fatti, e sperano che altre conferenze possano servire per decisioni serie, ma invano aspettano.
E intanto in questo aspettare stanno tutti in timore, e chi si prepara a nuove guerre, chi spera nuove conquiste; ma con ciò i popoli immiseriscono, si spogliano vivi, e mentre aspettano, stanchi dell’era triste presente che li involge, torbida e sanguinante, aspettano e sperano un’era nuova di pace e di luce.
Il mondo si trova proprio nel punto quando io dovevo venire sulla terra: tutti stavano in aspettativa d’un gran[de] avvenimento, d’un’era nuova; come difatti avvenne.
Così ora, dovendo venire il grande avvenimento, l’era nuova che la Volontà di Dio si faccia in terra come in Cielo, tutti stanno in aspettazione di un’era nuova, stanchi di questa, senza sapere quale sia questa novità, questo cambiamento, come non lo sapevano quando io venni sulla terra.
Questa aspettazione è un segno certo che l’ora è vicina; ma il segno più certo è che io vado manifestando ciò che voglio fare e che rivolgendomi ad un’anima, come mi rivolsi alla mia Mamma nello scendere dal Cielo in terra, le comunico la mia Volontà ed i beni, gli effetti che essa contiene, per farne un dono a tutta l’umanità.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Luglio 14, 1923)

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… “Figlia mia, ogni profezia che facevo ai miei profeti della mia venuta sulla terra, era come un compromesso che facevo alle creature, di venire in mezzo a loro, ed i profeti manifestandole disponevano i popoli a desiderare e volere un tanto bene; ed essi, nel riceverle queste profezie, ricevevano il deposito del compromesso, ed a seconda che andavo manifestando il tempo ed il luogo della mia nascita, così andavo aumentando la caparra del compromesso.
Così sto facendo del Regno della mia Volontà: ogni manifestazione che faccio che riguarda il mio Fiat Divino è un compromesso che faccio, ogni sua conoscenza è una caparra di più che aggiungo, e se faccio i miei compromessi è segno che come venne il Regno della Redenzione, così verrà il Regno della mia Volontà.
Le mie parole sono vite che metto fuori di me, e la vita deve avere il suo soggiorno e produrre i suoi effetti. Credi tu che sia cosa da nulla una manifestazione di più o una di meno?
È un compromesso di più che fa un Dio, ed i nostri compromessi non possono andar perduti, e quanti più compromessi facciamo, tanto più è vicino il tempo di realizzare i nostri compromessi e di metterli tutti al sicuro.
Perciò richiedo da te somma attenzione e che nulla ti facessi sfuggire, altrimenti ti faresti sfuggire un compromesso divino, [il] che porterebbe delle conseguenze”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Dicembre 18, 1927)

“Non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Lc 21, 32-33)

Mi sentivo molto afflitta per la privazione del mio amabile Gesù e la mia mente era funestata dal pensiero che il tutto era stato, in me, o lavorio della fantasia o del nemico. Corrono voci di pace e di trionfo per l’Italia, ed io ricordavo che il mio dolce Gesù mi aveva detto che l’Italia sarà umiliata.
Che pena, che agonia mortale pensare che la mia vita era un inganno continuo! Mi sentivo che Gesù voleva parlarmi, ed io non volevo sentirlo, lo respingevo.
Ho lottato tre giorni con Gesù, e molte volte era tanto sfinita che non tenevo forza per respingerlo; ed allora Gesù diceva, diceva, ed io pigliando forza dal suo dire gli dicevo: “Non voglio sapere nulla.”
Finalmente Gesù mi ha cinto il collo col suo braccio e mi ha detto: “Chetati, chetati. Sono io, dammi ascolto. Non ti ricordi che mesi addietro, lamentandoti tu con me della povera Italia, ti dissi: ‘Figlia mia, perde chi vince e vince che perde’.
L’Italia, la Francia, sono già umiliate e non saranno più finché non saranno purgate e ritornate a me libere ed indipendenti e pacifiche. Nel trionfo puramente apparente che godono, loro già subiscono la più grande delle umiliazioni, che non loro, ma uno straniero, neppure europeo, è venuto a cacciare il nemico.
Sicché se si potesse dire trionfo, ciò che non è, è dello straniero. Ma questo è nulla. Ora più che mai perdono di più, tanto nel morale quanto nel temporale, perché ciò li farà disporre a commettere maggiori delitti, a rivoluzioni interne accanite da sorpassare la stessa tragedia della guerra.
E poi quello che ti ho detto non riguardava solo i tempi presenti, ma anche i futuri; e quello che non si verificherà ora, si verificherà poi. E se qualcuno troverà difficoltà, dubbi, significa che non se ne intende del mio parlare: il mio parlare è eterno come sono io.
Ora voglio dirti una cosa consolante: l’Italia, la Francia ora vincono, e la Germania perde. Tutte le nazioni hanno delle macchie nere e tutte meritano umiliazioni e schiacciamenti.
Ci sarà un parapiglia generale, sconvolgimento dappertutto; col ferro, col fuoco e con l’acqua, con morte repentina, con mali contagiosi rinnoverò il mondo, farò cose nuove.
Le nazioni faranno una specie della torre di Babele, giungeranno a neppure capirsi tra loro. I popoli si ribelleranno tra loro, non vorranno più re; tutti saranno umiliati e la pace verrà solo da me, e se senti dir pace non sarà vera, ma apparente.
Quando avrò tutto purgato, ci metterò il mio dito in modo sorprendente e darò la vera pace, ed allora tutti quelli che saranno umiliati ritorneranno a me e la Germania sarà cattolica, ho dei grandi disegni su di essa.
L’Inghilterra, la Russia e dovunque si è sparso il sangue, risorgerà la fede e s’incorporeranno alla mia Chiesa. Ci sarà il grande trionfo e l’unione dei popoli. Perciò prega, e ci vuole pazienza, perché non sarà così presto, ma ci vorrà il tempo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Ottobre 16, 1918)