Giovedì dopo le Ceneri (Lc 9,22-25)
22«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». 23Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
24Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. 25Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina sé stesso?
“Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà»” (Lc 9,23-24)
Continuando il mio solito stato, stavo pregando; e mentre pregavo intendevo entrare nel Voler Divino, e quivi facendo mio tutto ciò che nel Voler Divino esiste, a cui niente sfugge, passato, presente e futuro; ed io, facendomi corona di tutti, a nome di tutti portavo il mio omaggio innanzi alla Divina Maestà, il mio amore, la mia soddisfazione, ecc.
Ora il mio sempre amabile Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, la vera vita dell’anima fatta nel mio Volere non è altro che la formazione della sua vita nella mia, dare la mia stessa forma a tutto ciò che lei fa.
Io non facevo altro che mettere in volo nel mio Volere tutti gli atti che facevo, sia interni che esterni; mettevo in volo ciascun pensiero della mia mente, che sorvolando su ciascun pensiero di creatura, che tutti esistevano nel mio Volere, il mio sorvolando su tutti [si] faceva quasi corona di ciascuna intelligenza umana e portava alla maestà del Padre l’omaggio, l’adorazione, la gloria, l’amore, la riparazione di ciascun pensiero creato; e così il mio sguardo, la mia parola, il moto, il passo.
Ora l’anima per far vita nel mio Volere deve dare la forma della mia mente alla sua, del mio sguardo, della mia parola, del mio moto ai suoi; onde facendo ciò perde la sua forma ed acquista la mia.
Non fa altro che dare continue morti all’essere umano e continua vita alla Volontà Divina. Così l’anima potrà completare la vita della mia Volontà in lei, altrimenti mai sarà del tutto compiuto questo prodigio, questa forma del tutto modellata sulla mia.
È il solo mio Volere che è eterno ed immenso, che fa trovare tutto; il passato ed il futuro lo riduce ad un punto solo, ed [è] in questo solo punto che trova tutti i cuori palpitanti, tutte le menti in vita, tutto il mio operato in atto, e l’anima facendo suo questo mio Volere fa tutto, soddisfa a tutti, ama per tutti e fa bene a tutti ed a ciascuno come se fosse[ro] uno solo.
Chi mai può giungere a tanto? Nessuna virtù, nessun eroismo, neanche il martirio può stare di fronte al mio Volere; tutti, tutti restano indietro all’operato nella mia Volontà. Perciò sii attenta e fa che la missione del mio Volere abbia compimento in te.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Gennaio 5, 1921)
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Mi sentivo distruggere dalla pena della sua privazione, col triste pensiero che Gesù non sarebbe più venuto. Oh, com’è trafiggente il pensare che non dovevo più vedere colui che forma tutta la mia vita, la mia felicità, tutto il mio bene!
In questo mentre che ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, come posso lasciarti se nell’anima tua sta imprigionata la mia Volontà, e dando vita a tutti i tuoi atti svolge la sua vita come nel suo proprio centro, sicché ad un punto della terra c’è la mia vita? Ahi, se non ci fosse questa mia vita sulla terra, la mia giustizia si sfogherebbe con tal furore da annientarla!”
Ed io nel sentire ciò ho detto: “Mio Gesù, la tua Volontà sta dappertutto, non c’è punto dove non si trova, e tu dici che sta imprigionata in me?” E Gesù: “Certo che sta ovunque con la sua immensità, con la sua onniveggenza e con la sua potenza; qual Regina tutto a lei sottopone, non facendo sfuggire nessuno dal suo impero, ma come vita [in] cui la creatura vi forma la sua, per svolgere la sua nella vita della mia Volontà e formare una vita della Divina Volontà sulla terra, non esiste.
Per molti la mia Volontà, non facendola, è come se non esistesse. Succede come se uno avesse l’acqua nella propria stanza e non la beve, il fuoco e non si avvicina a riscaldarsi, il pane e non lo mangia; con tutto ciò che ha con sé questi elementi, che possono dar vita all’uomo, non prendendoli può morire di sete, di freddo e di fame.
Altri li prendono di rado, e sono deboli e malati; altri tutti i giorni, e questi sono sani e robusti. Sicché il tutto sta, quando si possiede un bene, se la volontà umana vuol prendere quel bene ed il modo come lo vuol prendere; e a seconda che se ne serve, così riceve gli effetti.
Così è della mia Volontà: per formarsi vita dell’anima, [la creatura] deve far scomparire la propria volontà nella mia; il suo volere non deve più esistere; deve sottentrare in tutti i suoi atti, come atto primo, la mia Volontà, la quale si darà all’anima, ora come acqua per dissetarla con le sue acque divine e celesti, ora come fuoco, non solo per riscaldarla ma per distruggere ciò che è umano e riedificare in lei la vita della mia Volontà, e ora come cibo per alimentarla e renderla forte e robusta.
Oh, com’è difficile trovare una creatura che ceda tutti i suoi diritti per dare solo al mio Volere il diritto di regnare! Quasi tutti vogliono riservare qualche cosa del proprio volere, e perciò la mia Volontà non regnandovi completamente non può formare la sua vita in tutte le creature.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Ottobre 4, 1923)
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Questa mattina il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio interno in atto di stendere le braccia in forma di croce, ed io restavo distesa insieme con lui; e poi mi ha detto:
“Figlia mia, l’ultimo atto della mia vita fu il distendermi sulla croce e rimanere lì finché morii, con le braccia aperte, senza potermi muovere né oppormi a quello che volevano farmi. Ero io il vero ritratto, la viva immagine di chi vive non della volontà umana, ma Divina.
Quel non potermi muovere né potermi opporre, quell’aver perduto ogni diritto su di me, la tensione orribile delle mie braccia, quante cose dicevano! E mentre io perdevo i diritti, gli altri facevano acquisto della mia vita. Il primo diritto fu della Volontà Suprema, che facendo uso della sua immensità e onniveggenza prendeva tutte le anime, innocenti e peccatrici, buone e sante, e me le metteva nelle mie braccia distese affinché le portassi al Cielo, ed io non rifiutai nessuno; sicché nelle mie braccia la Volontà Divina diede posto a tutti.
Onde la Volontà Suprema è un atto continuato, non mai interrotto, e ciò che fa una volta non lo smette mai. E sebbene la mia Umanità è in Cielo e non soggetta a patire, va trovando le anime che non si muovono nella volontà umana, ma nella Divina, né si oppongano a nulla, che perdano ogni proprio diritto, affinché essendo tutto suo il diritto, [la mia Volontà] continui il suo atto di mettere nelle braccia di chi si presta a distendersi nel mio Volere tutte le anime, peccatori e santi, innocenti e cattivi, affinché ripeta e continui ciò che fecero le mie braccia distese in croce.
Ecco perché mi son disteso dentro di te, affinché la Suprema Volontà continui il suo atto di portarmi tutti nelle mie braccia. La santità non è formata d’un atto solo, ma di tanti atti uniti insieme.
Un solo atto non forma né santità né perversità, perché mancando la continuazione degli atti mancano i colori e le vive tinte della santità, e mancando questi non si può dare un peso e un valore giusto né della santità né della perversità. Sicché quello che fa rifulgere e mette il suggello alla santità sono gli atti buoni continuati.
Nessuno può dire che è ricco perché possiede un soldo, ma chi possiede possedimenti estesi, ville, palazzi, ecc., ecc.. Così è della santità; e se la santità ha bisogno di tanti atti buoni, sacrifizi, eroismo, ma può andare anche soggetta a vuoti, ad intervalli, la santità nel mio Volere non è soggetta a fasi intermittenti, ma deve associarsi a quell’atto continuato del Voler Eterno che mai, mai smette, ma è sempre agente, sempre operante, sempre trionfante, che sempre ama e mai si arresta.
Sicché la santità nel mio Volere porta nell’anima l’impronta dell’operato del suo Creatore, qual è il suo amore continuo, la conservazione continua di tutte le cose da lui create; non mai si cambia ed è immutabile.
Chi è soggetto a mutarsi appartiene alla terra e non al Cielo; il cambiarsi è della volontà umana, non della Divina; interrompere il bene è della creatura, non del Creatore.
Quindi tutto ciò sarebbe disdicevole alla santità del vivere nel mio Volere, perché essa contiene la divisa, l’immagine della santità del suo Creatore. Perciò sii attenta, lascia tutti i diritti alla Volontà Suprema, ed io andrò formando in te la santità del vivere nel mio Volere.”.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Luglio 25, 1924)
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Mi stavo tutta fondendo nel Santo Voler Divino, ed il mio dolce Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, com’è bello vedere un’anima fondersi nella mia Volontà! Come lei si fonde, così il palpito creato prende posto e vita nel palpito increato e ne forma uno solo, e corre e palpita insieme col palpito eterno. Questa è la più grande felicità del cuore umano: palpitare nell’eterno palpito del suo Creatore. Il mio Volere lo mette in volo, ed il palpito umano si slancia nel centro del suo Creatore.”
Ond’io gli ho detto: “Dimmi amor mio, quante volte gira il tuo Volere in tutte le creature?”
E Gesù: “Figlia mia, il mio Volere, in ogni palpito di creatura forma il suo giro completo in tutta la creazione; e siccome il palpito è continuo nella creatura e se cessa il palpito cessa la vita, così la mia Volontà, più che palpito, per dar vita divina alle creature gira e forma il palpito della mia Volontà in ogni cuore.
Vedi dunque come sta la mia Volontà in ogni creatura come palpito primario, perché il suo è secondario, anzi se palpito sente è in virtù del palpito della mia Volontà; anzi questa mia Volontà vi forma due palpiti: uno al cuore umano come vita del corpo, uno all’anima come palpito e vita dell’anima.
Ma vuoi sapere tu che fa questo palpito della mia Volontà nella creatura? Se pensa, la mia Volontà corre e circola come sangue nelle vene dell’anima e le dà il pensiero divino, affinché metta da parte il pensiero umano e dia il posto primario al pensiero della mia Volontà; se parla, vuole il posto la parola della mia Volontà; se opera, se cammina, se ama, vuole il posto dell’opera, del passo, dell’amore, la mia Volontà.
È tanto l’amore e la gelosia della mia Volontà nella creatura, che mentre palpita, se la creatura vuol pensare si fa pensiero, se vuol guardare si fa occhio, se vuol parlare si fa parola, se vuol operare si fa opera, se vuol camminare si fa piede, se vuol amare si fa fuoco; insomma corre e gira in ogni atto della creatura, per prendervi il suo posto primario che le è dovuto.
Ma con sommo nostro dolore la creatura le nega questo posto d’onore e dà il posto alla sua volontà umana, e la mia Volontà è costretta a starsi nella creatura come se non avesse né pensiero né occhio né parola né mani né piedi, senza poter svolgere la vita della mia Volontà nel centro dell’anima della creatura. Che dolore! Che somma ingratitudine!
Ma vuoi tu sapere chi mi dà il campo libero e fa operare la mia Volontà come palpito di vita nell’anima sua? Chi vive nella mia Volontà. Oh, come bene svolge la sua vita e si costituisce pensiero del suo pensiero, occhio del suo occhio, parola della sua bocca, palpito del suo cuore, e così di tutto il resto!
Oh, come ci intendiamo subito, e la mia Volontà ottiene l’intento di formare la sua vita nell’anima della creatura…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Ottobre 6, 1924)


