1State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 2Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
3Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
5E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà…
16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

“State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 6, 1)

Trovandomi fuori di me stessa, e non trovando il mio dolce Gesù, ho dovuto girare molto per andare in cerca di lui; alla fine l’ho trovato in braccio alla Regina Mamma, ma però neppure mi guardava.
Chi può dire la pena del mio povero cuore nel vedere che Gesù non si curava di me! Dopo ho guardato nel suo petto e teneva una piccola perla tanto risplendente che investiva l’umanità santissima di Nostro Signore, di luce.
Onde volendo sapere il significato, ho domandato a Gesù che cosa fosse quella perla, che mentre pare così piccola spande tanta luce. E Gesù: “La purità del tuo patire, che ancorché piccolo, [ep]pure perché soffri per solo amor mio ed ancora saresti pronta a soffrire altro se io te lo concedessi, ecco la causa di tanta luce.
Figlia mia, la purità nell’operare è tanto grande che chi opera per il solo fine di piacermi non fa altro che mandare luce in tutto il suo operare; chi non opera rettamente, anche il bene non fa altro che spandere tenebre.”
Quindi ho visto nel petto di Nostro Signore che teneva uno specchio tersissimo, e pareva che chi camminava rettamente restava tutta assorbita in quello specchio, chi no, restava fuori, senza che potessero ricevere nessuna impronta dell’immagine del benedetto Gesù.
Ah, Signore, tenetemi tutta assorbita in questo specchio divino acciò nessun’altra ombra d’intenzione io abbia nel mio operare. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Aprile 25, 1900)

———————–

Stavo pensando tra me: “Il mio dolce Gesù dice tante cose grandi, mirabili, altissime, maravigliose della Volontà di Dio, eppure a me sembra che dalle creature non hanno quel concetto che essa merita né quell’impressione grande delle meraviglie che in essa ci sono, anzi pare che la mettono a pari delle virtù e forse ci tengono più ad esse che alla Santissima Volontà di Dio”.
Ed il mio sempre amabile Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, vuoi sapere il perché? Perché non hanno il palato purgato e sono abituate ai cibi ordinari di questo basso mondo quali sono le virtù e non ai cibi celesti e divini qual è il mio Volere.
Questo cibo celeste è gustato solo da chi, la terra, le cose e le stesse persone, sono tenute da lei come un nonnulla, oppure tutte in ordine a Dio. Le virtù che si possono praticare sulla terra, di rado sono escluse da fini umani, da stima propria, da propria gloria, da amore di comparire e di piacere a persone, e tutti questi fini sono come tanti gusti al palato ordinario dell’anima e molte volte si opera più per questi gusti che per il bene che contiene la virtù.
Ecco perciò, fanno più breccia le virtù, perché la volontà umana guadagna sempre qualche cosa. Invece la mia Volontà la prima cosa che atterra è la volontà umana e non tollera nessun fine che dà d’umano. Essa è di cielo e vuol mettere nell’anima ciò ch’è divino ed al cielo appartiene.
Sicché il proprio io resta digiuno e si sente morire; onde sentendosi morire e perdendo la speranza che nessun altro cibo le resta, si decide a prendere il cibo della mia Volontà e come lo prende, essendo il suo palato purgato, allora sente il gusto del cibo della mia Volontà ed è tanto che non lo cambierebbe a costo della propria vita.
La mia Volontà non sa accordarsi con le cose basse e piccole che si possono fare sulla terra, come fanno le virtù, ma essa vuol tenere tutto e tutti come sgabello ai suoi piedi e cambiare tutto l’interno dell’anima e le stesse virtù in Volontà Divina.
In una parola vuole il suo cibo nel fondo dell’anima, altrimenti resterebbe inceppata e non potrebbe svolgere la sua vita divina. Quindi la gran differenza che c’è tra le virtù e la mia Volontà, tra la santità dell’una e dell’altra: le virtù possono essere delle creature e possono formare al più una santità umana; la mia Volontà è di Dio e può formare una santità tutta divina.
Qual differenza! Ma siccome le creature sono abituate a guardare nel basso, perciò a loro fanno più impressione le piccole lucerne delle virtù che il gran sole della mia Volontà”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Aprile 9, 1926)

“Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,6)

“…Tu devi sapere che io non guardo l’azione esterna della creatura, ma l’intenzione che forma la vita dell’azione; essa è come l’anima dell’azione, questa diventa come il velo dell’intenzione.
Succede come l’anima al corpo, che non è il corpo che pensa, che parla, che palpita, che opera e cammina, ma l’anima dà vita al pensiero, alla parola, al moto; sicché il corpo è velo dell’anima, che mentre la copre e si fa portatore di essa, ma la parte vitale, l’azione, il passo, è dell’anima.
Tale è l’intenzione: vera vita delle azioni. Ora se tu chiami la mia Divina Volontà come vita della tua mente, come palpito del tuo cuore, come azione delle tue mani e così di seguito, tu formerai la vita dell’intelligenza della mia Volontà nella tua mente, la vita delle sue azioni nelle tue mani, il suo passo divino nei tuoi piedi, in modo che tutto ciò che farai servirà di velo alla vita divina, che colla tua intenzione hai formato nell’interno degli atti tuoi.
Ma che cosa è questa intenzione? È la tua volontà, che facendo appello alla mia si svuota di sé stessa e forma il vuoto nell’atto suo per dare il posto all’azione della mia Volontà; ed essa facendosi velo nasconde nelle azioni, anche più ordinarie e naturali, l’azione straordinaria d’un Dio, tanto che da fuori si veggono azioni comuni, ma se si toglie il velo dell’umano volere si trova rinchiusa la virtù operatrice dell’azione divina.
E questo forma la santità della creatura: non la diversità delle azioni, non le opere che fanno rumore, no, ma la vita comune, le azioni necessarie della vita, di cui la creatura non può farne a meno, sono tutti veli che possono nascondere la nostra Volontà, e farsi campo dove Dio stesso si abbassa per farsi attore nascosto delle sue azioni divine.
E come il corpo vela l’anima, così la volontà vela Dio, lo nasconde e forma per mezzo delle sue azioni ordinarie la catena delle azioni straordinarie di Dio nella sua anima.
Perciò sii attenta, chiama in tutto ciò che fai la mia Volontà, ed essa non ti negherà mai l’atto suo per formare in te, per quanto [a] creatura è possibile, la pienezza della sua santità”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 32; Giugno 15, 1933)

“Il Padre tuo, che vede nel segreto…” (Mt 6, 18)

Continuando nel mio solito stato, quando appena ho visto il benedetto Gesù che mi diceva: “Figlia mia, il vero amore dimentica sé stesso e vive agli interessi, alle pene ed a tutto ciò che appartiene alla persona amata.”
Ed io: “Signore, come si può dimenticare sé stesso mentre lo sentiamo tanto? Non è che sia una cosa da noi lontana oppure divisa, che facilmente si può dimenticare.”
E di nuovo [Gesù] ha soggiunto che:
“Là c’è il sacrifizio del vero amore, che mentre tiene sé stesso deve vivere a tutto ciò che appartiene alla persona amata, anzi se si ricorda di sé stesso, questo ricordo deve servire ad industriarsi maggiormente come potersi consumare per l’oggetto amato; e l’amato se vede che l’anima si dà tutta per lui, la saprà bene ricompensare dandole tutto sé stesso e facendola vivere della sua vita divina.
Sicché chi tutto dimentica, tutto trova. Oltre di ciò è necessario vedere la differenza che passa tra ciò che si dimentica e ciò che si trova: si dimentica il brutto e si trova il bello, si dimentica la natura e si trova la grazia, si dimenticano le passioni e si trovano le virtù, si dimentica la povertà e si trova la ricchezza, si dimentica la stoltezza e si trova la sapienza, si dimentica il mondo e si trova il cielo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Novembre 10, 1903)

———————–

Continuando il mio solito stato, stavo pensando tra me: “Mi sento la più cattiva di tutti, eppure il mio dolce Gesù mi dice che i suoi disegni sopra di me sono grandi, che la sua opera che fa in me è tanto importante che non vuole affidarla neppure agli angeli, ma lui stesso ne vuol essere il custode, l’attore e lo spettatore; eppure che cosa faccio di grande? Nulla; la mia vita esterna è tanto ordinaria, che faccio al disotto degli altri.”
Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù troncando il mio pensiero mi ha detto: “Figlia mia, si vede che senza il tuo Gesù non sai pensare né dire che spropositi. Anche la mia cara Mamma non faceva nulla di straordinario nella sua vita esterna, anzi fece meno, apparentemente, di qualche altro.
Lei si abbassava alle azioni più ordinarie della vita: filava, cuciva, scopava, accendeva il fuoco. Chi mai l’avrebbe pensato che lei era la Madre d’un Dio? Le sue azioni esterne nulla additavano di ciò.
E quando mi portò nel suo seno, contenendo in lei il Verbo Eterno, ogni suo moto, ogni azione umana riscuoteva adorazione di tutto il creato; da lei usciva la vita e la conservazione di tutte le creature: il sole pendeva da lei ed aspettava la conservazione della sua luce e del suo calore, la terra lo svolgimento della vita delle piante, tutto si aggirava intorno a lei.
Cieli e terra stavano ai suoi cenni; eppure chi vedeva nulla? Nessuno. Tutta la sua grandezza, potenza e santità, i mari immensi di beni che da lei uscivano, era dal suo interno; ogni suo palpito, respiro, pensiero, parola, era uno sbocco nel suo Creatore.
Tra lei e Dio erano continue correnti che [ella] riceveva e dava; nulla usciva fuori [da lei] che non ferisse il suo Creatore e che non restasse ferita da lui. Queste correnti la ingrandivano, la innalzavano, le facevano superare tutto; ma nessuno vedeva nulla.
Solo io, suo Dio e Figlio, ero a giorno di tutto; tra me e la Mamma mia correva tale corrente, che il suo palpito correva nel mio ed il mio correva nel suo, sicché lei viveva del mio palpito eterno ed io del suo palpito materno; onde le nostre vite erano scambiate insieme, ed era proprio questo che innanzi a me la faceva distinguere che era la mia Mamma.
Le azioni esterne non mi appagano né mi piacciono se non partono da un interno di cui io ne formo la vita.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Marzo 16, 1922)