I DOMENICA DI QUARESIMA – B – (Mc 1,12-15)
12E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. 14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
“E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto” (Mc 1,12)
Stavo seguendo il Santo Volere nell’atto quando il mio dolce Gesù si separò dalla Sovrana Regina per andare nel deserto, e mentre compativo l’uno e l’altro pensavo tra me: “Come potette separarsi la mia Sovrana Regina per ben quaranta giorni dal suo caro Figlio?
Lei che lo amava tanto, come potette fare a stare senza di lui? Io che non ho il suo amore, soffro tanto per alcuni giorni che mi priva di lui; che potette essere della Mamma mia?”
Ora, mentre ciò pensavo, il mio adorato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, ambedue soffrimmo nel separarci, ma il nostro dolore fu sofferto in modo divino, non umano, e perciò non si disgiunse né dalla felicità né dalla pace imperturbabile.
Felice io partii al deserto, felice restò l’altezza della mia Mamma celeste, perché il dolore sofferto nel modo divino, non ha virtù di adombrare menomamente la divina felicità, che contiene mari di gioie e di pace interminabili. Sono come le goccioline di acqua nell’immenso mare i dolori sofferti nel modo divino, cui la forza delle onde hanno virtù di cambiarle in felicità.
Il dolore sofferto in modo umano ha virtù di spezzare la vera felicità e di turbare la pace, il divino non mai, molto più che la mia Mamma Regina possedeva il sole della mia Volontà per grazia, ed io lo possedevo per natura, sicché il sole restò in lei e restò in me, ma i raggi non si separarono, perché la luce è inseparabile; perciò nella stessa luce lei restò in me e seguiva gli atti miei, ed io restai in lei come suo centro di vita.
Quindi la separazione mentre era vera, fu apparente; in sostanza eravamo fusi insieme ed inseparabili, perché la luce della Volontà Divina metteva in comune gli atti nostri come se fossero uno solo.
E poi io andai nel deserto per richiamare quella mia stessa Volontà Divina che per quaranta secoli le creature avevano desertato da mezzo a loro; ed io per quaranta giorni volli starmene solo, per riparare i quaranta secoli di volontà umana in cui la mia non aveva posseduto il suo regno in mezzo alla umana famiglia, e colla mia stessa Volontà Divina la volli richiamare di nuovo in mezzo a loro per fare che regnasse.
Nel ritornare dal deserto la depositai nella Mamma mia, con tutti quegli atti di Volontà Divina che le creature avevano respinto e tenuto come in deserto, affinché fosse lei la fedele depositaria, la riparatrice e la impetratrice del Regno della mia Volontà.
Solo la Sovrana Signora poteva possedere questo deposito sì grande, perché possedeva in sé la stessa Volontà Divina in cui poteva contenere la stessa Volontà desertata dalla creatura.
Come potevamo occuparci del nostro dolore di separarci per quaranta giorni, quando si trattava di reintegrare, di richiamare la nostra Divina Volontà a regnare in mezzo alle creature?
Nel nostro dolore eravamo più che felici, perché volevamo mettere in salvo il Regno del Fiat Supremo, e la celeste Regina stava aspettando con ansie il mio ritorno per ricevere il deposito del nuovo sole, per contraccambiare col suo amore tutti i suoi atti, che l’ingratitudine umana aveva respinti.
Essa fece da vera Mamma alla mia Divina Volontà, facendo insieme da vera Madre alle creature, impetrando a tutti la vita, la felicità, la gioia di possedere il Regno dell’eterno Fiat. Figlia mia, il numero di quaranta giorni nella mia vita quaggiù è simbolico e significativo.
Quaranta giorni nel nascere volli stare nella grotta di Bethlem, simbolo della mia Volontà Divina che, mentre stava in mezzo alle creature, stava come nascosta e fuori della città delle loro anime; ed io per riparare i quaranta secoli di volontà umana, volli stare per quaranta giorni fuori della città in una vile capanna a piangere, gemere e pregare, per richiamare la mia Volontà Divina nella città delle anime e per darle il suo dominio.
Dopo quaranta giorni uscii per presentarmi al Tempio e rivelarmi al santo vecchio Simeone. Era la prima città che chiamavo alla conoscenza del regno mio, e fu tanta la sua gioia che chiuse gli occhi alla terra per aprirli all’eternità.
Quaranta stetti nel deserto e poi subito uscii alla mia vita pubblica per dare alle creature i rimedi e i mezzi per giungere al Regno del mio Volere. Quaranta giorni volli stare sulla terra dopo la mia risurrezione, per confermare il Regno del Fiat Divino ed i suoi quaranta secoli di regno che doveva possedere.
Sicché tutto ciò che io feci quaggiù, il primo atto era il ripristinamento di esso; tutte le altre cose entravano nell’ordine secondario, ma il primo anello di congiunzione tra me e le creature era il Regno della mia Volontà.
Perciò quando si tratta di esso non risparmio nulla, né luce né sacrifici né manifestazioni né felicità; sono mari che metto fuori di me per farla conoscere, regnare ed amare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Settembre 8, 1927)
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… Stavo seguendo il mio giro nel Fiat Divino, e seguendo il mio Gesù quando prese la via del deserto pensavo tra me: “E perché Gesù prese la via del deserto? Qui non c’erano anime da convertire, ma solitudine profonda, mentre erano anime che lui cercava”.
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, la compagnia spezza la pena e la diminuisce, invece l’isolamento la concentra, la raddoppia e la rincrudisce, ed io volli andare isolato nel deserto, per sentire nella mia Umanità tutta la crudezza dell’isolamento che aveva sofferto la mia Divina Volontà per tanti secoli da parte delle creature.
La mia Umanità doveva salire nell’ordine divino e scendere nell’ordine umano, per poter racchiudere le pene dell’uno e dell’altro, e prendendo io tutta la parte penosa che divideva l’uomo e Dio, farli stringere di nuovo all’amplesso, al bacio del loro Creatore.
Ma non fu solo questo lo scopo della mia andata nel deserto; tu devi sapere che la nostra Maestà adorabile nel formare la creazione, stabiliva che tutto doveva essere popolato di abitatori, la terra fertilissima, ricca di piante abbondanti, in modo che tutti dovevano abbondare.
Come peccò, l’uomo si attirò lo sdegno della giustizia divina e la terra rimase desertata, infeconda ed in molti punti spopolata, immagine di quelle famiglie sterili che non c’è riso né festa né armonia, perché senza prole non vi è chi spezza la monotonia di due coniugi, e sull’animo loro pesa l’incubo dell’isolamento che porta loro la mestizia. Invece dove c’è prole c’è sempre da fare, da dire ed occasione di festeggiare.
Tale fu la famiglia umana. Guarda il cielo com’è popolato di stelle; la terra doveva essere l’eco del cielo, zeppa d’abitatori, e doveva tanto produrre da rendere ricchi e tutti felici.
Quindi come l’uomo si sottrò dalla mia Volontà cambiarono le sue sorti; ed io volli andare nel deserto per richiamare le benedizioni del mio Padre celeste e, richiamando la mia Volontà a regnare, ripristinare la terra, popolarla ovunque e fecondarla, in modo che la terra produrrà altri germi più belli, da renderla centuplicata, più feconda e di smagliante bellezza.
Quante cose grandi farà il Regno del mio Fiat Divino! Tanto che tutti gli elementi stanno tutti in aspettativa, il sole, il vento, il mare, la terra e tutta la creazione, per mettere fuori dal loro seno tutti i beni ed effetti che contengono, perché non regnando in mezzo alle creature quella Divina Volontà che domina loro, non mettono fuori tutti i beni che racchiudono in essi, dandole solo quello che conviene loro, a titolo di elemosina e di servi.
Sicché la terra non ha prodotto tutti i germi; il sole non trovando tutti i germi, non produce tutti gli effetti e beni che possiede, e così di tutto il resto. Perciò tutti aspettano il Regno del Fiat, per far vedere a questi quanto sono ricchi e quante mirabili cose ha messo in esse il loro Creatore per amore di coloro che devono essere i figli del suo Volere”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Giugno 25, 1928)
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Mio celeste e sommo bene, ti voglio seguire dovunque. Già veggo che stai per andare al deserto e per staccarti dalla Mamma a cui dici: “Addio, Madre, io mi assento, però ti lascio il mio Fiat Divino per aiuto, per conforto, per vita.
Esso servirà di mezzo di comunicazione fra me e te; il mio Volere ti renderà partecipe di ogni mio atto ed in tal modo noi, benché lontani, rimarremo tanto uniti da sentirci come una sola persona”.
Vita mia Gesù, prendimi per mano e portami con te, affinché nulla mi sfugga di quanto tu farai, dacché io voglio tutto suggellare coll’impronta del mio amore. Per chiederti il Regno della tua Volontà Divina sulla terra io ti seguo passo passo mentre cammini solo, col mio Ti amo, Ti adoro, Ti benedico, Ti ringrazio.
Ad ogni tuo respiro voglio farti aspirare l’alito del mio Ti amo, voglio rinchiudere in esso ogni tua parola e ad ogni tuo sguardo lo voglio offrire… Mio Gesù, dolce amore, permetti che io ti segua nel deserto; ivi il mio Ti amo non ti lascerà mai solo; io rimarrò vicino a te notte e giorno; e quando ti vedrò affannato, afflitto, spasimante d’amore, pregare e piangere per l’isolamento che subisce la tua Divina Volontà, allora ti consolerò col grido del mio Ti amo!
Tu senti al vivo il dolore, non solo perché la tua Volontà Divina non regna fra le creature, ma perché venne posta da esse come al bando. La tua umanità santissima perciò piange ed implora a nome di tutta l’umana famiglia che ambedue le volontà, Divina ed umana, si rappacifichino fra di loro e si fondano insieme.
O Gesù, io faccio mie le tue lacrime, le tue preghiere, m’impossesso degli spasimi dell’ardente tuo cuore, ed intrecciandoli col mio Ti amo formo dolci catene d’amore, onde costringerti a concedermi il Regno della tua Divina Volontà sulla terra!
Senti, vita mia, sono i tuoi stessi palpiti, i tuoi sospiri, sono le tue lacrime, le tue preghiere e le tue pene che vogliono ed invocano il Regno del tuo Fiat. Perciò, se non vuoi ascoltare me, ascolta almeno te stesso, ed uscendo dal deserto assicurami che presto verrà sulla terra il Regno del tuo Volere.
Mio Gesù, cuore del mio cuore, ecco già esci dal deserto e con premura raggiungi la tua casa di Nazareth, ove l’amore della Mamma celeste incessantemente ti chiama ed attende. Qual scena commovente è mai questa! La Madre ed il Figlio, spinti da un mutuo ed estremo bisogno di rivedersi, si slanciano nelle braccia l’uno dell’altra.
OGesù! Anch’io voglio partecipare colla piccola fiamma del mio Ti amo ai vostri casti abbracci, ai vostri slanci, ai vostri incendi d’amore per chiedervi il Regno del Supremo Volere! Mamma Santa, domanda anche tu per me quest’immensa grazia e prega perché la Divina Volontà sia conosciuta e regni come in cielo così in terra. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – I giri dell’anima nella Divina Volontà; Quindicesima Ora)
“Nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana” (Mc 1,13)
… “Seguimi passo passo, e sentirai la vita, il palpito, la felicità di questo regno che contengo in me e che vuole uscire per regnare in mezzo alle creature. Ed è tanto l’amore mio per esso, che se permisi al nemico infernale che penetrasse nell’Eden, non permetterò che metta piede nell’Eden del Regno del Fiat; e perciò permisi che si avvicinasse a me nel deserto, per debilitarlo e mettergli la via perché non ardisse d’entrarvi.
Non senti tu stessa come la tua presenza terrorizza il nemico, e si mette in fuga per non vederti? È la forza della mia vittoria che lo precipita, e sentendosi confuso fugge…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Febbraio 9, 1928)
“Stava con le bestie selvatiche” (Mc 1,13)
… “Da Nazareth passai al deserto dove c’era massima solitudine e [per] la maggior parte animali feroci che assordavano il deserto coi loro ruggiti, che mi circondavano; simbolo della mia Divina Volontà, che siccome non viene conosciuta, si forma il deserto intorno alla creatura ed una solitudine che fa orrore e spavento; viene desertato il bene e l’anima si sente circondata più che da animali feroci, cioè [dal]le sue passioni brutali che mandano ruggiti di rabbia, di bestiali furori, di crudeltà, d’ogni sorta di mali.
La mia Santa Umanità andava passo passo rintracciando tutti i dolori che aveva sofferto la mia Divina Volontà, per ripararla e richiamarla di nuovo a regnare in mezzo alle creature.
Posso dire che ogni mio palpito, respiro, parola, passo e pena era il richiamo continuo della mia Volontà a farsi conoscere dalle creature per farla regnare, e chiamava loro in essa per far loro conoscere il gran bene, la santità, la felicità del vivere nel Fiat…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Maggio 31, 1936)
“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino” (Mc 1, 15)
… “Senti figlia mia, la mia sapienza tiene mezzi e vie cui l’uomo ignora, e che è obbligato a piegare la fronte ed adorarla in muto silenzio; e non sta a lui dettarmi leggi, chi debbo scegliere ed il tempo opportuno che la mia bontà dispone.
E poi dovevo prima formare i santi che dovevano rassomigliarmi e copiare in modo più perfetto, per quanto a loro è possibile, la mia Umanità, e questo l’ho già fatto.
Ora la mia bontà vuole passare oltre e vuol dare in eccessi più grandi d’amore, e perciò voglio che [le creature] entrino nella [mia] Umanità e copino ciò che faceva l’anima della mia Umanità nella Divina Volontà.
Se i primi hanno cooperato alla mia redenzione: di salvare le anime, d’insegnare la legge, di sbandire la colpa, limitandosi nei secoli in cui son vissuti, i secondi passeranno oltre, copiando ciò che faceva l’anima della mia Umanità nella Divina Volontà; abbracceranno tutti i secoli, tutte le creature, ed elevandosi su tutti metteranno in vigore i diritti della creazione che spettano a me e che riguardano le creature, portando tutte le cose alla prima origine della creazione e [al]lo scopo per cui la creazione uscì.
Tutto è ordinato in me: se la creazione la misi fuori, deve ritornarmi ordinata come uscì dalle mie mani. Già il primo piano degli atti umani cambiati in divini nel mio Volere, fu fatto da me, e lo lasciai come sospeso e la creatura nulla seppe, meno che la mia cara ed indivisibile Mamma, ed era necessario; se l’uomo non sapeva la via, la porta, le stanze della mia Umanità, come poteva entrarmi dentro e copiare ciò che io facevo?
Ora il tempo è giunto, che la creatura entri in questo piano e vi faccia anche del suo nel mio; che maraviglia che ho chiamato te per prima? E poi è tanto vero che ho chiamato te per prima, che a nessun’altra anima, per quanto a me cara, ho manifestato il modo di vivere nel mio Volere, gli effetti di esso, le meraviglie, i beni che riceve la creatura operante nel Voler Supremo.
Riscontra quante vite di santi vuoi o libri di dottrine, in nessuno troverai i prodigi del mio Volere operante nella creatura e la creatura operante nel mio; al più troverai la rassegnazione, l’unione dei voleri, ma il Voler Divino operante in essa ed essa nel mio, in nessuno lo troverai.
Ciò significa che non era giunto il tempo che la mia bontà doveva chiamare la creatura a vivere in questo stato sublime. Anche lo stesso modo come ti faccio pregare non si riscontra in nessun altro. Perciò sii attenta, la mia giustizia lo vuole esigere, il mio amore delira; perciò la mia sapienza dispone tutto per ottenere l’intento.
Sono i diritti, la gloria della creazione, che vogliamo da te.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Ottobre 6, 1922)
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Io non sono il Dio isolato, no, voglio la creatura insieme con me; l’eco mio deve risuonare nel suo ed il suo nel mio e farne uno solo. E se ho aspettato tanti secoli per far conoscere il mio Volere operante nella creatura, ed il suo operante nel mio, quasi elevandolo al mio stesso livello, era perché dovevo preparare, disporre le creature a passare dalle conoscenze minori alle maggiori; dovevo fare come un maestro che doveva insegnare le vocali, le consonanti, poi passa ai componimenti.
Finora non si sapeva altro della mia Volontà, che le vocali e le consonanti; era necessario che passassi ai componimenti, e questo mi svolgerà la vita della mia Volontà.
Il primo componimento lo voglio da te; se sarai attenta lo svolgerai bene, in modo da darmi l’onore di un tema che ti ha dato il tuo Gesù, il tema più nobile, il tema del Volere Eterno, che mi porterà la gloria più grande, che formando il connesso con le creature farà conoscere nuovi orizzonti, nuovi Cieli e nuovi eccessi del mio amore.
Vedi, nel mio Volere Supremo stanno tutti i miei atti interni che fece la mia Umanità, come in aspettativa per uscire come messaggeri per mettersi in via. Questi atti sono stati fatti per le creature e vogliono darsi e farsi conoscere; e non dandosi si sentono come imprigionati e pregano, supplicano che il mio Volere li metta a conoscenza per poter dare il bene che essi contengono.
Mi trovo nelle condizioni d’una povera madre, che per lungo tempo tiene il suo parto nel suo seno, e che essendo giunto il tempo di metterlo fuori, se non lo mette spasima, s’addolora, e non curando la propria vita, a qualunque costo vuole mettere fuori il suo portato.
Le ore, i giorni di ritardo le sembrano anni e secoli; tutto ha fatto e disposto, non resta altro che metterlo fuori. Tale sono io: più che madre per tanti secoli ho contenuto in me, più che parto, tutti i miei atti umani fatti nella santità del Volere Eterno, per darli alla creatura; e come si daranno innalzeranno gli atti umani della creatura in atti divini e la fregeranno con le più belle bellezze, facendola vivere con la vita della mia Volontà, dandole il valore, gli effetti, i beni che il mio Volere possiede.
Perciò più che madre spasimo, mi addoloro, brucio, che voglio uscire questo parto della mia Volontà. Il tempo è giunto; non resta altro che trovare chi deve ricevere il primo parto, per continuare gli altri parti nelle altre creature.
Perciò ti dico, sii attenta; allarga il tuo cuore per poter ricevere tutto il valore, gli effetti, la conoscenza che il mio Volere contiene, per poter mettere in te il primo parto. Quanta gioia mi darai! Sarai il principio della mia felicità sulla terra.
Il volere umano, potrei dire, mi ha reso infelice in mezzo alle creature, e la mia Volontà operante nella creatura mi restituirà la mia felicità.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Ottobre 19, 1922)

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