1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: 3«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. 5Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. 7Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. 11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

“Beati…” (Mt 5,1-12)

Dopo aver passati parecchi giorni di privazione [di Gesù], al più veniva qualche volta ad ombra e sfuggiva, sentivo tale pena che mi struggevo in lagrime. Il benedetto Gesù avendo compassione del mio dolore è venuto e tutta mia guardava e riguardava e poi mi ha detto:
“Figlia mia, non temere, che non ti lascio; ma però quando tu sei senza la mia presenza non voglio che ti disanimi, anzi da oggi innanzi, quando sei priva di me, voglio che prendi la mia Volontà e in quella ti bei, amandomi e glorificandomi nella mia Volontà e tenendo la mia Volontà come fosse la mia stessa persona.
Facendo così, tu mi terrai nelle stesse tue mani. Che cosa forma la beatitudine del paradiso? Certo la mia Divinità. Or chi formerà la beatitudine dei miei cari sulla terra? Con certezza la mia Volontà. Questa non ti potrà mai sfuggire.
L’avrai sempre in tuo possesso e se tu starai nel circolo della mia Volontà, ivi proverai le gioie ineffabili e i piaceri più puri. L’anima, non uscendo mai dal circolo della mia Volontà, si rende nobile, doviziosa, e tutte le sue operazioni ripercuotono nel centro del sole divino come i raggi del sole ripercuotono sulla superficie della terra, e non ne esce neppure uno fuori dal centro che è Dio.
L’anima che fa la mia Volontà è la sola nobile mia regina, che si nutrisce dal mio alito perché il suo cibo e le sue bevande non le prende che dalla mia Volontà; e nutrendosi della mia Volontà tutta santa, nelle sue vene scorrerà un sangue purissimo, il suo alito spirerà un profumo olezzante, che tutto mi ricrea perché prodotto dal mio stesso alito. Perciò non voglio altro da te [se non] che formi la tua beatitudine nel giro della mia Volontà, senza mai uscirne neppure per un breve istante.”
Mentre ciò diceva, nel mio interno vi sentivo un allarme ed un timore che il parlare di Gesù indicava che non doveva venire e che io dovevo quietarmi nella sua Volontà.
Oh, Dio, che pena mortale! Che strettezze di cuore! Ma Gesù sempre benigno ha soggiunto: “Come posso lasciarti se tu sei vittima? Allora non ci verrò, quando tu cesserai d’essere vittima; ma finché sarai vittima mi sentirò sempre tirato a venire.”
Così pare che son restata quieta, ma mi sento come circondata dall’adorabile Volontà di Dio in modo che non trovo nessuna apertura da dove uscirne. Spero che mi voglia tenere sempre in questo cerchio che mi congiunge tutta a Dio. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Febbraio 26, 1900)

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Continuando a stentare, quando appena è venuto il benedetto Gesù; ed io mi vedevo nuda, spogliata di tutto. Forse anima più misera non se ne trova simile, tanto è estrema la mia miseria. Che cambiamento funesto! Se il Signore non fa un nuovo miracolo della sua onnipotenza per farmi risorgere da questo stato, io certo mi morrò di miseria.
Onde il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, coraggio; il principio della beatitudine eterna è il perdere ogni gusto proprio, perché a seconda che l’anima va sperdendo i propri gusti, così i gusti divini vi prendono possesso, e l’anima avendo disfatto e perduto sé stessa non riconosce più sé stessa, non trova più niente di suo, neppure le cose spirituali.
Dio vedendo l’anima che non ha più niente di suo, la riempie di tutto sé stesso e la ricolma di tutte le felicità divine, ed allora l’anima può dirsi veramente beata, perché finché aveva qualche cosa di proprio non poteva andare esente d’amarezze e timori, né Dio potrebbe comunicarle la propria felicità.
Ogni anima che entra nel porto della beatitudine eterna non può andare esente da questo punto, doloroso sì, ma necessario, né può farsene a meno. Generalmente lo fanno in punto di morte ed il purgatorio vi mette l’ultima mano; perciò se si domanda alle creature che cosa è gusto di Dio, che significa beatitudine divina, sono cose allora sconosciute e non sanno articolar parola.
Ma alle anime mie dilette non voglio, essendosi date tutte a me, che la loro beatitudine tenga il principio lassù nel cielo, ma che tenga principio quaggiù in terra; e non solo voglio riempirle della felicità, della gloria del cielo, ma voglio riempirle dei beni, dei patimenti, delle virtù che si ebbe la mia Umanità in terra.
Perciò le spoglio non solo da gusti materiali, che l’anima tiene in conto di sterco, ma dei gusti spirituali ancora, per riempirle tutte dei miei beni e dar loro il principio della vera beatitudine.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 6; Dicembre 6, 1904)

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… “Figlia mia, i beati nel cielo mi danno tanta gloria per l’unione perfetta della loro volontà con la mia, che la loro vita è un riprodotto del mio Volere; c’è tanta armonia tra me e loro, che il loro fiato, il respiro, i movimenti, i gaudi e tutto ciò che costituisce la beatitudine loro, è effetto del mio Volere.
Ma però ti dico che l’anima ancor viatrice, se è unita col mio Volere in modo che mai si discosta, la sua vita è di cielo ed io ne ricevo la stessa gloria, anzi ne prendo più gusto e compiacimento; perché ciò che fanno i beati lo fanno senza sacrifizio ed in godimenti, ciò che fanno i viatori lo fanno con sacrifizio ed in patimenti, e dove c’è sacrifizio io prendo più gusto e mi compiaccio di più.
E gli stessi beati, vivendo nel mio Volere, come l’anima ancora [viatrice] vivendo nella mia Volontà forma una stessa vita, e partecipano al gusto che io prendo dell’anima viatrice”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Maggio 9, 1907)

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… “Figlia mia, il vivere nella mia Volontà è il vivere che più si avvicina ai beati del Cielo; ed è tanto distante da chi fa la mia Volontà e sta fedelmente ai miei ordini, quanto è distante il Cielo dalla terra, quanta distanza passa tra figlio e servo, tra re e suddito.
E poi questo è un dono che voglio fare in questi tempi sì tristi: che non solo facciano la mia Volontà, ma che la posseggano. Non sono forse io padrone di dare ciò che voglio, quando voglio e a chi voglio? Non è padrone un signore di dire ad un servo: ‘Vivi in casa mia, mangia, prendi, comanda come un altro me stesso’?
E per fare che nessuno possa impedirgli il possesso dei suoi beni, si legittima questo servo per figlio e gli dà il diritto di possedere. Se ciò può fare un ricco, molto più posso farlo io.
Questo vivere nel mio Volere è il dono più grande che voglio fare alle creature; la mia bontà vuole sempre più sfoggiare in amore verso le creature, ed avendole dato tutto, né avendo più che dar loro per farmi amare, voglio far dono della mia Volontà, affinché possedendola amino il gran bene che posseggono.
Né ti maravigliare se vedi che non capiscono; per capire dovrebbero disporsi al più grande dei sacrifizi, qual è quello di non dar vita, anche nelle cose sante, alla propria volontà.
Allora sentirebbero il possesso della mia e toccherebbero con mano che significa vivere nel mio Volere. Tu però sii attenta, né t’infastidire delle difficoltà che fanno, ed io a poco a poco mi farò strada per far capire il vivere nella mia Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Settembre 18, 1924)

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… “Figlia mia, il mio Voler Divino tiene il suo atto continuo che non cessa mai di versare su tutte le creature il suo atto continuo e di investirle del suo atto di luce continuo, di santità, di bellezza, d’amore, di aiuto, di potenza, di felicità; è tanto il suo amore, che un atto non aspetta l’altro, ed a torrente più che pioggia dirotta si versano su tutte le creature.
Quest’atto continuo viene riconosciuto e ricevuto da tutti gli abitatori della patria celeste, in modo che forma la sempre e nuova sorpresa di gioie ineffabili e di felicità senza fine; si può di-re che forma la vita e sostanza della beatitudine di tutti i beati.
Ora siccome la mia Divina Volontà lo possiede in natura quest’atto continuo, non può né vuole cambiar regime: come lo dà nel Cielo quest’atto continuo di bene, così lo dà a tutta la creazione ed a tutte ed a ciascuna creatura, perché tutti ricevono vita da questo suo atto continuo, se questo cessasse, cesserebbe la vita di tutti; al più ci può essere cambiamenti di effetti, perché agisce secondo le disposizioni di ciascuno, e perciò lo stesso suo atto continuo, a chi produce un effetto, a chi un altro, e [c’è anche] chi sventuratamente, mentre sta sotto la pioggia di quest’atto continuo di luce, di santità, di bellezza ed altro, non resta neppure bagnato né illuminato né santo né bello, e converte in se stesso l’atto continuo di bene in tenebre, in passione e forse anche in peccato.
Ma con tutto ciò il mio Voler non cessa mai il suo atto continuo di piovere i suoi beni divini su tutti, perché si trova nelle condizioni che si trova il sole, che ad onta che esseri umani non vorrebbero ricevere la sua luce, né alberi né piante né fiori, che potrebbe comunicare i tanti mirabili effetti che contiene il suo atto di luce continuo – cioè di dolcezze, sapore, la bella iride di tutti i colori – continuerebbe il suo atto di luce; ma se il sole avesse ragione, piangerebbe con lacrime di luce ardente per il dolore di vedere nel gran vuoto della sua luce tutti i beni che in realtà dà, ma non vengono ricevuti.
Più che sole è il mio Voler Divino: tiene coinvolta nella sua luce infinita tutti e tutto, la sua natura è di voler sempre dare, e di fatto dà; se tutti prendessero, tutti sarebbero santi, il mondo si cambierebbe in felicità. Ma con sommo dolore i suoi beni non vengono ricevuti, anzi respinti nella sua stessa luce; ma non si arresta, con amore tenero ed insuperabile continua il suo atto continuo di dare ciò che la sua luce possiede”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Luglio 6, 1931)

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Mi sento la piccola figlia, ma tanto piccola che sento l’estremo bisogno che la Divina Volontà, più che Madre mia, mi porta fra le sue braccia, mi imbocca le parole, mi somministra il moto alle mie mani, mi sostiene il passo, mi forma il palpito nel cuore ed il pensiero nella mia mente.
Oh, Volontà Divina, quanto mi ami! Mi sento riversare la tua vita in me per darmi vita; e come sta in aspettativa di volere gli atomi degli atti miei, per investirli con la sua forza creatrice e dirmi: “Gli atomi della figlia mia mi pareggiano, perché posseggono la mia forza invincibile”!
Ma mentre la mia mente restava sorpresa nel vedere i ritrovati amorosi e materni della Divina Volontà, il mio sempre amabile Gesù, che sta sempre a guardia per essere spettatore di quello che fa il Voler Divino in me, mi ha detto:
“Mia piccola figlia, tu devi sapere che il mio Supremo Volere guarda chi vuol vivere in esso come parto suo, che vuol crescere nelle sue braccia con le sue cure materne. E come vede che la sua piccina vuol dare di sé colle sue piccole opere, per dirle che l’ama, questa Madre Divina si stringe al petto la figlia sua e fortifica colla sua fortezza il moto, la parola, il passo della sua figlia.
Questa fortezza la investe tutta, la trasforma, e sebbene piccola, si vede piccola e forte, piccola e vincitrice, e questa Madre prende gusto di farsi vincere dalla sua piccola figlia. Sicché si vede forte nell’amore, forte nel patire, forte nell’operare; la fortezza è l’aureola di questa creatura.
Essa è l’invincibile presso Dio, sopra di sé stessa, le sue debolezze e passioni tremano innanzi a questa piccola vincitrice; Dio stesso sorride e cambia la giustizia in amore, in perdono, innanzi all’infantile fortezza di questa creatura: è la fortezza della sua Mamma, la sua cura perenne, che la rendono forte e invincibile.
Perciò se vuoi essere la vincitrice su tutto, cresci nelle braccia della mia Volontà; essa si riverserà in te e sentirai la sua vita palpitante in te e ti crescerà a sua somiglianza, e sarai il suo onore, il suo trionfo e la sua gloria”.
Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed innanzi alla mia mente si facevano le scene più belle dell’operato divino, come tutte in atto di darsi a me per farsi conoscere, per ricevere il mio piccolo amore, la mia gratitudine ed i miei ringraziamenti; ed il mio amato Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia benedetta, per chi vive nella mia Volontà tutti i tempi sono i suoi, ed io amo di sentirmi ripetere da lei ciò che non mi hanno fatto le creature perché con tanto amore ho operato per loro, e quello che mi hanno fatto.
Perciò chi vive nella mia Volontà trova in atto la creazione, ed essa nell’azzurro cielo, nel fulgido sole, nelle stelle scintillanti mi dà i suoi baci, il suo amore filiale; ed oh, come mi sento contento che in tante cose create trovo l’amore, i baci, l’atto riconoscente della figlia mia!
Ed io tutte le cose le converto per lei in gioia, in difesa, in proprietà sua. Oh, come è bello essere riconosciuto, amato in quelle stesse opere, perché le abbiamo fatte e abbiamo amato! [L’anima] trova la piccola epoca dell’Adamo innocente, ed essa insieme con lui mi dà i suoi innocenti abbracci, i suoi casti baci, il suo amore di figlio; ed io, oh, come mi sento felice che vedo la mia paternità riconosciuta, amata, onorata!
Oh, come è bello sentirmi Padre e come tale sentirmi amato dai figli miei! Ed io ricambio i miei baci, i miei paterni abbracci, e le do come diritto di proprietà sua la gioia infinita della mia paternità.
Che cosa non darò ai figli miei dopo che sono stato amato e riconosciuto per Padre? Tutto, non negherò loro nulla, ed essi mi danno il diritto, la gioia dei figli miei. Per chi vive nella mia Volontà non so negarle nulla, se ciò facessi le negherei a me stesso; perciò do tutto, ed essa mi ripete le scene di darmi tutto.
Perciò in essa ci sono scambi di opere, amore reciproco, che formano tali scene commoventi da formare il paradiso di Dio e dell’anima. Oh, mille e mille volte beato chi viene a vivere nel celeste soggiorno della mia Volontà! Tu devi sapere che chi fa la Divina Volontà entra in essa come regina, e come tale viene innanzi a noi corteggiata di tutte le opere nostre.
Sicché fa suo il concepimento della Vergine, ed immedesimandosi con lei e con noi ci dà ciò che noi demmo a lei e ciò che essa diede a noi; e ci sentiamo dare l’amore, la gloria dei mari immensi con cui dotammo questa Vergine, e rimuovere tutti gli atti suoi come se in atto ce li stesse ripetendo.
Ed oh, che abissi di grazia si rinnovano tra il Cielo e la terra! L’anima nella nostra Volontà la mette in condizione di farle fare la ripetitrice delle opere sue, e mentre [la Divina Volontà] le ripete dota colei che le ha dato l’occasione.
E siccome la creatura è incapace di darci tutto in un atto ciò che a noi si forma in un atto solo, la sua piccolezza va spaziando nella nostra Volontà ed ora prende un’opera nostra ed ora un’altra, e col dominio che le dà la nostra Volontà scende nell’Incarnazione del Verbo, ed oh, com’è bello vederla investita del suo amore, imperlata colle sue lacrime, ornata colle sue ferite, posseditrice delle sue preghiere!
Tutte le opere del Verbo la circondano dentro e fuori, e quello che è più, convertite per lei in gioie, in beatitudine, in fortezza, con l’inseparabilità del suo Gesù che [essa] come in tempio sacro tiene nel suo cuore per fargli la ripetitrice della sua vita.
Ed oh, che scene commoventi fa innanzi a Dio, col suo Gesù nel cuore: prega, soffre, ama insieme con Gesù, e nella sua piccolezza infantile dice: ‘Posseggo Gesù, lui domina me ed io lui, anzi io gli do ciò che lui non tiene: le mie pene per formare la sua vita completa in me.
Lui è povero di pene perché glorioso, non ne può avere, ed io lo supplisco a ciò che non tiene, e lui mi supplisce a ciò che in me manca’. Sicché nella nostra Volontà è la vera regina la creatura, tutto è suo, e ci fa tale sorpresa delle opere nostre, che ci rapisce e forma la nostra felicità che la creatura ci può dare nella nostra Volontà Santissima”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Febbraio 10, 1934)