PRESENTAZIONE DEL SIGNORE, FESTA (Lc 2,22-40)
22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: 29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, 30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. 39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
“Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore” (Lc 2, 22)
L’anima alla sua Madre Celeste:
Mamma santa, eccomi vicino a te per accompagnarti al tempio, dove vai a compiere il più grande dei sacrifici, cioè dare la vita del Celeste Infante in balía di ciascuna creatura, affinché se ne servano per mettersi in salvo [e] per santificarsi.
Ma, ahi dolore, molte se ne serviranno per offenderlo ed anche per perdersi! Deh!, Mamma mia, deponi il piccolo Gesù nel cuor mio, ed io ti prometto e giuro d’amarlo sempre e di tenerlo come vita del povero mio cuore.
Lezione della Regina del Cielo:
Figlia carissima, come ne sono contenta di tenerti vicino! Il mio materno cuore sente il bisogno di sfogare il mio amore e di confidarti i miei segreti; sii attenta alle mie lezioni ed ascoltami.
Tu devi sapere che sono già quaranta giorni che ci troviamo in questa grotta di Betlemme, la prima dimora del mio Figlio quaggiù; ma quante meraviglie in questa grotta!
Il Celeste Infante in una foga d’amore scese dal cielo in terra, [fu] concepito e nacque, e sentiva il bisogno di sfogare quest’amore.
Sicché ogni respiro, palpito e moto, era uno sfogo d’amore che faceva; ogni lacrima, vagito e gemito, era uno sfogo d’amore; anche il sentirsi intirizzito dal freddo, le sue labbrucce livide e tremanti, erano tutti sfoghi d’amore che faceva, e cercava la sua Mamma dove deporre quest’amore, che non poteva contenere, ed io ero in preda dell’amore suo.
Sicché mi sentivo ferire continuamente e mi sentivo il mio caro piccino palpitare, respirare, muoversi nel mio materno cuore. Me lo sentivo piangere, gemere e vagire, e restavo inondato dalle fiamme del suo amore.
Già la circoncisione mi aveva aperto squarci profondi, dove mi versò tanto amore che mi sentivo Regina e Madre d’amore. Io mi sentivo rapita nel vedere che in ogni pena, lacrime e moto che faceva il mio dolce Gesù, cercava e chiamava la sua Mamma come caro rifugio degli atti suoi e della sua vita.
Chi può dirti, figlia mia, ciò che passò tra me ed il Celeste Bambino in questi quaranta giorni? La ripetizione dei suoi atti insieme con me, le sue lacrime, le sue pene, il suo amore, erano come trasfusi insieme, e ciò che faceva lui facevo io.
Ora, essendo giunto [il termine dei] quaranta giorni, il caro Bambino, più che mai affogato nel suo amore, volle ubbidire alla legge e presentarsi al tempio per offrirsi per la salvezza di ciascuno. Era la Divina Volontà che ci chiamava al grande sacrificio, e noi pronti ubbidimmo.
Figlia mia, questo Fiat Divino, quando trova la prontezze nel fare ciò che lui vuole, mette a disposizione della creatura la sua forza divina, la sua santità, la sua potenza creatrice di moltiplicare quell’atto, quel sacrificio per tutti e per ciascuno, mette in quel sacrificio la monetina di valore infinito, [con cui] si può pagare e soddisfare per tutti.
Onde era la prima volta che la tua Mamma e San Giuseppe uscivamo insieme col pargoletto Gesù. Tutta la creazione riconobbe il suo Creatore e si sentirono onorati nell’averlo in mezzo a loro, ed atteggiandosi a festa, ci accompagnarono lungo la via.
Giunti al tempio, ci prostrammo ed adorammo la Maestà Suprema, e poi [lo] deponemmo nelle braccia del sacerdote, qual era Simeone, il quale ne fece l’offerta all’Eterno Padre, offrendolo per la salvezza di tutti; il quale, mentre l’offriva, ispirato di Dio, riconobbe il Verbo Divino, ed esultando d’immensa gioia adorò e ringraziò il caro Bambino; e dopo l’offerta si atteggiò a profeta e predisse tutti i miei dolori.
Oh, come il Fiat Supremo dolorosamente fece sentire al mio materno cuore, con suono vibrante, la ferale tragedia di tutte le pene che avrebbe sofferto il mio Figlio Divino! Ogni parola era spada tagliente che mi trafiggeva.
Ma quel che più mi trafisse il cuore fu il sentire che questo Celeste Infante sarebbe stato non solo la salvezza, ma anche la rovina di molti ed il bersaglio delle contraddizioni.
Che pena! Che dolore! Se il Voler Divino non mi avesse sostenuta, sarei morta all’istante di puro dolore; invece mi diede vita per cominciare a formare in me il regno dei dolori nel Regno della sua stessa Divina Volontà.
Sicché, col diritto di Madre che tenevo su tutti, acquistai anche il diritto di Madre e Regina di tutti i dolori. Oh, sì, coi miei dolori acquistai la monetina per pagare i debiti dei figli miei ed anche dei figli ingrati.
Ora, figlia mia, tu devi sapere che per la luce della Divina Volontà, che in me regnava, già conoscevo tutti i dolori che dovevano toccarmi ed anche più di quelli che mi disse il santo profeta; anzi posso dire [che] mi profetizzò i dolori che mi sarebbero venuti dalla parte esterna, ma dei dolori interni, che più mi avrebbero trafitta, [e] delle pene interne [vissute] tra me e mio Figlio, non me ne fece parola; ma con tutto ciò, in quell’atto sì solenne dell’offerta di mio Figlio, nell’udirmeli ripetere, mi sentii talmente trafitta, che mi sanguinò il cuore e si aprirono nuove vene di dolori e squarci profondi nell’anima mia.
Ora, ascolta la Mamma tua. Nelle tue pene, negli incontri dolorosi, che anche a te non mancano, quando conosci che il Voler Divino vuole qualche sacrificio da te, sii pronta, non ti abbattere, anzi ripeti subito il caro e dolce Fiat, cioè, “quello che vuoi tu [lo] voglio io”, e con amore eroico fa’ che il Volere Divino prenda il suo regio posto nelle tue pene, affinché te le converta in monetina d’infinito valore con cui potrai [pagare] così i tuoi debiti [e] anche quelli dei tuoi fratelli, per riscattarli dalla schiavitù dell’umana volontà [e] per farli entrare, come figli liberi, nel Regno del Fiat Divino.
Perché tu devi sapere che il Voler Divino gradisce tanto il sacrificio da lui voluto dalla creatura, che le cede i suoi diritti divini, e la costituisce regina del sacrificio e del bene che sorgerà in mezzo alle creature… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: Appendice 3)
“Come è scritto nella legge del Signore…” (Lc 2, 23)
Le sue privazioni continuano, al più [viene] come lampo fuggitivo che mentre pare che voglia far luce, si rimane più all’oscuro di prima. Ora mentre nuotavo nelle amarezze della sua privazione, il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio interno tutto occupato a scrivere, non con penna, ma col suo dito, che mandando raggi di luce, gli serviva quella luce come penna per scrivere nel fondo dell’anima mia.
Io gli volevo dire chi sa quante cose della povera anima mia, ma lui mettendosi il dito alla bocca mi faceva capire che zittissi, che non voleva essere distolto.
Onde dopo che ha finito mi ha detto: “Figlia del mio Supremo Volere, sto scrivendo nell’anima tua la legge della mia Volontà ed il bene che essa porta. Primo voglio scriverla nell’anima tua e poi a poco a poco te la spiegherò.”
Ed io: “Mio Gesù, voglio dirti lo stato dell’anima mia; oh, come mi sento male! Dimmi, perché mi lasci? Che dovrei fare per non perderti?”
E Gesù: “Non ti affliggere figlia mia. Tu devi sapere che quando venni sulla terra, venni ad abolire le leggi antiche, altre a perfezionarne, ma coll’abolirle non mi esentai di osservare quelle leggi, anzi le osservai nel modo più perfetto che non lo facevano gli altri, ma dovendo unire in me l’antico ed il nuovo volli osservarle per dare compimento alle leggi antiche, mettendone il suggello dell’abolimento, e dar principio alla legge nuova che io venni a stabilire sulla terra: legge di grazia e d’amore in cui racchiudevo tutti i sacrifici in me , dovendo essere io il vero ed il solo sacrificato; quindi tutti gli altri sacrifici non erano più necessari, perché essendo io Uomo e Dio, era più che sufficiente a soddisfare per tutti.
Ora figlia diletta mia, volendo fare di te un’immagine più perfetta di me e dar principio ad una santità così nobile e divina, qual è il Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra, voglio accentrare in te tutti gli stati d’animo che ci sono stati finora nel cammino della santità, e come tu li soffri e passi, facendo ciò nel mio Volere, io ne do il compimento, li incorono, e abbellendoli ne metto il suggello.
Tutto deve finire nella mia Volontà, e dove le altre santità finiscono, la santità del mio Volere, essendo nobile e divina, tiene per sgabello tutte le altre santità e dà il suo principio.
Perciò lasciami fare, fammi ripetere la mia vita, e ciò che feci nella redenzione con tanto amore, ora con più amore voglio ripeterlo in te, per dar principio a che la mia Volontà, le sue leggi, siano conosciute, ma ne voglio il tuo volere unito e sperduto nel mio.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Novembre 8, 1923)
“I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti…” (Lc 2, 30-32)
… Onde io mi son messa a pregarlo, e lui ora metteva il suo orecchio nel mio e mi faceva sentire i movimenti dei popoli, i rumori delle armi, ora mi faceva vedere varie razze di popoli uniti insieme, chi preparati a muovere guerre e chi si stava preparando.
Perciò stringendomi forte il mio Gesù, gli ho detto: “Placatevi amor mio, placatevi; non vedete quanta confusione di popoli, quanti scompigli? Se questo è nei preparativi, che sarà nell’atto?”
E Gesù: “Ah, figlia mia, sono loro stessi che ciò vogliono! La perfidia dell’uomo vuol giungere agli eccessi, ed uno vuol tirare l’altro nell’abisso; ma l’unione di diverse razze servirà dopo alla gloria mia.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 15; Gennaio 16, 1923)
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… “Figlia mia, guarda quanto male ha prodotto l’umana volontà; [gli uomini] si sono tanto accecati, che stanno preparando guerre e rivoluzioni accanite. Adesso non sarà la sola Europa, ma altre razze che si uniranno insieme; il giro sarà più esteso, altre parti del mondo prenderanno parte.
Quanto male fa la volontà umana: lo acceca, lo immiserisce e lo fa essere omicida di se stesso! Ma io me ne servirò per i miei altissimi fini, e la riunione di tante razze servirà per facilitare le comunicazioni delle verità, affinché si dispongano per il Regno del Fiat Supremo…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Novembre 16, 1926)
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… Si vedevano tutte le razze a combattere e tutti in atto di prepararsi ad altre guerre. E Gesù tutto afflitto mi ha detto: “Figlia mia, tu non sai come il mio ardente cuore vuole correre con l’amore verso le creature, e mentre corre lo respingono, ma vi corrono presso di me con le offese più brutali e con le finzioni più orrende.
Quindi vedendosi il mio amore perseguitato, esce la mia giustizia in campo e difende il mio amore, e con flagelli colpisce coloro che mi perseguitano, e scovre le finzioni che fanno non solo con me, ma che si fanno fra loro le nazioni, perché t[r]uffandosi si fanno conoscere che invece di amarsi si odiano accanitamente.
Questo secolo si può chiamare il secolo delle finzioni più pessime, e tra tutti i ceti, e perciò mai s’accordano tra loro, e mentre apparentemente pare che si vogliono accordare, in realtà vanno macchinando nuove guerre.
La finzione non ha portato mai vero bene, tanto nell’ordine civile quanto nell’ordine religioso, al più qualche ombra di bene che fugge. Ora perciò la decantata pace in parole, non i fatti, la convertono in preparativi di guerra.
Come già tu vedi, molte specie di razze si sono unite a combattere, chi per un pretesto e chi per un altro, altre vi si uniranno insieme; ma io me ne servirò delle unioni di queste razze, perché per venire il Regno della mia Divina Volontà è necessario che venga l’unione di tutte le razze per mezzo di un’altra guerra molto più estesa dell’ultima, nella quale l’Italia era sta impegnata finanziariamente.
Con l’unione di queste razze i popoli si conosceranno, e dopo la guerra sarà più facile la diffusione del Regno della mia Volontà. Perciò abbi pazienza nel sopportare la mia privazione e il vuoto che vuol formare la mia giustizia per difendere il mio amore perseguitato. Tu prega, ed offri tutto perché il Regno del mio Fiat venga presto”.… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Marzo 31, 1927)
“Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione…” (Lc 2, 34)
Mi sentivo molto amareggiata per la privazione del mio dolce Gesù; tutto mi pareva finito, senza quasi più speranza che ritornasse alla sua piccola e povera esiliata. Il cuore me lo sentivo crepare dal dolore, pensando che non più dovevo vedere colui che avendo fatto vita insieme formava la mia stessa vita, e ora la mia vita scomparsa e divisa da me.
Mio Gesù, come bruttamente mi uccidi! Senza di te sento le pene dell’inferno, che mentre muoio sono costretta a vivere. Ora mentre mi trovavo in questo stato sì doloroso, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e uscendo un braccio mi ha stretto per ridarmi la vita e mi ha detto: “Figlia mia, il mio Volere ha voluto fare giustizia di te.
Questo era necessario per provare la tua fedeltà, perché in tutte le mie opere vi concorrono tutti i miei attributi; e quando le generazioni vedranno tutto ciò che ho versato in te e sorprese diranno: ‘Come non doveva fare tutto ciò, se tanto le desti?’, la mia giustizia farà vedere le prove che ti ha fatto subire; dirà loro: ‘L’ho fatta passare da dentro il fuoco della mia giustizia e l’ho trovata fedele; perciò il mio amore riprese il suo corso’.
Anzi devi sapere che il primo a far giustizia di te fu il mio amore; quante prove non ti ha fatto subire per essere certo del tuo amore? Il secondo fu la croce che fece severa giustizia di te, tanto che il mio Volere tirato dal mio amore e dalla mia croce volle scendere in te e farti vivere in esso; ma anche il mio Volere non ha voluto essere meno del mio amore, della mia croce, e per esserne sicuro, geloso si è sottratto facendoti giustizia, per vedere se continuavi i voli nel mio Volere senza di me.”
Ed io nel sentire ciò ho detto: “Ahi, come potevo seguirli senza di te? Mi mancava la luce, e se incominciavo non finivo, perché non era meco colui che facendomi tutto presente mi faceva fare per tutti, facendomi vincolare tutti i rapporti tra il Creatore e la creazione tutta. La mia mente nuotava nel vuoto senza scorgere nessuno; come potevo farli?”
E Gesù: “Il tuo incominciare era fare ed il dolore di non poter finire era compiere. Perciò coraggio e fedeltà ci vogliono; con un po’ di prova si è sempre più certo e sicuro. E poi se non fu risparmiata neppure la mia Regina Mamma, vorresti tu andare esente?”
Onde dopo qualche tempo è ritornato di nuovo e si faceva vedere dentro di me, in mezzo ad un cerchio, e sopra del quale invitava le anime a salirvi per farle camminare su quel cerchio. Io vi salivo per non scendere mai più, ed il mio amabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, questo cerchio è la mia Volontà Eterna, cui abbraccia la gran ruota dell’eternità.
Tutto ciò che c’è dentro di questo cerchio, non è altro che tutto ciò che fece la mia Umanità nella Divina Volontà per impetrare che il mio Volere si compisse come in Cielo così in terra. Tutto è preparato e fatto; non resta altro che aprire le porte e farlo conoscere, per farli prendere il possesso.
Di me fu detto, quando venni sulla terra a redimere l’uomo, che sarei stato la salvezza e la rovina di molti. Così si dirà ora che questa mia Volontà sarà o di grande santità, perché la mia Volontà è di assoluta santità, o di rovina per molti.
Vedi, su quel cerchio mentre si gira è necessario guardare al di dentro, mai al di fuori, perché dentro c’è la luce, la conoscenza, la mia forza, i miei atti, come aiuto, allettamento e vita per poter prendere la vita della mia Volontà in loro; al di fuori non c’è tutto questo, troveranno le tenebre e precipiteranno nell’abisso.
Perciò sii attenta, guarda sempre fissa nel mio Volere e ti troverai con la pienezza della grazia di vivere nella mia Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Settembre 21, 1923)
“E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2, 35)
… “Già stanno per compiersi quaranta giorni dalla nascita del piccolo Re Gesù, ed il Fiat Divino ci chiama al tempio per adempire la legge della Presentazione del Figlio mio. Ebbene, [andammo] al tempio; era la prima volta che uscivo insieme col mio dolce Bambino.
Una vena di dolore si aprì nel mio cuore: andavo ad offrirlo vittima per la salvezza di tutti! Quindi entrammo nel tempio, e prima adorammo la Divina Maestà, poi si chiamò il sacerdote, e messolo nelle sue braccia, feci l’offerta del Celeste Bambino all’Eterno Padre, offrendolo in sacrificio per la salvezza di tutti.
Il sacerdote era Simeone, e come lo deposi nelle sue braccia, riconobbe che era il Verbo Divino ed esultò d’immensa gioia; e dopo l’offerta, atteggiandosi a profeta, profetizzò tutti i miei dolori.
Oh, come il Fiat Supremo suonò a distesa sul mio materno cuore, con suono vibrante, la ferale tragedia di tutte le pene del mio Figlio bambino! Ma quello che più mi trafisse furono le parole che mi disse il santo profeta, cioè: “Questo caro Bambino sarà la salvezza e la rovina di molti, e sarà il bersaglio delle contraddizioni”.
Se il Voler Divino non mi avesse sostenuta, sarei morta all’istante di puro dolore; invece mi diede vita, e se ne servì per formare in me il regno dei dolori nel Regno della sua stessa Volontà.
Sicché [oltre] al diritto di Madre che tenevo su tutti, acquistai il diritto di Madre e Regina di tutti i dolori. Ah, sì!, coi miei dolori acquistai la monetina per pagare i debiti dei figli miei ed anche dei figli ingrati.
Ora, figlia mia, tu devi sapere che nella luce della Divina Volontà io già sapevo tutti i dolori che dovevano toccarmi, ed anche più di quello che mi disse il santo profeta, ma in quell’atto sì solenne di offrire il mio Figlio, [al] sentirmelo ripetere, mi sentii talmente trafitta, che mi sanguinò il cuore ed aprì squarci profondi nell’anima mia.
Ora, ascolta la Mamma tua: nelle tue pene, negli incontri dolorosi che non ti mancano, non ti abbattere mai, ma con amore eroico fa’ che il Voler Divino prenda il suo regio posto nelle tue pene, affinché te le converta in monetine d’infinito valore, con cui potrai pagare i debiti dei tuoi fratelli per riscattarli dalla schiavitù dell’umana volontà, per farli rientrare come figli liberi nel Regno del Fiat Divino.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 23° Giorno)
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… “Tu devi sapere che per formare il Regno della Redenzione, quelli che si distinsero di più nel patire fu la mamma mia.
E sebbene apparentemente lei non soffrì nessuna pena che conobbero le altre creature, meno che la mia morte che fu conosciuta da tutti, che fu per il suo materno cuore il colpo fatale e straziante più di qualunque morte dolorosissima, ma siccome lei possedeva l’unità della luce del mio Volere, questa luce portava al suo cuore trafitto non solo [le] sette spade che dice la Chiesa, ma tutte le spade, le lance, le punture di tutte le colpe e pene delle creature, che martirizzavano in modo straziante il suo materno cuore.
Ma questo è nulla. Questa luce le portava tutte le mie pene, le mie umiliazioni, i miei strazi, le mie spine, i miei chiodi, le pene più intime del mio cuore. Il cuore della mia Mamma era un vero sole, che mentre in esso si vede solo luce, questa luce contiene tutti i beni ed effetti che riceve e possiede la terra; sicché si può dire che la terra è racchiusa nel sole.
Così la Sovrana Regina. Si vedeva la sua sola persona, ma la luce del mio Supremo Volere racchiudeva in lei tutte le pene possibili ed immaginabili e, quanto più intime e sconosciute queste pene, tanto più pregevoli e più potenti [erano] sul Cuore Divino per impetrare il sospirato Redentore, e più che luce solare scendevano nei cuori delle creature per conquiderle e legarle nel Regno della Redenzione.
Sicché la Chiesa, delle pene della celeste Sovrana, conosce tanto poco, che si può dire le sole pene apparenti, e perciò dà il numero di sette spade.
Ma se conoscesse che il suo materno cuore era il rifugio, il deposito di tutte le pene, e la luce della mia Volontà tutto le portava, nulla le risparmiava, non avrebbe detto sette spade, ma milioni di spade.
Molto più che essendo pene intime solo Iddio ne conosce l’intensità del dolore, e perciò fu costituita con diritto Regina dei martiri e di tutti i dolori. Le creature sanno dare il peso, il valore alle pene esterne, ma delle interne non se ne intendono a mettere il giusto prezzo.
Ora per formare nella mia Mamma prima il Regno della mia Volontà e poi quello della Redenzione, non erano necessarie tante pene, perché, non avendo colpe, l’eredità delle pene non era per lei; la sua eredità era il Regno della mia Volontà.
Ma per dare il Regno della Redenzione alle creature, dovette assoggettarsi a tante pene. Sicché i frutti della redenzione furono maturati nel Regno della mia Volontà, posseduto da me e dalla mia Mamma.
Non c’è cosa bella, buona e utile che non esce dalla mia Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Luglio 11, 1926)

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