36Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. 37Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
38Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36)

Continuando il mio solito stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, quanto è necessario che l’anima sia costante nel fare il bene che ha incominciato, perché sebbene [l’anima] tiene principio, ma non avrà fine, e non avendo fine è necessario che si uniformi ai modi dell’eterno Iddio.
Iddio è giusto, è santo, è misericordioso, è colui che contiene tutto; ma forse un sol giorno? No, sempre, sempre, sempre; così l’anima non deve essere un giorno paziente, umile, ubbidiente e un altro giorno impaziente, superba, capricciosa.
Queste sono virtù spezzate, è un mescolare nero e bianco, luce e tenebre, tutto è disordine, tutto è confusione, modi tutti dissimili dal suo Creatore.
In detta anima c’è guerra continua perché le passioni le fanno guerra, ché vedendosi nutrite spesso spesso, sperano d’essere loro la vittoria; i demoni, le creature ed anche le stesse virtù, vedendosi deluse le fanno guerra accanita e finiscono col nausearla.
Se si salvano dette anime, oh, quanto avrà da lavorare il fuoco del purgatorio! Invece per l’anima costante tutto è pace, già la sola costanza fa stare tutto a posto, già le passioni si sentono morire; e chi è che essendo vicino a morire pensa di far guerra a nessuno?
La costanza è spada che mette tutto in fuga, è catena che lega tutte le virtù in modo che si sente da esse carezzata continuamente, ed il fuoco del purgatorio niente lavorerà, perché la costanza ha ordinato tutto e l’ha fatto simili ai modi del Creatore”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 7; Gennaio 30, 1906)

———–

Stavo pregando, ed il mio dolce Gesù mi ha tirato a sé tutta trasformandomi in lui, e mi ha detto: “Figlia mia, preghiamo insieme per poter prendere il cielo in pugno ed impedire alla terra che si precipiti di più nella corrente del male.”
Onde abbiamo pregato insieme, e poi ha soggiunto: “La mia umanità stando in terra si vedeva molto stretta innanzi alla Divinità, e siccome era inseparabile da essa non faceva altro che entrare nell’immensità della Volontà eterna ed apriva tante fonti a pro delle creature, perché essendo aperte da un Uomo-Dio dava il diritto all’umana famiglia di avvicinarsi a queste fonti e prendere ciò che volevano.
Quindi formai la fonte dell’amore, quella della preghiera, l’altra della riparazione, la fonte del perdono, quella del mio sangue, l’altra della gloria. Ora vuoi sapere tu chi agita queste fonti per farle sorgere e farle straripare in modo che tutta la terra resti inondata? L’anima che entra nel mio Volere.
Come entra, se vuole amare s’avvicina alla fonte dell’amore, ed amando, e anche col mettere l’intenzione d’amare, agita la fonte, le acque con [l’]essere agitate crescono, straripano ed allagano tutta la terra, e delle volte sono tanto forti queste agitazioni, che le onde s’innalzano tanto da toccare il cielo ed allagare la patria celeste.
Se [l’anima] vuol pregare, riparare, impetrare il perdono ai peccatori, darmi gloria, agita la fonte della preghiera, della riparazione, del perdono, e queste sorgono, straripano ed allagano tutti.
Quanti beni non ha impetrato all’uomo la mia umanità? Lasciai le porte aperte affinché potessero entrare a loro bell’agio; ma quanto pochi sono quelli che vi entrano!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Gennaio 28, 1922)

———–

“… [Per] Adamo, prima di sottrarsi dalla mia Volontà, la preghiera non esisteva; il bisogno fa nascere la preghiera. Se di nulla aveva bisogno, non aveva né che chiedere né che impetrare.
Sicché lui amava, lodava, adorava il suo Creatore; la preghiera non tenne luogo nell’Eden terrestre. La preghiera venne, ebbe vita dopo il peccato, come bisogno estremo del cuore dell’uomo.
Chi prega, significa che ha bisogno, e siccome spera, prega d’ottenere. Invece, chi vive nella mia Volontà, vive nell’opulenza dei beni del suo Creatore da padrona e, se bisogno e desiderio sente, vedendosi in tanti beni, è quello di voler dare agli altri la sua felicità ed i beni della sua grande fortuna.
Vera immagine del suo Creatore che le ha dato tanto senza restrizione alcuna, vorrebbe imitarlo con il dare agli altri ciò che possiede. Oh, come è bello il cielo dell’anima che vive nella mia Volontà!
È il cielo senza tempesta, senza nubi, senza pioggia, perché l’acqua che disseta, che feconda e che le dà la crescenza e la somiglianza di colui che l’ha creata, è la mia Volontà.
È tanta la sua gelosia che l’anima nulla prenda se non è suo, che fa tutti gli uffici: se [l’anima] vuol bere si fa acqua che, mentre la rinfresca, le smorza tutte le altre seti, per fare che la sola sua sete sia la sua Volontà.
Se sente fame si fa cibo che, mentre sazia, le toglie l’appetito di tutti gli altri cibi. Se vuole essere bella si fa pennello, dandole pennellate di tale bellezza, da restare la mia stessa Volontà rapita d’una bellezza sì rara, impressa da essa stessa nella creatura.
Deve poter dire a tutto il cielo: ‘Miratela come è bella, è il fiore, è il profumo, è la tinta del mio Volere che l’ha fatta sì bella’. Insomma le dà la sua fortezza, la sua luce, la sua santità, tutto per poter dire: ‘È un’opera tutta del mio Volere, perciò voglio che nulla le manchi, che mi somigli e possieda’.”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Novembre 16, 1926)

———–

… “Sto dentro di te, sono tuo, sono a tua disposizione; le mie piaghe, il mio sangue, tutte le mie pene sono tue, puoi fare di me ciò che vuoi, anzi falla da magnanima, da prode, da amante, da vera mia imitatrice: prendi il mio sangue per darlo a chi vuoi, prendi le mie piaghe per sanare le piaghe dei peccatori, prendi la mia vita per dar vita di grazia, di santità, d’amore, di Volontà Divina a tutte le anime, prendi la mia morte per far risorgere tante anime morte nel peccato.
Ti do tutta la libertà, fai tu, sappi fare, figlia mia; mi son donato e basta, penserai tu che tutto mi ridondi a gloria e come farmi amare. La mia Volontà ti darà il volo per farti portare il mio sangue, le mie piaghe, i miei baci, le mie tenerezze paterne, ai figli miei ed ai tuoi fratelli.
Perciò non ti meravigliare, è questo proprio l’operato divino: tenere le sue opere in atto di ripeterle continuamente per darle, per far dono alle creature.
Ognuno può dire: ‘Tutto è mio, anche lo stesso Dio è mio’; ed oh, come godiamo nel vederle dotate delle opere nostre, posseditrici del loro Creatore! Sono gli eccessi del nostro amore, che per essere amato vogliamo far toccare quanto le amiamo ed i doni che vogliamo dare loro.
Per chi vive poi nel nostro Volere, ci sentire[m]mo come se defraudassimo la creatura se non le facciamo dono di tutto, e questo noi non lo sappiamo fare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Maggio 6, 1937)

———–

… Dopo ciò seguivo il mio giro nel Voler Divino, ed il mio dolce Gesù trasportava la mia piccola volontà nell’atto creante della sua; mio Dio, quante sorprese! La mia povera intelligenza si perde, non sa dir nulla; ed il mio sempre amabile Gesù ripetendo la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:
“Mia buona figlia, il nostro Fiat nella creazione fece sfoggio del nostro amore operante, potente e sapiente, in modo che tutte le cose create sono pregne del nostro amore, potenza e sapienza e bellezza inenarrabile; possiamo chiamarle le amministratrici del nostro Ente Supremo.
Invece nella creazione della Sovrana Regina passammo più oltre. Il nostro amore non si contentò dello sfoggio, ma si volle atteggiare a pietà, a tenerezza ed a compassione sì profonda ed intima, come se si volesse convertire in lacrime per amore delle creature.
Ecco perciò, come il nostro Fiat si pronunziò per crearla e chiamarla a vita, creava il perdono, la misericordia, la riconciliazione tra noi e l’uman genero, e lo depositammo in questa celeste e santa creatura, come amministratrice tra i nostri ed i figli suoi.
Sicché la Sovrana Signora possiede mari di perdono, di misericordia, di pietà e di mari lacrimanti del nostro amore, in cui può involgere tutte le generazioni, rigenerate in questi mari creati da noi in essa, di perdono, di misericordia e di una pietà sì tenera da ammollire i cuori più duri.
Figlia mia, era giusto che tutto venisse depositato in questa Madre celeste, perché dovendo possedere il Regno della nostra Volontà, venisse tutto a lei affidato; essa sola tiene posto sufficiente per poter possedere i nostri mari da noi creati.
Colla sua potenza creante e conservante [la nostra Volontà] mantiene integro ciò che crea, senza mai scemarsi ad onta che diamo sempre. Perciò dove non c’è la nostra Volontà non possiamo né dare né affidare né deporre: non troviamo posti, il nostro amore resta inceppato, alle tante opere belle che vogliamo fare nelle creature.
Solo in questa Sovrana Signora non trovò inceppo il nostro amore, e perciò sfoggiò tanto e fece tante maraviglie, fino a darle la fecondità divina per farla Madre del suo Creatore”.
Onde il mio amato Gesù mi faceva presenti tutti gli atti che faceva insieme con la sua Mamma celeste, e mentre operavano, i mari d’amore dell’uno e dell’altra si formavano un solo, ed alzando le loro onde sino al Cielo investivano tutto: “Fino la nostra Divinità, che formando pioggia fitta d’amore sul nostro Essere Divino portavamo l’amore di tutti, il refrigerio, il balsamo con cui [la Divinità] restava raddolcita e cambiava la giustizia in trasporto d’amore per le creature.
Si può dire che il nostro amore rigenerò di nuovo amore l’umana famiglia e Dio le amò con doppio amore; ma dove? Nella Regina e nel suo caro Figlio. Ora senti un’altra sorpresa: quando io, piccolo bambino, succhiavo il latte dalla mia Mamma, io succhiavo le anime, perché lei ne teneva il deposito, e nel darmi il latte le depositava in me tutte le anime, perché voleva che io le amassi, dessi loro il bacio, a tutte, e ne formassi la sua e la mia vittoria.
Non solo ciò, ma nel darmi il latte mi faceva succhiare la sua maternità, le sue tenerezze e si imponeva su di me col suo amore, ché io amassi le anime con amore materno e paterno; ed io ricevevo in me la sua maternità, le sue tenerezze indicibili, e così amavo le anime con amore divino, materno e paterno.
Onde, dopo che me le depositava tutte, io con un mio stratagemma d’amore, con un respiro, con un mio dolce sguardo, le depositavo di nuovo nel suo materno cuore, e per contraccambiarla le davo il mio paterno amore, il mio amore divino ch’è incessante, fermo, irremovibile, che giammai si muta, perché l’amore umano facilmente si cambia ed io volevo che la mia inseparabile Madre avesse le stesse prerogative del mio amore e le amasse come le sa amare un Dio.
Sicché in ogni atto che facevamo, dal più piccolo al più grande, erano scambio di deposito di anime che facevamo, io in essa e lei in me. Anzi posso dire che duplicavamo questo deposito di anime, perché ciò che io ricevevo dalla mia cara Mamma custodivo con somma gelosia nel mio cuore divino, come il più gran dono che mi faceva; e lei ricevendo il mio dono teneva tale gelosia, che metteva tutta la sua maternità in attitudine per custodire il dono che le faceva il Figlio suo.
Ora in questi scambi di deposito che facevamo, il nostro amore cresceva ed amava con nuovo amore tutte le creature, formavamo dei progetti come più amarle e come vincere tutte a via d’amore, ed esponevamo la nostra vita per metterle a salvo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Febbraio 14, 1938)

“Perdonate e sarete perdonati” (Lc 6, 37)

Stavo molto afflitta per la privazione del mio adorabile Gesù e piangevo amaramente, e siccome stavo facendo le Ore della Passione, il pensiero mi tormentava col dirmi: “Vedi a che ti hanno giovato le riparazioni per gli altri?
A farti sfuggire Gesù”; e tanti altri spropositi. Ed il benedetto Gesù, mosso a compassione delle mie lacrime, mi ha stretto al suo cuore e mi ha detto:
“Figlia mia, tu sei il mio pungolo; il mio amore si trova alle strette con le tue violenze. Se sapessi quanto soffro al vederti soffrire per causa mia! Ma la giustizia che vuole sfogare e le violenze tue stesse mi costringono a nascondermi, e le cose imperverseranno di più; perciò pazienza.
E poi sappi che le riparazioni fatte per gli altri ti hanno giovato moltissimo, perché riparando per gli altri tu intendevi di fare ciò che feci io, ed io riparavo per tutti ed anche per te, chiedevo perdono per tutti, mi dolevo delle offese di tutti, come pure chiedevo perdono per te, e per te anche mi dolevo.
Quindi facendo tu ciò che feci io, vieni a prendere insieme le riparazioni, il perdono ed il dolore che ebbi per te. Onde che ti potrebbe giovare di più: le mie riparazioni, il mio perdono, il mio dolore, o il tuo? E poi non mi fo vincere mai in amore.
Quando veggo che l’anima per amore mio sta tutta intenta a ripararmi, ad amarmi, a scusarmi e chiedere perdono per i peccatori, io per renderle la pariglia in modo speciale chiedo perdono per lei, riparo ed amo per parte sua, e vado abbellendo l’anima col mio amore, con le mie riparazioni e perdono. Perciò segui a riparare e non suscitare contese tra te e me.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Novembre 30, 1916)

“Una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo” (Lc 6, 38)

Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:“Figlia mia, in che dolorose condizioni mi mettono le creature! Io sono come un padre ricchissimo e che sommamente ama i suoi figli, ed i figli sommamente ingrati, mentre il padre vuol vestire i figli, questi rifiutano le vesti e vogliono restare ignudi.
Il padre dà loro il cibo e questi vogliono restare digiuni, e se mangiano si cibano di cibi sporchi e vili; il padre dona loro le ricchezze, li vuole tenere intorno a lui, dà loro la sua stessa abitazione, ed i figli nulla vogliono accettare e si contentano di andare raminghi, senza tetto e poveri.
Povero padre, quanti dolori, quante lacrime non versa! Sarebbe meno infelice se non avesse che dare, ma tenere i beni e non averne che fare e vedere i suoi figli perire, questo è dolore che supera ogni dolore.
Tale son io: voglio dare e non vi è chi prenda. Sicché le creature sono causa di farmi versare lacrime amare e dolore continuo. Ma sai tu chi rasciuga le mie lacrime e mi cambia il dolore in gioia?
Chi vuol stare sempre insieme con me, chi prende con amore e con filiale fiducia le mie ricchezze, chi si ciba alla mia stessa mensa e chi si veste delle mie stesse vesti; a questi io dono senza misura, sono i miei confidenti e li faccio riposare sul mio stesso seno.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Settembre 21, 1921)