Lunedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Lc 17,1-6)
1 Disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. 2È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli.
3State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. 4E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: «Sono pentito», tu gli perdonerai».
5Gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe.
“Disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono” (Lc 17, 1)
Trovandomi nel solito mio stato, stavo raccomandando al mio benedetto Gesù i tanti bisogni della Chiesa, e Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, le opere più sante fatte con fine umano sono come quei recipienti crepati, che menandosi dentro qualunque liquore, a poco a poco scorre a terra, e se si vanno a prendere quei recipienti nei bisogni, si trovano vuoti.
Ecco perché i figli della mia Chiesa si sono ridotti a tale stato, perché nel loro operare tutto è fine umano, onde nei bisogni, nei pericoli, negli affronti si sono trovati vuoti di grazia, e quindi debilitati, snervati e quasi accecati dallo spirito umano, si danno agli eccessi; oh, quanto avrebbero dovuto vigilare i capi della Chiesa per non farmi essere lo zimbello e quasi il coperchio delle loro nefande azioni!
È vero che ci sarebbe molto scandalo se si penitenziassero, ma mi sarebbe di minore offesa che coi tanti sacrilegi che commettono. Ahi, mi è troppo duro il tollerarli! Prega, prega figlia mia, che molte cose tristi stanno per uscire da dentro i figli della Chiesa.”
Ed è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 10; Novembre 9, 1910)
“È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli.” (Lc 17,2)
… Continuiamo, o Mamma, a girare. Vedi, vi sono anime buone, anime innocenti in cui Gesù trova le sue compiacenze ed il riposo nella creazione, ma le creature stanno intorno a loro con tante insidie e scandali, per strappare questa innocenza e cambiare le compiacenze ed il riposo di Gesù in pianto e amarezze, come se non avessero altra mira se non quella di dare continui dolori a quel cuore divino.
Suggelliamo e circondiamo dunque la loro innocenza col sangue di Gesù come un muro di difesa, affinché non entri in esse la colpa. Con esso metti in fuga chi vorrebbe contaminarle e conservale illibate e pure, affinché Gesù trovi il suo riposo nella creazione e tutte le sue compiacenze, e per amor loro si muova a pietà di tante altre povere creature.
Mamma mia, mettiamo queste anime nel sangue di Gesù, leghiamole e rileghiamole col santo Voler di Dio, portiamole nelle sue braccia e, con le dolci catene del suo amore, leghiamole al suo cuore per raddolcire le amarezze della sua mortale agonia…(dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalle 11 alla mezzanotte: La terza ora di agonia nell’Orto di Getsemani)
“Se il tuo fratello… si pentirà, perdonagli” (Lc 17, 3)
Onde dopo stavo ricevendo l’assoluzione, ed io dicevo in me: “Mio Gesù, nel tuo Volere voglio riceverla.” E Gesù subito, senza darmi tempo, ha soggiunto: “Ed io nella mia Volontà ti assolvo, e mentre assolvo te, il mio Volere mette in via le parole dell’assoluzione per assolvere chi vuol essere assolto e per perdonare chi vuole il perdono. Il mio Volere prende tutto, non prende uno solo; ma chi è disposto prende più che tutti.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Novembre 16, 1922)
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… “Figlia mia, la Regina del Cielo nella redenzione non fece nessun miracolo, perché le sue condizioni non permettevano di dare la vita ai morti, la sanità agli infermi, perché stando che la sua volontà era quella di Dio medesimo, ciò che voleva e faceva il suo Dio, voleva e faceva essa; né teneva altra volontà per chiedere a Dio miracoli e guarigioni, perché alla sua volontà umana non diede mai vita, e per chiedere miracoli a questa Volontà Divina doveva avvalersi della sua, ciò che non volle fare, perché sarebbe discendere nell’ordine umano, ma la Sovrana Regina non volle dare mai un passo fuori dell’ordine divino, e chi sta in esso deve volere e fare ciò che fa il suo Creatore; molto più che colla vita e luce di questa Divina Volontà, vedeva che quello era il meglio, il più perfetto, il più santo anche per le creature: ciò che voleva e faceva il suo Creatore. Quindi come poteva discendere dall’altezza dell’ordine divino?
E perciò fece solo il gran miracolo che racchiudeva tutti i miracoli, la redenzione, voluta dalla stessa Volontà di cui era animata, che portò il bene universale ed a chiunque lo vuole.
La gran Madre celeste, mentre in vita non fece nessun miracolo apparente, né di guarigioni né di risorgere i morti, faceva e fa miracoli tutti i momenti, tutte le ore e tutti i giorni, che come le anime si dispongono, si pentono, dando lei stessa la disposizione al pentimento, biloca il suo Gesù, il frutto delle sue viscere, e tutto intero lo dà a ciascuno come conferma del suo gran miracolo che Iddio volle che fece questa celeste creatura.
I miracoli che Iddio stesso vuole che facciano senza mescolamento di volontà umana, sono miracoli perenni, perché partono dalla sorgente divina che mai esaurisce, e basta volerli per riceverli.
Ora le tue condizioni si danno la mano per l’impareggiabile Regina del Cielo; dovendo tu formare il Regno del Fiat Supremo non devi volere se non ciò che vuole e fa la mia Divina Volontà, né la tua volontà deve aver vita ancorché ti sembra di fare un bene alle creature…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Giugno 1, 1927)
“E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: «Sono pentito», tu gli perdonerai»” (Lc 17,4)
… Crocifisso mio Bene, ti vedo sulla croce come sul tuo trono di trionfo, in atto di conquistare tutto e tutti i cuori e di attirarli tanto a te, che tutti sentano il tuo sovrumano potere. La natura, inorridita di tanto misfatto, si prostra innanzi a te ed in silenzio aspetta un tuo detto, per renderti onore e far riconoscere il tuo dominio; il sole piangente ritira la sua luce, non potendo sostenere la vista di te, troppo dolorosa; l’inferno sente terrore e, silenzioso, aspetta.
Sicché tutto è silenzio. La tua trafitta Mamma, i tuoi fidi, sono tutti muti e pietrificati alla vista, ahi! troppo dolorosa della tua squarciata e slogata umanità e, silenziosi, aspettano una tua parola. La tua stessa umanità che giace in un mare di dolori tra gli spasimi atroci dell’agonia, è silenziosa, tanto che si teme che da un respiro all’altro tu muoia.
Che più? Gli stessi perfidi giudei, gli stessi spietati carnefici che sino a poco fa ti oltraggiavano, ti schernivano, ti chiamavano impostore, malfattore, gli stessi ladroni che ti bestemmiavano, tutti tacciono, ammutoliscono; il rimorso li invade e, se qualche insulto si sforzano di lanciarti, questo muore sulle loro labbra.
Ma penetrando nel tuo interno, vedo che l’amore rigurgita, ti soffoca e non puoi contenerlo e, costretto dal tuo amore, che ti tormenta più delle stesse pene, con voce forte e commovente tu parli. Da quel Dio che sei, levi i morenti tuoi occhi al cielo ed esclami: “Padre, perdona loro, ché non sanno quel che fanno!”.
E di nuovo ti chiudi nel silenzio, immerso in pene inaudite. Crocifisso Gesù, possibile tanto amore? Ah! Dopo tante pene ed insulti, la prima parola è il perdono e ci scusi innanzi al Padre di tanti peccati. Ah! Questa parola la fai scendere in ogni cuore dopo la colpa, e sei tu il primo ad offrire il perdono.
Ma quanti la respingono, e non l’accettano! Il tuo amore allora va in follie, perché tu, smaniando, vuoi dare a tutti il perdono ed il bacio di pace. A questa tua parola l’inferno trema e ti riconosce Dio, la natura e tutti restano attoniti e riconoscono la tua Divinità, il tuo inestinguibile amore e, silenziosi, aspettano per vedere dove esso giunge.
E non è solo la tua voce, ma anche il tuo sangue, le tue piaghe, che gridano ad ogni cuore dopo il peccato: “Vieni nelle mie braccia, ché ti perdono e il suggello del perdono è il prezzo del mio sangue”.
O mio amabile Gesù, ripeti ancora questa parola a quanti peccatori stanno nel mondo. Per tutti implora misericordia, per tutti applica i meriti infiniti del tuo preziosissimo sangue, per tutti, o buon Gesù, continua a placare la divina giustizia e dà grazia a chi, trovandosi in atto di dover perdonare, non ne sente la forza… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; da mezzogiorno all’1: Prima ora di agonia sulla croce)

Carlo Dolci, CC BY-SA 3.0
Francesco Gessi, Public domain, da Wikimedia Commons