Martedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Mt 9,32-38)

32Usciti costoro, gli presentarono un muto indemoniato. 33E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». 34Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
35Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. 36Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.
37Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! 38Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

“Gli presentarono un muto indemoniato” (Mt 9,32)

Stavo seguendo il mio dolce Gesù nella sua vita pubblica, e pensando alle tante malattie umane che Gesù risanò, pensavo tra me: “E perché la natura umana si trasformò tanto fino a diventare chi muti, chi sordi, chi ciechi, chi coperti di piaghe, e tant’altri mali; se il male lo fece la volontà umana, perché subì tanto anche il corpo?” Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, tu devi sapere che il fisico nulla fece di male, ma tutto il male lo fece la volontà umana ; ma siccome Adamo prima di peccare possedeva nell’anima sua la vita totale della mia Volontà Divina, si può dire che era piena fino all’orlo, fino a traboccarne fuori, quindi l’umana volontà, in virtù della mia, traspariva fuori luce, esalava tutti i profumi del suo Creatore, profumi di bellezza, di santità e di piena salute, profumi di candidezza, di fortezza, in modo che come tante nubi luminose uscivano da dentro la sua volontà, ed il corpo restava talmente abbellito in virtù di queste esalazioni, che era un amore il vederlo bello, vegeto, luminoso, sanissimo, con una grazia che rapiva.
Ora come peccò Adamo, restò sola la volontà umana e non teneva più chi spandeva nella sua, la luce, la varietà di tanti profumi, che trasparendo fuori conservavano l’anima ed il corpo com’era stato creato da Dio; ma invece incominciò ad esalare da dentro la volontà umana dense nubi, aria putrida, profumi di debolezza, di miserie, in modo che anche il corpo perdette la sua freschezza, la sua bellezza, si debilitò e restò soggetto a tutti i mali, partecipando, come partecipò al bene, così ai mali della volontà umana.
Sicché se si sana essa col darle di nuovo la vita del mio Volere Divino, come d’incanto tutti i mali della natura umana non avranno più vita. Non succede forse lo stesso quando un’aria putrida, cattiva, puzzolente, circonda le creature? Quanti altri mali non accresce?
Come la puzza giunge a togliere il respiro e penetra fin nelle viscere, fino a produrre mali contagiosi che portano alla tomba? E se tanto male può fare un’aria di fuori, molto più male può fare l’aria nebbiosa e putrida della volontà umana che viene [d]al di dentro della creatura, dal fondo di tutto il suo essere.
E poi c’è l’esempio palpabile delle piante; quante volte [ad] un giardino, un campo fiorente, che l’agricoltore era tutto in festa per la speranza dell’abbondante ricolto e per tanti bei frutti che doveva raccogliere, è bastata una nebbia per spogliare gli alberi e far cadere a terra tutti i frutti, un’aria troppo gelata per gettare il lutto sopra il campo fiorente, annerirlo e farlo morire, e mettere in lutto il povero agricoltore!
L’aria se è buona comunica la vita del bene, se è cattiva comunica la vita del male e la stessa morte. L’esalazione dell’aria se è buona si può chiamar vita, se è cattiva si può chiamar morte per le povere creature.
Se tu sapessi quanto io soffrivo nella mia vita pubblica quando si presentavano innanzi a me ciechi, muti, lebbrosi, eccetera, perché riconoscevo in essi tutte le esalazioni dell’umano volere, e come l’uomo senza del mio si deforma nell’anima e nel corpo, perché solo il mio Fiat tiene virtù di conservare le opere nostre integre, fresche e belle come uscirono delle nostre mani creatrici” … (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Luglio 7, 1928)

“Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore” (Mt 9, 36)

… “Figlia mia, tutti gli atti della mia Umanità posseggono la virtù generativa; quindi la mente pensa e genera pensieri santi, pensa e genera luce, scienza, sapienza, conoscenze divine, verità nuove, e mentre genera si riversa come torrente nella mente delle creature, senza mai cessare di generare.
Sicché ogni creatura tiene nella sua mente il ripostiglio di questi miei figli generati dalla mia mente, colla differenza che chi li tiene onorati, corteggiati, dando loro la libertà di far loro produrre il bene che posseggono, e chi li tiene senza curarli e come soffocati.
I miei sguardi generano sguardi di amore, di compassione, di tenerezza, di misericordia; non perdo mai di vista nessuno, i miei sguardi si moltiplicano per tutti. Ed oh, la potenza dei miei sguardi, con quanta pietà si riversa sulle miserie umane!, è tanta che per metterli in salvo racchiude nella mia pupilla la creatura, per tenerla difesa e circondata di affetto e di tenerezza indicibile, da far stupire tutto il Cielo.
La mia lingua parla e genera parole che danno vita, insegnamenti sublimi, genera preghiere; parla e genera ferite e frecce d’amore per dare la generazione del mio ardente amore a tutti e farmi amare da tutti.
Le mie mani generano opere, piaghe, chiodi, sangue, abbracci, per farmi opere di ciascuno, balsamo per raddolcire le loro piaghe, chiodi per ferirli e purgarli, sangue per lavarli, abbracci per abbracciarli e portarli come in trionfo nelle mie braccia. Tutta la mia Umanità genera continuamente per riprodurla in ciascuna creatura.
Il nostro amore divino consiste proprio in questo: riprodursi in tutti ed in ciascuno; e se non avessimo la virtù generativa, non poteva essere una realtà, ma un modo di dire, mentre in noi prima facciamo i fatti, e se usiamo il dire è per confermare i fatti; molto più che la mia Umanità è inseparabile dalla Divinità, la quale possiede in natura la virtù generativa e sta sopra delle creature come una Madre colle braccia aperte, e genera in modo mirabile la sua vita in esse.
Ma sai tu in chi riceve gli effetti, il frutto completo di questo mio generare continuo? In chi regna la mia Volontà, la quale non solo riceve la generazione dei miei atti, ma li riproduce in modo mirabile”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Marzo 25, 1934)

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… “In quarto luogo viene l’umana famiglia; essa si gira intorno a noi, ma siccome non è una la loro volontà colla nostra, non respirano il nostro Volere che mette l’ordine, la santità, l’unione, l’armonia col suo Creatore, e perciò resta sparpagliata, disordinata e come smarrita da noi; sono esseri infelici, la pace, la felicità, l’abbondanza dei beni è da loro lontana, e tutto il male ne viene ché la nostra Volontà non è la loro, non ci respiriamo a vicenda, e ciò impedisce la comunicazione dei nostri beni, la perfetta unione col nostro Ente Supremo.
La nostra mano creatrice che doveva formare il suo capolavoro, ed il più bello, in ciascuna creatura, perché manca la nostra Volontà viene arrestata, non trova le loro anime prestabili, adattabili per rendere fattibile la nostra arte divina. Dove manca il nostro Volere non sappiamo che farne di quella creatura.
Ecco la causa che sospiriamo tanto che regna la nostra Divina Volontà e vi forma la sua vita in esse: perché la nostra opera creatrice è inceppata, i nostri lavori sospesi, l’opera della creazione è incompleta; e per ciò ottenere una dev’essere la Volontà del Cielo e della terra, una la vita, uno l’amore, uno il respiro; e questo è il più gran bene che vogliamo alle creature.
Teniamo da fare ancora tante opere belle, ma il volere umano ci impedisce il passo, lega le nostre braccia e rende inerti le nostre mani creatrici. Perciò chi vuol fare la nostra Volontà e vivere in essa ci dà il lavoro, e facciamo di essa quello che vogliamo.
Ora tu devi sapere che come la creatura si decide di vivere di Volontà Divina, mette al sicuro la sua salvezza, la sua santità; noi stiamo in essa come in casa nostra, e la sua volontà ci serve come materia in cui in ogni suo atto pronunziamo il Fiat per formare le nostre opere, degne di colui che l’abita.
Facciamo come un re che se ne serve delle pietre, tufi e mattoni e calce per formarsi una reggia sontuosa da fare strabiliare tutto il mondo. Povero re se non avesse le pietre, le materie necessarie per formarsi la reggia; con tutto che avesse tutta la sua buona volontà e monete da spendere per formarla, pure mancando le materie prime resterebbe senza reggia.
Così siamo noi; se ci manca la volontà dell’anima, con tutta la nostra potenza e Volontà che teniamo, mancandoci la materia non possiamo formare nell’anima la bella reggia degna della nostra abitazione.
Perciò quando la creatura ci dà la sua volontà e prende la nostra, siamo al sicuro, troviamo tutto a nostra disposizione, cose piccole e cose grandi, cose naturali e cose spirituali; tutto è nostro e di tutto ci serviamo per fare operare il nostro Fiat onnipotente. E siccome la nostra Volontà non sa stare senza delle sue opere, fa il richiamo di tutte le sue opere nella reggia che con tanto amore si è formata nella creatura.
Si circonda di tutte le opere della creazione: cieli, sole, stelle le fanno omaggio; mette in ordine in essa tutto ciò che io feci nella redenzione, la mia vita, la mia nascita, le mie lacrime infantili, le mie pene e preghiere, tutto.
Dove sta la mia Volontà nulla deve mancare, perché tutto da essa è uscito, con diritto tutto è suo, e perciò dove essa regna forma l’accentramento di tutte le opere sue. Ed oh, le bellezze, l’ordine, l’armonia, i beni divini che si veggono in questa creatura! I Cieli stupiscono e tutti ammirano l’amore, la potenza della Divina Volontà e tremebondi l’adorano. Perciò fatti lavorare da essa, ed essa farà cose grandi da farti stupire.
Oltre di ciò il nostro amore, la nostra eterna sapienza ha stabilito tutte le grazie che dobbiamo dare alla creatura, i gradi di santità che deve acquistare, la bellezza con cui la dobbiamo imperlare, l’amore con cui ci deve amare e gli atti stessi che essa deve fare; dove regna il nostro Fiat tutto viene realizzato, l’ordine divino sta in pieno vigore, neppure una virgola viene spostata, il nostro operato sta in piena armonia colle opere della creatura; ed oh, come ci dilettiamo!
E quando le abbiamo dato il nostro ultimo amore nel tempo, ed essa avrà compiuto l’ultimo nostro atto di Volontà Divina nella sua vita mortale, il nostro amore le darà il volo nella patria celeste e la nostra Volontà la riceverà nel Cielo come trionfo della sua Volontà operante e conquistatrice, che con tanto amore [la creatura] conquistò sulla terra.
Sicché l’ultimo suo atto sarà lo sbocco che farà nel Cielo, per dar principio nella nostra Volontà felicitante che non avrà mai fine. Invece dove non regna il nostro Volere, l’ordine divino non esiste; quante nostre opere spezzate e non effettuate, quanti vuoti divini, e riempite forse di passioni, di peccati!
Bellezza non vi è, ma deformità da far pietà. Perciò sii attenta e fa’ che il nostro Volere regna e viva in te”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Giugno 14, 1936)