Lunedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Mt 9,18-26)

18Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». 19Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
20Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. 21Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata».
22Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata. 23Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù 24disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano.
25Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. 26E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

“Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà” (Mt 9, 18)

Sentendomi molto male e come se tutto fosse finito, mi lamentavo con Gesù di questo suo totale abbandono; e Gesù mi ha detto: “Figlia mia, questi sono i modi divini, morire e risorgere di continuo.
Vedi, la stessa natura è soggetta a queste morti e a questi risorgimenti: il fiore nasce e muore, ma per risorgere più bello, mentre se mai morisse invecchierebbe, perderebbe la vivacità del suo colorito, la fragranza del suo odore; ed ecco anche la similitudine del mio Essere, sempre vecchio e sempre nuovo.
Il seme è messo sotto terra, come sepolto per farlo morire, e difatti muore fino a polverizzarsi, e poi risorge più bello, anzi moltiplicato, e così di tutto il resto; e se questo è nell’ordine naturale, molto più nell’ordine spirituale l’anima deve essere soggetta a queste morti ed a questi risorgimenti, che mentre pare che di tutto ha trionfato e abbonda di fervore, di grazie, di unione con me, di virtù, pare che in tutto ha acquistato tante nuove vite, io mi nascondo e pare che tutto le muore intorno.
Io dò colpo da vero maestro e aiuto a farle tutto morire, e quando mi pare che le sia tutto morto, io come sole esco, mi svelo, e con me tutto risorge più bello, più vigoroso, più fedele, più riconoscente, più umile, in modo che se vi era qualche cosa d’umano, la morte lo ha distrutto e fa tutto risorgere a nuova vita.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 9; Giugno 2, 1910)

“Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello” (Mt 9, 20)

“… Tu devi sapere che l’amore è il sangue dell’anima. Come la mia Volontà è la vita, e come nell’ordine naturale la vita non può funzionare senza del sangue ed il sangue non può circolare se non ha una vita, ed a secondo l’abbondanza del sangue così [si] gode salute, così nell’ordine soprannaturale l’anima: la mia Divina Volontà non può funzionare senza il sangue dell’amore; quanto più amore, tanto più si sentirà forte, robusta, attiva nell’operare, altrimenti soffrirà d’anemia e potrà finire in tisi.
Sicché quando non vi è il sangue sufficiente dell’amore, la mia stessa Volontà per quanto è vita si rende malata nell’anima ed inoperante, perché le manca il sangue dell’amore per funzionare; tutte le virtù si rendono anemiche, ed invece di pazienza, di fortezza, di santità, si vedranno tutte scolorite queste virtù, cambiandosi in difetti. Perciò c’è molta anemia nel mondo, perché manca il sangue puro del mio amore, e di conseguenza vanno incontro ad una tisi terribile che le porta alla rovina nell’anima e nel corpo.
Ecco, perciò amo tanto il tuo ti amo e lo voglio in tutti gli atti miei, in tutte le cose create, in ogni atto di creatura, per poter formare molto sangue come antidoto e rimedio all’anemia che esiste, e questo sarà preparativo al Regno della mia Volontà.
Perciò sento il bisogno del tuo amore; è vero che è piccolo, ma io non guardo se è piccolo o grande, piuttosto guardo se è stato fatto nella potenza della mia Volontà, che gli atti più piccoli me li fa grandi e li investe di tale bellezza da sentirmi rapire.
Quindi ti basta sapere che lo voglio, mi piace, mi rendi contento, per farlo; se è piccolo o grande me la veggo io, e questo tuo ti amo lo voglio nel palpito del tuo cuore, nell’aria che respiri, nel cielo, nel sole, insomma in tutto. Oh, come vorrei vedere che il tuo ti amo investe Cielo e terra, creature e Creatore!” (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Agosto 21, 1932)

“Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata»” (Mt 9,21)

Questa mattina il benedetto Gesù, quando appena l’ombra si è fatto vedere, e mi ha detto:
“Figlia mia, fino a tanto che l’anima sta in continua attitudine d’operare il bene, la grazia è con essa e dà vita a tutto il suo operare; se poi sta nell’indifferenza di fare il bene oppure in atto di operare il male, la grazia si ritira perché non è partita la sua, e non potendo averne parte né somministrarle la sua stessa vita, con rincrescimento si parte dispiacendosi sommamente.
Perciò vuoi che la grazia stia sempre teco, che la mia stessa vita formi la tua? Statti in continuo atto di fare il bene e così avrai in te sviluppato tutto il mio Essere e non avrai tanto a dolerti se qualche volta non avrai la mia presenza; perché non mi vedrai, ma mi toccherai in tutto il tuo operato, e ciò vi scemerà in parte il dolore della mia privazione.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 8; Ottobre 3, 1908)

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Questa mattina, nella comunione mi lamentavo con Gesù che non so più manifestare il mio stato a chi devo; mi sento sí, molte volte riempita di lui, mi pare che lo tocco ovunque, ed anche toccando me stessa tocco Gesù, ma non so dirne parola, non vorrei che perdermi in Gesù, nella profondità del più stretto silenzio; e se sono costretta oppure aizzata a dire, oh, Dio, che sforzo che devo mettere!
E mi sento come una bambina che sente un sonno forte e la vogliono destare per forza, e di conseguenza prende dei picci. Onde dicevo a Gesù: “Di tutto mi hai privato: dei tuoi patimenti, dei tuoi favori, di farmi sentire la tua voce armoniosa, dolce e soave, non più mi riconosco come mi sono fatta; se mi fai capire qualche cosa è tanto dentro, dentro, che non trova la via per uscire fuori. Dimmi mia vita, come devo comportarmi?”
E Gesù: “Figlia mia, se tieni me tieni tutto, e già ti basta. Se ti senti riempita di me, è segno che ti tengo nella casa della mia Divinità. Se un ricco ammettesse nella sua casa un povero, è segno che darà al povero tutto ciò che gli sarà necessario – ad onta che non gli parli sempre, che non lo carezzi – altrimenti sarebbe disonore del ricco.
E non sono io più del ricco? Dunque quietati e cerca di manifestare all’ubbidienza quello che puoi; il resto, lascia tutto alla mia cura.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 9; Febbraio 24, 1910)

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… “Figlia mia, io sto con le anime dentro e fuori, ma chi esperimenta gli effetti? Chi si avvicina con la sua volontà alla mia, chi mi chiama, chi prega, chi conosce il mio potere e il bene che posso fargli.
Altrimenti succede come a quel tale che tiene l’acqua in casa e non si avvicina per prenderla e bere: ad onta che c’è l’acqua, non gode il beneficio dell’acqua e brucia dalla sete.
Così se si sente freddo e mentre c’è il fuoco non si avvicina a riscaldarsi, non godrà il beneficio del calore; e così di tutto il resto. Quale non è il mio dispiacere, che mentre voglio dare non c’è chi prenda i miei benefici!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Settembre 6, 1912)

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… “Io volli usare la mia potenza seminando miracoli per formarmi il popolo, affinché se non credessero alle mie parole credessero alla potenza dei miei miracoli. Erano le mie industrie divine ed amorose, che a qualunque costo volevo farmi conoscere che fossi il loro Salvatore, perché se non mi conoscevano non potrebbero ricevere il bene della redenzione; quindi era necessario farmi conoscere per fare che la mia venuta sulla terra non fosse inutile per loro.
Oh, come la mia vita pubblica simboleggia il trionfo del Regno del mio Fiat in mezzo alle creature, che con verità sorprendenti lo farò conoscere, e per avere l’intento farò miracoli e prodigi; colla potenza del mio Volere richiamerò a vita i morti alla grazia, … il mio Fiat li richiamerà a vita, farà cessare la puzza del peccato, li farà risorgere nel bene; insomma userò tutte le mie industrie divine per fare dominare il mio Volere in mezzo alle genti.
Vedi dunque, in ogni mia parola che dicevo ed in ogni miracolo che facevo, chiamavo la mia Volontà a regnare in mezzo ad esse, e chiamavo le genti a vivere in essa.” … (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Maggio 31, 1936)

“Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme” (Mt 9, 24)

Mio Gesù, vita mia dolcissima, il tuo amore ti fa accorrere ovunque; chiamato a risuscitare una fanciulla, non ti rifiuti e, prendendo la sua mano nella tua, la richiami a vita e rialzandola dici: “La fanciulla non è morta, ma dorme”.
Quanti sono, amor mio, che dormono il sonno della loro volontà umana! Io voglio perciò far scorrere il mio Ti amo nell’atto che compi risuscitando la giovinetta per domandarti di stendere la tua destra su tutti gli uomini e di richiamarli alla vita del tuo Sovrano Volere.
Con un solo tocco della tua mano creatrice, con un atto della potenza tua tu libererai queste anime dal letargo in cui giacciono, e ti formerai il primo drappello del Regno del Fiat Divino. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – I giri dell’anima nella Divina Volontà; Diciottesima Ora)