Martedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Lc 12,35-38)
35Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; 36siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
“Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese” (Lc 12,35)
Trovandomi nel solito mio stato, quando appena è venuto il benedetto [Gesù] e mi ha detto:
“Figlia mia, per conoscere se l’anima sta in grazia mia, il segno è che comunicandosi la mia grazia, l’anima si trova pronta ad eseguire ciò che la grazia vuole, in modo che la grazia che ci stava prima nell’interno e quella che si comunica dopo, si danno la mano a vicenda, ed unita con la volontà dell’anima si mettono in attitudine di operare. Se poi [l’anima] non si trova pronta, c’è molto da dubitare.
La grazia è simbolo della corrente elettrica che accende solo quelle cose dove vi sono stati fatti i preparativi per ricevere la corrente elettrica, ma dove questi preparativi non ci sono, oppure si è spezzato qualche filo o consumato, ad onta che c’è la corrente la luce non può comunicarsi.” Ed è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 8; Febbraio 6, 1908)
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… Gesù, con prontezza, si separa dalla sua Santissima Madre, sebbene il suo cuore tenerissimo ne subisca uno schianto. Siamo noi così pronti a sacrificare, per adempiere i divini voleri, anche gli affetti più legittimi e santi?
(Esaminiamoci specialmente nei casi di allontanamento della divina presenza sensibile, o della sensibile devozione). (dalle 6 alle 7 del pomeriggio: Gesù si separa dalla sua Santissima Madre e s’avvia al Cenacolo)
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… Gesù prontamente si diede nelle mani dei nemici, guardando nei suoi nemici la Volontà del Padre. Negli inganni delle creature, nei tradimenti, siamo noi pronti a perdonare come ha perdonato Gesù? Tutto il male che riceviamo dalle creature, lo prendiamo tutto dalle mani di Dio?
Siamo noi pronti a fare tutto ciò che Gesù vuole da noi? Nelle croci, negli strapazzi, possiamo dire che la nostra pazienza imiti quella di Gesù?… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalla mezzanotte all’1: La Cattura di Gesù)
“Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli” (Lc 12,37)
Continuando il mio solito stato e vegliando quasi tutta la notte, il mio pensiero spesso spesso volava al mio prigioniero Gesù, e lui facendosi vedere in fitte tenebre, tanto che sentivo il suo respiro affannoso, il tatto della sua persona, ma non lo vedevo, allora ho cercato di fondermi nella sua Santissima Volontà facendo i miei soliti compatimenti e riparazioni, e un raggio di luce più splendente del sole è uscito da dentro il mio interno e rifletteva sul volto di Gesù.
A quel raggio, il suo santissimo volto si è rischiarato, e facendosi giorno si sono dileguate le tenebre ed io ho potuto abbracciarmi alle sue ginocchia, e lui mi ha detto:
“Figlia mia, gli atti fatti nella mia Volontà sono giorni per me, e se l’uomo con le sue colpe mi circonda di tenebre, questi atti più che raggi solari mi difendono dalle tenebre e mi circondano di luce e mi danno la mano per farmi conoscere alle creature chi sono io.
Perciò amo tanto chi vive nel mio Volere, perché nella mia Volontà può darmi tutto e mi difende da tutti, ed io mi sento di darle tutto e di racchiudere in lei tutti i beni che dovrei dare a tutti gli altri.
Supponi che il sole avesse ragione e le piante fossero ragionevoli e di volontà rifiutassero la luce ed il calore del sole né amassero di fecondare e di produrre frutti; solo una pianta riceve con amore la luce del sole e vorrebbe dare al sole tutti i frutti che le altre piante non vogliono produrre.
Non sarebbe giusto che il sole, ritirando da tutte le altre piante la sua luce, piovesse su quella pianta tutta la sua luce ed il suo calore? Credo che sì. Ora ciò che non succede al sole perché privo di ragione, può succedere tra l’anima e me.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Novembre 22, 1921)
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… “Mia figlia benedetta, sai che cosa è il tuo ti amo? Esso è come la punteggiatura al carattere; [in] un carattere senza punteggiatura si vede una confusione senza idee giuste, senza espressioni, formate in modo che chi le legge, non trovando il vero senso può avere quelle idee che vuole, belle e brutte come le piace.
Quindi mancando la punteggiatura si può chiamare una scrittura senza vero valore, ed a chiare note dice l’ignoranza e il poco valore di chi l’ha scritta. Eppure che gran che è un punto, una virgola, un punto interrogativo e tutto il resto della punteggiatura? Si può dire nulla a confronto del lavoro dell’estensione di un carattere.
Tale è il suo ti amo: È la punteggiatura al carattere della tua vita, delle tue parole, opere, passi, e fin del tuo cuore; la punteggiatura del tuo ti amo getta l’ordine in tutti gli atti tuoi, mette le idee giuste, dà l’espressione più bella e ti fa conoscere colui per amore del quale viene formata la pagina ed il carattere della tua vita.
Ma questo è nulla ancora; questo punto, questa piccola virgola del tuo ti amo sale in alto e punteggia le nostre pagine divine, i nostri caratteri celesti di tutta la creazione.
Che cosa è tutta la creazione, se non che la nostra pagina divina messa fuori di noi ed i nostri caratteri celesti impressi in tutta la pagina della creazione, punteggiata con tale ordine ed armonia, con le idee più giuste, con le espressioni più belle e commoventi, fatte con tale valore di arte che nessun artefice può imitare?
Ora il tuo ti amo si unisce alla punteggiatura divina e punteggiando conosce il valore dei nostri caratteri, impara a leggere la nostra pagina, comprende con idee giuste quanto abbiamo fatto per amore suo e riceve l’espressione più bella e commovente del suo Creatore, e ci dà il piccolo tributo, ci paga il piccolo censo che noi con amore di giustizia aspettiamo dalle creature.
Non solo, siccome il ti amo tiene virtù per natura sua di convertirsi in bene, io con tutto amore prendo questi punti e virgole del tuo ti amo e metto la tua piccola luce sulla nostra punteggiatura divina, e guardando la creazione tutta, sento tali strette d’amore ché vedo la punteggiatura della piccola figlia del mio Volere alla nostra punteggiatura celeste.
Ma dimmi figlia mia, perché mi dici ti amo e vuoi investire tutte le cose create, gli stessi atti miei, col tuo ti amo?”
Ed io: “Perché ti amo e voglio essere amata da te”. E lui: “Dunque perché mi ami mi dici ti amo, e non è questo il più grande dei miei contenti, i miei sospiri, le mie ansie, i miei deliri, essere amato dalla creatura?
Or sappi che ad ogni tuo ti amo io ti sussurro all’orecchio del cuore: ‘Ti amo’, e metto la mia punteggiatura celeste alla pagina e caratteri della tua vita; non ne sei tu contenta?”
Ed io: “Amor mio, non mi basta, no, la tua sola punteggiatura, non ne sono contenta; può bastare a te la mia sola punteggiatura, perché essendo io piccola e buona a nulla non so fare altro, ma tu che sai far tutto, per farmi contenta voglio che tu stesso mi formi la pagina e i caratteri della mia vita”.
E Gesù: “Sì, sì, ti contenterò e potrei dirti che lo sto facendo. Or sappi che per avere una pagina scritta ci vuole la carta, l’inchiostro, la penna, tutte cose di materie prime per formare una pagina scritta; se una ne manca, lo scritto non può avere vita.
Ora la carta è la mia Divina Volontà, la quale come fondamenta di tutto deve formare la pagina della vita. Vedi, posso dire che la mia Volontà si stese come fondamenta di tutta la creazione più che carta, per ricevere i nostri caratteri distinti del nostro amore incessante, nella quale riversavamo più che caratteri incancellabili le nostre qualità ed opere divine; i nostri caratteri vengono formati di opere ed amore incessante.
Così l’anima deve possedere come fondo di tutto la mia Divina Volontà, ma non basta, ci vuole l’amore incessante per formare l’inchiostro, per scrivere sopra di questa carta di luce; ma carta ed inchiostro non sono sufficienti per formare i caratteri, perciò ci vuole la penna delle opere sante, la diversità dei sacrifici, le circostanze della vita, per formarsi la penna e così scrivere i caratteri ordinati, le espressioni più belle e commoventi, che ora fanno piangere ed ora riempiono il cuore di gioia, in modo che chi li potrà leggere si sentirà trasformato e ridonata la vita del bene che possiede quella pagina; ed io, artefice e scrittore divino, quando trovo carta, inchiostro e penna, come formai e scrissi la pagina della creazione, così mi occupo con mio sommo diletto a formare e scrivere la pagina di questa creatura, forse più bella della stessa pagina della creazione.
Perciò abbi sempre pronto: carta, inchiostro e penna, ed io ti prometto di scrivere la pagina della tua vita nella quale si vedrà che io solo sono stato colui che t’ho formata e scritta e così resterai contenta tu e contento io”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Gennaio 14, 1933)

William Holman Hunt, Public domain, via Wikimedia Commons