7Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. 8Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
9Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, 10né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
11In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. 12Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi.

“Predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino” (Mt 10,7)

… “Figlia mia, come Adamo peccò, Dio gli fece promessa del futuro Redentore; passarono secoli, ma la promessa non venne meno e le generazioni ebbero il bene della redenzione.
Ora come venni dal cielo e formai il Regno della Redenzione, prima di partire al cielo feci un’altra promessa più solenne del Regno della mia Volontà, e questa fu nel Pater Noster, e per darle più valore e per ottenerlo più subito, la feci questa promessa formale nella solennità della mia preghiera, pregando il Padre che facessi venire il suo regno e la Volontà Divina come in cielo così in terra.
Mi misi io a capo di questa preghiera, conoscendo che tale era la sua Volontà e che pregato da me non mi avrebbe nulla negato, molto più che colla sua stessa Volontà io pregavo e chiedevo una cosa del mio stesso Padre voluta.
E dopo averla formata questa preghiera innanzi al mio Padre celeste, sicuro che mi veniva accordato il Regno della mia Volontà Divina sulla terra, l’insegnai ai miei apostoli, affinché l’avessero imparato a tutto il mondo, perché uno fosse il grido di tutti: ‘Sia fatta la Volontà tua, come in cielo così in terra’. Promessa più certa e solenne non potrei fare; i secoli per noi sono come un punto solo, ma le nostre parole sono atti e fatti compiuti.
Il mio stesso pregare al Padre celeste: ‘Venga, venga il regno tuo, sia fatta la Volontà tua come in cielo così in terra’, significava che colla mia venuta sulla terra il Regno della mia Volontà non veniva stabilito in mezzo alle creature, altrimenti avrei detto: ‘Padre mio, il regno nostro che già ho stabilito sulla terra sia confermato e la nostra Volontà domini e regni’.
Invece dissi: ‘Venga’, ciò significava che deve venire e le creature devono aspettarlo con quella certezza che aspettarono il futuro Redentore, perché c’è la mia Volontà Divina legata e compromessa in quelle parole del Pater Noster, e quando essa si lega, è più che certo ciò che promette.
Molto più che il tutto fu da me preparato, non ci voleva altro che le manifestazioni del regno mio, e lo sto facendo. Credi tu che le tante verità che ti sto facendo sul mio Fiat sia per darti una semplice notizia?
No, no, è perché voglio che tutti conoscano che il suo regno è vicino e che ne conoscano le sue belle prerogative, affinché tutti amino, sospirino d’entrare a vivere in un regno sì santo, pieno di felicità e di tutti i beni.
Quindi ciò che a te sembra difficile, alla potenza del nostro Fiat è facile, perché esso sa smuovere tutte le difficoltà e conquidere tutto come vuole e quando vuole”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Febbraio 5, 1928)

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… “Figlia mia, la mia Divina Volontà corre sempre, come atto primo di vita, verso la creatura, e corre per felicitarla, per abbracciarla, per svuotare il peso di tutti gli atti umani, perché tutto ciò che non è Volontà mia nella creatura è duro, pesante ed opprimente; ed essa svuota tutto ciò ch’è umano e rende col suo soffio leggera ogni cosa.
Perciò il segno se l’anima vive nella mia Divina Volontà è se sente in sé la felicità, perché essa è per sua natura felice né può dare a chi in essa viva l’infelicità, perché non la possiede, né vuole né può cambiare natura. Perciò chi vive nel mio Fiat sente in sé la virtù felicitante ed in tutto ciò che fa sente scorrere una vena di felicità, la quale rende leggero ogni atto, ogni pena, sacrifizio.
Questa felicità porta con sé lo svuoto di tutti i mali e riempie la creatura di forza invincibile, in modo che con tutta verità può dire: ‘Tutto posso, a tutto posso giungere, perché mi sento trasmutata nella Divina Volontà che ha sbandito da me le debolezze, le miserie, le passioni; la mia stessa volontà felicitata dalla sua, vuol bere a larghi sorsi la sua felicità divina e non vuol saperne più di vivere, se non di Volontà Divina’.
Le infelicità, le amarezze, le debolezze, le passioni non entrano nella mia Volontà, ma fuori di essa; la sua aria balsamica raddolcisce e fortifica tutto, e quanto più l’anima vive in essa e ripete i suoi atti nel mio Voler Divino, tanti più gradi di felicità, di santità, di fortezza, di bellezza divina acquista, ed anche nelle stesse cose create sente la felicità, che le portano, del suo Creatore.
La mia Divina Volontà vuol far sentire la natura della sua felicità alla creatura che vive in essa, e perciò la felicita nella luce del sole, nell’aria che respira, nell’acqua che beve, nel cibo che mangia, nel fiore che la ricrea, insomma, in tutto fa sentire che non sa dare che felicità alla creatura. Perciò il cielo non è lontano da lei, ma dentro di lei, che in ogni cosa la vuol vedere felice”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 28; Maggio 2, 1930)

“Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa” (Mt 10,13)

Continuando il mio solito stato dicevo tra me: “Perché il Signore vuole assolutamente che nessun alito di turbazione entri in me e che in tutte le cose mi tenga sempre in pace? Pare che nessuna cosa gli piace, fossero anche opere grandi, virtù eroiche, sofferenze atroci, pare che lui fiuta nell’anima, e con tutte queste, se [essa] non ha pace resta nauseato e scontento dell’anima.”
In questo mentre si è fatto sentire, e con voce dignitosa ed imponente, rispondendo al mio perché mi ha detto: “Perché la pace è virtù divina e le altre virtù sono umane; sicché qualunque virtù, se non sono coronate dalla pace, non si possono chiamare virtù ma vizi.
Ecco perciò mi sta tanto a cuore la pace, perché la pace è il segno più certo che si soffre e si opera per me, ed è il retaggio che do ai miei figli, della pace eterna che godranno con me nel cielo.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 9; Luglio 29, 1909)