Sabato della VIII settimana del Tempo Ordinario (Mc 11,27-33)

27Andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», risponderà: «Perché allora non gli avete creduto?». 32Diciamo dunque: «Dagli uomini»?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta.
33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

“Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo” (Mc 11, 29)

Mentre la mia mente seguitava a pensare alla Volontà Suprema, dicevo tra me: “Ma come può essere mai che da me sola, da questo piccolo essere così insignificante, che non sono buona a nulla, che non tengo né dignità né autorità né superiorità, [così] che forse potrei impormi, diffondermi, parlare per far conoscere questo sole del Volere Divino e così far formare i figli della sua generazione?”
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù ha spezzato il mio pensiero e, uscendo da dentro il mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, è mio solito fare le mie opere più grandi prima a tu per tu, con una sola.
Di fatti una fu la mia Mamma, e con lei sola svolsi tutto l’operato ed il gran portento della mia incarnazione; nessuno entrò nei nostri segreti né penetrarono nel sagrato dei nostri appartamenti per vedere ciò che passava tra me e la Sovrana celeste.
Né essa occupava nel mondo posto di dignità e di autorità, perché io nello scegliere non guardo mai in faccia alla dignità e superiorità, ma guardo al piccolo individuo in cui posso guardare in faccia alla mia Volontà, che è la dignità e l’autorità più grande.
L’altezza della piccola fanciulla di Nazareth, ad onta che non aveva né posto né dignità né superiorità nel basso mondo, perché possedeva la mia Volontà, [era tale che] da lei pendeva cielo e terra, nelle sue mani c’erano le sorti dell’uman genere, c’erano le sorti di tutta la mia gloria che dovevo ricevere da tutta la creazione.
Sicché bastò l’unica mia eletta per formare il mistero dell’incarnazione e per poter gli altri ricevere il bene di esso. Una fu la mia umanità e da questa uscì la generazione dei redenti.
Perciò basta formare in una, tutto un bene che si vuole per poter fare uscire la generazione di quel bene, come basta un seme per poter moltiplicare a mille a mille la generazione di quel seme.
Perciò tutta la potenza, la virtù, l’abilità che occorre per una creatrice virtù, sta nel formare il primo seme; formato il primo è come lievito per formare la generazione di esse.
Così mi basta un’anima sola che, dandomi libertà assoluta di rinchiudere in lei il bene che voglio e di farmi formare in essa il sole del Fiat Supremo, questo sole batterà i suoi raggi sulla superficie della terra e formerà la generazione dei figli del mio Volere.
L’altezza della piccola fanciulla di Nazareth, ad onta che non aveva né posto né dignità né superiorità nel basso mondo, perché possedeva la mia Volontà, [era tale che] da lei pendeva cielo e terra, nelle sue mani c’erano le sorti dell’uman genere, c’erano le sorti di tutta la mia gloria che dovevo ricevere da tutta la creazione.
Sicché bastò l’unica mia eletta per formare il mistero dell’incarnazione e per poter gli altri ricevere il bene di esso. Una fu la mia umanità e da questa uscì la generazione dei redenti.
Perciò basta formare in una, tutto un bene che si vuole per poter fare uscire la generazione di quel bene, come basta un seme per poter moltiplicare a mille a mille la generazione di quel seme.
Perciò tutta la potenza, la virtù, l’abilità che occorre per una creatrice virtù, sta nel formare il primo seme; formato il primo è come lievito per formare la generazione di esse.
Così mi basta un’anima sola che, dandomi libertà assoluta di rinchiudere in lei il bene che voglio e di farmi formare in essa il sole del Fiat Supremo, questo sole batterà i suoi raggi sulla superficie della terra e formerà la generazione dei figli del mio Volere.
Ora tu devi sapere che tutte le opere nostre più grandi portano in sé l’immagine dell’unità divina, e quanto più bene sono destinate a fare, più bene racchiudono di questa unità suprema.
Vedi, anche nella creazione ci sono queste similitudini dell’unità divina che, mentre sono opere uniche, fanno tanto bene, che non fanno tutte insieme la molteplicità delle altre nostre opere.
Guarda sotto la volta del cielo, uno è il sole, ma quanti beni non contiene? quanti non ne fa alla terra? Si può dire che [la] vita di essa, dal sole dipende: mentre è uno, abbraccia con la sua luce tutti e tutto, porta tutto nel suo grembo di luce e dà a ciascuno un atto distinto, secondo la varietà delle cose che investe; comunica la fecondità, lo sviluppo, il colore, la dolcezza, la bellezza.
Eppure il sole è uno, mentre le stelle sono molte, ma non fanno il gran bene che fa il sole alla terra, ad onta che è uno. La potenza di un atto unico animato dalla potenza creatrice è incomprensibile e non c’è bene che da questo non può uscire; può cambiare la faccia della terra da arida, deserta, in primavera fiorita.
Il cielo è uno e perciò si stende ovunque. L’acqua è una e, sebbene sembra divisa in tanti diversi punti della terra, formando mari, laghi, fiumi, ma nello scendere dal cielo scende in forma unica e non c’è punto della terra dove l’acqua non risiede.
Sicché le cose da noi create che portano in sé l’immagine dell’unità divina sono quelle che fanno più bene, sono le più necessarie, e senza di esse la terra non potrebbe aver vita.
Quindi figlia mia, non pensare che sei sola, è l’unità di un’opera grande che debbo svolgere in te, né che non hai dignità ed autorità esterna, questo non dice nulla.
La mia Volontà è più che tutto, la sua luce sembra muta, ma nel suo mutismo investe le intelligenze e fa parlare con tale eloquenza da far stordire i più dotti e ridurli al silenzio.
La luce non parla, ma fa vedere, fa conoscere le cose più nascoste; la luce non parla, ma col suo mite e dolce calore riscalda, rammollisce le cose più dure, i cuori più ostinati.
La luce non contiene nessun seme, nessuna materia, tutto è puro in essa, non si vede altro che un’onda di luce fulgida, argentina, ma si sa infiltrare tanto che fa generare, sviluppare e fecondare le cose più sterili.
Chi può resistere alla forza della luce? Nessuno. Anche i ciechi, se non la vedono, sentono il suo calore; i muti, i sordi, sentono e ricevono il bene della luce. Ora chi potrà resistere alla luce del mio eterno Fiat?
Tutte le sue conoscenze saranno più che raggi di luce del mio Volere, che batteranno la superficie della terra, ed infiltrandosi nei cuori [il Fiat eterno] porterà il bene che contiene e sa dare la luce della mia Volontà.
Ma questi raggi devono tenere la sua sfera da dove partire, devono essere accentrati ad un punto solo da dove spuntare per formare l’alba, il giorno, il meriggio ed il tramonto nei cuori, per risorgere di nuovo.
Quindi la sfera, il punto solo, sei tu; i raggi accentrati in essa sono le mie conoscenze che daranno la fecondità alla generazione dei figli del Regno della mia Volontà.
Perciò ti ripeto sempre: sii attenta, per fare che nessuna delle mie conoscenze resti sperduta; faresti sperdere un raggio da dentro la tua sfera, e tu neppure puoi comprendere tutto il bene che contiene, perché ogni raggio contiene la sua specialità del bene che deve fare ai figli del mio Volere, e priveresti me della gloria di quel bene dei figli miei, e priveresti anche te della gloria di spandere un raggio di luce di più dalla tua sfera”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Dicembre 22, 1926)

“Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose»” (Mc 11,33)

… Mi son trovata in me stessa, confortata e rafforzata sì, ma sommamente amareggiata pensando chi sa quando sarebbe ritornato e che neppure gli avevo detto una parola del mio duro stato.
Quindi mi son messa a fondermi nel suo Santissimo Volere, ed il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno e formava intorno a me una nube di luce; e Gesù poggiava le braccia sopra quella nube e guardava tutto il mondo.
Tutte le creature si sono fatte presenti al suo sguardo purissimo; ed oh, quante offese da tutte le classi di persone ferivano il mio dolce Gesù! Quante trame! Quanti inganni e finzioni! Quante macchinazioni di rivoluzioni, tenendosi pronti con incidenti improvvisi!
E questo attirava i castighi, che città intere restavano distrutte. Il mio Gesù appoggiato a quella nube di luce tentennava la testa e restava amareggiato fin nell’intimo del cuore, e voltandosi a me mi ha detto:
“Figlia mia, guarda lo stato del mondo; è tanto grave, che solo attraverso di questa nube di luce posso guardarlo, e se lo volessi guardare fuori di questa nube lo distruggerei in gran parte. Ma sai tu che cosa è questa nube di luce?
È la mia Volontà operante in te ed i tuoi atti operati in essa; quanti più atti fai in essa, tanto più grande si fa questa nube di luce, che serve a me di appoggio e di farmi guardare con quell’amore con cui creò l’uomo la mia Volontà.
Essa mi mette un incanto alle mie amorose pupille, e facendomi presente tutto ciò che feci per il suo amore, mi fa nascere in cuore una Volontà compassionevole e mi fa finire col compatire colui che tanto amo.
A te poi serve questa nube di luce in modo maraviglioso: ti serve di luce a tutto l’essere tuo, ti si mette dintorno e ti rende estranea la terra, non permette che entri in te nessun gusto di persone o di altro, anche innocente, e mettendoti anche a te un dolce incanto alle tue pupille ti fa guardare le cose secondo la verità e come le guarda il tuo Gesù.
Se ti vede debole, questa nube ti si serra dintorno e ti dà la sua fortezza; se ti vede inoperosa entra in te e si fa operante, anzi gelosa al sommo con la sua luce, mentre è la sentinella, che tu nulla faccia senza di essa e che essa nulla faccia senza di te.
Dunque figlia mia perché tanto ti affliggi? Lascia che la mia Volontà faccia in te, e che non le conceda nessun atto di vita alla tua volontà, se vuoi che si compiano in te i miei grandi disegni.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Aprile 9, 1925)