Sabato della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Lc 16,9-15)
9Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. 10Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.
11Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
13Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
14I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. 15Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole.
“Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti” (Lc 16, 10)
Mi sentivo oppressa per le privazioni del mio dolce Gesù, e come stanca del mio lungo esilio pensavo tra me: “Non l’avrei mai creduto, una vita sì lunga! Oh, se fosse stata più breve, come a tante altre, non ne avrei passato tanto! Ma Fiat, Fiat!”
Mi sentivo che la mia mente voleva spropositare, perciò ho pregato Gesù che mi aiutasse e gli ho giurato che voglio fare sempre la sua Volontà adorabile. Ed il Sovrano Gesù, snebbiandomi le tenebre che mi circondavano, ha fatto la sua visitina all’anima mia e mi ha detto con tenerezza indicibile:
“Figlia buona, coraggio. Siccome il tuo Gesù ti vuol più dare e più ricevere da te, permetto la prolissità del tempo. Non c’è paragone che regge tra chi mi ha dato prove per pochi anni e chi per lunghi anni. Un tempo prolungato dice sempre di più: più circostanze, più occasione, più prove, più pene, e mantenersi fedele, costante, paziente in tante circostanze, e non per poco ma per lungo tempo, oh, quante cose dice di più!
Tu devi sapere che ogni ora di vita sotto l’impero della mia Divina Volontà sono nuove vite divine che si ricevono, nuove grazie, nuove bellezze, nuove ascendenze presso Dio, corrispondenti a nuova gloria. Da noi si misura il tempo, ciò che diamo, ed aspettiamo il contraccambio dell’atto della creatura per dare di nuovo; ed alla creatura ci vuole il tempo per digerire ciò che abbiamo dato e quindi farle fare un altro passo verso di noi.
Se nulla aggiunge a ciò che abbiamo dato, noi non diamo subito, ma aspettiamo l’atto suo per dare di nuovo. Onde non vi è cosa più grande, più importante, più accetta avanti a noi, d’una vita prolissa, santamente vissuta.
Già ogni ora è una prova di più d’amore, di fedeltà, di sacrificio che [la creatura] ci ha dato, e noi contiamo anche i minuti affinché nessuno di essi non siano riempiti di grazie e dei nostri carismi divini.
Ad una vita breve poche ore possiamo contare, ed un gran che non le possiamo dare, perché pochi sono i suoi atti. Perciò lasciami fare, e voglio che resti contenta di quello che io faccio, e se vuoi essere contenta pensa che ogni ora della tua vita è un pegno d’amore che mi dai, il quale servirà ad impegnarmi ad amarti di più. Non ne sei tu contenta?” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 30; Dicembre 6, 1931)
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… “Figlia mia, se tu sapessi quanto amo di tenerti stretta fra le mie braccia, poggiata sul mio cuore materno, per farti ascoltare i celesti arcani del Fiat Divino!
E se tu tanto sospiri d’ascoltarmi, sono i miei sospiri che fanno eco nel tuo cuore; è la tua Mamma che vuole la figlia sua, che vuole affidarle i suoi segreti e narrarle la storia di ciò che operò in me la Divina Volontà. Figlia del mio cuore, prestami attenzione: è il mio cuore di Madre che vuole sfogare con la figlia sua.
Voglio dirti i miei segreti, che finora non sono stati revelati a nessuno, perché non era sonata ancora l’ora di Dio, che volendo largire alle creature grazie sorprendenti, che in tutta la storia del mondo non ha concesso, vuole far conoscere i prodigi del Fiat Divino, quello che può operare nella creatura se si lascia dominare; perciò vuol mettere in me, in vista di tutti, come modello, ché ebbi il grande onore di formare la mia vita tutta di Volontà Divina.
Ora, sappi, figlia mia, che non appena concepita misi in festa la Divinità. Cielo e terra mi festeggiarono e mi riconobbero per loro Regina. Io restai talmente immedesimata col mio Creatore, che mi sentivo nei domini divini come padrona.
Già io non conobbi che cosa fosse separazione col mio Creatore; quello stesso Voler Divino che regnava in me regnava in loro, e ci rendeva inseparabili. E mentre tutto era sorriso e festa tra me e loro, io vedevo che non si potevano fidar di me se non avevano una prova. Figlia mia, la prova è la bandiera che dice vittoria.
La prova mette al sicuro tutti i beni che Iddio ci vuol dare; la prova matura e dispone l’anima per acquisti di grandi conquiste, ed anch’io vedevo la necessità di questa prova, perché volevo attestare al mio Creatore, per contraccambio dei tanti mari di grazie che mi aveva dato, un atto di mia fedeltà che mi costasse il sacrificio di tutta la mia vita.
Quanto è bello poter dire: “Mi hai amato, e ti ho amato!” Ma senza la prova non si può dire giammai. Or dunque sappi, figlia mia, che il Fiat Divino mi fece conoscere la creazione dell’uomo, innocente e santo.
Anche per lui tutto era felicità; teneva il comando su tutta la creazione, e tutti gli elementi erano ubbidienti ai suoi cenni. Come in Adamo regnava il Volere Divino, in virtù di esso anche lui era inseparabile dal suo Creatore.
Ai tanti beni che Iddio gli aveva dato, per avere un atto di fedeltà in Adamo, gli comandò che non toccasse un solo frutto dei tanti che c’erano in quell’Eden terrestre. Era la prova che Dio voleva per confermare la sua innocenza, santità e felicità, e per dargli il diritto del comando su tutta la creazione.
Ma Adamo non fu fedele nella prova; e non essendo fedele, Iddio non si potette fidar di lui, e perciò perdette il comando, l’innocenza, la felicità, e si può dire che capovolse l’opera della creazione.
Or sappi, figlia del mio cuore: nel conoscere i gravi mali della volontà umana in Adamo ed in tutta la sua progenie, io, la tua Celeste Madre, sebbene appena concepita, piansi amaramente ed a calde lacrime sull’uomo decaduto; ed il Volere Divino, nel vedermi piangere, mi domandò per prova che gli cedessi la mia volontà umana.
Il Fiat Divino mi disse: “Non ti chiedo [di non mangiare] un frutto come ad Adamo; no, no, ma ti chiedo la tua volontà. Tu la terrai come se non l’avessi; sotto l’impero del mio Volere Divino, che ti sarà vita e si sentirà sicuro di fare ciò che vorrà di te”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 4° Giorno)
“Non potete servire Dio e la ricchezza” (Lc 16,13)
Questa mattina, quando appena ho visto il mio diletto Gesù, e pareva che teneva una carta scritta in mano, dove si leggeva: “La mortificazione produce la gloria. Chi vuol trovare la fonte di tutti i piaceri, deve allontanarsi da tutto ciò che può a Dio dispiacere.”
Detto ciò è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Giugno 17, 1902)
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Trovandomi nel solito mio stato, dopo aver molto stentato, per poco ho visto il mio adorabile Gesù fra le mie braccia ed una luce che gli usciva dalla sua fronte, ed in questa luce stavano scritte queste parole:
“L’amore è tutto per Dio e per l’uomo”; se cessa l’amore cesserebbe la vita, però due specie d’amore vi sono: l’uno spirituale e divino, l’altro corporale e disordinato, e tra questi amori vi è gran differenza tra loro per l’intensità, molteplicità, diversità.
Si può dire quasi la differenza che passa tra il pensare della mente e l’operare delle mani; la mente in brevissimo tempo può pensare a cento cose, dove le mani appena possono compire un’opera sola. Iddio Creatore se crea le creature, il solo amore [glie]le fa creare; se tiene in continua attitudine tutti i suoi attributi verso le creature, è l’amore che a ciò lo spinge, e gli stessi attributi dall’amore ne ricevono la vita.
Lo stesso amore disordinato, come le ricchezze, i piaceri e tante altre cose, non sono queste che formano la vita dell’uomo; ma se [egli] sente amore a queste cose, non solo formano la vita, ma giunge a farne un idolo proprio. Sicché se l’amore è santo forma la vita della santificazione, se è perver-so forma la vita della dannazione. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 5; Marzo 23, 1903)

Francesco Gessi, Public domain, da Wikimedia Commons