Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria – Messa del Giorno – (Lc 1,39-56)

39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
46Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore 47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 48perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; 50di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. 51Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; 53ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». 56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc 1,42)

… “Il mio Volere voleva essere il primo agente nell’uomo, non per altro che per dargli nuove sorprese d’amore, di gioie, di felicità, di luce, di ricchezze; voleva sempre dare, ecco perciò voleva agire, ma l’uomo volle fare la sua volontà e la ruppe con la Divina. Mai l’avesse fatto! Il mio Volere si ritirò e lui precipitò nell’abisso di tutti i mali.
Ora per rannodare di nuovo queste due volontà ci voleva uno che contenesse in sé una Volontà Divina; e perciò io Verbo Eterno, amando con un amore eterno quest’uomo, decretammo fra le Divine Persone che prendessi umana carne per venire a salvarlo e rannodare le due volontà spezzate.
Ma dove scendere? Chi doveva essere colei che doveva prestare la sua carne al suo Creatore? Ecco perciò scelsimo una creatura, ed in virtù dei meriti previsti del futuro Redentore fu esentata dalla colpa di origine; il suo volere ed il nostro furono uno solo.
Fu questa celeste creatura che comprese la storia della nostra Volontà; noi come a piccina tutto le narrammo: il dolore del nostro Volere e come l’uomo ingrato con lo spezzare la sua volontà con la nostra aveva ristretto il nostro Volere nella cerchia divina, come inceppandolo nei suoi disegni, impedendo che potesse comunicargli i suoi beni e lo scopo per cui era stato creato.
Per noi il dare è felicitarci e rendere felice chi da noi riceve, è arricchire senza impoverire, è dare ciò che noi siamo per natura e formarlo nella creatura per grazia; è uscire da noi per dare ciò che possediamo. Col dare, il nostro amore si sfoga, il nostro Volere fa festa.
Se non dovevamo dare, a che pro formare la creazione? Sicché, solo il non poter dare ai nostri figli, alle nostre care immagini, era come un lutto per la nostra Suprema Volontà; solo nel vedere l’uomo operare, parlare, camminare senza il connesso del nostro Volere, perché da lui spezzato, e che dovevano correre a lui, se era con noi, correnti di grazie, di luce, di santità, di scienza, ecc., e non potendolo, il nostro Volere si atteggiava a dolore.
In ogni atto di creatura era un dolore, perché vedevamo quell’atto vuoto del valore divino, privo di bellezza e di santità, tutto dissimile dagli atti nostri. Oh, come comprese la celeste piccina questo nostro sommo dolore ed il gran male dell’uomo nel sottrarsi dal nostro Volere! Oh, quante volte lei pianse a calde lacrime per il nostro dolore e per la sua grande sventura!
E perciò lei temendo non volle concedere neppure un atto di vita alla sua volontà; perciò si mantenne piccola, perché il suo volere non ebbe vita in lei, come poteva farsi grande? Ma ciò che non fece essa, fece il nostro Volere: la crebbe tutta bella, santa, divina; la arricchì tanto che la fece la più grande di tutti; era un prodigio del nostro Volere, prodigio di grazia, di bellezza, di santità.
Ma essa si mantenne sempre piccola, tanto che non scendeva mai dalle nostre braccia, e presa a petto suo la nostra difesa ricambiò tutti gli atti dolenti del Supremo Volere, e non solo stava lei tutta in ordine alla nostra Volontà, ma fece suoi tutti gli atti delle creature, assorbendo in sé tutta la nostra Volontà respinta da loro: la riparò, l’amò, e tenendola come a deposito nel suo cuore verginale, preparò il cibo della nostra Volontà a tutte le creature.
Vedi dunque con quale cibo alimenta i suoi figli questa Madre amantissima? Le costò tutta la sua vita pene inaudite, la stessa vita del Figlio suo, per fare in lei il deposito abbondante di questo cibo della mia Volontà per tenerlo pronto per alimentare tutti i suoi figli.
Qual Madre tenera e amorosa, lei non poteva amare di più i suoi figli; col dar loro questo cibo il suo amore era giunto all’ultimo grado. Sicché a tanti titoli che essa tiene, il più bel titolo che le si potesse dare è di Madre e Regina della Volontà Divina…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Novembre 24, 1923)

“L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,46)

Stavo pensando alla mia Mamma celeste nell’atto quando fu assunta in cielo, ed offrivo i miei piccoli atti fatti nel Fiat Divino per darle i miei omaggi, le mie lodi, a suo onore e gloria. Ma mentre ciò facevo il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, la gloria, la grandezza, la potenza della mia Mamma celeste nella patria nostra è insuperabile, e sai perché? La sua vita in terra fu fatta dentro del nostro sole divino, non uscì mai da dentro l’abitazione del suo Creatore, non conobbe altro che la nostra sola Volontà, non amò altro che i nostri interessi, non chiese altro che la nostra gloria; si può dire che formò il sole della sua vita nel sole del suo Creatore.
Sicché chi la vuol trovare nel celeste soggiorno, deve venire nel nostro sole, dove la Sovrana Regina avendo formato il suo sole spande i suoi raggi materni a pro di tutti e sfolgora di tale bellezza che rapisce tutto il cielo, sentendosi tutti doppiamente felici per avere una Madre sì santa ed una Regina sì gloriosa e potente.
La Vergine è la prima figlia ed unica che possiede il suo Creatore ed è la sola che abbia fatta vita nel sole dell’Ente Supremo, e che avendo attinta la sua vita da questo sole eterno, non è meraviglia che vissuta di luce abbia formato il suo sole fulgidissimo che rallegra tutta la corte celeste.
È proprio questo che significa vivere nella mia Divina Volontà: vivere di luce e formare la sua vita nel nostro stesso sole. Era questo lo scopo della creazione: tenere le creature create da noi, i nostri amati figli, nella nostra stessa abitazione, alimentarli coi nostri stessi cibi, vestirli con abiti regali e far loro godere i nostri stessi beni.
Chi, padre e madre terreni, pensa di mettere fuori della loro abitazione il parto delle loro viscere, i cari figli loro, e di non dare la loro eredità ai propri figli? Credo nessuno; anzi quanti sacrifizi non fanno per rendere ricchi e felici i propri figli!
Se [a] ciò giunge un padre terreno ed una madre, molto più il Padre celeste; voleva ed amava che i figli suoi restassero nella sua abitazione per tenerli intorno a sé, per felicitarsi con essi e tenerli come corona delle sue mani creatrici.
Ma l’uomo ingrato abbandonò la nostra abitazione, rifiutò i nostri beni e si contentò di andare ramingo vivendo nelle tenebre della sua volontà umana”. (dagli scritti della Serva (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 28; Agosto 15, 1930)

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… “Figlia mia benedetta, com’è bello il vivere nel mio Volere! Questa creatura ci tiene sempre in festa; essa non conosce più nulla che solo la nostra Volontà, e tutto diventa per lei Volontà di Dio: il dolore, Volontà Divina; la gioia, il suo palpito, il respiro, il moto, diventa[no] Volontà Divina; i suoi passi, le sue opere, sentono i passi del mio Volere e la santità delle opere del mio Fiat; il cibo che prende, il sonno, le cose più naturali, diventano per essa Volontà di Dio; [di] ciò che vede, sente e tocca, vede, sente e tocca la vita palpitante del mio Volere.
La mia Volontà la tiene talmente occupata ed investita di essa, che gelosa non permette che neppure l’aria non sia Volontà Divina. E come per essa tutto è Volontà nostra, così [è] per noi: ce la sentiamo in tutto il nostro Essere Divino, nel palpito, nel moto, né sappiamo far nulla né vogliamo far nulla senza di chi vive nel nostro Volere.
Il nostro amore è tanto che la facciamo scorrere in tutte le opere nostre, ed insieme con noi mantiene e partecipa al nostro atto creante e conservante. Sicché sta insieme con noi a fare ciò che facciamo noi ed a volere quello che si vuole da noi, né possiamo metterla da parte, essendo una la Volontà che possediamo, uno l’amore, uno l’atto che facciamo.
Ed è proprio questo il vivere nel nostro Volere: vivere sempre insieme, fare una sol cosa. Era questo il bisogno che sentiva il nostro amore: tenere la compagnia della creatura, allietarci insieme, tenerla nel nostro grembo per felicitarci insieme.
E siccome la creatura è piccola, le vogliamo dare la nostra Volontà per avere occasione in ogni suo atto di darle la nostra vita, l’atto nostro, i nostri modi, noi per natura ed essa per grazia; e questa è la nostra gioia, la gloria più grande per noi. Ti par poco dare l’Essere nostro, che la creatura non potendo contenerlo perché piccola, ce lo ridà nuovo insieme con essa, e noi di nuovo ritorniamo a darci?
È un continuo darci a vicenda, e questo fa sorgere tale amore e gloria, che ci sentiamo come ripagati da essa di averle dato la vita. Perciò in ogni cosa che fa, e non fa entrare la nostra Volontà, è uno strappo che sentiamo, un diritto che ci sentiamo togliere, una gloria, una gioia che perdiamo.
Quindi sii attenta e fa che tutto diventa per te Volontà Divina. Oltre di ciò, ad ogni atto che la creatura fa nel nostro Voler Divino, duplichiamo il nostro amore verso di essa. Questo nostro amore come la investe porta con sé la nostra santità, la bon-tà, la sapienza nostra.
Sicché essa resta duplicata nella santità, nella bontà, nella conoscenza del suo Creatore; e come noi l’amiamo con amore duplicato, così essa ci ama con amore duplice, con santità e bontà duplicata.
Il nostro amore è operativo, e come si parte dal nostro Essere Supremo per amare la creatura con duplice amore, così le dà grazia di farci amare a noi con amore sempre crescente. Non dare nulla di più ad un atto fatto così grande nella nostra Volontà, ci riesce impossibile.
Questi atti, possiamo dire, sono i rapitori del nostro amore, ci rapiscono la nostra santità, e si formano le vie per [far] conoscere chi noi siamo e quanto l’amiamo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Ottobre 12, 1937)

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… “Figlia carissima, oggi la tua Mamma è in festa, perché voglio parlarti della mia partita dalla terra al cielo, giorno in cui finii di compiere la Divina Volontà sulla terra. Perché non ci fu in me né un respiro né un palpito, né un passo in cui il Fiat Divino non avesse il suo atto completo, e questo mi abbelliva, mi arricchiva, mi santificava tanto, che gli stessi angeli ne restavano rapiti.
Ora, tu devi sapere che prima di partire per la patria celeste, io, col mio amato Giovanni, ritornai di nuovo a Gerusalemme. Era l’ultima volta che in carne mortale passai la terra; e la creazione tutta, come se l’avessero intuito, si prostravano a me d’intorno; fino [dai] pesci del mare che io valicavo al più piccolo uccellino, volevano essere benedetti dalla loro Regina, ed io a tutti benedivo e davo [loro] l’ultimo addio.
Onde giunsi a Gerusalemme, e ritirandomi dentro di un appartamento, dove mi portò Giovanni, mi chiusi per non uscirne più. Ora, figlia benedetta, tu devi sapere che incominciai a sentire in me un tale martirio d’amore, unito con ansie ardenti di raggiungere il mio Figlio al cielo, da sentirmi consumare, fino a sentirmi inferma d’amore, ed avevo dei forti deliri e deliqui tutti d’amore.
Perché io non conobbi mai malattia né qualunque indisposizione leggera; alla mia natura concepita senza peccato e vissuta tutta di Volontà Divina le mancava il germe dei mali naturali.
Se le pene mi corteggiarono tanto, furono tutte di ordine soprannaturale, e queste pene furono per la tua Mamma Celeste trionfi ed onori, e mi davano il campo per fare che la mia maternità non fosse sterile, ma conquistatrice di molti figli.
Vedi dunque, figlia cara, che significa vivere di Volontà Divina? Sperdere il germe dei mali naturali, che producono non onori e trionfi, ma debolezze, miserie e sconfitte. Perciò, figlia carissima, ascolta l’ultima parola della tua Mamma che sta per partire al cielo; non partirei contenta, se non lasciassi la figlia mia al sicuro.
Prima di partire, voglio farti il mio testamento, lasciandoti per dote quella stessa Volontà Divina che possiede la Mamma tua, e che tanto mi ha aggraziata fino a rendermi Madre del Verbo, Signora e Regina del cuore di Gesù, e Madre e Regina di tutti.
Senti, figlia cara, è l’ultimo giorno del mese a me consacrato. Io ti ho parlato con tanto amore di ciò che operò la Divina Volontà in me, del gran bene che essa sa fare, e che significa farsi dominare da essa; ti ho parlato pure dei gravi mali dell’umano volere.
Ma credi tu che sia stato per farti una semplice narrazione? No, no; la tua Mamma, quando parla vuol dare. Io, nella foga del mio amore, in ogni parola che ti dicevo legavo l’anima tua al Fiat Divino e ti preparavo la dote in cui tu potessi vivere ricca, felice, dotata di forza divina.
Ora che sto per partire, accetta il mio testamento; l’anima tua sia la carta in cui io scrivo, con la penna d’oro del Volere Divino e con l’inchiostro del mio ardente amore che mi consuma, la testificazione della dote che ti faccio.
Figlia benedetta, assicurami che non farai mai più la tua volontà, metti la mano sul mio cuore materno e giurami che chiudi la tua volontà nel mio cuore, cosicché non sentendola, non avrai occasione di farla, ed io me la porterò nel cielo come trionfo e vincita della figlia mia.
Deh, figlia cara!, ascolta l’ultima parola della tua Mamma morente di puro amore, ricevi l’ultima mia benedizione come suggello della vita della Divina Volontà che lascio in te, che formerà il tuo cielo, il tuo sole, il tuo mare d’amore e di grazia.
In questi ultimi momenti, la tua Mamma Celeste vuole affogarti d’amore, sviscerarsi in te, purché ottenga l’intento di sentire l’ultima tua parola: che ti contenterai di morire; farai qualunque sacrificio, anziché dare un atto di vita alla tua volontà. Dimmelo, figlia mia! Dimmelo!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 31° Giorno)

“D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48)

… “Figlia mia, la gloria della Mamma del cielo è insuperabile, nessun altro delle regioni celesti possiede mari di grazie, di luce, mari di bellezza e di santità, mari di potenza, di scienza ed amore; e molto più questi mari li possiede nel mare interminabile del suo Creatore.
Gli altri abitatori della patria beata, al più posseggono chi i piccoli rivoli, chi le goccioline, chi le fontanine; solo lei è l’unica, perché fu la sola che fece vita nel Fiat Divino.
Mai ebbe luogo in lei l’umano volere, la sua vita fu tutta di Volontà Divina, ed in virtù di essa accentrò in sé tutte le creature concependole nel suo materno cuore e bilocando tante volte il suo Figlio Gesù per darlo a ciascuna creatura che aveva concepito nel suo vergine cuore.
Perciò la sua maternità è estesa a tutti, tutti possono darsi il vanto e dire: ‘La Madre di Gesù e la Madre mia è questa Madre sì dolce, amabile, amante; ci dà a ciascuna il suo Figlio diletto come pegno del suo amore materno’. Sola[mente] la mia Volontà poteva darle questa virtù di concepire tutte le creature come figli suoi e di moltiplicare tante volte il suo Gesù per quanti figli teneva.
Ora in cielo l’altezza della Madre Sovrana, possedendo i suoi mari, non fa altro che innalzare onde altissime di luce, di santità, d’amore, eccetera, e le scarica sul trono dell’Ente Supremo, il quale per non farsi vincere dall’amore di lei, da sotto i mari della Vergine Regina, che tiene il suo più esteso, più profondo, forma le onde sue più alte e le versa su di lei, e lei prepara le altre, e Dio le altre, in modo che tutto l’empireo resta allegrato da queste onde di luce, di bellezze, d’amore e simili, tanto che tutti prendono parte e godono.
E vedendo che loro, cioè i beati, non possono formare queste onde perché non posseggono mari, comprendono che la lor Madre e Regina se tutto ciò possiede è perché formò la sua vita e santità nella Volontà Divina.
Sicché i santi, nella Vergine conoscono che significa santità di Voler Divino nella creatura, e perciò sospirano altre creature che portino questi mari nella patria celeste, per veder formare altre onde incantevoli e di loro godimento maggiore.
La terra non la conosce ancora la santità nella mia Volontà, e perciò amo tanto di farla conoscere, ma al cielo è ben nota, perché c’è la Regina Sovrana, che solo a vederla si fa rivelatrice della santità del mio Fiat.
Sicché lei in virtù di esso fu portento in terra di grazie per sé e per tutta l’umana famiglia, ed è portento di gloria nella patria celeste, né nessun’altra creatura si può dire simile a lei”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Agosto 15, 1928)

“Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente“ (Lc 1,49)

Dopo di ciò mi son messa a pensare alla festa della mia Celeste Mamma assunta in Cielo, ed il mio dolce Gesù con un accento tenero e commovente ha soggiunto: “Figlia mia, il vero nome di questa festa, dovrebbe chiamarsi la festa della Divina Volontà.
Fu la volontà umana che chiuse il Cielo, che spezzò i vincoli col suo Creatore, che fece uscire in campo le miserie, il dolore e che mise un termine alle feste che la creatura doveva godere nel Cielo.
Ora questa creatura Regina di tutti, col fare sempre ed in tutto la Volontà dell’Eterno, anzi si può dire che la sua vita fu la sola Volontà Divina, aprì il Cielo, si vincolò con l’Eterno e fece ritornare le feste nel Cielo con la creatura; ogni atto che compiva nella Volontà Suprema, era una festa che iniziava in Cielo, erano soli che formava come ornamento di questa festa, erano musiche che spediva per allietare la Celeste Gerusalemme.
Sicché la vera causa di questa festa è la Volontà Eterna operante e compita nella mia Mamma Celeste, che operò tali prodigi in lei, che stupì Cieli e terra, incatenò l’Eterno coi vincoli indissolubili d’amore, rapì il Verbo fin nel suo seno; gli stessi angeli rapiti ripetevano tra loro: ‘Donde tanta gloria, tanto onore, tanta grandezza e prodigi non mai visti in questa eccelsa creatura?
Eppure è dall’esilio che viene’. E attoniti riconoscevano la Volontà del loro Creatore come vita e operante in lei, e tremebondi dicevano: ‘Santa, Santa, Santa, onore e gloria alla Volontà del nostro Sovrano Signore, e gloria e tre volte santa colei che ha fatto operare questa Suprema Volontà’. Sicché è la mia Volontà che più che tutto fu ed è festeggiata nel giorno dell’assunzione in Cielo della mia Madre Santissima.
Fu la sola mia Volontà che la fece ascendere tanto in alto, che la distinse fra tutti; tutto il resto sarebbe stato come nulla se non avesse posseduto il prodigio del mio Volere.
Fu la mia Volontà che le diede la fecondità divina e la fece Madre del Verbo; fu la mia Volontà che le fece veder ed abbracciare tutte le creature insieme, facendosi Madre di tutti e amando tutti con un amore di maternità divina, e facendola Regina di tutti la faceva imperare e dominare; onde in quel giorno la mia Volontà ricevette i primi onori, la gloria ed il frutto abbondante del suo lavoro nella creazione, ed incominciò la sua festa che mai [si] interrompe per la glorificazione del suo operato nella mia diletta Madre.
E sebbene il Cielo fu aperto da me e molti santi stavano già in possesso della patria celeste quando la Regina Celeste fu assunta in Cielo, ma però come causa primaria era proprio lei, che aveva compito in tutto la Suprema Volontà, e perciò si aspettò colei che tanto l’aveva onorata e conteneva il vero prodigio della Santissima Volontà, per fare la prima festa al Supremo Volere.
Oh, come tutto il Cielo magnificava, benediva, lodava l’Eterna Volontà, quando vedeva questa sublime Regina entrare nell’empireo, in mezzo alla corte celeste, tutta circonfusa dal sole eterno del Voler Supremo!
La vedevano tutta tempestata dalla potenza del Fiat Supremo, non c’era stato in lei neppure un palpito che non aveva impresso questo Fiat, e attoniti la guardavano e le dicevano: ‘Ascendi, ascendi più in alto, è giusto che colei che tanto ha onorato il Fiat Supremo, e che per mezzo suo ci troviamo noi nella patria celeste, abbia il trono più alto e che sia la nostra Regina’.
Ed il più grande onore che ricevette la mia Mamma, fu il vedere glorificata la Divina Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 18; Agosto 15, 1925)

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Mentre la mia mente nuotava nel mare del Voler Divino, mi son fermata nell’atto in cui la mia Mamma Regina fu assunta in Cielo. Quante meraviglie, quante sorprese d’amore, che si resta rapiti! Ed il mio dolce Gesù, come se sentisse il bisogno di parlare della sua Madre celeste, tutto in festa mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, oggi la festa dell’Assunta è la festa più bella, più sublime, più grande, in cui restiamo più glorificati, amati ed onorati. Cieli e terra sono investiti d’una gioia insolita, non mai provata; gli angeli, i santi si sentono investiti da mari di nuove gioie e nuove felicità, ed inneggiano con nuovi cantici la Sovrana Regina, che col suo impero impera su tutto e dà gioia a tutti. Oggi è la festa delle feste, è l’unica e nuova che non si è ripetuta mai più.
Oggi, il giorno dell’Assunta, veniva festeggiata la prima volta la Divina Volontà, operante nella Sovrana Signora. Le meraviglie sono incantevoli in ogni suo più piccolo atto; anche nel suo respiro, nel suo moto, si vedono tante nostre vite divine che scorrono come tanti re negli atti suoi, che più che fulgidi soli la inondano, la circondano, l’abbelliscono e la rendono così bella che forma l’incanto delle regioni celesti.
Ti par poco che in ogni suo respiro, moto, opera e pena, erano riempiti di tante nostre vite divine? È proprio questo il gran prodigio dell’operato della mia Volontà nella creatura: formare tante nostre vite divine per quante volte ha avuto l’entrata nel moto, negli atti della creatura.
E siccome il mio Fiat possiede la virtù bilocatrice e ripetitrice, e ripete sempre, senza mai cessare, quello che fa, quindi la gran Signora sente ancora in sé moltiplicare queste vite divine, le quali non fanno altro che stendere maggiormente i suoi mari d’amore, di bellezza, di potenza, di sapienza infinita.
Tu devi sapere che sono tali e tante le nostre vite divine che possiede, la molteplicità dei suoi atti che possiede, che come entrò in Cielo popolò tutte le regioni celesti, che non potendoli contenere riempirono la creazione tutta.
Sicché non vi è punto dove non scorrono i suoi mari d’amore, di potenza, e tante nostre vite di cui ne è la posseditrice e la Regina. Possiamo dire [che] ci domina e la dominiamo; e riversandosi nella nostra immensità, potenza ed amore, popolò tutti i nostri attributi degli atti suoi e delle tante nostre vite divine che avea conquistato.
Sicché da dovunque e da per tutto ci sentiamo amare, glorificare, dentro e fuori di noi, da dentro le cose create, nei più remoti nascondigli, da questa celeste creatura e da chi dalle tante nostre stesse vite divine che il nostro Fiat ha formato in essa.
Oh, potenza del nostro Volere, tu solo puoi fare tanti prodigi fino a creare tante nostre vite in chi ti fa dominare, per farci amare e glorificare come meritiamo e vogliamo!
Ecco, perciò può dare il suo Dio a tutti, perché lo possiede; anzi senza perdere nessuna delle nostre vite divine, come vede la creatura disposta che vuol ricevere la nostra vita, così tiene la virtù di riprodurre, da dentro la nostra vita che possiede, un’altra nostra vita divina per darla a chi ci vuole.
Questa Vergine Regina è un prodigio continuato; ciò che fece in terra lo continua in Cielo, perché la nostra Volontà quando opera, tanto nella creatura quanto in noi, quell’atto non finisce mai, e mentre resta in essa si può dare a tutti.
Finisce forse il sole di dare la sua luce perché ne ha data tanta alle umane generazioni? Affatto; mentre ne ha data tanta, è sempre ricco nella sua luce, senza perderne neppure una stilla di luce. Perciò la gloria di questa Sovrana Regina è insuperabile, perché tiene in possesso la nostra Volontà operante, che tiene virtù di formare nella creatura atti eterni ed infiniti.
Ci ama sempre né cessa mai d’amarci con le nostre vite che possiede; ci ama col nostro amore, ci ama da per tutto ed ovunque; il suo amore riempie Cieli e terra e corre a scaricarsi nel nostro seno divino; e noi l’amiamo tanto che non sappiamo stare senza amarla, e mentre ama noi, ama tutti e ci fa amare a tutti.
Chi può resistere a non farci dare ciò che vuole? E poi è il nostro stesso Volere che chiede ciò che lei vuole, che coi suoi vincoli eterni ci lega da per tutto, e non possiamo negarle nulla. Perciò la festa dell’Assunta è la più bella, perché è la festa della mia Volontà operante in questa gran Signora, che la fece così ricca e bella, che i Cieli non possono contenerla; gli stessi angeli si sentono muti né sanno parlare di ciò che fa la mia Volontà nella creatura”.
Dopo ciò la mia mente è restata stupita nel pensare ai grandi prodigi che il Fiat Divino operò e continua ad operare nelle celeste Regina, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, la sua bellezza è inarrivabile, incanta, affascina, conquide; il suo amore è tanto, che si porge a tutti, ama tutti e resta dietro di sé mari d’amore. Si può chiamare Regina d’amore, vincitrice d’amore, che amò tanto che a via d’amore vinse il suo Dio. Tu devi sapere che l’uomo col fare la sua volontà spezzò i vincoli col suo Creatore e con tutte le cose create.
Questa celeste Regina, colla potenza del nostro Fiat che possedeva, vincolò il suo Creatore colle creature, vincolò tutti gli esseri insieme, li unì, li riordinò di nuovo, e col suo amore dava la novella vita alle umane generazioni. Fu tanto il suo amore, che coprì e nascose nel suo amore le debolezze, i mali, i peccati e le stesse creature nei suoi mari d’amore.
Oh, se questa Vergine santa non possedesse tanto amore, ci riuscirebbe difficile guardare la terra! Ma il suo amore non solo ce la fa guardare, ma vogliamo dare la nostra Volontà regnante in mezzo a loro, perché lei così vuole: vuole dare ai suoi figli ciò che possiede, ed a via d’amore vincerà noi ed i figli suoi”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Agosto 15, 1938)